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pubblicato il 5 giugno 2009 alle 15:30 dallo stesso autore - torna alla home

A poche ore dall’apertura delle urne è’ iniziata la fase “gol di testa di Zoff”. I sondaggi rimbalzano impazziti, con dati che variano dal disastro al trionfo per ogni singola lista. Un breve catalogo delle indiscrezioni affidabili, per evitarvi di sfasciare una finestra chiedendo chi ha fatto palo.

Sabato alle ore 15 si aprono i seggi e gli italiani potranno barrare una croce e scrivere una preferenza nelle due elezioni dove ancora si può fare, europee ed amministrative. L’attesa dei media è tutta rivolta alle soglie psicologiche dei vari partiti. Posto che il centrodestra sarà ancora in netta maggioranza, le principali formazioni politiche hanno obiettivi molto chiari da raggiungere per valutare l’eventuale successo. Il PDL ha posto l’obiettivo di scavalcare la montagna del 40%,valore mai raggiunto da nessun partito alle europee, e raramente superato dalla Democrazia Cristiana nella Prima Repubblica. L’alleato leghista vuole invece superare quel 10% trovato nelle urne del 1996, quando la sfida a Roma Polo e Roma Ulivo fu condivisa da 4 milioni PDL Le Europee che verranno   Gli ultimi pronosticidi italiani. Il partito di Bossi mira soprattutto a diventare il primo partito in Lombardia e Veneto, così da strappare ai berlusconiani la poltrona di presidente di Regione nel ducato del NordEst. Il PD rischia l’osso del collo se meno di un elettore su quattro lo voterà, mentre ogni punto percentuale in più del 25% rafforzerà le ambizioni di Franceschini, castrando ancora una volta la corsa di Bersani. Ma la vera partita in casa democratica si giocherà alle amministrative, con il rinnovo di oltre 4 mila comuni e più di 60 province in prevalenza guidate dai Democratici

IL CENTRO DEL POTERE - La sfida lanciata da Berlusconi al potere rosso non sembra avere fortuna. Gli ultimi sondaggi indicano un ricompattamento dell’elettorato di centro sinistra nelle roccaforti di Bologna e Firenze, la chiave di volta di questa tornata amministrativa. Cadessero le due città simbolo del PD, Franceschini preparerebbe immediatamente le valigie per l’Africa – chissà se troverà Veltroni alla ricerca di un multisala in Darfur - e l’intero apparato ex diessino riceverebbe convulsioni talmente forti da mettere a repentaglio l’intero partito. IPSOS e SWG sembrano confortare i cuori piddini, visto che rilevano Renzi e Del Bono vicini al 50%, con una tendenza alla crescita. L’altra roccaforte dell’Italia centrale, Perugia, ha mostrato dati abbastanza simili, anche se un imprevedibile ballottaggio potrebbe ricacciare in gola i sospiri di sollievo del primo turno. Nelle regioni rosse vanno al rinnovo la gran parte delle Amministrazioni provinciali, e i conti in casa democratica si faranno lì. Particolarmente incandescente la sfida a Reggio dell’Emilia, dove l’ex sindaco ulivista vuole far crollare la città rossa per eccellenza. Scendendo a Sud, particolare batticuore si rileva in Puglia, la regione di Max D’Alema. A Bari il segretario regionale del PD Michele Emiliano si gioca una difficile riconferma, ma la città è politicamente moderata e il ritorno dell’ex sindaco Simeone di Cagno Abbrescia provocherebbe grandi malumori ma non gli sconquassi bolognesi. Le indagini mostrano un grande equilibrio, con Emiliano davanti nel voto personale ma con il centrodestra che guida abbastanza nettamente il voto di lista. Nelle altre province pugliesi, così come meridionali, è più che ragionevole prevedere un tonfo del PD. A Napoli il cambio della guardia in Provincia è dato per scontato, con l’ex ministro di Prodi Nicolais che mai ha superato il 40% nei sondaggi. Il PDL dovrebbe così raccogliere i frutti dello spostamento dell’elettorato meridionale, che nel 2008 decretò il successo del predellino. L’effetto Noemi, tra il Tirreno e lo Ionio, non lo rileva nessuno.

FRONTE DEL NORD - Nel 2004 le divisioni del centrodestra consentirono un trionfo del centrosinistra, che strappò roccaforti forzaleghiste come Milano e Bergamo. 5 anni dopo il quadro è molto differente, con la Lega a gonfie vele, avviata verso la riconquista della palma di primo partito del Nord. Molte amministrazioni passeranno a destra, in particolare nei piccoli Comuni sotto i 15 mila abitanti dove conta solo chi arriva in testa al primo turno. In Provincia di Torino il centrosinistra spera nel cuore rosso e azionista della città, per non perdere la sua tradizionale roccaforte sabauda. Il presidente uscente Saitta se la gioca in un testa a testa con l’imprenditrice Porchietto, pregando nel ballottaggio. Il boicottaggio leghista del referendum è la vera speranza dei democratici del Nord, che potrebbero vincere al secondo turno grazie alla smobilitazione padana. Il presidente della Provincia di Milano Penati punta al ballottaggio, e gli ultimi sondaggi rilevano il suo avversario Podestà ad un soffio dal 50%. Insieme a Penati pregano per il secondo turno anche i candidati di Lodi e Cremona, province lombarde dall’aroma emiliano vista la tradizione rossa delle loro amministrazioni. In Veneto il centrosinistra confida in Padova e Venezia, dove i sondaggi sono discreti, mentre l’onda leghista spianerà la strada verso l’arrivo di Flavio Tosi alla poltrona di governatore, Berlusconi permettendo. La tenuta di Torino e Venezia e l’improbabile ma non impossibile riconferma di Milano avrebbero una fortissima ricaduta sul congresso autunnale del PD, dove il Nord potrebbe riconquistare fette di potere che nel partito sono sempre state spartite tra Regioni Rosse e Sud.

ULTIME INDISCREZIONI – Al Nord la partita si gioca sul filo del 50%, la maggioranza potenziale di PDL e Lega nella gran parte delle Province settentrionali, così come a livello nazionale. Gli ultimi sondaggi iniziano a soffrire dell’impazzimento del campione che si registra – solo in Italia – negli ultimi giorni di campagna elettorale. La mobilitazione dell’elettorato sarà il fattore al solito decisivo, e la fiducia riscossa dal governo Berlusconi soffia il vento nelle vele del centrodestra. Andrea Mancia continua a pubblicare le sue corse dei cavalli, con l’accompagnamento dal Giro d’Italia e dellHit Parade discografica Il quadro che ne emerge è un po’ confuso. SWG, così come Termometro Politico, rileva il PDL sotto il 40% e poco sopra il 37,4 di aprile 2008. Crespi e Digis confermano il raggiungimento dell’obiettivo minimo posto da Berlusconi al suo partito. Il PD ha trovato sollievo solo nelle indagini di Piepoli, che da mesi vede la formazione di Dario Franceschini vicina al 30%. Se il 27 rilevato da SWG e Ipsos potrebbe essere un buon tonico per i democratici, il 25 registrato da altre pdlogo Le Europee che verranno   Gli ultimi pronosticicase demoscopiche invece aprirà la tenzone congressuale già in piena estate. La Lega Nord dovrebbe essere vicina al 10%, anche se la tendenza degli ultimi giorni non rasserena le speranze leghiste. La doppia cifra sarà raggiunta se schegge di destra ingrosseranno il fronte padano nell’Italia centromeridionale, ma i leghisti guarderanno subito il risultato ottenuto a livello regionale. Il vero deluso delle elezioni europee rischia di essere Antonio Di Pietro, il cui consenso oscilla tra il 5 e il 9 a seconda dell’indagine. L’agognato 10% è ormai lontano, e l’effetto Noemi – con la polemica diretta Franceschini vs Papi – pare aver danneggiato l’arcinemico di Berlusconi. L’UDC traccheggia verso la conferma del risultato delle politiche, mentre per le 4 liste potenzialmente in corsa solo Lombardo può superare lo sbarramento, se la Sicilia darà il plauso al governatore per il suo rimpasto di giunta. Sinistra & Libertà e la lista comunista sono schiacciate da mesi nella triste forchetta del 2 e 3%, e i radicali registrano consensi ancora minori. Solo un sondaggio di Unicab lascia qualche speranza alle forze minori, che però rimangono sempre sotto il 4. Sono tutti voti sottratti al PD, che rafforzano la fuga solitaria di Varenne – Berlusconi. La grande galoppata verso il Grand Prix del Quirinale continua a proseguire senza ostacoli credibili.

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