Intervista a Giampiero Mughini, autore de “Gli anni della peggio gioventù”. Un libro che fornisce un nuovo contributo di verità su quelli che furono i movimentati anni ‘70 in Italia.
Giampiero Mughini, catanese d’origine, giornalista, scrittore, letterato, polemista. Ha collaborato per molti quotidiani e riviste di approfondimento, dall’Europeo al Foglio. Ha polemizzato con tutti e su tutto, senza mai tirarsi indietro quando c’era da dire Vaffa o Uffa. “Gli anni della peggio gioventù”, il suo ultimo libro, è il racconto degli anni 70, anni indigesti e dagli esiti ancora irrisolti. Mughini li ha vissuti da vicino, a partire dall’omicidio Calabresi, crocevia dell’epoca e della Storia recente di questo paese. Attraverso le pagine del libro, Mughini fornisce un contributo di verità. Verità che in questo Paese è troppo spesso subordinata alle subculture ed alle scelte di parte.
Perché “peggio gioventù”? Il suo giudizio è completamente negativo? Eppure qualcuno potrebbe obiettare dicendo che quella generazione, comunque, ci ha provato.
Con un certo numero di morti da una parte e dall’altra. Alcune centinaia di morti. Ha provato a fare cosa?
Leggendo l’ultimo Sofri è difficile immaginarselo collegato con un atto violento e barbaro come un omicidio.
Il Sofri del 1972 non esiste più. Il Sofri del 2009 ha poco a vedere o forse nulla con il Sofri del 1972. Così come nessuno di noi ha poco o nulla a che fare con quello che siamo stati tanti anni prima. Io, come ho scritto nel libro, non sono certo che Sofri abbia dato il mandato ad uccidere. Per tanti motivi. Perché su questo punto la versione di Marino zoppica. Perché non è provato adeguatamente. E comunque le persone del 1972 erano persone estranee a quello che sono adesso. Valerio Morucci che non ha scherzato a quel tempo, nel senso che andato con un mitra a Via Fani, ha partecipato al ratto di Aldo Moro, e che in questi anni è divenuto mio amico, mi ha detto: ”Io non riesco neppure a immaginarmi, a ricordarmi quello che ero e ho fatto…”
E’ proprio difficile calarsi in quella realtà. Ho trovato molta difficoltà.
Per uno che non ci è stato è impossibile. Impossibile immaginare le parole, i climi, i furori, i volti. Di quei volti, ne sono morti centinaia.
Mi ha colpito molto la citazione di Borges tratta dall’Evaristo Carriego.
La citazione di Borges non è mia ma di Stefano Borselli. Un toscano ex-militante di Lotta Continua. Borselli, peraltro, non ha dubbi che l’omicidio Calabresi sia nato nelle viscere di Lotta Continua. Quella del coltello è una bella citazione che ho sottolineato. Il coltello che stava nel cassetto e aspettava di essere usato.
Bompressi è stato graziato, Pietrostefani si è dato alla macchia. Mi sembra che molti protagonisti di quell’epoca hanno cercato di sottrarsi alle loro responsabilità ed alla giustizia.
Non sono d’accordo. Pietrostefani, è vero, si è dato alla macchia. E’ a Parigi dove non lo disturba nessuno. Mi stupisce il fatto che ci siano due pesi e due misure. Penso a Battisti ed a come in Italia lo si stia reclamando. Se ci fosse una richiesta probabilmente… Probabilmente la giustizia Francese negherebbe. I Francesi hanno una loro idea di come i fatti sono andati in Italia. Bompressi non si è sottratto. Bompressi, che non ha la corazza intellettuale di Sofri, ha molto sofferto la sua condizione di ex-assassino. Ha sofferto al punto che è crollato. Gli ultimi tempi andava in udienza in sedia rotelle. Ho trovato giustissimo chiudere la vicenda giudiziaria. La pena non può essere un martirio. Ha chiesto la grazia e l’ha avuta. Adriano non la chiede. Ma non è questo il punto. La grazia non deve essere richiesta con una supplica. Ad Adriano non è stata data prima da un governo di centrodestra, poi da un governo di centrosinistra. Questo perché i Presidenti della Repubblica sanno bene che la maggioranza dell’opinione pubblica non è innocentista. C’è una asimmetria tra quello che succede sui giornali, dove quelli di Lotta Continua hanno un posto di primo piano, e la realtà del paese. Nella realtà del paese, la maggior parte della gente non ha dubbi sul fatto che Lotta Continua ha portato a termine quell’azione. Molti di sinistra, molti ex-terroristi che conosco, tanti di quelli che sapevano come andavano le cose a quel tempo sono convinti delle responsabilità degli ambienti vicini a Lotta Continua. Ma non lo dicono. In questo senso, il mio libro, non è un atto di coraggio ma di temerarietà. Perché disturba una delle icone della opinione pubblica di sinistra.
Che ne pensa del libro di Mario Calabresi?
Il libro di Calabresi è, nei confronti di Lotta Continua, uno schiaffo molto più violento che non una sentenza. Sofri, che si reputa molto elegante ma che ogni tanto scivola, ha scritto: - La Vedova Calabresi non leggerà mai il libro di Mario Calabresi.-






















Vanno di moda i libri dei reduci dalla lotta ideologica?
Aggiungo il mio modesto contributo artistico
http://www.youtube.com/watch?v=mSelMftBiak
Come si fa a non dire che un paese dove vince Noemi è diverso, sì, ma in peggio?
Sai Michele sei riuscito in un’impresa davvero incredibile: farmi piacere, per il breve tempo in cui ho letto la tua intervista, una persona di cui ho pochissima stima.
In questa occasione, però, pur non condivdendo tutto quello che ti ha detto, Mughini non mi è dispiaciuto. Merito tuo, sicuramente.
(by the way: l’osservazione nel commento di Maria Teresa è da applausi a scena aperta)
C.
Onore a Fronterrè che a ogni uscita editoriale di Mughini riesce a intervistarlo (ricordo ancora quella quando è uscito il libro sulla Bardot e Nico et similia). Come intervistatore è in crescendo come le domande s’accorciano.
bravissimo Michele, al solito
Merito del registratore. Sono un intervistatore tecnologicamente avanzato.
“Ognuno può fare il percorso, l’itinerario che vuole. Ma poi deve chiamarlo col proprio nome. Deve dire che è stato un pagliaccio.”
Partirei da qua… Sono parole di Mughini, ex di lotta continua, oggi filosofo del calcio. Più pagliaccio di lui…
Pietrostefani era un borghese? E lui cos’è? Di cosa vive? Di “varietà calcistici” e pubblicazioni revisioniste? Di pentitismo?
Cos’è, una presa per il culo? Quanti mesi di fabbrica s’è fatto Mughini? Quanti di co.co.co. o co.co.pro.? Quanti di contratto a progetto?
Mughini è uno dei tanti che erano di sinistra quando la sinistra rappresentava l’avanguardia intellettuale del Paese, che si sono poi convertiti alla chiesa del revisionismo nel momento in cui questa offre le migliori opportunità di successo.
E’ in buona compagnia, per carità…Pansa, Liguori, Ferrara, Ripa di Meana, occorrerebbero settimane per stilare la lista completa dei riciclati.
Furono giovani, ebbero idee, oggi stanziano nel circo equestre della tv commerciale o nelle pieghe del potere, in qualità di cosa? Di giullari di corte.
Un tempo erano autentici, oggi sono solo caricature. Per quanto Mughini possa sbraitare, nell’interesse delle sue pubblicazioni, la distanza morale che separa la coerenza etica ed ideale di Sofri dall’aristocrazia pelosa delle dichiarazioni di questo personaggio è abissale.
Al di là dei giudizi ci sono i fatti. Sofri sta scontando la pena per l’omicidio Calabresi, Mughini appoggia il suo culo tutte le settimane sulle poltrone di anale 5 per sparare stronzate riguardanti quel grande reality che è ormai il mondo del calcio.
“E’ giusto che siano sempre gli stessi a parlare di quei fatti? Esiste secondo lei la possibilità o addirittura la necessità che siano altri, le nuove generazioni, a parlarne?”
E lo chiedi ad un vecchio arnese come Mughini?
“Oggi è un paese che sta andando a votare per Noemi Letizia o contro Noemi Letizia. Non è che sia migliore o peggiore. E’ un altro paese. Punto.”
No, non è un altro paese, Mughini. E’ esattamente lo stesso Paese. Questo è il Paese di merda che la tua generazione ci ha lasciato in eredità. E che qualcuno, non tu, cercava di cambiare.
Avrei una proposta…Se vuoi sapere come veramente stanno le cose, perché, invece di intervistare questi figuri putrescenti, memoria di un tempo che essi stessi rinnegano, testimoni di una casta reproba di sin-verguenza del potere, non vai in un call center e intervisti il primo stronzo servo della gleba di turno, prima che si butti dal decimo piano di un grattacielo dell’hinterland milanese?
Magari se il giorno dopo si butta fai un vero scoop…
Perché, ai call center sanno chi ha ammazzato Calabresi ?
z guarda che ho la p.iva. Abbiamo capito che non ti piace mughini. E poi? L’argomento è Calabresi e gli anni 70. Con chi ne parlo con mio nonno buon anima?
Mughini? Luride,meschine pagliacciate.E si potrebbe dire di più e raccontare cose…
“z guarda che ho la p.iva. Abbiamo capito che non ti piace mughini. E poi? L’argomento è Calabresi e gli anni 70. Con chi ne parlo con mio nonno buon anima?”
Riguardo alla vicenda Pinelli/Calabresi c’è un bellissimo articolo proprio qua su giornalettismo, che sottoscrivo. C’è una verità riguardo a quella vicenda, che è una verità storica (una semplice correlazione di fatti) e c’è una nuova verità che è quella dei vincitori, i quali si servono, per la legittimazione finale, dei pentiti di sistema alla Mughini.
Che Mughini abbia convenienza a rinnegare il suo passato, visto che vive ad anale 5 non ho dubbi, che a noi convenga berci i suoi deliri è tutt’altra cosa…
Oh, basta guardarsi il Mixer di Minoli…
Quando la teoria di Minoli va da una parte, stai pur certo che la verità sta dalla parte opposta.
“Perché, ai call center sanno chi ha ammazzato Calabresi ?”
Perché, secondo te Mughini ha la benché minima idea se Sofri sia il mandante dell’omicidio Calabresi?
Ma poi…che importa chi realmente ha ucciso Calabresi? Credo che sia opportuno andare oltre e determinare in quel contesto quali fossero le forze in gioco. Se pensiamo di liquidare il caso Calabresi come una vicenda giudiziaria abbiamo perso in partenza. Una verità giudiziaria definitiva a riguardo c’è già. La verità storica è però ben altra cosa. E questa verità non ha nulla a che fare con i deliri di Mughini.
Ma possibile che stiamo parlando di Mughini? Ma come siamo ridotti?
grazie Z. per esserti ricordato il mio articolo
La cosa che stupisce un 28enne come me è perché mai a parlare con tanta acrimonia di quegli anni siano spesso (non sempre) coloro i quali per le loro idee e azioni non hanno pagato, anzi.
il signor mughini è uno di quelli che si sono riciclati e hanno scelto di lavorare sotto padrone: sono diventati cioè esattamente quello contro cui si battevano.
Non sono uno psichiatra, però mi viene da pensare che queste persone inconsciamente credano che voltando faccia al loro passato e sputando sopra le idee di allora, possano sentirsi a posto con la coscienza.
Le stesse persone casualmente parlano tutte con enorme rispetto di Sofri, l’unico che sta pagando per tutti. Sarà mica che il Sofri ricorda loro che sono un po’ vigliacchi e che una parte della sua pena sarebbe dovuta toccare anche a loro?
p.s. mughini come tanti altri ha solo capito che quel sistema non si abbatte se non rischiando tutto quello che si ha, e tutti insieme. Molto meglio farsi pagare la finta confessione e il voto a berlusconi (ché mica è un pentito: è uno che non ci ha mai creduto e ha sempre scelto secondo la mareggiata del momento).
Guarda Luigi, ho scritto quel che ho scritto col pensiero che andava ad una puntata di “Mixer” di Minoli nella quale la vicenda Pinelli/Calabresi veniva trattata con una sotterraneità ed una capziosità tali da ribaltare completamente la verità storica. Ricordo quella puntata come l’avessi vista oggi.
Pinelli innocente, vittima casuale di una situazione fortuita, e Calabresi vittima martire di un disegno folle e cruento di una massa eversiva bramosa di sangue.
Quella puntata di mixer si serviva, oltre che della retorica di stato sulla questione, delle testimonianze di due pentiti “eccellenti”: Mughini e Carlo Ripa di Meana, per sovvertire la verità storica dei fatti e delle responsabilità che ne conseguono.
Ai miei occhi esiste una sola verità: Pinelli era innocente ed è morto. Calabresi era il responsabile dell’ufficio della questura di Milano che, consapevolmente, ha direttamente o indirettamente determinato la morte dell’anarchico Pinelli. Calabresi era, evidentemente, se non altro a livello morale, “pro quota” responsabile della morte di Pinelli.
Se non si parte da questa verità storica, non si arriva da nessuna parte.
Capisco solo ora, leggendo il tuo post, che non era tua intenzione porti su una linea di continuità rispetto alla ricostruzione Minoliniana della verità.
Ma questo non trapela dalla tua intervista.
Ho riletto il tutto, ad essere sincero noto la tua volontà nelle domande, solo che dovresti dimenticarti di avere 28 anni, anzi, dovresti essere consapevole che a 28 anni il futuro è nelle TUE mani, non di questi barbagianni che la possibilità di avere un futuro l’hanno avuta e l’anno barattata con un posto fisso ad anale 5.
La prossima volta che intervisti personaggi come Mughini sii consapevole che questi vivono solo grazie ai tuoi sacrifici. Distruggili. Non meritano altro.
z. mi sa che c’è stato un fraintendimento: non l’ho fatta io quest’intervista
sono solo un lettore in questo caso, e condivido tutte le tue osservazioni.