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Internidi Simone Tagliaferri (Karat45)
pubblicato il 9 giugno 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

Se non avesse passato un anno a sbrodolarsi e a mostrare sondaggi dopati, il risultato delle elezioni europee sarebbe stato accolto molto diversamente dalla stampa e dal PDL stesso. E così ha indebolito la sua immagine e la sua strategia, ben oltre il reale calo di consensi. E i nemici, interni ed esterni, gongolano

Silvio Berlusconi ha basato buona parte della comunicazione con gli elettori sui sondaggi (non si sa ancora bene fatti da chi). Siamo oltre il 40%, miriamo al plebiscito, il 75% degli italiani sono con me, il PDL è al 42%; sono frasi che ricordiamo tutti e che segnano la dimensione della disfatta di quella che a guardarla bene proprio una disfatta non è. Ovvero non lo sarebbe in una situazione normale.

UNA SCONFITTA D’IMMAGINE – Il problema, come tutto ciò ch3169748 berlusconi 02 320 Berlusconi, una sconfitta che pare una disfattae riguarda Berlusconi, è l’immagine. Se dopo le politiche aveva potuto presentarsi come una specie di dio sceso in terra che aveva spazzato via la sinistra tutta e che aveva riunito intorno a sé la maggioranza degli italiani, il risultato delle elezioni europee gli toglie quella forza necessaria per mantenere l’arroganza del vincente, di colui che, nonostante i problemi, continua a macinare consensi facendoli crescere senza limiti. In questo senso la sua sconfitta è peggiore di quella di Franceschini, che invece partiva dalla privilegiata posizione di aver raccolto l’eredità del nulla Veltroni, ovvero di stare dalla parte di una causa persa in partenza (quella del PD) e da cui nessuno si aspettava poi molto, figlia dei mesi del dialogo supino con la destra, apparsi agli elettori più come un tentativo di inciucio che come la volontà di garantire stabilità al paese (come far digerire alla gente di sinistra tanto lassismo nei confronti del Lodo Alfano?). Non per niente gli appelli finali di Franceschini prima del voto sono assimilabili più alla disperazione che alla consapevolezza di essere alternativi alla destra di governo.

L’EFFETTO BOOMERANG - Ma si parlava d’immagine, e di come questa sia fondamentale nell’attuale strategia comunicativa del PDL. Irrimediabilmente distrutta sul piano internazionale, la credibilità di Berlusconi a livello nazionale gli era necessaria per mantenere le redini del partito, spezzando sul nascere il malcontento serpeggiante soprattutto tra gli ex di Alleanza Nazionale. L’errore è alla base: avendo puntato tutto sulla vittoria in quanto tale, una sconfitta, seppur minima, rende impossibile continuare sulla stessa linea a meno di non voler apparire ridicoli. L’aver ripetuto continuamente la litania dei sondaggi in crescita, come fossero l’unico programma elettorale della destra, si rivelerà un boomerang ben peggiore di quanto non siano i pochi punti percentuali persi alle urne, per il semplice fatto che sono venuti a mancare completamente e oltre quei numeri non si vede poi molto . Oltretutto, nei prossimi mesi, la società italiana inizierà a risentire maggiormente degli effetti della crisi, a oggi mitigati dagli ammortizzatori sociali, e inizierà a domandare di più al governo il quale, non potendo giocare la carta della fiducia illimitata, dovrà dare risposte più convincenti di quelle prodotto durante il primo anno della legislatura (è finita la ricreazione… dice la Marcegaglia).

PRIMI FISCHI, PRIMI FIASCHI - Un approccio meno arrogante avrebbe garantito al PDL la possibilità di considerare il risultato elettorale come positivo, sottolineando che, in fondo, la vittoria è ancora netta e che l’unico partito ad aver subito una forte emorragia di voti è stato il PD, con un crollo inspiegabile per un partito d’opposizione attivo durante un periodo di crisi. E invece Berlusconi ha continuato, finché ha potuto, ad affermare di essere oltre il 40%, di poter raggiungere addirittura il 42%. In questo modo il 35% attuale fa sembrare la perdita di consensi più corposa di quanto non sia in realtà. L’impatto negativo è tutto psicologico e Berlusconi lo sa bene, per questo è estremamente preoccupato, anche perché gli sono rimaste poche carte da giocare per recuperare e la strada appare sempre più in salita, con un Fini che incalza e che può farsi forte non tanto del calo di consensi, quanto del fallimento della strategia comunicativa di Berlusconi e dell’appannarsi della sua immagine di “grande statista” amato da tutti. I fischi iniziano a farsi sentire.

RIFORME IMBAVAGLIA-GIUSTIZIA A RISCHIO – C’è anche un’altra q Berlusconi, una sconfitta che pare una disfattauestione da considerare, non meno importante: Berlusconi aveva necessità di quel 40% per poter portare avanti tutte le riforme imbavaglia giustizia che gli sono indispensabili per concludere il regolamento dei conti con i giudici. Il superamento della soglia gli avrebbe permesso di mettere a tacere tutte le voci di dissenso all’interno del partito. L’obiettivo sbandierato non solo non è stato raggiunto, ma anzi appare lontanissimo, con Di Pietro, l’avversario diretto, che incalza e raddoppia i suoi voti proprio grazie alla lotta contro le riforme della giustizia volute da Berlusconi. L’effetto è mediaticamente dirompente, perché in questo momento è Di Pietro che può presentarsi come vincente, dando forza alla sua linea, mentre Berlusconi sta nella pessima posizione di dover recuperare e di dover dare conto di tutti quei voti che considerava già acquisiti, ma che sono spariti miseramente alla prova delle urne (immaginate la disperazione del povero Gasparri che vede venir meno il suo unico argomento per controbattere agli avversari).

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