Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
Internidi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 17 aprile 2008 alle 09:08 dallo stesso autore - torna alla home

Tra girl power e discriminazione, siamo all’84esimo posto per presenza femminile nella politica e nella società, mentre il tasso d’occupazione è bassissimo. Cosa può e cosa deve fare l’esecutivo che verrà

Dopo le elezioni e passati i festeggiamenti per i vincitori, si torna ai problemi di tutti i giorni, quelli a cui la politica dovrebbe dare delle risposte. Tra gli sconfitti di queste elezioni c’è sicuramente il mondo in a. Le donne. Si perché nonostante le promesse, nonostante qualche timido segnale, la rappresentanza donna feldman picture 2 Il nuovo governo e le donne: una vecchia questionefemminile nel nuovo parlamento italiano continua ad essere numericamente modesta. Nel nuovo governo si parla di 4 donne su 12 (che è meglio di niente) ma in posti di secondo piano. Niente a che vedere con quello che accade altrove, dal Governo Zapatero, alla Germania con la sua Angela Merkel e (forse) agli USA di Hillary Clinton. In tutto il mondo il ruolo delle donne sta – lentamente – cambiando, e non solo in politica: cresce la loro presenza nel mondo del lavoro e ne aumenta il peso nei processi decisionali.

GIRL POWER! - Questa “rivoluzione” raggiunge anche le società più tradizionaliste, dice il rapporto ONU sui Millennium Development Goals, gli obiettivi di progresso globale al 2015. Ma in Italia questa rivoluzione non si vede. Intendiamoci: le donne nel mondo sono discriminate un po’ dappertutto, ma tra i paesi che si autodefiniscono più “avanzati” l’Italia è quella messa peggio. Le cifre parlano chiaro: prendiamo il Global Gender Gap, un indice elaborato dal WEF e che misura il gap di genere rispetto a molti fenomeni, dalla presenza in politica al ruolo nella società e nel mondo del lavoro. Siamo all’84esimo posto nel 2007. Niente male, per una delle cosiddette 8 grandi potenze mondiali! La discriminazione in politica è dunque la punta dell’iceberg, la più evidente, di un fenomeno molto più diffuso che si annida in ogni casa e in ogni posto di lavoro. Il tasso di occupazione femminile (la percentuale di donne che lavorano) in Italia è inferiore al 50 per cento, agli ultimi posti in Europa. Perché è così basso? Ce lo spiegano i dati Istat. C’è un fattore territoriale: la scarsa partecipazione al mercato del lavoro nel Sud, con tassi di attività e occupazione da terzo mondo, inferiori di oltre venti punti a quelli del Centro Nord. Le donne del Sud, anche le giovani, in molti casi hanno proprio smesso di cercare lavoro. Ma c’è pure un motivo generazionale, che investe anche le aree del Centro e la laboriosa Padania. Perché anche nel Centro Nord, mentre le donne più giovani (25-44 anni) sono occupate più o meno come la media europea, per le altre si registra una caduta del tasso di occupazione di quasi 20 punti percentuali.

E anche quando le donne il lavoro ce l’hanno, subiscono discriminazioni sia di carriera che di stipendio. Perché spesso svolgono lavori di servizio, “femminili“, meno pagati, più precari, e che rendono più difficile il progredire nelle carriere. E poi, nonostante risultati scolastici migliori degli uomini, hanno grandi difficoltà a raggiungere ruoli direttivi. E quando sfondano il “soffitto di cristallo” e conquistano posizioni dirigenziali, i salari sono più bassi: una dirigente guadagna il 26,3 per cento in meno di un collega maschio, mentre il differenziale retributivo di genere a parità di posizione professionale intasso occupazione Il nuovo governo e le donne: una vecchia questione Italia si attesta al 10 per cento, con differenze più marcate nel settore privato. E questo si verifica soprattutto nelle aree più avanzate, Nord in testa. Insomma, il differenziale di reddito tra uomini e donne cresce nelle professioni più qualificate e meglio retribuite e nelle regioni più ricche, quelle dove l’occupazione femminile è in linea con l’Europa. Un bell’esempio di meritocrazia! Non stupisce così che molte donne col passare degli anni abbandonano le loro ambizioni, Anche perché c’è un’altra specificità dell’Italia: il 77,7 per cento del lavoro “familiare” prodotto dalla coppia è ancora quasi interamente sulle spalle delle donne, quasi fosse un loro “affare privato”.

La donna italiana in un giorno medio (che comprende anche la domenica) lavora complessivamente, tra casa e posto di lavoro (se ce l’ha), 7 ore e 26 minuti. Un tempo superiore agli uomini, e soprattutto alle donne di molti altri paesi europei; ad esempio, un’ora e 10 minuti in più di una donna tedesca. Così, l’attribuzione asimmetrica delle responsabilità familiari e la carenza di misure conciliative portano all’impossibilità pratica, a meno di salti mortali ed enormi sacrifici personali, di lavorare e pensare anche alla carriera. Ma si potrebbe obiettare: Forse questo stato di cose sarà un po’ingiusto, ma è utile allo sviluppo economico dell’Italia. Divisione dei compiti: Donna domina a casa, angelo del focolare, magari splendida fattrice di figli alla patria, mentre l’uomo esce nel mondo a combattere la battaglia dell’esistenza. Manco per niente. Questo modello è dannoso per tutti: contrariamente a quello che pensano molti, il lavoro femminile non è più un ostacolo alla natalità. Anzi: uno studio dell’Ocse dimostra che oggi nei Paesi ad alto reddito (quelli avanzati, come dovrebbe essere l’Italia), a differenza del passato, si fanno meno figli proprio dove le donne hanno meno opportunità di occupazione.

8 commentistampa - fallo leggere