L’area di centro e di centrodestra che va dalla Lega all’Udc non è mai stata così in alto: ha raggiunto il 52% dei consensi, mentre il Pd travasa voti a Di Pietro, ai Radicali e alla sinistra radicale. E ora costruire un’alternativa sembra davvero impossibile.
Né i dati sull’astensionismo, né i ragionamenti sul voto utile, inutile o disutile possono giustificare in toto il successo di Italia dei Valori e Lega Nord alle Elezioni Europee. Il boom c’è, e si vede. E non può essere spiegato semplicisticamente ed esclusivamente con le dinamiche innescate da questo o quel sistema elettorale, o da questa o quella elezione. L’impresa
sarebbe ancora più ardua se si provasse a fare lo stesso analizzando la sorpresa della lista Pannella- Bonino, terza forza che può uscire a testa alta dalle urne.
UNICA NOTA POSITIVA – L’impennata di Di Pietro è molto regolare, nelle cinque circoscrizioni in cui è diviso il Paese si va dal +260 al +285% rispetto alla tornata elettorale del 2004. Qua e là per la penisola l’Italia dei Valori recupera dai 5 agli oltre 7 punti percentuali, mentre i Radicali si riconfermano con un soddisfacente 2,4% dopo due consultazioni nazionali (due Elezioni Politiche) di assenza del simbolo della lista Pannella. Ma nonostante davanti ai dati delle forze del centrosinistra non manchino i segni positivi (anche l’ala radicale cresce dal 2008), c’è davvero poco da sorridere. Il centrosinistra nel suo complesso e il Pd in particolare sono protagonisti di una netta defaillance, soprattutto se si volge lo sguardo ancora più indietro delle scorse Politiche. La rimonta che da domani il partito di Franceschini si troverà ad affrontare è, infatti, una di quelle che richiedono anni di lavoro. Il congresso autunnale e un eventuale cambio di leadership potrebbero sicuramente aiutare in tal senso. Di certo c’è che i dati fuoriusciti ieri dalle urne ci hanno comunicato che il centrodestra, dal canto suo, deve solo preoccuparsi di tenere a bada eventuali fibrillazioni interne alla maggioranza: non c’è nulla, infatti, che faccia sperare che un’alternativa, ammesso che un’alternativa da parte delle opposizioni ci sia, possa a breve diventare maggioranza. E se, inoltre, tra le fila della maggioranza e del governo dovesse esserci qualche scossone, la sensazione è che, come hanno sempre fatto dal 2001, anche quando i numeri in parlamento erano rassicuranti come quelli di oggi, Popolo della Libertà e Lega Nord alla fine riusciranno ogni volta a trovare la quadratura del cerchio.
IL VENTO DI DESTRA – I dati, dicevo, paragonati a quelli passati ci aiutano meglio a comprendere quale sia l’entità del “vento di destra” italiano. Innanzitutto bisogna sottolineare che Pdl e Lega, senza considerare l’Mpa che correva aggregata ad altre forze, hanno ottenuto gli stessi consensi di un anno fa, 45,7% nel 2008 e 45,5% nel 2009: due punti in meno al Pdl, due punti in più alla Lega rispetto ai dati di 14 mesi fa. Poi, è bene osservare che tutte le liste che compongono l’area di centro e di centrodestra (dall’Udc fino alla Lega) hanno ottenuto molti punti in più rispetto al 2004. Se spostiamo più in là l’orizzonte temporale, a cinque anni fa, possiamo notare che il risultato ottenuto nel 2004 dal centrodestra composto da Forza Italia, An, Lega, Udc e i Socialisti Uniti poi confluiti nel Pdl, pari al 45,4%, viene oggi ottenuto in solitaria da Pdl e Lega, senza l’apporto dell’Udc. Un centrodestra vecchio stampo raggiungerebbe oggi, quindi, la sorprendente quota del 52%. Un dato senza precedenti.
BRUTTE NOTIZIE – Di fronte a questi dati il Partito Democratico non può certo esultare. Ricordare gli annunci pre-elettorali di Berlusconi che puntava al superamento della soglia psicologica del 40% per etichettare
come sconfitta il dato del 35,3% del Pdl su scala nazionale, sembra essere un modo per nascondere l’imbarazzo di un divario tra le due coalizioni che si allarga invece che restringersi come era avvenuto alle scorse Europee. Il Pd perde 7 punti rispetto al 2008, 5 rispetto alle scorse Europee, la forchetta tra i due principali partiti passa così dai 4 ai 9 punti percentuali. Son numeri che fanno male. Anche nel 2004 il Pd (allora Uniti nell’Ulivo) era all’opposizione, anche allora la situazione economico-sociale non era delle più rosee, eppure i numeri relativi alle forze della sinistra e del centrosinistra (da Rifondazione fino all’Udeur) prevalevano sui dati relativi al centrodestra: un ottimo 48,4% contro il 45,4%. Oggi tutta quell’area che un tempo faceva parte dell’Unione di Prodi si ferma al 43,5%, con l’aggravante che se allora si poteva parlare di una piattaforma comune per poter un giorno governare, come effettivamente accadde nel biennio 2006-2008, oggi la schiera dei potenziali alleati è estremamente ristretta. E il risultato complessivo della sinistra radicale, oltre il 6%, più del doppio dei consensi racimolati un anno fa, è uno dei numeri più preoccupanti. Una ricucitura della frattura con la falce e il martello è, per ora, semplicemente impensabile. E con Di Pietro e Radicali non è che si possa andare lontano.
NUMERI SPARSI - Per fortuna, magra consolazione, che la sinistra estrema non sia riuscita a raggiungere la soglia del 4%. Avrebbero acquisito vigore e strappato seggi. E non ci sono andati lontano. Infatti, la lezione impartita dall’elettorato di sinistra agli ideatori dell’Arcobaleno, che fu protagonista un anno fa di un flop inatteso, riuscendo clamorosamente a bruciare circa il 70% dei consensi ottenuti solo due anni prima separatamente da Rifondazione, Comunisti italiani e Verdi, era stata assimilata e metabolizzata in fretta da Ferrero, Diliberto e compagni. Linguaggi, idee e programmi chiari, senza giri di parole, sarebbero stati in futuro indispensabili per non cadere nuovamente nell’errore di una lista unitaria senza anima. Ma se erano troppo uniti ieri, son apparsi divisi male oggi. La lista comunista e il nuovo simbolo Sinistra e Libertà, rispettivamente al 3,4 e al 3,1%, sarebbero potuti andare, insieme, tranquillamente oltre la soglia di sbarramento. Il loro consenso si sarebbe aggirato intorno ai 5 punti percentuali nell’Italia settentrionale e in quella insulare, e avrebbe superato l’8% al Centro e addirittura il 9% al Sud. Numeri sparsi di una coalizione da rifondare.








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“Numeri sparsi di una coalizione da rifondare”
devono proprio?
Ma anche no.
Sono d’accordo con l’analisi sul Pd.
Un po’ meno su quella sul centro destra. Numeri alla mano, guardando ai dati assoluti (che non dimentichiamocelo, contano) e soprattutto alla distribuzione territoriale del consenso.
In linea generale (è un tentativo “consolatorio”) la storia di questi anni ci insegna che:
1. Berlusconi ha 7 vite, come i gatti, ed è bravissimo ad uscire dall’angolo.
2. Però non è comunque invicibile: nel 2003 dicevamo cose simili della sua coalizione, e nel 2004-2005 prese tremende sberle elettorali, e perse (pareggiò?) poi le politiche del 2006.
Un sorriso will see
C.
Carlo, ma allora si poteva andare da Turigliatto a Follini. Uno scenario simile oggi non lo vedo realistico.
@Donato:
Neanch’io. Anzi, forse non era realistico neppure allora, come poi si è visto.
Infatti ho sottolineato che condivido l’analisi sul Pd e sulla “sinistra”
Sono meno convinto che nel centro destra questo risultato non avrà conseguenze. Ma non tanto nella “scelta di fondo dell’elettorato” a livello nazionale, quanto su scelte, programmi, leadership, ecc…
Che però, in un orizzonte di medio termine, potrebbero riaprire molti “giochi”. Non tanto a partire dagli “schieramenti” ma dalle scelte “politiche”.
Per la sinistra in quanto tale, c’è comunque una lunga traversata nel deserto. Per il centro-sinistra, vedremo.
Ciao!
Io sono perplesso rispetto ai numeri di DiPietro. Ha cannibalizzato voti a sinistra (sia al PD che alle sinistre) pur essendo un partito di destra. Ma se sul voto nazionale questo ‘particolare’ può essere messo in secondo ordine in vece della sua opposizione senza se e senza ma al berlusconismo, in Europa non ha senso alcuno. DiPietro andrà a confluire in un gruppo a destra del PPE, quindi a destra del PDL (sua posizione consona anche in Italia). Ma allora perchè chi si professa socialista, riformista, o albientalista (=PSE o VERDI) più di altro, in Europa ha mandato una persona che va ad ingrossare i banchi degli euroscettici?
Perchè – probabilmente – nessuno li ha avvertiti. Sicuramente non lo ha fatto l’IDV per ovvi motivi. Faceva gioco al PDL (che comunque con il gruppo di DiPietro scenderà a patti per riconfermare Barroso) togliendo parlamentari a sinistra.
Non faceva gioco al PD che però – molto colpevolmente – non ha mai detto nulla per avvertire gli elettori di questo cortocircuito. Informare in Italia ormai vuol dire infangare evidentemente, e l’insipido segretario PD non ha voluto pensare ad altro che limitare i danni contro il PDL. Il silenzio probabilmente veniva anche dal fatto che lo stesso PD non si sa bene dove manderà i suoi 22 euro-parlamentari, probabilmente un po’ con Berlusconi nel PPE e un po’ con il PSE.
Non ha fatto gioco alle sinistre, che non avevano neanche alibi. Ma che non avendo avuto però lo spazio neanche per presentare i programmi, figuriamoci se potevano permettersi di far notare questa cosa.
A rimetterci è l’elettore italiano, che ha votato per queste europee con lo stesso spirito con cui si schiera nello scacchiere nazionale. Detto questo, informarsi si può e si deve, e colpevole – in parte – è lo stesso elettore defraudato (e che magari mai saprà di esserlo stato).
“Ma che non avendo avuto però lo spazio neanche per presentare i programmi…
Ah, perchè c’erano?
Bah, io questi giochetti di fare la somma dei numeri sparsi e di vedere quanti addendi servono per arrivare a 50,1% li trovo ormai vuoti.
Il mio approccio alla questione è questo:
- Se il centrodestra riuscirà a fare le riforme che occorrono all’Italia ed a gestire in maniera relativamente efficace il fenomeno migratorio l’opposizione potrà anche fare la somma di infiniti addendi, ma al 50% non ci arriverà mai (e meno male!)
- Il centrodestra invece non ha proprio l’aria di volerle o poterle fare seriamente, le riforme (perché sul federalismo quello che vorrà la Lega non andrà bene alla componente meridionale del Pdl, perché sul welfare quello che proporrà Brunetta verrà bloccato dalla Lega, perché sulla giustizia quello che vorrebbe Berlusconi non andrà bene agli altri, perché sulle modifiche del sistema di checks and balances tra esecutivo e legislativo uno continuerà a cercare gli strappi e l’altro continuerà a tirare il freno etc.etc.). Dubito anche che riuscirà a gestire in modo equilibrato il problema dell’immigrazione.
Se così sarà la maggioranza potrà anche restare formalmente tale e reggersi su un puro gioco di equilibri, ma avrà i piedi d’argilla e non ci sarà “vento di destra” che tenga.
A quel punto un “attore politico” di massa iniziale non irrisoria che si sia nel frattempo ben riorganizzato sul territorio e che riesca a proporre in maniera determinata delle soluzioni apprezzabili e capaci di fare da sostegno allo sviluppo, avendo anche attuato una qualche versione locale in qualche realtà amministrativa (un po’ come ha fatto negli anni passati il Pd a Torino), può far spirare in breve tempo un vento nuovo facendosene un baffo delle percentuali in essere.
Questa è la sfida che il Pd dovrebbe proporre prima a se stesso e poi al Paese, altrimenti gli elettori, dovendo scegliere tra due “castelli di carte” più o meno incoerenti, sceglieranno comunque quello del centrodestra, che nella Seconda Repubblica è l’unico che è riuscito acrobaticamente a farne durare uno per cinque anni.
Se non prova a metterla su questo piano, come pensa di poter aspirare a scalzare in futuro l’attuale maggioranza in zone dove l’area ex-CDL mette insieme il 70-75% dei voti? O dai almeno alla metà di quel 75% risposte che l’attuale maggioranza dice di dare ma in realtà non dà o non hai chance!
“Io sono perplesso rispetto ai numeri di DiPietro. Ha cannibalizzato voti a sinistra (sia al PD che alle sinistre) pur essendo un partito di destra. Ma se sul voto nazionale questo ‘particolare’ può essere messo in secondo ordine in vece della sua opposizione senza se e senza ma al berlusconismo, in Europa non ha senso alcuno. DiPietro andrà a confluire in un gruppo a destra del PPE, quindi a destra del PDL (sua posizione consona anche in Italia). Ma allora perchè chi si professa socialista, riformista, o albientalista (=PSE o VERDI) più di altro, in Europa ha mandato una persona che va ad ingrossare i banchi degli euroscettici?”
La risposta è abbastanza semplice, se ci pensi…
Di Pietro ha candidato una serie di “indipendenti eccellenti”, per i quali si può votare secondo una logica di fiducia nella persona, piuttosto che nelle logiche di partito/schieramento. Dall’altra parte la sinistra radicale si proproneva divisa e con grosse riserve riguardo al superamento della soglia minima. Credo che molti, come me, abbiano votato Di Pietro alle europee, sospettando che nessuna delle due liste di sinistra avrebbe superato lo sbarramento, puntando magari sul “programma minimo” della ripartenza dalla questione morale.
Questo dimostrerebbe che una linea politica coerente e diretta paga molto di più del nauseabondo e mefitico “voto utile”.
Del resto penso che personaggi come De Magistris, Vulpio, Sonia Alfano, possano rappresentare questo Paese in Europa in maniera molto più degna dei vari Mastella Clemente, Bonsignore Vito, De Mita Ciriaco, Cofferati Sergio e di tutti gli altri bolliti/indagati che l’Italia è solita scaricare nel parlamento europeo.
Una cosa vorrei dire a proposito del PD: mi spiace che non sia sceso sotto il 25%. Questa soglia psicologica avrebbe probabilmente determinato la spaccatura tra ex DS ed ex Margherita, che è ciò che tutti, a sinistra, si augurano.
@AG
“Ah, perchè c’erano?”
No, infatti. La verità è che l’Europa non esiste. O meglio, esiste come composizione di interessi forti e costituiti. Hanno cambiato il nome, ma il concetto odierno d’Europa parrebbe essere sempre quello della vecchia Comunità Economica Europea. Praticamente non esiste un partito transnazionale, non esiste un sindacato transnazionale. Esistono, quelli sì, grossi interessi economici e lobbistico/corporativi transnazionali. Il risultato è che le campagne elettorali si svolgono nel nome degli interessi patrii (prevalentemente di natura economica) da rappresentare in Europa.
Il partito che avrei votato veramente con tutto il cuore è il partito dei pirati svedese, ma non posso. Sono europeo, voto per il parlamento europeo, ma non posso votare un partito svedese.
Detto questo, detto tutto.
non capisco tutti sti geniacci (Travaglio incluso) che si chiedono perché Rifondazione e Sinistra e Libertà non si sono presentati assieme…
i socialisti sono cosa diversa dai comunisti, molto semplice
Diciamoci la verità, con l’aria che tirava Franceschini ha limitato i danni, per lo meno provando a fare un po’ di opposizione. Adesso, dato che tutto sommato non è andata cosi male (due mesi fa si era al 20%), mi aspetto una mossa geniale per far scappare i pochi elettori rimasti. Credo che la roulette russa con 6 proiettili nel caricatore potrebbe essere rappresentata dalla nomina al prox congresso di D’Alema o di un suo clone (la Finocchiaro sarebbe perfetta nel ruolo di Romolo Augustolo); conoscendo i miei polli non dubito che lo faranno
Per la questione IdV straquoto “Z”
Continuo a ribadire che le espressioni destra e sinistra vengono da tutti noi usate a sproposito.Esse avevano un senso quando,nel paese,esisteva una contrapposizione tra un feroce partito padronale,espressione di una borghesia stracciona,priva di ogni legame con una tradizione ideologica di tipo progressivo,golpista e succube della volontà egemonica di imperialismi stranieri,ed un blocco sociale che rappresentava le aspirazioni del proletariato di fabbrica,del mondo bracciantile e della cultura laica post-fascista.Questo mondo non esiste più.Oggi lo scontro (?)è tra una borghesia impaurita,in crisi di prospettive,incapace di creare una qualsivoglia tendenza egemonica intorno ad una ideologia che non possiede e la coalizione saldatasi tra le paure di una piccola borghesia in forte espansione numerica,che teme di precipitare nuovamente nel vecchio limbo grigio dei decenni passati ed un sottoproletariato,anch’esso numericamente sempre più in crescita e facile preda di ogni politica populistica,come la storia ci insegna.Questo è ciò che noi definiamo sinistra e destra.Oggi nel paese è in atto uno scontro tra democristiani che saccheggiano il vecchio personale politico di area comunista(quelli che una volta si chiamavano democristiani di sinistra) e bande organizzate clerico-fasciste che quando si presenterà l’occasione potranno assumere anche le caratteristiche del sanfedismo squadristico.Da qualsiasi parte vi collochiate,state sempre dalla parte dei Padroni.