Il tempo del SI PUÒ FARE è finito. Ora è tempo del SI DEVE FARE. Ma dai, ci sono le elezioni
Il 6 giugno si vota anche da noi, che per ora facciamo ancora parte dell’Italia. Si vota per il Parlamento europeo e per la provincia. Il primo è un costoso giochino per il quale noi poveracci paghiamo a una torma di gente annoiata fior di soldi per farsi sporadicamente un giro a Bruxelles a non si sa bene cosa fare, mentre la seconda è la nascitura provincia di Monza e Brianza, MB per gli amici. Forse moritura sul nascere, ma perché non approfittare dell’occasione per sputtanare un po’ di soldi del contribuente per ristrutturare la sede, metterci dentro dei macachi che
studiano tutte le amene regolette di Brunetta al solo scopo di pulircisi gli interstizi tra le dita dei piedi nonché raccattare un po’ di figuri variamente assortiti che dirigano il tutto? Si parla tanto del costo delle elezioni, ma si glissa fin troppo sul costo degli eletti, che quello sì che è esorbitante.
MASOCHISMO E FRECCETTE – A Monza la sinistra si vuole veramente male, più che altrove. Infatti ha messo come candidato presidente della provincia colui che ha cogitato, progettato e preparato tutto, cioè Ponti Gigi, assessore alla realizzazione della provincia di Monza e Brianza dell’attuale giunta che governa la provincia di Milano. Trattasi di un uomo di Penati, uomo di sinistra, anche se ormai se dici a uno di sinistra che è di sinistra quello si sente offeso. L’altro è Allevi Dario, vicesindaco di Monza con delega allo sport (due i tornei che promuoverebbe volentieri: il tiro delle freccette contro i pochi comunisti rimasti e il Gran Premio di Formula Uno delle pantegane giganti del Lambro). Insomma, ricapitolando, la sinistra ha preparato tutto per l’insediamento della destra. Un caso di masochismo degno di Masoch, il capostipite dell’autolesionismo, il quale certamente era di sinistra. Riassumendo, il candidato presidente per la parte di qua (non diciamo sinistra, che è volgare) è Gigi, mentre nella parte di là (forzaitalioti che non sono più forza italioti, alleatinazionali che non sono più alleati nazionali e leghisti che non si sa bene cosa hanno intenzione di essere) c’è Dario, romano. Sì, romano. Noi ci frantumano l’anima, ci piantumano la tomba da decenni con i precetti padanisti e poi mettono candidato presidente della provincia un romano. Ma la cosa più assurda è che saranno i leghisti a doverlo votare, non i comunisti stalinisti maoisti statalisti rimasti in questa landa, che saranno cinque sfigati a dir tanto, bersagli ideali del torneo di freccette di cui sopra.
ROTELLE FERME – Su tutto aleggia il silenzio, perché – non so se ve ne siete accorti – pure se tra pochi giorni si va a votare, la campagna elettorale non c’è e, se c’è, devi proprio andartela a cercare. I candidati si vedono poco, il dibattito è inesistente. Non ve lo chiedete il perché? Perché è sullo spegnimento che conta la pars governans, perché, se le rotelline dell’elettore sono ferme, come pare, sarà più facile che, una volta solo nel segreto della Gabina Elettorale, egli metta una croce sopra Berlusconi. Metterà questa croce per i molti motivi che sappiamo, ma non nel modo che si auspicano i cuori pulsanti e le anime libere. Ci sono cuori pulsanti e anime libere che lo voteranno senza convinzione, per sconforto e appannamento. Così la destra vincerà non per il potere mediatico e l’insabbiamento della crisi fatto ad arte, e nemmeno per la pochezza della sinistra (se Franceschini promette di piantarla di andare tutti i giorni ai scroccare ciliegie ai mercati rionali e a importunare a turno i pizzicagnoli della penisola giuro che gli
mando un buono spesa dell’Esselunga da 100 euro), ma per l’inerzia e la miserevolezza etica del nostro popolo, soprattutto quello del nord. Tu non diventi squallido perché guardi troppo il Grande Fratello o perché pensi che gli extracomunitari ti portano via il lavoro e vengono tutti qui a delinquere. Tu diventi squallido perché non concedi a te stesso una scelta alternativa all’abbruttimento. L’imbarbarimento è una forma della mente, qualcosa che cresce dentro le persone, non fuori. A furia di non voler fare la fatica di pensare, non si comprende più quanto sia gratificante concepire un pensiero. Eppure questo è il motivo per cui veniamo sulla Terra. Forse sarebbe ora di sollevare lo sguardo, di alzare il tiro delle nostre aspirazioni. Anche se c’è la crisi. E forse proprio perché c’è la crisi.


