Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
Spazio Sportdi Vincenzo Ricchiuti
pubblicato il 8 giugno 2009 alle 16:35 dallo stesso autore - torna alla home

Chi correrà al posto di Pavel Nedved ? Fermatelo ora (se riuscite)

E’ il 31 di Maggio del 2009, l’anno del ritiro dalle corse di Nedved Pavel, la nedvedoro Non son degno di tefuria ceka, l’iraconda rubia, la Marylin dei 100 mt, la cavalleria polacca a Danzica, il cavallin che torna, l’uragano biondo, il traditore, il campione, il mentitore, il fedele e dissimulatore, l’unico, l’imprendibile Pallone d’Oro.

Se ne è andato, con la grinta che non avremo mai, il coraggio, l’ambidestro, la destra come la sinistra, il sempre pronto, il sempre utile, il talento, la dedizione, la voglia, la voglia, la voglia. Fino a settanta volte sette. Se ne è andato per sempre a non invecchiare mai. Noi no . Rimaniamo e ne parliamo. Pallone per pallone. Ore 15, per l’ultima alla Scala del Figaro qua, là e ovunque è in programma Juve-Lazio. Le porte chiuse le han tenute per la partita prima, questa qui tutti la devon vedere. La disfida tra le sue due squadre italiane. La giusta soirée quasi che il calendario avesse raggiunto in buon anticipo con l’aiuto della tecnologia più all’avanguardia i propositi reconditi del velocipede. Indosso la maglia della Repubblica Ceca come omaggio ad personam, senza parti e bandiere, al patrimonio dell’umanità e prendo appunti. Primi striscioni. “Grazie, Pavel: i giocatori passano, gli uomini restano”. Non male, scontato. “Nedved un uomo vero, un altro anno bianconero”. Speranzoso. Tra l’altro, l’ipotesi Raiola, che nel migliore dei mondi debba esserci ancora quello di Pavel Nedved, potrebbe trasformare questo commiato in un passaggio di consegne. Clamoroso ? Mica tanto. Si chiama ritorno alle origini. Quando si invecchia, si ritorna sempre (o si cerca) sul luogo del delitto e di esempi ne possiamo avere tanti. C’è gente che torna di sinistra, Pavel potrebbe ritornar laziale. Per fortuna che non sarà così. Però lo è stato. Me lo ricordo il suo approdo qui, nel Belpaese, sul Tevere di Remo. Fortemente voluto dopo un grande Europeo inglese da Sdengo Zeman, un grande antijuventino nato juventino. Il percorso di Pavel è inverso. Quello che oggi salutiamo è il San Paolo della juventinità. Gli striscioni intanto si susseguono, sembrano fiorire da soli dal deserto dell’addio. Striscioni in italiano, striscioni in ceco. Mentre la tv lo inquadra, ha l’11 e la fascia di capitano per un giorno. L’ultimo. La fascia recita quasi infantilmente: “Ceco 11″. Siam tornati tutti bambini, ci attacchiamo alla sua gonna perché non ci abbandoni, speriamo nel tempo che lo fermi (almeno lui), vorremmo che l’arbitro non fischi mai l’inizio della fine. Bambini come i suoi due figli, biondissimi e californiani, Ivana e Pavel secondo. La vita vuole crescere e va avanti. Pavel non si smentisce. Non resta fermo ed entra in campo. Mentre parte il coro classico, “Pavel, Pavel Nedved” sul ritornello di We will rock you, mi alzo in piedi. Tutti lo acclamiamo, lui si inginocchia e ringrazia. Grazie a te, campione. Non ci sono dubbi, screzi, maldinate. Se ci fossero, e non potrebbero neanche se potessero, verrebbero abbattuti sul posto. “Noi tutti ti dobbiamo qualcosa in più”. Al calcio d’inizio, dopo cinque secondi, getattachment6 Non son degno di tericeve. Ha subito il pallone dell’avvio. E lo ributta indietro, a sinistra. Dove farà l’esterno del 4-4-2. primo minuto, Nedved che si accentra a centrocampo, per Del Piero e s’inserisce . Di testa, Del Piero, Nedved, s’invola sulla fascia. Si allunga il pallone. La gioca su Del Piero, oggi. Gli deve il favore della fascia. Terzo, apertura sulla destra per Marchisio. Pavel è così. Sta a sinistra, a destra, al centro. In difesa, in attacco. Fa il taglio, il traversone. Chiude la diagonale difensiva da terzino e quella offensiva da attaccante puro, difende da soldato e offende da ufficiale scelto. Tira al volo, in corsa, da vicino, da lontano. E’ un manuale di coraggio, l’ultimo rimasto a provarci sempre e comunque. Dà tutto e pretende tutto. Quando pensa di aver ragione, non conosce la misura, né l’educazione. Come quel maggio del 2000. Quando era ancora da quell’altra parte della fede giusta. Aeroporto di Bologna, la Lazio ha appena superato di misura e sin troppo facilmente (questo lo dice Moggi ma non finirà sui giornali) l’undici di casa dell’ex amico Beppe goal. A Torino, il Parma non ha pareggiato perché De Santis ha pensato di aver fischiato ma non l’ha fatto un fallo di confusione da un angolo che non c’era. Questo lo dice anche Ancelotti ma non finirà sui giornali. L’angolo sbagliato no, il mancato fischio si. Ma il tam tam di curva non aspetta la carta stampata. C’è già il verdetto. La Juve ha rubato lo scudetto alla Lazio. Che già di suo se l’era lasciato prendere, pardon, rubare dal Milan l’anno prima. Non è che lo scudetto fosse della Juve sopra di nove punti crollata solo per le fatiche dell’Intertoto, e che più che rubato semmai trattatasi di regalato no, lo scudetto era già laziale e quelli in bianco e nero la dovevano pagare. Pavel Nedved insieme a Stankovic e Barbie Mihailovic sfascia la sala d’aspetto del Marconi, sono bestie giustificate, primi tifosi, il primo istinto, la giusta reazione , la legittima difesa, gli epiteti sono irriferibili. Volano sedie, bestemmie, accuse. Una scena simile l’avevan prodotta due argentini due anni prima a Torino, Zanetti e Simeone. Ma piangendo come bimbe. Questi qui son slavi, gente dell’Est Europa. Se Moggi è ancora vivo lo deve al fatto di non essersi trovato lì. Saulo Nedved è il più feroce e pensa di aver ragione. Quando toccherà con mano e si renderà conto invece, cambierà radicalmente. Del nemico, del Dio maledetto di quella sera ne sarà il nuovo profeta. Seguendone il destino anche nella persecuzione.

Intanto l’abbiam perso, come sempre. Eccolo. Sesto, tocco su Brazzo. Oggi è l’ultima anche di Povero Agricola. Quello che faceva mettere i palloni C 3 Media 805395 immagine l Non son degno di teall’incrocio da Del Piero con l’aspirina, e si che c’è gente che si ammala qui in Italia e non c’è mai riuscita. Al dodicesimo, il capitano di giornata è in posizione e recupera in velocità, vien abbattuto. Per la ragione è fallo, per mezza Italia ha simulato. Eh già. Pavel Nedved il simulatore. E’ così che han cercato di sporcarlo. Troppo veloce per i loro lenti terzini, per non parlar dei loro cacadubbi, e delle loro personali intenzioni e allora. Pavel Nedved il dissimulatore. Uno che nell’estate del 2001, mentre aspetto mia figlia lui s’è calmato e aspetta Moggi, giura amore eterno ai laziali. Rinnova il suo contratto. Poi si prende la colpa di una cessione fatta perché Cragnotti batte cassa e la faccia non la perderà mai. Minuto 15 otto anni dopo, in difesa, fa un lancio avanti. Sedicesimo, Iaquinta, N, lancio trasversale per Del Piero in area, anticipato. E si che i primi tempi qui a Torino furono bui, furono buuh e bah. Nedved non sapeva più giocare. Timido, impacciato, un mezzo affare, un mezzo bidone. Poi. Al diciassettesimo riceve da Le Grottaglie sulla destra della sua difesa, allunga per Marchisio. Poi è andata bene, come doveva. Cambi di ruolo, libero tra le linee, come vi pare. Marcello Lippi non è mai stato uno rigido, e nessuno, neanche lui, neanche la sfortuna, neanche il fuso orario da Roma a Torino, da laziale a juventino, da buono a cattivo, da picchiatore dei giusti a eroe e santo protettore dei ladri avrebbe potuto fermare un Pallone d’oro in corsa.

34 commentistampa - fallo leggere