Palestine dreaming
05/06/2009 - I SEI PUNTI DI OBAMA – Affermato un “e pluribus unum” in cui l’America si presenta come centro omnicomprensivo con l’Islam mero componente (chissa’ se gli sta bene …), Obama passa alla parte piu’ politica del discorso: dato che il
I SEI PUNTI DI OBAMA – Affermato un “e pluribus unum” in cui l’America si presenta come centro omnicomprensivo con l’Islam mero componente (chissa’ se gli sta bene …), Obama passa alla parte piu’ politica del discorso: dato che il mondo e’ interdipendente, il progresso va condiviso e le fonti di tensione non si possono ignorare. Ne derivano ben sei “action items” da affrontare assieme: il confronto mondiale con l’estremismo violento
, la situazione israelo-palestinese, la proliferazione nucleare (leggi Iran), la promozione della democrazia nel mondo, la liberta’ religiosa e i diritti delle donne. Poco di nuovo sul primo punto: presenza militare in Afghanistan e’ dovuta, era e rimane cosa buona e giusta mentre per Iraq la questione fu dibattuta e lacerante ma tant’e', ci siamo andati e ora il tema e’ di uscirne nel modo migliore e piu’ rapido, come si sta facendo. Un accenno alla tortura: non si fa, tsk tsk e Guantanamo la si chiude l’anno prossimo (vedremo). Scarna la rischiesta al mondo musulmano: comprendeteci e isolate i nemici comuni, come dire che al resto ci pensa l’America? Poche le novita’ anche sul fronte israelo palestinese: Obama inizia con un bel messaggio chiaro e forte, prendendo spunto dalla sua prossima visita a Buchenwald, riguardo l’Olocausto e la sua negazione: “Denying that fact (the Holocaust, ndr) is baseless, ignorant, and hateful. Threatening Israel with destruction – or repeating vile stereotypes about Jews – is deeply wrong, and only serves to evoke in the minds of Israelis this most painful of memories while preventing the peace that the people of this region deserve“. Cio’ detto, ci sono le sofferenze dei palestinesi. La situazione e’ in stallo da decenni ed e’ facile incolpare questo o quello al riguardo: “the only resolution is for the aspirations of both sides to be met through two states, where Israelis and Palestinians each live in peace and security“. Due popoli due stati, l’accenno alla Roadmap, al riconoscimento di Israele, i palestinesi la devono finire con il ricorso alla violenza, gli israeliani non hanno il diritto agli insediamenti: poche le novita’ insomma, diverse sono forse le sfumature e gli accenti ma tant’e, nothing magic, sopratutto poco di concreto. Sfumature, poco di nuovo e forse un cenno di ingenuita’ anche nei riguardi dell’Iran e della Bomba: vanno lasciati da parte i pregiudizi di un passato di ostilita’ reciproca, ok al nucleare pacifico ma okkio, gli Usa non tollereranno l’Iran come potenza nucleare. Teheran si infilera’ goduriosa in questo sottile distinguo, con tutti i bizantinismi e levantinismi di cui sara’ capace.
WHERE’S THE BEEF? – Il tema della promozione della democrazia e’ interessante: personalmente ho sempre trovato affascinante che sedicenti liberal giustificassero la loro opposizione all’approccio neocon all’espansione “attiva” della democrazia, quando al contrario i loro padri socialisti affermavano apertamente che la dittatura (del proletariato) andava affermata anche con metodi rivoluzionari ove e qualora necessario. Il gioco nel Novecento valeva la candela, si vede che adesso no, e’ la democrazia a valer meno o solo i popoli che non ce l’hanno? Obama se la cava cosi’: “Let me be clear: no system of government can or should be imposed upon one nation by any other“. Quindi il discrimine e’ l’intervento dall’esterno? Aveva ragione Bush padre, i Curdi vanno lasciati gasare da Saddam e non aiutati? La novita’ e’ comunque notevole: “America does not presume to know what is best for everyone“, anche se ci sono elementi che “are not just American ideas, they are human rights, and that is why we will support them everywhere“. La questione e’ di lana caprina: no all’intervento ma si al “supporto” e si risolve in un appello: democrazia e’ bello suvvia, se non altro gli stati democratici sono piu’ stabili, sempre che governino rispettando tutti i loro popoli. La democrazia infatti non si puo’ invocare solo quando non si e’ al potere, per poi trasformarla in dittatura della maggioranza una volta che lo si ottiene; non bastano libere elezioni per definire una democrazia. Bene , bravo ma … where is the beef?
STATO LAICO? NO, GARANTE – La liberta’ religiosa e’ tema “sensibile” nell’Universita’ ove le Fatwa divengono Legge Islamica. Parte male Obama sbagliando esempio, parla di tradizione islamica devota alla tolleranza e usa l’esempio di Cordoba e della Andalusia durante l’Inquisizione. Nella realta’ erano tempi in cui e’ difficile assolvere qualcuno (giudicando con la mentalita’ odierna badate bene), le crudelta’ e intolleranze erano assolute spietate e reciproche, avevano a che fare con la mentalita’ del tempo riflessa nelle religioni e non viceversa. Comuque l’assunto di Obama e’ chiaro anche se very weak: la tolleranza e’ aspetto essenziale per ogni religione, in particolare per l’Islam, diviso com’e' tra sette e tendenze (sunniti sciiti etc.) e bisogna lavorarci sopra. Questo vale anche per l’Occidente:” We cannot disguise hostility towards any religion behind the pretence of liberalism“, chissa’ come si sentira’ la Bonino o il Politburo del Giornaletto dopo aver letto ‘sta sentenza obamiana. Collegato e’ il tema della liberta’ delle donne: ” I reject the view of some in the West that a woman who chooses to cover her hair is somehow less equal, but I do believe that a woman who is denied an education is denied equality“. Ma non si tratta di un problema che riguardi solo all’Islam, va garantito ovunque il diritto alle donne di vivere la vita che si scelgono, moderna o tradizionalista che sia: “it should be their choice“. Obama conclude il suo discorso all’Islam con un pistolotto sullo sviluppo economico, l’apertura alle comunicazioni e alla cooperazione scientifica, anche qui poco di nuovo.
CONCLUDENDO … – La conclusione forgiata dai suoi speechwriter vorrebbe suonare epocale: “We have the power to make the world we seek, but only if we have the courage to make a new beginning“, e poi si lancia nella par condicio di tre citazioni che volentieri vi risparmiamo, una ciascuna da Corano, Talmud e Bibbia come political correctness insegna; infine si augura che la Pace del Signore discenda su di noi e con noi rimanga sempre. Dopo la benedizione urbi et orbi, l’Assemblea e’ sciolta e i Fedeli tornino a casa a portare ai loro bimbi la carezza del Barack. Dopo il papi, habemus papam, amen.













La critica ai neocon mi sembra fondatissima, sia la dittatura del proletariato, che l’esportazione della democrazia sui basano sull’ideologia, sul concetto che le istituzioni plasmano le persone, concetto tuttaltro che liberale e che se non ha funzionato per il socialismo perchè mai dovrebbe funzionare per la democrazia?
Se mi si dice, iniziamo ad abbattere un dittatore, e nel giro di 20 anni, con le nuove generazioni la democrazia si potrà consolidare potrei anche crederlo, ma crederlo possibile da un giorno all’altro è stupido e alla prova dei fatti irrealizzabile.
Che Obama non proponga in realtà niente di concreto e abbia fatto un sermone secondo me non ha molta imnportanza, gli uomini di governo si valutano per le azioni e per i risultati concreti, l resto è aria fritta.
Beh è buffo che i teocon de noantri giudichino ininfluente un discorso se lo pronuncia Obama ma invece terribilmente pericoloso e degno di bombardamento immediato se invece è Ahmadinejad che parla. Vero è che le parole hanno peso, anche perchè di solito sono accompagnate dai fatti (e infatti in Israele qualcuno è subito diventato molto nervoso a sentirsi dire che i coloni devono sbaraccare).
Guardate che non si è mica in Italia dove c’è chi promette riforme liberali da 20 anni.
Trovo contraddottorio (o forse non ho capito bene)il passaggio: “Che Obama non proponga in realtà niente di concreto e abbia fatto un sermone secondo me non ha molta imnportanza, gli uomini di governo si valutano per le azioni e per i risultati concreti”.
Quanto al’export – della dittatura del proletariato o della democrazia, secondo i gusti – non sarei cosi’ tranchant, il tema e’ sottile e ha implicazioni “solidaristiche” – per usare terminologia cara al socialismo e al cattolicesimo ma anche all’illuminimo di J.J. Rousseau – non banali.
Sorry, SigPar e’ Abr, problema di login “pirata.
Teocon a chi? Ho ucciso per molto meno.
Nel merito, purtroppo l’iraniano investe a svilupparsi la Bomba, oltre che farneticare.
Per non dire, tra il concionare sui massimi sistemi parlando di fratellanza e rispetto e sibilare “ebrei cancro del Pianeta”, non so, ma io ci vedo ancora una sottile ma significativa differenza.
Mi rendo conto che cio’ venga valutato meno da qualche sensibilita’ social-liberal termondista ancora in giro, ma questo non e’ un mio problema.
non c’è nessuna contraddizione, i discorsi dei politici e degli uomini di governo spesso sono pura manutenzione del consenso, mentre gli atti del governo possono prendere tuttaltre strade, e alla fine conta di più sporcarsi le mani con la realtà dei rapporti di forza che fare tanti discorsi inutili, l’esempio classico è Kennedy che mentre lisciava il pelo a parole alla sinistra era un falco in politica estera….
“Nel merito, purtroppo l’iraniano investe a svilupparsi la Bomba, oltre che farneticare.
Per non dire, tra il concionare sui massimi sistemi parlando di fratellanza e rispetto e sibilare “ebrei cancro del Pianeta”, non so, ma io ci vedo ancora una sottile ma significativa differenza.”
Mi sembra un ragionamento debole. I discorsi e la propaganda servono a generare o consolidare il consenso sul fronte interno, ma i “fatti” in politica estera, quando tiene il consenso interno, riflettono esclusivamente i rapporti di forza.
Teheran non potrebbe mai usare la bomba atomica nemmeno se l’avesse, perché così facendo determinerebbe la propria fine.
Gli Stati Uniti, invece, in linea teorica potrebbero scatenare un attacco nucleare su qualsiasi paese non sia la Cina o la Russia, senza tema di ritorsioni militari significative. Il dramma occidentale nei confronti di una nuova potenza nucleare esterna alla propria sfera d’influenza diretta, sta nel fatto che questa diventa automaticamente meno ricattabile e che un eventuale intervento militare contro quello stato diventerebbe più rischioso e dispendioso.
Poi, mi sembra di capire che t’interessano i fatti.
Vediamoli questi fatti.
L’Afghanistan è sotto occupazione militare da quasi otto anni, l’Iraq da sei e, ad oggi, di fatto, non si sa quando e se queste occupazioni termineranno.
L’occupazione dell’Iraq è stata perpetrata al di fuori dell’egida dell’ONU, quindi si configura come un’aggressione criminale da parte di uno stato sovrano ai danni di un altro stato sovrano. La propaganda sulle armi batteriologiche è stata sbugiardata da tempo, l’interesse vero è palesemente il controllo delle risorse petrolifere mediorientali.
Questa occupazione ha determinato la morte di oltre 750.000 persone.
Guantanamo e Abu Grahib, la tortura e la deportazione sono le fondamenta sulle quali l’occidente costruisce la democrazia nei paesi occupati?
Credo che questi fatti bastino e avanzino.
Non vedo come il milione di morti ammazzati tra Afghanistan e Iraq possa avere nulla a che fare con la promozione della democrazia.
Tanto valeva allora buttarci su una bella bomba nucleare, ammazzarli tutti, decontaminare l’area e colonizzarla instaurando una bella repubblica democratica.
E l’Egitto e l’Arabia Saudita alleati USA che sono? Repubbliche democratiche?
E Berlusconi e Napolitano che accolgono con tutti gli onori Gheddafi, dittatore ed antico sponsor del terrorismo internazionale non ti fanno ridere?
Spero di non deluderti se oso affermare che la politica estera occidentale non è affatto interessata alla democrazia, bensì alla solita vecchia logica imperialista del controllo territoriale e dell’approvvigionamento di materie prime. Non lo dico io, lo dicono i fatti.
E Obama, come ha già scritto qualcuno, non è Gesù…un uomo non fa sistema.
Ehm. SOno un archeologo ed ho lavorato proprio in Andalucia, Granada e Malaga. Guarda che i resti archeologici dicono qualcosa di un po diverso da quello che sostieni tu, del resto i tubertiani sono ancora diffusissimi e alle elementari si studiano ancora vassalli e valvassini che, in realtà, non sono mai esistiti. (mi scapperebbe anche da dire che qualche pazzo è persino riuscito a far credere a 20 milioni di persone che in pianura padana c’erano i celti, ma pazienza…)