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pubblicato il 9 giugno 2009 alle 09:29 dallo stesso autore - torna alla home

L’area di centro e di centrodestra che va dalla Lega all’Udc non è mai stata così in alto: ha raggiunto il 52% dei consensi, mentre il Pd travasa voti a Di Pietro, ai Radicali e alla sinistra radicale. E ora costruire un’alternativa sembra davvero impossibile.

Né i dati sull’astensionismo, né i ragionamenti sul voto utile, inutile o disutile possono giustificare in toto il successo di Italia dei Valori e Lega Nord alle Elezioni Europee. Il boom c’è, e si vede. E non può essere spiegato semplicisticamente ed esclusivamente con le dinamiche innescate da questo o quel sistema elettorale, o da questa o quella elezione. L’impresa pdl berlusconi Vento di destra italiano: al Pd non resta che piangere sarebbe ancora più ardua se si provasse a fare lo stesso analizzando la sorpresa della lista Pannella- Bonino, terza forza che può uscire a testa alta dalle urne.

UNICA NOTA POSITIVA – L’impennata di Di Pietro è molto regolare, nelle cinque circoscrizioni in cui è diviso il Paese si va dal +260 al +285% rispetto alla tornata elettorale del 2004. Qua e là per la penisola l’Italia dei Valori recupera dai 5 agli oltre 7 punti percentuali, mentre i Radicali si riconfermano con un soddisfacente 2,4% dopo due consultazioni nazionali (due Elezioni Politiche) di assenza del simbolo della lista Pannella. Ma nonostante davanti ai dati delle forze del centrosinistra non manchino i segni positivi (anche l’ala radicale cresce dal 2008), c’è davvero poco da sorridere. Il centrosinistra nel suo complesso e il Pd in particolare sono protagonisti di una netta defaillance, soprattutto se si volge lo sguardo ancora più indietro delle scorse Politiche. La rimonta che da domani il partito di Franceschini si troverà ad affrontare è, infatti, una di quelle che richiedono anni di lavoro. Il congresso autunnale e un eventuale cambio di leadership potrebbero sicuramente aiutare in tal senso. Di certo c’è che i dati fuoriusciti ieri dalle urne ci hanno comunicato che il centrodestra, dal canto suo, deve solo preoccuparsi di tenere a bada eventuali fibrillazioni interne alla maggioranza: non c’è nulla, infatti, che faccia sperare che un’alternativa, ammesso che un’alternativa da parte delle opposizioni ci sia, possa a breve diventare maggioranza. E se, inoltre, tra le fila della maggioranza e del governo dovesse esserci qualche scossone, la sensazione è che, come hanno sempre fatto dal 2001, anche quando i numeri in parlamento erano rassicuranti come quelli di oggi, Popolo della Libertà e Lega Nord alla fine riusciranno ogni volta a trovare la quadratura del cerchio.

IL VENTO DI DESTRA – I dati, dicevo, paragonati a quelli passati ci aiutano meglio a comprendere quale sia l’entità del “vento di destra” italiano. Innanzitutto bisogna sottolineare che Pdl e Lega, senza considerare l’Mpa che correva aggregata ad altre forze, hanno ottenuto gli stessi consensi di un anno fa, 45,7% nel 2008 e 45,5% nel 2009: due punti in meno al Pdl, due punti in più alla Lega rispetto ai dati di 14 mesi fa. Poi, è bene osservare che tutte le liste che compongono l’area di centro e di centrodestra (dall’Udc fino alla Lega) hanno ottenuto molti punti in più rispetto al 2004. Se spostiamo più in là l’orizzonte temporale, a cinque anni fa, possiamo notare che il risultato ottenuto nel 2004 dal centrodestra composto da Forza Italia, An, Lega, Udc e i Socialisti Uniti poi confluiti nel Pdl, pari al 45,4%, viene oggi ottenuto in solitaria da Pdl e Lega, senza l’apporto dell’Udc. Un centrodestra vecchio stampo raggiungerebbe oggi, quindi, la sorprendente quota del 52%. Un dato senza precedenti.

BRUTTE NOTIZIE – Di fronte a questi dati il Partito Democratico non può certo esultare. Ricordare gli annunci pre-elettorali di Berlusconi che puntava al superamento della soglia psicologica del 40% per etichettareprogramma%20pd%20foto Vento di destra italiano: al Pd non resta che piangere come sconfitta il dato del 35,3% del Pdl su scala nazionale, sembra essere un modo per nascondere l’imbarazzo di un divario tra le due coalizioni che si allarga invece che restringersi come era avvenuto alle scorse Europee. Il Pd perde 7 punti rispetto al 2008, 5 rispetto alle scorse Europee, la forchetta tra i due principali partiti passa così dai 4 ai 9 punti percentuali. Son numeri che fanno male. Anche nel 2004 il Pd (allora Uniti nell’Ulivo) era all’opposizione, anche allora la situazione economico-sociale non era delle più rosee, eppure i numeri relativi alle forze della sinistra e del centrosinistra (da Rifondazione fino all’Udeur) prevalevano sui dati relativi al centrodestra: un ottimo 48,4% contro il 45,4%. Oggi tutta quell’area che un tempo faceva parte dell’Unione di Prodi si ferma al 43,5%, con l’aggravante che se allora si poteva parlare di una piattaforma comune per poter un giorno governare, come effettivamente accadde nel biennio 2006-2008, oggi la schiera dei potenziali alleati è estremamente ristretta. E il risultato complessivo della sinistra radicale, oltre il 6%, più del doppio dei consensi racimolati un anno fa, è uno dei numeri più preoccupanti. Una ricucitura della frattura con la falce e il martello è, per ora, semplicemente impensabile. E con Di Pietro e Radicali non è che si possa andare lontano.

NUMERI SPARSI - Per fortuna, magra consolazione, che la sinistra estrema non sia riuscita a raggiungere la soglia del 4%. Avrebbero acquisito vigore e strappato seggi. E non ci sono andati lontano. Infatti, la lezione impartita dall’elettorato di sinistra agli ideatori dell’Arcobaleno, che fu protagonista un anno fa di un flop inatteso, riuscendo clamorosamente a bruciare circa il 70% dei consensi ottenuti solo due anni prima separatamente da Rifondazione, Comunisti italiani e Verdi, era stata assimilata e metabolizzata in fretta da Ferrero, Diliberto e compagni. Linguaggi, idee e programmi chiari, senza giri di parole, sarebbero stati in futuro indispensabili per non cadere nuovamente nell’errore di una lista unitaria senza anima. Ma se erano troppo uniti ieri, son apparsi divisi male oggi. La lista comunista e il nuovo simbolo Sinistra e Libertà, rispettivamente al 3,4 e al 3,1%, sarebbero potuti andare, insieme, tranquillamente oltre la soglia di sbarramento. Il loro consenso si sarebbe aggirato intorno ai 5 punti percentuali nell’Italia settentrionale e in quella insulare, e avrebbe superato l’8% al Centro e addirittura il 9% al Sud. Numeri sparsi di una coalizione da rifondare.

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