Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
Culturadi Michele Fronterre
pubblicato il 9 giugno 2009 alle 12:18 dallo stesso autore - torna alla home

Intervista a Giampiero Mughini, autore de “Gli anni della peggio gioventù”. Un libro che fornisce un nuovo contributo di verità su quelli che furono i movimentati anni ‘70 in Italia.

mughini Il mio libro è un atto di temerarietàGiampiero Mughini, catanese d’origine, giornalista, scrittore, letterato, polemista. Ha collaborato per molti quotidiani e riviste di approfondimento, dall’Europeo al Foglio. Ha polemizzato con tutti e su tutto, senza mai tirarsi indietro quando c’era da dire Vaffa o Uffa. “Gli anni della peggio gioventù”, il suo ultimo libro, è il racconto degli anni 70, anni indigesti e dagli esiti ancora irrisolti. Mughini li ha vissuti da vicino, a partire dall’omicidio Calabresi, crocevia dell’epoca e della Storia recente di questo paese. Attraverso le pagine del libro, Mughini fornisce un contributo di verità. Verità che in questo Paese è troppo spesso subordinata alle subculture ed alle scelte di parte.

Perché “peggio gioventù”? Il suo giudizio è completamente negativo? Eppure qualcuno potrebbe obiettare dicendo che quella generazione, comunque, ci ha provato.

Con un certo numero di morti da una parte e dall’altra. Alcune centinaia di morti. Ha provato a fare cosa?

Leggendo l’ultimo Sofri è difficile immaginarselo collegato con un atto violento e barbaro come un omicidio.

Il Sofri del 1972 non esiste più. Il Sofri del 2009 ha poco a vedere o forse nulla con il Sofri del 1972. Così come nessuno di noi ha poco o nulla a che fare con quello che siamo stati tanti anni prima. Io, come ho scritto nel libro, non sono certo che Sofri abbia dato il mandato ad uccidere. Per tanti motivi. Perché su questo punto la versione di Marino zoppica. Perché non è provato adeguatamente. E comunque le persone del 1972 erano persone estranee a quello che sono adesso. Valerio Morucci che non ha scherzato a quel tempo, nel senso che andato con un mitra a Via Fani, ha partecipato al ratto di Aldo Moro, e che in questi anni è divenuto mio amico, mi ha detto: ”Io non riesco neppure a immaginarmi, a ricordarmi quello che ero e ho fatto…”

E’ proprio difficile calarsi in quella realtà. Ho trovato molta difficoltà.

Per uno che non ci è stato è impossibile. Impossibile immaginare le parole, i climi, i furori, i volti. Di quei volti, ne sono morti centinaia.

Mi ha colpito molto la citazione di Borges tratta dall’Evaristo Carriego.

covergra Il mio libro è un atto di temerarietàLa citazione di Borges non è mia ma di Stefano Borselli. Un  toscano ex-militante di Lotta Continua. Borselli, peraltro, non ha dubbi che l’omicidio Calabresi sia nato nelle viscere di Lotta Continua. Quella del coltello è una bella citazione che ho sottolineato. Il coltello che stava nel cassetto e aspettava di essere usato.

Bompressi è stato graziato, Pietrostefani si è dato alla macchia. Mi sembra che molti protagonisti di quell’epoca hanno cercato di sottrarsi alle loro responsabilità ed alla giustizia.

Non sono d’accordo. Pietrostefani, è vero, si è dato alla macchia. E’ a Parigi dove non lo disturba nessuno. Mi stupisce il fatto che ci siano due pesi e due misure. Penso a Battisti ed a come in Italia lo si stia reclamando. Se ci fosse una richiesta probabilmente… Probabilmente la giustizia Francese negherebbe. I Francesi hanno una loro idea di come i fatti sono andati in Italia. Bompressi non si è sottratto. Bompressi, che non ha la corazza intellettuale di Sofri, ha molto sofferto la sua condizione di ex-assassino. Ha sofferto al punto che è crollato. Gli ultimi tempi andava in udienza in sedia rotelle. Ho trovato giustissimo chiudere la vicenda giudiziaria. La pena non può essere un martirio. Ha chiesto la grazia e l’ha avuta. Adriano non la chiede. Ma non è questo il punto. La grazia non deve essere richiesta con una supplica. Ad Adriano non è stata data prima da un governo di centrodestra, poi da un governo di centrosinistra. Questo perché i Presidenti della Repubblica sanno bene che la maggioranza dell’opinione pubblica non è innocentista. C’è una asimmetria tra quello che succede sui giornali, dove quelli di Lotta Continua hanno un posto di primo piano, e la realtà del paese. Nella realtà del paese, la maggior parte della gente non ha dubbi sul fatto che Lotta Continua ha portato a termine quell’azione. Molti di sinistra, molti ex-terroristi che conosco, tanti di quelli che sapevano come andavano le cose a quel tempo sono convinti delle responsabilità degli ambienti vicini a Lotta Continua. Ma non lo dicono. In questo senso, il mio libro, non è un atto di coraggio ma di temerarietà. Perché disturba una delle icone della opinione pubblica di sinistra.

Che ne pensa del libro di Mario Calabresi?

Il libro di Calabresi è, nei confronti di Lotta Continua, uno schiaffo molto più violento che non una sentenza. Sofri, che si reputa molto elegante ma che ogni tanto scivola, ha scritto: - La Vedova Calabresi non leggerà mai il libro di Mario Calabresi.-

17 commentistampa - fallo leggere