Non son degno di te

Il 2003 è il suo anno. Intanto qui all’Olimpico è al diciottesimo che arretra, toglie il pallone a Foggia sulla fascia sua e gli fischiano ingiustamente punizione. Due minuti più tardi recupera un pallone girandolo a Chiellini. Il minuto dopo chiude d’esterno destro ancora sul malcapitato Foggia. Altafini fa filosofia, dice che ogni uomo ha un prezzo. Forse non ogni uomo. Ma di sicuro ogni giocatore si. Pavel Nedved venderebbe la sua carriera intera, lo scudetto di Perugia vinto all’aeroporto incluso, se potesse farsi togliere una ammonizione. Quella che col Real gli costa la finale per la coppa con le orecchie. La meritava più di Dida. Ci sarebbe voluto Platini a proteggerlo, quel Platini che all’Antogno infortunatosi e pauroso di Tardelli prometteva personale protezione in nome del bel calcio, a far capire all’arbitro che non poteva, che non si fa così. Ma pure Platini con gli arbitri e i burocrati. Intanto qui nel 2009 al 22° il Pallone d’oro del 2003 mica pizza e fichi, Ronaldo o Messi, il migliore senza neanche aver giocato la finale crossa poco prima dell’area avversaria per Del Piero che fa fallo su Ledesma. E’ la sera col Real che Pavel Nedved vince e perde tutto. Quello che vince però non lo perde più. E’ il cuore del suo popolo, le viscere del suo (ex) nemico. Le avvisaglie c’eran già state con l’altra spagnola, il Barca. Serviti a domicilio da un destro-sinistro-destro-sinistro su assist di Davids che ai blaugrana gli si erano incrociati gli occhi. A Torino intanto segnaliamo che a Lichtencacchi, N, non lo tiene più. Pazienza, tra poco sarà tutto finito. Ma è con i grandi di Spagna che Pavel non può più aspettare. E’ un mercoledì, è sempre Maggio ma non è la fine, sta ancora alla metà. N li aspetta a casa. Di fronte a Zidane, al suo predecessore, idolo drugo senza macchia e senza paura, di fronte ai soldi per il suo acquisto serve il seguente tris. Prima al dodicesimo propizia dalla destra l’incornata nana di Alex fattosi piccolo piccolo per il tocco a tradimento del Davìd. Poi al minuto 43 porta seco Cambiasso allora madridista con riporto a scopare il mare mentre il suo blocco in movimento permette ad Alex Del Piero di imbrogliare di finte e controfinte quel che resta del Madrid che non sta guardando cosa stia facendo Nedved. Poi. La Storia. Settantatre, Zambrotta, dalla tv lo chiamano lancio con il contakm, è un pallone neutro, ben calciato, potrebbe essere uno dei tanti che si perdono o si buttano via. E’ il movimento giusto che fa giusto il pallone. Pavel Nedved non lo sa, non ha il tempo di pensare a sé, a quel che ha fatto, quello di cui è responsabile o lo sarà, quel che farà. E’ tutt’uno con la sfera, la nobilita dandole un senso. La lascia rimbalzare. La calcia. La fa entrare in porta. Corre. Sta ancora correndo. Qui intanto è 3 a zero al grande Real, Giraudo quasi prende a pugni Moggi per il buon affare. Moggi si aggrappa alla balaustra mangiandola coi denti come un bambino che non sa come finisce e non poteva immaginare, qui intanto siamo avanti di tre goal, non si sa nemmeno se sia vero, finto, se cadrà il governo, Nedved non c’è, non c’è più, sta correndo ancora, tutto normale, starà andando a detronizzare quel fottuto del Borbone, tra poco ci diranno che è andato tutto a posto col destino e da domani non morirà più nessuno credo, cosa sta facendo ? e chi lo sa, corre, non s’è fermato ancora, cribbio, sta ancora correndo, omioddio. Che cosa abbiamo fatto, che cosa ha fatto. Corre, corre, corre, corre, corre, corre, corre, corre, corre, corre, corre, undici volte corre, dove cazzo va, corre. Sembra la cavalleria polacca a Danzica che sfida e vince a gambe nude , a pie’ veloce, i carrarmati. Sei milioni in più al mondo. Undici milioni in meno a se stessi. Undici milioni di inebetiti guardano il gran Convertito correre. Sullo slancio. Dopo la rete. Saltare un ostacolo. Ecco che salta il secondo. Non si ferma, corre, cristo questo non si ferma più, corre, corre, sta chiedendo scusa, no, corre, alza le braccia, corre, ha riconosciuto le nostre ragioni, la passione fredda in un inchiostro verde, sta restituendo i cazzotti dati e lo scudetto perduto per educazione, sta baciando la terra dove cammina la sua gente, no, siamo noi Pavel che, o cristo santo che cosa hai fatto, ce l’ha fatta. Ecco cosa ha fatto. Undici milioni di Adriana che piangono e singhiozzano Ti amo mentre Rocky 2 ce l’ha fatta. Il resto non conta. Non è mai esistito. Non c’erano più lacrime per altro. Tutto è possibile da quella corsa in poi ma questo poi no . Per questo proseguo il suo addio a ciglio asciutto. E’ al tuo addio, al tuo futuro, Pavel, che il nostro ricordo cede la scena. Venticinquesimo del primo tempo, riceve da Chiellini. Stoppa di petto, gliela restituisce all’indietro. 26°, dalla difesa, avanti, è marcato, si gira, la ridà indietro. Stesso minuto, prima volta di N nell’area della Lazio ma il pallone di Camoranesi non lo raggiunge. Da una rimessa laterale dello stesso, il pallone glielo riconsegna. Pavel in fase d’attacco come punta sinistra con Del Piero che arretra a farlo passare. Ventottesimo dei primi 45 minuti di gioco, lancio ad estrema sinistra, Pavel c’è. Falciato da Lichtenrottenmayer. Brazzo vuole il giallo. Pavel, Pavel, Nedvèd, Nedvèd. Minuto ventinove, da una punizione di Del Piero Marchisio cicca, Pavel centrale per Zebina. Per la prima volta da Calciopoli, il ramo Umberto è tornato allo stadio. Solo per San Paolo Nedved. Solo per lui, questo miracolo. Quando Foggia lo attacca, N è troppo centrale e presta il fianco all’irriverenza blasfema e volgare. 32, Nedved affonda centralmente, passa a Camoranesi, poi Brazzo, N che scompare e appare in taglio a sx per il cross. “O-ooo-oooo Pavel Nedved oooo” (musica dei Banana Split). 38°, Iaquinta, N scende e poi Del Piero. 39°, Alex grandissimo slalom, N ? Quasi. 40°, il ns. recupera un pallone a centrocampo e cerca d’istinto, come una donna che fa selezione di papà, di servire Calabresello, quello più in forma per concludere. Sempre al quarantesimo, stoppa nella mezzaluna del centrocampo, si gira e lancia Del Piero, il suo vecchio partner. Fuori. Non c’è più la società. E allora se non c’è più amore e gloria, dietro a far fieno in cascina per chi resta. Colpo di testa a centrocampo ad allungare un rinvio difensivo. Tre minuti dopo, l’uomo che non deve chiedere di correre mai si sposta sul cdx, non si sa se su indicazione del suo ex pari Ferrara ma che importa, a contrarre Del Nero. Quarantacinque, Chiellini-N-Brazzo, troppo lungo. Il tempo si chiude nel recupero con Camo che lo serve e copre, la zazzera bionda che s’invola e crossa da manuale delle scuole calcio. Dal fondo. Iaquinta di testa, Del Piero che oggi il mondo vuol stupire e un addio gratificare rovescia alto. Seconda frazione dell’agonia nostra per la fine dell’ex Sor Nedved. Il secondo tempo. Poi verrà la sua immancabile sostituzione per fargli prendere l’applauso come poi verrà la festa come poi viene la fine. Dopo il Madrid, c’è stato Capello. Dopo Capello, Calciopoli. Moggi è sparito dalla vita di Pavel, neanche oggi c’è, gli sparano a vista se lo vedono all’Olimpico i nostri nuovi fidanzati e non c’è uno allo stadio che non lo farebbe entrare in stanza di nascosto. La serie B non l’abbiamo vista. Abbiam tenuto l’occhio alla riga bianca a terra che ce ne ha guidato fuori, cioè alla zazzera bionda che se l’è fatta al posto nostro. Perché s’era messo in testa la coppa con le orecchie.

34 commenti a Non son degno di te

  1. Le lacrime mentre lo montavo. Non ci posso fare niente, escono solo per Pavel.
    Bellissimo pezzo

  2. che nedved sia un simulatore è vero.

  3. ricchiuti

    E Maradona un cocainomane, Totti un barzellettiere. Sono solo etichette, la bottiglia va aperta. A certe velocità basta toccarlo uno, specie uno scricciolo, per farlo volare via. Con certi giochi di piedi da ambidestro allungare la gamba troppo presto o fuori tempo è istintivo.
    Quando c’era in campo, avevi l’impressione che potesse fare di tutto. Dalle cose più logiche a quelle più impensabili. Dal prendere di petto l’Armata Rossa a salvare sulla linea nello stesso tempo, dal farsi espellere sul 7 a zero a favore per una ininfluente rimessa laterale, al fermare la guerra.
    Come atleta, la stessa sensazione me l’ha trasmessa soltanto Marco Pantani.
    Riposino in pace, amen.

  4. nedved quando entrava in area si buttava senza che lo toccassero, 9 volte su 10, come inzaghi. E su. Poi, vabeh, totti racconta le barzellette. Se vuoi stiamo uno pari.

  5. cordapazza

    suvvia, ono solo etichette: l’evidenza, ormai, è un’opinione.

  6. ricchiuti

    Vabbè, uno vince il Pallone d’Oro, scudetti etc buttandosi nove volte su dieci in area.
    Come no.
    Mica nove volte su dieci entrava in area tagliando e concludendo perché sapeva fare tutto e con entrambi i piedi.
    No.
    Entrava e si buttava. Tutto il mondo lo ignorava in questo e lo ammirava a vuoto, mentre la vera vita di Nedved andava avanti di simulazione in simulazione c’erano i sapienti che sapevano di cosa constasse la furia bionda.
    Nel frattempo Gautieri o che so, Bartelt o altri prodi pedatori venivano sistematicamente boicottati dalla mafia nedvediana.
    Nel frattempo Juve e Milan si giocavano la Cempions in Europa e c’era il solo Totti che diceva la verità, che quelle due se la giocavano a tamburella perché sennò.
    Un giorno tutto questo sarà riconosciuto e daranno il Pallone d’oro a Gautieri, quello che in fuorigioco si chiamava il calcio di rigore.

  7. no, ricchiù: nove volte su dieci CHE CASCAVA non lo avevano toccato. E’ facile :-)

  8. ricchiuti

    L’evidenza si chiama Juve-Real 3-1, Cordapazza.
    E mille altre.

  9. cordapazza

    pallone d’oro, lo hanno dato pure a cannavaro!
    ho un concetto integralmente diverso di “campione”.

  10. cordapazza

    ma ricchiuti, non eri tu che dicevi “sono moggiano, non juventino”?
    simulazione pure quella?

  11. ricchiuti

    Non ne dubito.
    Prima di toccare Nedved, certa gente doveva chiedere il permesso.

  12. ricchiuti

    Nel 2007 scrissi che ero più moggiano che juventino.
    Credo che il 99, 99 degli juventini di allora nel post calciopoli la pensassero così.
    Penso che la doppia tessera non abbia conosciuto decrementi.
    E questo cosa c’entra con la storia di Nedved ?
    Non so, tra i tanti che avete avuto all’Inter nel ruolo chi proponi tu, che so, Sergio Conceicao ? Oppure Lima, Mancini, Gauteri, tutta gente che è rimasta neli annali del calcio e delle radio romane. Hai ampia scelta Cordapazza, che di mediocri ne son piene le fosse.

  13. cordapazza

    beh, pensavo a a quella frase notando il furore acritico delle tue parole…

  14. cordapazza

    speriamo che torni alla Lazio, visto che voi non lo volete più: hai visto mai?

  15. ricchiuti

    S’è ritirato. Nessun furore. M’infastidisce che di uno come Nedved si possa riassumere la carriera con una etichetta spiccia e ingiusta.
    Poi se uno pensa che sia acritico esaltare il Pallone d’Oro per quello che ha fatto sul campo. Io di Totti o Figo non ricorderei gli sputi o le irrilevanze. Ma non per loro. Per rispettare la mia d’intelligenza.
    Nè mi sognerei di valutare il Pallone d’Oro con criteri balzani.
    Quante volte si son chiamati il fallo che non c’era o hanno mentito all’arbitro o alla moglie o al confessore. Per me questo non è peccato, è che se cerchi d vincere mica sta scritto che devi chiamarti solo i falli che ci sono veramente. Per me questo è un punto assodato ma evidentemente ogni tanto si scende dal pero.
    L’evidenza è che Pavel Nedved ha avuto questa carriera, ha fatto questi goal, ha avuto questo epilogo. Quando ricorderanno meglio di me Pavel Nedved faran scorrere i suoi goal e i suoi assist e i suoi trofei. Il suo sinistro al volo nell’angolino a richiudere la Sud nel solito sentimento d’avversione pure l’ultima volta che è stato all’Olimpico. Il resto non sarà mai esistito.

  16. Rado il Figo

    Ma s’è ritirato sul serio? Senza aver mai vinto Mondiale, Europeo, Intercontinentale, Mondiale per club, Champions League, Coppa UEFA? Non aveva detto “prima vinco qualcosa e poi lascio?”.

  17. Nedved per me è come Inzaghi.
    Nella tua squadra lo idolatri, nella squadra avversaria è un fottuto cascatore.
    Alla fine, fuori dai giochi, li guardi e vedi dei massimizzatori d’utilità calcistica: segnano e fanno segnare come piovesse.
    Poi, ma siamo sul gusto personale, può piacere di più uno o l’altro ma son due fenomeni.

    (Sono un milanista che ha odiato Nedved fino a domenica scorsa)

  18. (a proposito…vista l’età…mi sa che ce lo pigliamo noi :) sapete niente di dove sia Galliani??)

  19. ricchiuti

    Ritirato. Nedved sarà stato anche un pragmatico ma a livello di calcio spettacolo le sue cose sono diverse da quelle di Inzaghi.
    Sono una esplosione di talento e potenza ineguagliabili.
    A livello personale ha vinto il massimo, il Pallone d’Oro. Con i suoi club, ha vinto il titolo nazionale. Per la Champions che nel 2003 ha sfiorato non c’era più tempo. Con la nazionale che aveva tempo non ne ha mai avuto. Ha sfiorato il titolo europeo ma è stato un episodio, si fosse chiamato Nedevedi e fosse nato a Palermo avrebbe vinto il mondiale come riserva o procurandosi qualche benedetto rigore.

  20. Rado il Figo

    Insomma: Nedved ha giocato con Lazio e Juventus in Champions League, club nemmeno minimamente paragonabili alla Rep. Ceca a livello di nazionali (dove lì effettivamente nel 1996 per poco non si aveva una Grecia 2004). Tempo ne ha avuto direi. Poi, chiaro: mica è detto che si debba vincere per forza, ma avere a tabellino a livello di club solo una finale (non giocata per giunta) di Champions è una cosa curiosa. Oltre all’ultima Coppa delle Coppe, competizione della quale ha segnato l’ultimo gol (vincente) della storia, ed alla successiva Super Coppa UEFA.

  21. ricchiuti

    Per la Lazio, non so dirti. Era una squadra che s’è fatta e sfaldata in due anni quella che aveva un progetto di vittorie. Ma non credo che in Cempions avesse questo gran peso. Il periodo Zeman non credo conti, visto che è stato un solo anno e fallimentare. Credo abbia anche una finale di Coppa Uefa all’attivo, che all’epoca era qualcosa di serio.
    Per la Juve, la finale del 2003 non l’ha giocata per l’ammonizione in semifinale ma se quella finale potesse avere una targa sarebbe la sua. Nel periodo Capello, il rendimento in Coppa della squadra è stato mediocre.
    Non è poi tanto curioso. E’ difficile concentrarsi sui due fronti e a volte si sceglie o si vince lì dove hai più posibilità di recupero. Fosse stato nella Juve di Lippi delle tre finali consecutive. Ma avere un Pallone d’oro e anche una sola finale non sono poca roba. Non è che abbondino. Se poi vi aggiungi quello che ha fatto nel campionato italiano, che è il più difficile, non il più bello ma il più difficile senz’altro.

  22. cordapazza

    a me pare strano che uno così in forma come lui si ritiri: non gli hanno rinnovato il contratto manco per un altro anno, e ha detto addio: è evidente!

  23. Rado il Figo

    Per la Lazio (dell’epoca): penso che avesse molte più possibilità di vincere la Champions che non la Rep. Ceca di vincere europei e/o mondiali (anche se poi è stata la seconda a sfiorarli). Quanto alla sua “durata” direi altro discorso: il Nottingham ha vinto uno scudetto e due Coppe Campioni ed ora vivacchia in terza divisione inglese.

    È vero: all’attivo di Nedved anche la finale persa di Coppa UEFA 1997/98, edizione in cui il torneo iniziò a perdere senso coll’allargamento della Champions alle prime 8 seconde classificate (diventando quello che è adesso due stagioni dopo, a dire il vero), ma che all’epoca comunque aveva la sua piena dignità tecnica.

  24. Rado il Figo

    “campionato italiano, che è il più difficile, non il più bello ma il più difficile senz’altro.”

    A titolo prettamente personale, questo è più un luogo comune che altro. A meno di intendersi sul concetto di difficile.

  25. ricchiuti

    Per la Lazio dell’epoca e le sue speranze Cempions, non so dirti, dovresti chiedere a un laziale. In campionato, ebbe quei due anni lì, in cui fu competitiva.
    Difficile nel senso di usurante, di ultratattico, di ultrapolemico, di estremamente impegnativo. I cicli in Italia durano al massimo 3 anni, poi devi cambiare. Altrove la pressione è minore e il divario più grande. Qui devi giocartela sempre al massimo anche con l’ultima sennò ti mettono sotto.
    Uno scudetto italiano vale tre scudetti spagnoli e almeno due inglesi.

  26. ricchiuti

    Che Nedved potesse ancora andare avanti, si, sono d’accordo. Ma a quanto pare c’è stato un mancato accordo tra Raiola e la società e lui ha deciso di smettere. Tutto qui. Evidentemente han pensato che Diego possa porre rimedio, non è detto che faccia male, farà anche bene e lo frà in modo diverso ma ti assicuro che in vita mia uno come Nedved non l’avevo mai visto. Quando ne rivedrò uno uguale, allora.
    Dicono stiano smantellando la vecchia guardia. Trezeuet lo danno alla Roma e se sta bene potrebbe essere un buon affare per l Roma anche se David prende 3,5 e non so se rientri nel salary cup gialloroso. Se sta bene, lo consiglio, tra l’altro è stato un anno fermo e avrà molta voglia.
    Sono scelte. Se vinci, hai ragione, se non vinci hai torto, se ti piazzi si discute. Il problema dei piazzati della Juve però è che ormai il secondo posto lo si è fatto e migliorarlo significa soltanto vincere.
    Pazienza, ci tocca.

  27. Rado il Figo

    “Difficile nel senso di usurante, di ultratattico, di ultrapolemico, di estremamente impegnativo. I cicli in Italia durano al massimo 3 anni, poi devi cambiare. Altrove la pressione è minore e il divario più grande. Qui devi giocartela sempre al massimo anche con l’ultima sennò ti mettono sotto.
    Uno scudetto italiano vale tre scudetti spagnoli e almeno due inglesi”

    Su usurante e (o meglio perché) polemico sono d’accoddo. Sul tattico (ma consiglierei il campionato belga anni 80) già molto meno. Sulla pressione maggiore sono d’accordo (vedi solo la vita degli allenatori su una stessa panchina, e penso a Ferguson e Roux), sul divario minore no. Certo, dipende dai paesi: in Scozia, Portogallo e Paesi Bassi potrebbero tranquillamente giocare le prime 3 per tutto l’anno e forse sarebbe meglio per tutti e tutto.
    Sul peso degli scudetti, anche lì non molto d’accordo: in realtà dipende con che squadra lo vinci.

  28. ricchiuti

    Sul tattico, più scendi in basso e più trovi squadre molto elaborate. Che ti bloccano con il gioco come con il non gioco e ti mettono in seria difficoltà. E non parliamo delle squadre tranquille. Oggi un Siena per dire esiste solo in Serie A. Lo scudetto in Italia lo vinci se non ti fai mettere sotto dalle piccole squadre e in casa tua. E’ lì che lo perdi, come lo ha perduto la Juve quest’anno.
    Altrove non succede, come altrove non succedono altre cose. E’ un torneo molto impegnativo, stressante sia mentalmente che fisicamente e che non ti fa rifiatare neanche con rose lunghe. Qui in ogni piazza ti trattano come il Real Madrid. Se non vinci sempre e subito sei finito.

  29. State argomentando seriamente,o mi prendete in giro?Va bene che non ho intelligenza di sport,specialmente di calcio….

  30. ricchiuti

    a che ti riferisci, ipazia
    al commento sgsg ?

  31. Non so se questo sgsg sia un codice,né chi l’abbia prodotto.Se per caso è così,sarei curiosa di conoscere entrambe le cose.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>