Economia

Ior: la finanza delle “opere di male”

8 giugno 2009

Un libro che racconta tutta la verità sui soldi del signore amministrati dalla famigerata banca vaticana dalla p2 in poi

Che la banca del Vaticano, l’Istituto Opere di Religione (IOR), non fosse un ente finanziario dedito solo a “opere di bene”, era noto. Ciò che documenta con rigore Gianluigi Nuzzi in Vaticano S.p.A. sono le sue “opere del male” sulla base dell’archivio di monsignor Renato Dardozzi, per trent’anni al vertice della banca. Il malaffare che emerge dai 4000 documenti consultati sembra non avere fondo: riciclaggio per conto della criminalità organizzata, maxitangenti politiche, speculazioni finanziarie di colletti bianchi e maneggi di cardinali e vescovi dediti a mammona.

I SOLDI DEL SIGNORE – Chi ha letto le carte delle inchieste parlamentari Sindona e P2 conosceva l’ampiezza delle losche vicende della banca vaticana guidata da Paul Marcinkus dal 1971 agli anni ’80. Il connubio tra l’IOR e Michele Sindona divenne strettissimo quando, nella primavera del 1969, Paolo VI  incaricò il banchiere siciliano di trasferire il “patrimonio di Pietro” sui mercati internazionali per evadere la tassazione italiana. E’ così che quel complesso sistema finanziario divenne nei paradisi offshore il canale privilegiato in cui si mescolavano i tesori vaticani con quelli di Cosa Nostra e dei vip italiani che, al momento del crack del 1974, si salvarono con la famosa la “lista dei 500″ sottratta al curatore fallimentare Giorgio Ambrosoli. Il capitolo successivo della stessa storia fu scritto dal sodalizio tra Marcinkus e Roberto Calvi che finì anch’esso con il fallimento dell’Ambrosiano (1982) da cui risultò che il Vaticano era debitore di 1200 miliardi, recuperati solo in parte dal ministro Beniamino Andreatta.

POTENZA FINANZIARIA - Le vicende che collegano l‘IOR a Sindona, Calvi e agli emuli potrebbero essere considerate solo una pagina della finanza nera internazionale se non fossero intrecciate con la storia della nostra Repubblica. La banca vaticana, sia con la presidenza Marcinkus indagato dal Parlamento (1969-1982), sia nella successiva stagione di monsignor Donato de Bonis documentata in Vaticano S.p.A. (anni ’80 e ’90), ha potuto fare da cerniera tra due grumi del malaffare finanziario e politico, grazie al singolare statuto dell’IOR, l’unica banca facilmente accessibile al centro di Roma ma impenetrabile ai controlli sul riciclaggio e agli interventi giudiziari. La singolare potenza dell’IOR è dunque consistita nel fatto che da una parte della cerniera c’è il Vaticano, non come autorità religiosa, ma come potenza finanziaria in grado di rendere servizi discreti, occulti ed efficaci ai politici corrotti, alla criminalità internazionale e agli affaristi italiani; e dall’altra si muove quel sottobosco della politica italiana che si serve di professionisti dell’intermediazione illegale come Licio Gelli.

8 commenti a Ior: la finanza delle “opere di male”

  1. maria teresa

    What’s God got to do with it?

  2. Innanzitutto, grazie a Teodori che si legge sempre volentieri, soprattutto qui:-)

    Vorrei solo osservare che ritenere anche banalmente ipotizzabile una revisione “peggiorativa” del Concordato – che abrogarlo è un sogno irrealizzabile – non pare una scelta italianamente possibile.

  3. Viaggi di piacere

    La criminalità accumula accumula accumula risorse… e come vengono ripulite? Ecco una delle risposte… portarle all’estero, lontane da occhi indiscreti.

  4. INterppretaizone fondamentalista del Vangelo: “Date a Cesare” etcetc… non c’erano Cesare, ma Enrico, Giulio e Bettino, quindi meglio evadere, no?

  5. Della serie: “Anche gli Angeli capita che a volte sai si sporcano”!
    Oh, my god! :)

  6. DIO

    complimenti al sig. Massimo, attendiamo a bravissimo una sua visita presso di noi per maggiori felicitazioni

  7. Siccome sono berlusconiano, faccio notare che Gianluigi Nuzzi, se non sbaglio, scrive per il Giornale e Panorama. Voglio dire, mi sembra confortante per le sorti della nostra democrazia, o no?

    P.S. Non so se sia un errore, ma non avete inserito l’immagine della copertina del libro giusto…

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