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pubblicato il 10 giugno 2009 alle 11:30 dallo stesso autore - torna alla home

I dati sulla disoccupazione americana migliorano, ma il biglietto verde continua imperterrito sull’altalena facendo impazzire esperti ed analisti a caccia di spiegazioni: un po’ per il pubblico, ma soprattutto per se stessi.

Solidarizzo con la collega Deborah Levine. Scrive sul sito Marketwatch (Gruppo Dow Jones-Wall Street Journal) e alle 9 di mattina 346951 FB~Man in Sunglasses with Dollar Signs Posters La strana lotta del dollaro contro gli Usadi venerdì esordivaIl dollaro cala per i dati positivi sulla disoccupazione“; sei ore dopo il titolo del suo secondo pezzo era: “Il dollaro guadagna per i dati positivi sulla disoccupazione“. Non proprio il massimo della chiarezza per i lettori e la lampante dimostrazione di come analisti ed esperti si limitino a giustificare l’esistente più che a comprendere e spiegarne le cause. Il problema rimane: se è vero che l’economia americana si avvia ad essere la prima ad uscire dalla crisi, il dollaro salirà o scenderà?

VA MALE? COMPRO - È un fatto che in termini di forza relativa il biglietto verde in questi mesi ha fatto meglio proprio nei momenti di crisi: sull’euro ha rivisto quota 1,20 subito dopo il crack di Lehman e durante i minimi decennali degli indici borsistici mondiali ad inizio marzo. Discorso analogo nel rapporto con le altreroller%2Bcoaster La strana lotta del dollaro contro gli Usa monete. Dunque il dollaro come “riserva” ha dimostrato di valere di più del dollaro come “indice sintetico del valore dell’economia che lo usa“, tanto è vero che proprio quando la ripresa sembra a portata, spesso proprio grazie ai dati macroeconomici statunitensi, il biglietto verde si deprezza. Sulla base degli ultimi 7-8 mesi era ovvio che la reazione ai dati positivi sull’occupazione fosse appunto una vendita di biglietti verdi. Chi compra dollari scommette contro la ripresa Usa, con effetti anche paradossali. Prendiamo tre delle società più importanti del mondo: Microsoft, At&t e Caterpillar, tutte molto esposte sul mercato interno. Le loro azioni sono ai livelli del novembre scorso, hanno superato il doppio minimo di ottobre 08 e marzo 09. Ma se qualche investitore europeo avesse voluto scommettere sulla ripresa Usa non potrebbe godere dei guadagni visto che l’euro è passato da 1,26 dollari a 1,40 di venerdì. D’altronde alla stessa Fed interessa solo il flusso dei capitali non US verso i titoli di Stato, e quello cresce proprio nei periodi di crisi. Se questa tendenza dovesse essere confermata, il destino del dollaro sarebbe molto fosco: come riserva è imperfetta, nel senso che da dieci anni continua a svalutarsi. I principali utilizzatori finiranno per cercare delle alternative, altre monete e soprattutto certificati sulle materie prime (oro, petrolio). I malumori cinesi a riguardo dimostrano che sta già succedendo.

ANDRÀ MALE? TI COMPRO – Però da venerdì il dollaro si è apprezzato (continuando a farlo nei giorni successivi) e a081208unemployment La strana lotta del dollaro contro gli Usanche qui le interpretazioni sono varie. La prima spiega il rialzo come semplice reazione tecnica dopo tante vendite, anche allo scoperto. Per JP Morgan sono stati i “due mesi peggiori per il dollaro negli ultimi vent’anni“. Oppure il dato della disoccupazione non è così bello come sembra. L’aumento dei disoccupati a maggio è il più basso da otto mesi, ma l’emorragia continua e siamo ormai al 9,4%, il tasso disoccupazione più alto da 25 anni. Inoltre è molto scesa la paga oraria media, tornando ai livelli del 2005. Il vero rischio dunque è che il reddito individuale scenda e che dunque i consumi non ripartano. Gli americani sono più poveri e per di più hanno alzato il loro livello di risparmio per compensare la riduzione di valore delle case e ridurre i debiti personali. In prospettiva l’alto livello del debito federale e la pressione fiscale inevitabilmente in crescita lanciano sull’economia una serie di zavorre che dovrebbero limitare l’intensità della ripresa. Anche in questo caso il segnale sulla moneta sarebbe coerente con gli ultimi mesi: gli Usa stagnano, l’Occidente non si riprende, l’emergenza lavoro si aggrava, la crisi perdura e bisogna rifugiarsi sul dollaro (in attesa di alternative).

E SE VA BENE? -money in hand 0304 lg 93346191 La strana lotta del dollaro contro gli Usa Insomma lo scenario migliore, quello in cui gli Stati Uniti si riprendono la leadership di locomotiva del mondo e la loro moneta diventa preferibile in virtù dell’attrattività del sistema produttivo che la utilizza, è il meno considerato perché gli investitori oltre ad aspettare dati più solidi sulla ripresa, temono che l’eredità del grande sforzo di sostegno pubblico alle banche e di stimolo all’economia sarà un’inflazione altrettanto grande. Proprio la diversa politica sui prezzi fa sì che quando il barometro segna “tempesta” i capitali si rifugino negli Usa, ma quando segna solo “nuvoloso” scappano sotto la protezione dei “nemici dell’inflazione” della Bce, sapendo che dall’altra parte dell’Atlantico Obama è dispostissimo ad accettare un aumento dell’inflazione pur di far ripartire il Pil. Solo se l’inflazione rimarrà sotto controllo la crescita Usa sarà presa sul serio. È possibile? Qualche segnale positivo c’è: gli aiuti alle banche stanno rientrando, i fondi Tarp concessi ai gruppi bancari (200 miliardi su 700) saranno ripagati a breve, le 10 più grandi sono state autorizzate a ripagare 68 miliardi e forniranno addirittura un interesse stimato del 5% per lo Stato. E ora si discute se chiudere il programma già alla fine di quest’anno e le speranze che oltre il 90% dei prestiti sarà restituito sono molto alte. Il sistema finanziario sta tornando in salute e il debito pubblico Usa non esploderà. Buone notizie per gli americani, ma sono buone anche per il dollaro? Deborah ed io aspettiamo di scoprirlo.

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