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L’età dell’Oro, l’età dell’Ora

11 giugno 2009

“I Florio sono stati i rappresentanti di una Sicilia industriosa, creatrice di ricchezza, moderna, riscattata dall’immobilismo della cultura feudale, una Sicilia centro di cultura, dalla vocazione mediterranea ed europea al tempo stesso. E forse è proprio per questo che i Florio hanno acquistato la dimensione del mito”.

GENOMA IMPRENDITORIALE – La storia dei Florio potremmo dire inizia da Scilla e non da Cariddi. Calabresi, originari di Bagnara Calabra, suggestivo centro della costa Viola,  i Florio vissero il loro successo in Sicilia, prevalentemente a Palermo. Vincenzo Florio, nato nel 1800, giovanissimo segue il padre Paolo da Bagnara a Palermo dove questi ha avviato una piccola attività imprenditoriale, una drogheria. Il giovane Vincenzo mostra subito di saperci fare nel mondo degli affari, saranno numerosissime le attività di cui è promotore o compartecipe. E’ un tycoon, come Gualino in Piemonte, di lì a poco nei primi anni del Novecento, egli si caratterizza per avere, oltre che un’innata indole intraprenditoriale, i connotati dell’uomo sensibile alla cultura, all’estetica e ad una condotta imprenditoriale che assieme al ritorno economico giovi ad un miglioramento della comunità. Moderno ed al passo con i tempi intravede grandi potenzialità nel settore tessile investendo in cotonifici. Figlio del suo tempo ma anche figlio della sua terra, la sua è proprio una vocazione mediterranea, si occupa del recupero del Marsala. Il Marsala, vino autoctono ottenuto nella zona omonima,  vanta una tradizione millenaria ed è un vino che fa invidia alle varietà di Porto e di Cognac più raffinati. Con i Florio il nome e il brand del Marsala valica i confini del bacino del Mediterraneo aprendosi a vasti mercati. Ed ancora, investe ed ottiene successo co-fondando la compagnia di navigazione “Società dei battelli a vapore siciliani“, insieme a numerosi altri esponenti dell’aristocrazia siciliana.

E’ GIUNTA L’ORA – Gli interessi dei Florio agli inizi del 1900, immediatamente prima dello scoppio della prima guerra mondiale, spaziavano quindi in molti settori, dai filati di cotone alle compagnie di navigazione fino ad arrivare alla metallurgia. I Florio sentivano l’esigenza di far sentire la propria voce a livello nazionale per opporsi ad una politica centralista che stava attuando una strategia volta a privilegiare l’industrializzazione del Nord a scapito del Sud. I discendenti di Vincenzo, il figlio Ignazio Senior e il nipote Ignazio Junior, si dimostrano altrettanto validi come il nonno. Ignazio Junior entra nella costituzione della Anglo-Sicilian Sulphur Company, grande società internazionale che rivitalizza per poco tempo lo sfruttamento delle risorse minerarie delle isole. Preoccupati per la politica di Roma poco indulgente nei confronti dei loro interessi, ed attenti alla modernità, i Florio per dirla con Antonio Vesco “tentarono una rivolta mediale, culturale, dando vita ad un giornale che fosse al tempo stesso espressione delle esigenze di tutto il meridione e punto di riferimento per gli intellettuali del mezzogiorno. Il giornale fu la voce del “Progetto Sicilia”.Il giornale in questione fu l’Ora di Palermo.

DALLA BELLE EPOQUE AL TRAMONTO – Ignazio Florio detiene il controllo del pacchetto di maggioranza del giornale. E’ il rampollo della famiglia è lui quello cui toccherà l’onere di vivere la fase del declino. Il declino sarà però un tramonto dorato. Ignazio con la sua bellissima consorte Franca, figlia del barone di San Giuliano Pietro Jacona e di Costanza Notarbartolo vive infatti da protagonista il periodo della Bella Epoque. Donna Franca è il prototipo di donna che coniuga l’ideale estetico di eleganza con il gusto della famiglia. E’ un punto di riferimento nei salotti della mondanità mittleuropea. Si divide tra i salotti delle palazzine del periodo liberty palermitano, attirando su di sé, per il suo fascino e bellezza, gli apprezzamenti del Kaiser Gugliemo II e di Vittorio Emanuele. La parabola dei Florio ci restituisce una Sicilia produttiva e moderna, una Sicilia con un embrione di sistema industriale che alla pari, per l’epoca, con le altre regioni italiane e le altre nazioni Europee si avvia verso il 1900. L’unificazione prima, lo scoppio della prima guerra mondiale dopo, segneranno in maniera incontrovertibile tale processo. La politica del governo centrale di Roma all’indomani dell’unità d’Italia attraverso alcune scelte di natura fiscale, ad esempio la misura sui dazi doganali, ebbero l’effetto di favorire le imprese del Nord a scapito di quelle Siciliane e meridionali in generale. I Florio videro perdere uno alla volta i loro pezzi pregiati. Da lì in avanti la Sicilia non conoscerà mai più un periodo di così spiccato splendore. L’arretratezza, le difficoltà nel vedere svilupparsi quell’embrione che potesse accogliere la domanda di posti di lavoro dell’isola non poté che acuirsi e peggiorare nel tempo.

15 commenti a L’età dell’Oro, l’età dell’Ora

  1. ricchiuti

    Molto bello, interessante. La femmina Sicilia che sa stare in salotto come Donna Franca in Florio, sa decadere, sa battere una ragazzina, sa rendersi indomabile.

  2. grano

    Arieccoce con la storia del complotto nordista per condannare il meridione al sottosviluppo economico…
    Adesso mi beccherò del leghista, ma il Veneto fino al secondo dopoguerra era in condizioni non molto lontane da quelle del Sud ed ora, senza Casse del Mezzogiorno, senza statuto speciale ma anche senza tanti frigni e senza l’intervento di Togliatti è (pur con tutti i suoi problemi) tra le aree più sviluppate d’Italia.
    Si può fare…

  3. cordapazza

    Sono una grande appassionata di ricostruzioni di “microstoria” siciliana, come si evince anche dal mio nick: ebbene, nel pezzo di Michele sembra di respirare proprio quell’aria di famiglia, per me così riconoscibile, degli aneddoti, delle cronache minime sciasciane, apparentemente così lontane e irrelate, mentre invece sono così profondamente intrecciate ai destini d un intero Paese: decisive per capirlo fino in fondo.

  4. x Cordapazza:divina la tua scrittura.Dove hai imparato?

  5. heathen

    apprezzato parecchio

  6. cordapazza

    ipazia: mi sono spaccata il cranio a tradurre cicerone!:D
    grazie, troppo gentile, davvero.

  7. Forse sei andata oltre:non vedo nel tuo modo di scrivere nessun particolare tecnicismo di taglio rodiese

  8. Juppes

    si scoperchiano le tombe, si squarciani i veli …….la verità risorge le catene si spezzeranno, il Sud tornerà stato tra gli stati, la consapevolezza si sta diffondendo, i tempi son maturi

    la camorra, la mafia e la grande industria del nord sono i nostri nemici e sono tra loro alleati, ma la nostra apatia sta per essere sconfitta….siam pronti alla pugna, siam figli del Sud

    il tempo è galantuomo i sussurri di trenta anni fa si vanno senpre più trasformando in consapevoli dichiarazioni di identità

    bisogna trasformare l’ orgoglio in azione, l’ onore perso in voglia di rivincita

    la rabbia aumenta e la voglia di riscatto cidarà la forza di vincere le ultime resistenze

    ognuno a modo suo, nel suo campo dovrà dare lustro al Sud

    nella politica, nei commerci, nell’ industria, nella finanza, nell’ esercito…ognuno secondo la sua possibilità dovrà contribuire….

  9. cordapazza

    ma la concinnitas c’è tutta!:-)

  10. Ecco, il testo dell’inno della Terronia l’abbiamo già: parole di Juppes. Bisognerà mettere un po’ a posto metrica e rime ma il più è fatto. Il Nord è come l’Austria, siam pronti alla pugna, siam figli del Sud e sbudelleremo senza pietà la nostra apatia.
    Voglio solo sperare, caro Juppes, e in questo non dubito – vista la tradizione melodica delle due Sicilie, da Paisiello, a Scarlatti, a Bellini al grande Apicella, ‘o maeshtro – che la musica sarà migliore di quella spaventosa dello scoreggiante inno italiano…

  11. La concinnitas va benissimo,ma giustamente non registro un uso eccessivo dell’ipotassi,cosa che in Cicerone stona alquanto.

  12. Juppes

    ringrazio commosso il comprensivo Zamax e aggiungerei all’ elenco Pino Daniele, il grande Peppe Barra (tutti Juppes), la Licciardi Teresa Cipriani, De Sio, l’ immenso maestro De Simone (autore della gatta cenerentola), Concetta Barra, Bennato, Avion Travel e altre centinaia di artisti meridionali più o meno famosi……

    oltre a Papele ‘o zampugnaro, mio amico personale ed accompagnatore con zampogna al sax

  13. grano

    Anyway, se un po’ di mitologia revanscista è il carburante che serve al Sud per alimentare il proprio riscatto civile, sociale ed economico, ben venga: anche i Francesi sono sciovinisti come pochi, ma la dichiarazione dei diritti dell’uomo viene da lì.
    Meglio un Meridione lanciato verso lo sviluppo in feroce ma leale competizione con il Nord e libero dalle mafie che il triste stato attuale delle cose con il dominio del meridionalismo piagnone e rassegnato.

  14. Ci aggiungerei pure Napoli Centrale, quelli col negro James Senese, quelli di “campagnaaaaaa, cumm’è bella campagnaaaa” e del “culu rutte e niente cchiù…”

    Minchia, pure gli Alunni del Sole…

    E pure il mitico Alan Sorrenti:

    “Noi siamo figli del Sud
    non ci fermeremo mai
    per niente al mondooo…”

  15. ottimo ottimo

    oppure daniele Scannapieco, mio maestro di sax considerato tra i migliori sassofonisti bianche a livello internazionale, salvatore Amato, trombetista jazz tutta anima e sentimento, adipolpo adipolpi, di origine salernitana, esperto in musica di lato B

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