Sotto il velo, due ovaie così

10/06/2009 - Arriva dalla Florida la storia di una suora coraggiosa che ha sfidato un poliziotto per difendere un senzatetto. Accusata di aver intralciato le forze dell’ordine, ora rischia la prigione. A proteggerlo c’è stato qualcosa di più minaccioso del coltello che

     
 

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Arriva dalla Florida la storia di una suora coraggiosa che ha sfidato un poliziotto per difendere un senzatetto. Accusata di aver intralciato le forze dell’ordine, ora rischia la prigione.

A proteggerlo c’è stato qualcosa di più minaccioso del coltello che armeggiava disperato, a fermarlo da gesti folli qualcosa di più forte del distintivo che gli stava imponente di fronte. A disinibire la violenza come l’autorevolezza di un’uniforme è stato infatti lo sguardo coraggioso di una suora, mal celato da una spessa montatura. E’ successo a Miami, in Florida, lo scorso lunedì.

LA PASIONARIASuor Margaret Antony, questo il nome della donna, si è frapposta  tra un clochard ed un rappresentante delle forze dell’ordine. Decisa, senza timore. Lo ha fatto per proteggere il senzatetto, per evitare che fosse portato in prigione, per calmarlo, in sintesi. Armato di un coltellino e di un rompighiaccio, l’uomo stava facendo chiasso davanti al rifugio dell’Ordine della Carità di cui Suor Margaret fa parte. Lei lo conosceva, forse pensava di sapere come prenderlo. Così, quando un poliziotto ha tentato di risolvere la situazione a suo modo, invitando la gente a stare alla larga, la donna non ci ha pensato troppo. Incurante di tutto si è fatta avanti, oltrepassando il cancello e portandosi verso i due sollevando le braccia. Poi si è messa tra di loro, sospesa tra il coltello e la pistola. Passionaria – al suo solito – come racconta chi la conosce da sempre. Belligerante, con aria di sfida – riferisce Delrish Moss, il portavoce delle forze dell’ordine di Miami, pur riconoscendo l’intento assolutamente buono di Margareth, e aggiunge: “si è temuto per la sua salute

RISCHIA LA GALERA - Secondo la polizia in quei frangenti la donna avrebbe alzato troppo i toni, sconfinando in un territorio di non sua competenza. Per questo è stata accusata di “condotta disordinata” e di aver intralciato la giustizia. Non è stata ancora fissata un’udienza in tribunale e non è stata portata in prigione. E’ rientrata piuttosto tra le grate del suo convento e, lasciando a bocca asciutta fotografi e giornalisti, ha chiuso il cancello alla sue spalle, accompagnata dalle altre sorelle. Una sola fra loro ha ceduto alle domande dei curiosi, limitandosi a rispondere “E’ tutto nelle mani di Dio“.

IN RETE – Non son mancate le reazioni nella rete. Qualcuno su un forum ha commentato: “Fosse stata la suora che conosco io li avrebbe sculacciati entrambi“. Qualcun altro ha parlato di sacrificio personale, altri ancora l’hanno in qualche modo paragonata a Madre Teresa di Calcutta, citando una lettera che la missionaria albanese scrisse a Bush ed a Saddam Hussein nel 1991 per chiedere ai due leader di preferire la strada della pace a quella del conflitto, dell’inevitabile sofferenza, della morte: “Please choose the way of peace. … In the short term there may be winners and losers … But that never can, nor never will justify the suffering, pain and loss of life your weapons will cause.”Comunque se ne parli, emerge il ritratto di una “courageous sister“.E non è l’unica, a quanto pare.

LE SUORE DELLA RESISTENZA – Una rapida ricerca nella nostra lingua e scopriamo, o forse riscopriamo, in tutto il loro immenso valore, le figure di quelle suore che fecero nientepopodimeno che  la resistenza, donne di cui forse non si è mai parlato abbastanza. Quella, per esempio, di “Madre Imelda Ranucci delle Francescane dell’Immacolata di Palagano, vicino Modena, che offrì rifugio nel suo convento a partigiani ebrei. O quella di Madre Jole Zini che, a Villa Minozzo, nei pressi di Reggio Emilia, si offrì in ostaggio ai tedeschi per salvare dalla fucilazione un’intera popolazione. La religiose che svolgevano assistenza ai carcerati di Milano portavano biglietti clandestini ai detenuti politici nascosti nei libri delle preghiere, mentre sotto le sottane, con degli spilli, appuntavano gli indumenti per i prigionieri. E i secondini si lamentavano perchè quelle suore uscivano magre e rientravano ingrassate “, si legge sul blog lacittadella, tra le altre cose. Come dire: la tempra una donna non si misura dalla veste che indossa.

     
 

13 Commenti

  1. libertyfirst scrive:

    Io sono stato 4 anni a scuola dalle suore e mi sono trovato benissimo. L’unica cosa che non mi è andata giù in tutto quel tempo è che non capivo perché maltrattavano una mia compagna di classe che si truccava come una mignotta. All’epoca non sapevo cosa erano le mignotte, evidentemente.

  2. redmail x libertyfirst scrive:

    O chi erano le suore che è lo stesso.

  3. gloria scrive:

    mercoledì notte sul binario 4 della stazione di Parma una donna veniva molestata, in qualche modo che ancora non mi è chiaro. Tutti o quasi cercavamo di capire che stesse succedendo poco più lontano da dove stavamo asp il treno. Non capivamo bene perché lei stesse gridando, ma nessuno aveva il coraggio di lasciare i bagagli e di intervenire direttamente. Un ragazzoalmeno è andato a chiamare la polizia ferroviaria, che, dopo un po’, è salita su. La ragazza non è stata picchiata a sangue da quel che ho capito, ma, si fosse verificato qualcosa del genere, ci avrebbe trovati tutti comunque bloccati e pavidi, bloccati, fermi, col terrore di farci coinvolgere o che qualcuno potesse fotterci la valigia. Secondo me una donna come questa suora, invece, che prima di tutto è una Donna, appunto, sarebbe andata subito in suo soccorso.

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