Economia

La strana lotta del dollaro contro gli Usa

10 giugno 2009

I dati sulla disoccupazione americana migliorano, ma il biglietto verde continua imperterrito sull’altalena facendo impazzire esperti ed analisti a caccia di spiegazioni: un po’ per il pubblico, ma soprattutto per se stessi.

Solidarizzo con la collega Deborah Levine. Scrive sul sito Marketwatch (Gruppo Dow Jones-Wall Street Journal) e alle 9 di mattina di venerdì esordivaIl dollaro cala per i dati positivi sulla disoccupazione“; sei ore dopo il titolo del suo secondo pezzo era: “Il dollaro guadagna per i dati positivi sulla disoccupazione“. Non proprio il massimo della chiarezza per i lettori e la lampante dimostrazione di come analisti ed esperti si limitino a giustificare l’esistente più che a comprendere e spiegarne le cause. Il problema rimane: se è vero che l’economia americana si avvia ad essere la prima ad uscire dalla crisi, il dollaro salirà o scenderà?

VA MALE? COMPRO - È un fatto che in termini di forza relativa il biglietto verde in questi mesi ha fatto meglio proprio nei momenti di crisi: sull’euro ha rivisto quota 1,20 subito dopo il crack di Lehman e durante i minimi decennali degli indici borsistici mondiali ad inizio marzo. Discorso analogo nel rapporto con le altre monete. Dunque il dollaro come “riserva” ha dimostrato di valere di più del dollaro come “indice sintetico del valore dell’economia che lo usa“, tanto è vero che proprio quando la ripresa sembra a portata, spesso proprio grazie ai dati macroeconomici statunitensi, il biglietto verde si deprezza. Sulla base degli ultimi 7-8 mesi era ovvio che la reazione ai dati positivi sull’occupazione fosse appunto una vendita di biglietti verdi. Chi compra dollari scommette contro la ripresa Usa, con effetti anche paradossali. Prendiamo tre delle società più importanti del mondo: Microsoft, At&t e Caterpillar, tutte molto esposte sul mercato interno. Le loro azioni sono ai livelli del novembre scorso, hanno superato il doppio minimo di ottobre 08 e marzo 09. Ma se qualche investitore europeo avesse voluto scommettere sulla ripresa Usa non potrebbe godere dei guadagni visto che l’euro è passato da 1,26 dollari a 1,40 di venerdì. D’altronde alla stessa Fed interessa solo il flusso dei capitali non US verso i titoli di Stato, e quello cresce proprio nei periodi di crisi. Se questa tendenza dovesse essere confermata, il destino del dollaro sarebbe molto fosco: come riserva è imperfetta, nel senso che da dieci anni continua a svalutarsi. I principali utilizzatori finiranno per cercare delle alternative, altre monete e soprattutto certificati sulle materie prime (oro, petrolio). I malumori cinesi a riguardo dimostrano che sta già succedendo.

Un commento a La strana lotta del dollaro contro gli Usa

  1. I fondi restituiti al TARP da JP e da GS serviranno tutti, per sostenere le loro concorrenti in pessima forma; per non parlare di AIG, Fannie Mae, Freddie Mac o di tutte le iniziative di “politica industriale” ossia di salvataggio di aziende decotte ma molto sindacalizzate.
    Il dollaro non lo vedo bene, onestamente, ma è una considerazione di medio periodo

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