Chi correrà al posto di Pavel Nedved ? Fermatelo ora (se riuscite)
E’ il 31 di Maggio del 2009, l’anno del ritiro dalle corse di Nedved Pavel, la
furia ceka, l’iraconda rubia, la Marylin dei 100 mt, la cavalleria polacca a Danzica, il cavallin che torna, l’uragano biondo, il traditore, il campione, il mentitore, il fedele e dissimulatore, l’unico, l’imprendibile Pallone d’Oro.
Se ne è andato, con la grinta che non avremo mai, il coraggio, l’ambidestro, la destra come la sinistra, il sempre pronto, il sempre utile, il talento, la dedizione, la voglia, la voglia, la voglia. Fino a settanta volte sette. Se ne è andato per sempre a non invecchiare mai. Noi no . Rimaniamo e ne parliamo. Pallone per pallone. Ore 15, per l’ultima alla Scala del Figaro qua, là e ovunque è in programma Juve-Lazio. Le porte chiuse le han tenute per la partita prima, questa qui tutti la devon vedere. La disfida tra le sue due squadre italiane. La giusta soirée quasi che il calendario avesse raggiunto in buon anticipo con l’aiuto della tecnologia più all’avanguardia i propositi reconditi del velocipede. Indosso la maglia della Repubblica Ceca come omaggio ad personam, senza parti e bandiere, al patrimonio dell’umanità e prendo appunti. Primi striscioni. “Grazie, Pavel: i giocatori passano, gli uomini restano”. Non male, scontato. “Nedved un uomo vero, un altro anno bianconero”. Speranzoso. Tra l’altro, l’ipotesi Raiola, che nel migliore dei mondi debba esserci ancora quello di Pavel Nedved, potrebbe trasformare questo commiato in un passaggio di consegne. Clamoroso ? Mica tanto. Si chiama ritorno alle origini. Quando si invecchia, si ritorna sempre (o si cerca) sul luogo del delitto e di esempi ne possiamo avere tanti. C’è gente che torna di sinistra, Pavel potrebbe ritornar laziale. Per fortuna che non sarà così. Però lo è stato. Me lo ricordo il suo approdo qui, nel Belpaese, sul Tevere di Remo. Fortemente voluto dopo un grande Europeo inglese da Sdengo Zeman, un grande antijuventino nato juventino. Il percorso di Pavel è inverso. Quello che oggi salutiamo è il San Paolo della juventinità. Gli striscioni intanto si susseguono, sembrano fiorire da soli dal deserto dell’addio. Striscioni in italiano, striscioni in ceco. Mentre la tv lo inquadra, ha l’11 e la fascia di capitano per un giorno. L’ultimo. La fascia recita quasi infantilmente: “Ceco 11″. Siam tornati tutti bambini, ci attacchiamo alla sua gonna perché non ci abbandoni, speriamo nel tempo che lo fermi (almeno lui), vorremmo che l’arbitro non fischi mai l’inizio della fine. Bambini come i suoi due figli, biondissimi e californiani, Ivana e Pavel secondo. La vita vuole crescere e va avanti. Pavel non si smentisce. Non resta fermo ed entra in campo. Mentre parte il coro classico, “Pavel, Pavel Nedved” sul ritornello di We will rock you, mi alzo in piedi. Tutti lo acclamiamo, lui si inginocchia e ringrazia. Grazie a te, campione. Non ci sono dubbi, screzi, maldinate. Se ci fossero, e non potrebbero neanche se potessero, verrebbero abbattuti sul posto. “Noi tutti ti dobbiamo qualcosa in più”. Al calcio d’inizio, dopo cinque secondi,
riceve. Ha subito il pallone dell’avvio. E lo ributta indietro, a sinistra. Dove farà l’esterno del 4-4-2. primo minuto, Nedved che si accentra a centrocampo, per Del Piero e s’inserisce . Di testa, Del Piero, Nedved, s’invola sulla fascia. Si allunga il pallone. La gioca su Del Piero, oggi. Gli deve il favore della fascia. Terzo, apertura sulla destra per Marchisio. Pavel è così. Sta a sinistra, a destra, al centro. In difesa, in attacco. Fa il taglio, il traversone. Chiude la diagonale difensiva da terzino e quella offensiva da attaccante puro, difende da soldato e offende da ufficiale scelto. Tira al volo, in corsa, da vicino, da lontano. E’ un manuale di coraggio, l’ultimo rimasto a provarci sempre e comunque. Dà tutto e pretende tutto. Quando pensa di aver ragione, non conosce la misura, né l’educazione. Come quel maggio del 2000. Quando era ancora da quell’altra parte della fede giusta. Aeroporto di Bologna, la Lazio ha appena superato di misura e sin troppo facilmente (questo lo dice Moggi ma non finirà sui giornali) l’undici di casa dell’ex amico Beppe goal. A Torino, il Parma non ha pareggiato perché De Santis ha pensato di aver fischiato ma non l’ha fatto un fallo di confusione da un angolo che non c’era. Questo lo dice anche Ancelotti ma non finirà sui giornali. L’angolo sbagliato no, il mancato fischio si. Ma il tam tam di curva non aspetta la carta stampata. C’è già il verdetto. La Juve ha rubato lo scudetto alla Lazio. Che già di suo se l’era lasciato prendere, pardon, rubare dal Milan l’anno prima. Non è che lo scudetto fosse della Juve sopra di nove punti crollata solo per le fatiche dell’Intertoto, e che più che rubato semmai trattatasi di regalato no, lo scudetto era già laziale e quelli in bianco e nero la dovevano pagare. Pavel Nedved insieme a Stankovic e Barbie Mihailovic sfascia la sala d’aspetto del Marconi, sono bestie giustificate, primi tifosi, il primo istinto, la giusta reazione , la legittima difesa, gli epiteti sono irriferibili. Volano sedie, bestemmie, accuse. Una scena simile l’avevan prodotta due argentini due anni prima a Torino, Zanetti e Simeone. Ma piangendo come bimbe. Questi qui son slavi, gente dell’Est Europa. Se Moggi è ancora vivo lo deve al fatto di non essersi trovato lì. Saulo Nedved è il più feroce e pensa di aver ragione. Quando toccherà con mano e si renderà conto invece, cambierà radicalmente. Del nemico, del Dio maledetto di quella sera ne sarà il nuovo profeta. Seguendone il destino anche nella persecuzione.
Intanto l’abbiam perso, come sempre. Eccolo. Sesto, tocco su Brazzo. Oggi è l’ultima anche di Povero Agricola. Quello che faceva mettere i palloni
all’incrocio da Del Piero con l’aspirina, e si che c’è gente che si ammala qui in Italia e non c’è mai riuscita. Al dodicesimo, il capitano di giornata è in posizione e recupera in velocità, vien abbattuto. Per la ragione è fallo, per mezza Italia ha simulato. Eh già. Pavel Nedved il simulatore. E’ così che han cercato di sporcarlo. Troppo veloce per i loro lenti terzini, per non parlar dei loro cacadubbi, e delle loro personali intenzioni e allora. Pavel Nedved il dissimulatore. Uno che nell’estate del 2001, mentre aspetto mia figlia lui s’è calmato e aspetta Moggi, giura amore eterno ai laziali. Rinnova il suo contratto. Poi si prende la colpa di una cessione fatta perché Cragnotti batte cassa e la faccia non la perderà mai. Minuto 15 otto anni dopo, in difesa, fa un lancio avanti. Sedicesimo, Iaquinta, N, lancio trasversale per Del Piero in area, anticipato. E si che i primi tempi qui a Torino furono bui, furono buuh e bah. Nedved non sapeva più giocare. Timido, impacciato, un mezzo affare, un mezzo bidone. Poi. Al diciassettesimo riceve da Le Grottaglie sulla destra della sua difesa, allunga per Marchisio. Poi è andata bene, come doveva. Cambi di ruolo, libero tra le linee, come vi pare. Marcello Lippi non è mai stato uno rigido, e nessuno, neanche lui, neanche la sfortuna, neanche il fuso orario da Roma a Torino, da laziale a juventino, da buono a cattivo, da picchiatore dei giusti a eroe e santo protettore dei ladri avrebbe potuto fermare un Pallone d’oro in corsa.























Le lacrime mentre lo montavo. Non ci posso fare niente, escono solo per Pavel.
Bellissimo pezzo
che nedved sia un simulatore è vero.
E Maradona un cocainomane, Totti un barzellettiere. Sono solo etichette, la bottiglia va aperta. A certe velocità basta toccarlo uno, specie uno scricciolo, per farlo volare via. Con certi giochi di piedi da ambidestro allungare la gamba troppo presto o fuori tempo è istintivo.
Quando c’era in campo, avevi l’impressione che potesse fare di tutto. Dalle cose più logiche a quelle più impensabili. Dal prendere di petto l’Armata Rossa a salvare sulla linea nello stesso tempo, dal farsi espellere sul 7 a zero a favore per una ininfluente rimessa laterale, al fermare la guerra.
Come atleta, la stessa sensazione me l’ha trasmessa soltanto Marco Pantani.
Riposino in pace, amen.
nedved quando entrava in area si buttava senza che lo toccassero, 9 volte su 10, come inzaghi. E su. Poi, vabeh, totti racconta le barzellette. Se vuoi stiamo uno pari.
suvvia, ono solo etichette: l’evidenza, ormai, è un’opinione.
Vabbè, uno vince il Pallone d’Oro, scudetti etc buttandosi nove volte su dieci in area.
Come no.
Mica nove volte su dieci entrava in area tagliando e concludendo perché sapeva fare tutto e con entrambi i piedi.
No.
Entrava e si buttava. Tutto il mondo lo ignorava in questo e lo ammirava a vuoto, mentre la vera vita di Nedved andava avanti di simulazione in simulazione c’erano i sapienti che sapevano di cosa constasse la furia bionda.
Nel frattempo Gautieri o che so, Bartelt o altri prodi pedatori venivano sistematicamente boicottati dalla mafia nedvediana.
Nel frattempo Juve e Milan si giocavano la Cempions in Europa e c’era il solo Totti che diceva la verità, che quelle due se la giocavano a tamburella perché sennò.
Un giorno tutto questo sarà riconosciuto e daranno il Pallone d’oro a Gautieri, quello che in fuorigioco si chiamava il calcio di rigore.
no, ricchiù: nove volte su dieci CHE CASCAVA non lo avevano toccato. E’ facile
L’evidenza si chiama Juve-Real 3-1, Cordapazza.
E mille altre.
pallone d’oro, lo hanno dato pure a cannavaro!
ho un concetto integralmente diverso di “campione”.
ma ricchiuti, non eri tu che dicevi “sono moggiano, non juventino”?
simulazione pure quella?
Non ne dubito.
Prima di toccare Nedved, certa gente doveva chiedere il permesso.
Nel 2007 scrissi che ero più moggiano che juventino.
Credo che il 99, 99 degli juventini di allora nel post calciopoli la pensassero così.
Penso che la doppia tessera non abbia conosciuto decrementi.
E questo cosa c’entra con la storia di Nedved ?
Non so, tra i tanti che avete avuto all’Inter nel ruolo chi proponi tu, che so, Sergio Conceicao ? Oppure Lima, Mancini, Gauteri, tutta gente che è rimasta neli annali del calcio e delle radio romane. Hai ampia scelta Cordapazza, che di mediocri ne son piene le fosse.
beh, pensavo a a quella frase notando il furore acritico delle tue parole…
speriamo che torni alla Lazio, visto che voi non lo volete più: hai visto mai?
S’è ritirato. Nessun furore. M’infastidisce che di uno come Nedved si possa riassumere la carriera con una etichetta spiccia e ingiusta.
Poi se uno pensa che sia acritico esaltare il Pallone d’Oro per quello che ha fatto sul campo. Io di Totti o Figo non ricorderei gli sputi o le irrilevanze. Ma non per loro. Per rispettare la mia d’intelligenza.
Nè mi sognerei di valutare il Pallone d’Oro con criteri balzani.
Quante volte si son chiamati il fallo che non c’era o hanno mentito all’arbitro o alla moglie o al confessore. Per me questo non è peccato, è che se cerchi d vincere mica sta scritto che devi chiamarti solo i falli che ci sono veramente. Per me questo è un punto assodato ma evidentemente ogni tanto si scende dal pero.
L’evidenza è che Pavel Nedved ha avuto questa carriera, ha fatto questi goal, ha avuto questo epilogo. Quando ricorderanno meglio di me Pavel Nedved faran scorrere i suoi goal e i suoi assist e i suoi trofei. Il suo sinistro al volo nell’angolino a richiudere la Sud nel solito sentimento d’avversione pure l’ultima volta che è stato all’Olimpico. Il resto non sarà mai esistito.
Ma s’è ritirato sul serio? Senza aver mai vinto Mondiale, Europeo, Intercontinentale, Mondiale per club, Champions League, Coppa UEFA? Non aveva detto “prima vinco qualcosa e poi lascio?”.
Nedved per me è come Inzaghi.
Nella tua squadra lo idolatri, nella squadra avversaria è un fottuto cascatore.
Alla fine, fuori dai giochi, li guardi e vedi dei massimizzatori d’utilità calcistica: segnano e fanno segnare come piovesse.
Poi, ma siamo sul gusto personale, può piacere di più uno o l’altro ma son due fenomeni.
(Sono un milanista che ha odiato Nedved fino a domenica scorsa)
(a proposito…vista l’età…mi sa che ce lo pigliamo noi
sapete niente di dove sia Galliani??)
Ritirato. Nedved sarà stato anche un pragmatico ma a livello di calcio spettacolo le sue cose sono diverse da quelle di Inzaghi.
Sono una esplosione di talento e potenza ineguagliabili.
A livello personale ha vinto il massimo, il Pallone d’Oro. Con i suoi club, ha vinto il titolo nazionale. Per la Champions che nel 2003 ha sfiorato non c’era più tempo. Con la nazionale che aveva tempo non ne ha mai avuto. Ha sfiorato il titolo europeo ma è stato un episodio, si fosse chiamato Nedevedi e fosse nato a Palermo avrebbe vinto il mondiale come riserva o procurandosi qualche benedetto rigore.
Insomma: Nedved ha giocato con Lazio e Juventus in Champions League, club nemmeno minimamente paragonabili alla Rep. Ceca a livello di nazionali (dove lì effettivamente nel 1996 per poco non si aveva una Grecia 2004). Tempo ne ha avuto direi. Poi, chiaro: mica è detto che si debba vincere per forza, ma avere a tabellino a livello di club solo una finale (non giocata per giunta) di Champions è una cosa curiosa. Oltre all’ultima Coppa delle Coppe, competizione della quale ha segnato l’ultimo gol (vincente) della storia, ed alla successiva Super Coppa UEFA.
ehm, dicevamo ?
http://www.youtube.com/watch?v=aNGnROxM-cc
Per la Lazio, non so dirti. Era una squadra che s’è fatta e sfaldata in due anni quella che aveva un progetto di vittorie. Ma non credo che in Cempions avesse questo gran peso. Il periodo Zeman non credo conti, visto che è stato un solo anno e fallimentare. Credo abbia anche una finale di Coppa Uefa all’attivo, che all’epoca era qualcosa di serio.
Per la Juve, la finale del 2003 non l’ha giocata per l’ammonizione in semifinale ma se quella finale potesse avere una targa sarebbe la sua. Nel periodo Capello, il rendimento in Coppa della squadra è stato mediocre.
Non è poi tanto curioso. E’ difficile concentrarsi sui due fronti e a volte si sceglie o si vince lì dove hai più posibilità di recupero. Fosse stato nella Juve di Lippi delle tre finali consecutive. Ma avere un Pallone d’oro e anche una sola finale non sono poca roba. Non è che abbondino. Se poi vi aggiungi quello che ha fatto nel campionato italiano, che è il più difficile, non il più bello ma il più difficile senz’altro.
a me pare strano che uno così in forma come lui si ritiri: non gli hanno rinnovato il contratto manco per un altro anno, e ha detto addio: è evidente!
Per la Lazio (dell’epoca): penso che avesse molte più possibilità di vincere la Champions che non la Rep. Ceca di vincere europei e/o mondiali (anche se poi è stata la seconda a sfiorarli). Quanto alla sua “durata” direi altro discorso: il Nottingham ha vinto uno scudetto e due Coppe Campioni ed ora vivacchia in terza divisione inglese.
È vero: all’attivo di Nedved anche la finale persa di Coppa UEFA 1997/98, edizione in cui il torneo iniziò a perdere senso coll’allargamento della Champions alle prime 8 seconde classificate (diventando quello che è adesso due stagioni dopo, a dire il vero), ma che all’epoca comunque aveva la sua piena dignità tecnica.
“campionato italiano, che è il più difficile, non il più bello ma il più difficile senz’altro.”
A titolo prettamente personale, questo è più un luogo comune che altro. A meno di intendersi sul concetto di difficile.
Per la Lazio dell’epoca e le sue speranze Cempions, non so dirti, dovresti chiedere a un laziale. In campionato, ebbe quei due anni lì, in cui fu competitiva.
Difficile nel senso di usurante, di ultratattico, di ultrapolemico, di estremamente impegnativo. I cicli in Italia durano al massimo 3 anni, poi devi cambiare. Altrove la pressione è minore e il divario più grande. Qui devi giocartela sempre al massimo anche con l’ultima sennò ti mettono sotto.
Uno scudetto italiano vale tre scudetti spagnoli e almeno due inglesi.
Che Nedved potesse ancora andare avanti, si, sono d’accordo. Ma a quanto pare c’è stato un mancato accordo tra Raiola e la società e lui ha deciso di smettere. Tutto qui. Evidentemente han pensato che Diego possa porre rimedio, non è detto che faccia male, farà anche bene e lo frà in modo diverso ma ti assicuro che in vita mia uno come Nedved non l’avevo mai visto. Quando ne rivedrò uno uguale, allora.
Dicono stiano smantellando la vecchia guardia. Trezeuet lo danno alla Roma e se sta bene potrebbe essere un buon affare per l Roma anche se David prende 3,5 e non so se rientri nel salary cup gialloroso. Se sta bene, lo consiglio, tra l’altro è stato un anno fermo e avrà molta voglia.
Sono scelte. Se vinci, hai ragione, se non vinci hai torto, se ti piazzi si discute. Il problema dei piazzati della Juve però è che ormai il secondo posto lo si è fatto e migliorarlo significa soltanto vincere.
Pazienza, ci tocca.
“Difficile nel senso di usurante, di ultratattico, di ultrapolemico, di estremamente impegnativo. I cicli in Italia durano al massimo 3 anni, poi devi cambiare. Altrove la pressione è minore e il divario più grande. Qui devi giocartela sempre al massimo anche con l’ultima sennò ti mettono sotto.
Uno scudetto italiano vale tre scudetti spagnoli e almeno due inglesi”
Su usurante e (o meglio perché) polemico sono d’accoddo. Sul tattico (ma consiglierei il campionato belga anni 80) già molto meno. Sulla pressione maggiore sono d’accordo (vedi solo la vita degli allenatori su una stessa panchina, e penso a Ferguson e Roux), sul divario minore no. Certo, dipende dai paesi: in Scozia, Portogallo e Paesi Bassi potrebbero tranquillamente giocare le prime 3 per tutto l’anno e forse sarebbe meglio per tutti e tutto.
Sul peso degli scudetti, anche lì non molto d’accordo: in realtà dipende con che squadra lo vinci.
Sul tattico, più scendi in basso e più trovi squadre molto elaborate. Che ti bloccano con il gioco come con il non gioco e ti mettono in seria difficoltà. E non parliamo delle squadre tranquille. Oggi un Siena per dire esiste solo in Serie A. Lo scudetto in Italia lo vinci se non ti fai mettere sotto dalle piccole squadre e in casa tua. E’ lì che lo perdi, come lo ha perduto la Juve quest’anno.
Altrove non succede, come altrove non succedono altre cose. E’ un torneo molto impegnativo, stressante sia mentalmente che fisicamente e che non ti fa rifiatare neanche con rose lunghe. Qui in ogni piazza ti trattano come il Real Madrid. Se non vinci sempre e subito sei finito.
…… ieri
sgsgsgsg
State argomentando seriamente,o mi prendete in giro?Va bene che non ho intelligenza di sport,specialmente di calcio….
a che ti riferisci, ipazia
al commento sgsg ?
Non so se questo sgsg sia un codice,né chi l’abbia prodotto.Se per caso è così,sarei curiosa di conoscere entrambe le cose.