Saranno molte migliaia i precari della Pubblica Amministrazione che vedranno i contratti scadere da qui a fine anno, e il governo ha già annunciato che non saranno rinnovati. Ma spesso lavorano in settori importanti. E ora chi svolgerà il loro lavoro?
Il silenzio è d’oro, anche quando si va a casa licenziati. E’ quello che pensano il governo, i politici e perfino una parte dei sindacati, riguardo ai precari della pubblica amministrazione. Lavoratori che non vengono licenziati, essendo lavoratori flessibili o “capitani di ventura“, come dice il
ministro [[Brunetta]]. Quest’ultima definizione è riservata in particolare ai ricercatori, i meno pagati d’Europa, visto il budget che l’Italia destina ad Università ed enti preposti (appena l’1,1% del Pil, contro l’1,9% della media europea e il 2,8 degli Usa). Oltre a essere malpagati, i ricercatori precari sono anche i primi a saltare nei momenti di crisi, come sta accadendo oggi, anche negli enti che hanno il compito di controllare e tutelare la salute nostra e dell’ambiente che ci circonda.
PRESTIGIACOMO SI SFILA. E I SINDACATI? – Ne è un esempio quanto accade all’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), creato l’estate scorsa dalla fusione dell’Agenzia Governativa per l’Ambiente (Apat) con Icram e Infs, enti che si occupavano rispettivamente di mare e fauna selvatica. In Ispra, ad oggi lavorano oltre 430 precari, quasi 200 dei quali andranno a casa a fine mese (senza gli ammortizzatori immaginari di cui parlava in campagna elettorale il nostro premier), con gli altri che li seguiranno a fine anno. Proprio ieri, la struttura commissariale nominata dal governo ha rinviato a “data da destinarsi” (ah, la chiarezza post-elettorale) l’incontro sul precariato che si sarebbe dovuto tenere ieri con le organizzazioni sindacali, ad onor del vero dopo che due di loro (Cisl e Uil) si erano già sfilate, annunciando “ufficiosamente” che non avrebbero partecipato. L’Ispra ricade sotto la vigilanza del ministero dell’Ambiente di [[Stefania Prestigiacomo]], che ha però sempre declinato le richieste di incontro di precari e sindacati, lasciando invece trapelare il suo lavoro su una “soluzione politica” che non è mai arrivata.




guarda, proprio ieri mi chiedevo come fosse andata a finire poi con l’ammazza precari di Brunetta. Il 30 giugno dovrebbe ancora essere una brutta data anche per i ragazzi ricercatori che avevo incontato io ad ottobre. Bel pezzo. Mi sei stata d’aiuto
“non sono fannulloni di brunettiana memoria, ma persone con competenze ed esperienza, che spesso portano perfino soldi all’amministrazione”..è vero, spesso riescono financo a farsi finanziare dall’Europa grazie alla loro testa, ai loro progetti. A volteno n pesano nemmeno più di tanto sulle casse dello stato
C’è una “vulgata” (a volte giusta, molto spesso sbagliata) che pensa ai dipendenti della PA (e ai precari in particolare) come fannulloni e come numeri:
Una vulgata che pensa che cancellare con un tratto di penna 10,100,1000,10000 posti di lavoro sia una cosa che fa “risparmiare”
A volte è vero, ma non lo è sempre. In molti casi, come in quelli presentati nel pezzo, oltre a mandare in mezzo alla strada delle persone (che già non mi sembra bellissimo) si perdono servizi, a volte servizi essenziali.
So ad esempio di casi nelle corsie d’ospedale che sono “simili” a quelli prospettati. Ma si tratta di migliaia e migliaia di persone.
Per questo Brunetta non mi piace: è semplificatorio, superficiale, e vende l’illusione che si possano risolvere problemi complicati con facilità (come a dire, “Se non c’ero io…”). Peccato perchè la PA ha un grande bisogno di essere riorganizzata, ristrutturate, e di diventare efficente.
Anche e soprattutto utilizzando al meglio le tante professionalità in gamba che ha.
C.