Le mire espansionistiche della nuova Russia zarista

11/08/2008 - Bombardamenti, blocchi navali, colpi di forza durante il massimo simbolo della pace tra i paesi, le olimpiadi. Zar Putin mostra che la Russia – anche se finirà a secco nel medagliere di Pechino – ha ancora le armi affilate e

     
 

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Bombardamenti, blocchi navali, colpi di forza durante il massimo simbolo della pace tra i paesi, le olimpiadi. Zar Putin mostra che la Russia – anche se finirà a secco nel medagliere di Pechino – ha ancora le armi affilate e identica sete di potere. E’ l’inizio di una nuova guerra fredda?

La Russia di Putin ha riconquistato ufficialmente il posto nello scacchiere internazionale perso dalla caduta del muro di Berlino. L’operazione militare in Ossezia del sud, e’ stata programmata e attuata nonostante la “tregua olimpica” – durante le olimpiadi della Grecia antica il periodo dei giochi fermava ogni guerra – o forse proprio in concomitanza dell’evento per catalizzare ulteriormente l’attenzione mediatica. La Russia e’ tornata, grazie allo smantellamento del pesante stato sociale ereditato dal periodo socialista e soprattutto grazie allo sfruttamento intensivo e speculativo degli enormi giacimenti di gas e petrolio, da cui fa dipendere non solo i paesi vicini della vecchia Urss, ma anche – e soprattutto – molti paesi europei tenuti cosi’ sotto scacco.

NO GIORNALISTI, NO PARTY - Sapere cosa stia succedendo in queste ore in Ossezia non e’ semplice. Nella capitale della provincia filorussa secessionista ci sono dei giornalisti, ma le notizie che provengono da quella regione sono filtrate dall’esercito russo. Non e’ una novità. La Cecenia e’ stata una delle guerre civili dimenticate in cui sono scomparsi o ridotti al silenzio, un numero incredibile di giornalisti e di operatori umanitari. La Fsb – il servizio segreto russo che una volta era noto come Kgb – e’ stato accusato in più di un’occasione di essere responsabile di questa violenta censura. Per questa ragione le poche immagini del circuito internazionale APTN che ricevono i nostri telegiornali nazionali (non solo italiani) sono solo le immagini che il governo russo ha deciso di mostrare (a differenza di altre guerre civili o guerre segrete infatti non sono finora trapelati filmati amatoriali e non registrati magari con cellulari), e le agenzie di stampa battute sono filtrate accuratamente. Le uniche che sfuggono al controllo russo sono quelle che partono da Tiblisi, la capitale georgiana. Viene da se’ capire che di questa guerra, i numeri delle vittime, le reciproche accuse di bombardamenti sui civili, gli effettivi dei due eserciti in campo, non sapremo mai nulla.

NON SOLO OSSETI – Non c’è solo una provincia filo russa della Georgia in gioco. Anche l’Abkhazia, un’altra regione che ha cercato di proclamarsi indipendente e ha sempre mostrato insofferenza dei governi filo-occidentali della Nato, ha iniziato la sua guerra di liberazione. Con l’aiuto dell’Armata Rossa, ovviamente. Insomma la Russia continua la sua avanzata, rifiutando la richiesta di cessate il fuoco del premier georgiano Saakashvili (“è una scusa, stanno ancora combattendo”). Fino alla reconquista delle regioni georgiane.

IL PODIO DELLA PACE - A Pechino l’atleta georgiana bronzo nella gara di pistola ha abbracciato la sua omologa russa, giunta seconda. Il Cio conferma che le delegazioni degli atleti non lasceranno la Cina. I capi di Stato presenti ancora in Cina si limitano a dichiarazioni di condanna delle violenze, ben sapendo che qualsiasi tentativo di mostrare i muscoli morirà all’interno del Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite. L’Onu – che già ha mostrato tutta la sua debolezza in diversi casi, ultimo il genocidio del Darfur – e’ di nuovo tornato completamente inerme e incapace di svolgere il suo ruolo.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE – Un’ultima nota, per ricordare che la regione sia una vera e propria santa barbara pronta a esplodere. Ossezia del Sud e Abkhazia sono le regioni georgiane che vogliono essere “liberate dal gioco di Tiblisi”, poi accanto c’è la Cecenia; in Ossezia del Nord (repubblica indipendente legata alla Russia) c’è la cittadina di Beslan. Quella del commando kamikaze ceceno…

     
 

10 Commenti

  1. fabristol scrive:

    Tutto giusto ma c’è un errore nel nome del presidente georgiano. Non è Tsvangirai, politico dello Zimbabwe, ma Saakashvili. ;)

  2. ENRICO scrive:

    Le due regioni russofone della Georgia sono come il Kossovo . Data l’indipendenza agli albanesi del Kossovo perchè non darla anche a queste popolazioni ?

  3. Gregorj scrive:

    è una domanda idealistica o geopolitica?

  4. Pensatoio scrive:

    x Greg
    Quando non sapete a chi santo affidarvi considerate la natura della domanda ?
    Per me Putin fa il suo santissimo dovere, cercando di non farsi prendere per il culo dagli Usa, che ormai usano la Georgia come provocatore prezzolato, dandole privilegi che la Serbia non ha avuto e esibendo questo status da privilegiati (“bisogna mantenere l’integrità territoriale della Georgia…”, ma perchè non ti fai sparare da un Osvald qualsiasi ?) come uno schiaffo al nemico circondato.
    Si tratta di irresponsabili (i polacchi, i georgiani, Bush) che ci porteranno sull’orlo di una guerra (Frattini subito vuole mandare truppe, ce le ha di spiccioli il cazzo con le lenti a contatto…) con tutta la loro fregola di regolare i conti con l’Iran e la Russia. Poi dopo toccherà alla Cina ?
    Fermiamo gli Usa finchè siamo in tempo.

  5. Gregorj scrive:

    x Pensatoio:

    in verità, il distinguo serviva proprio a fare il ragionamento che hai fatto tu. Ovvero: idealisticamente, ogni popolo dovrebbe potersi autodeterminare etc etc. Geopoliticamente, il continuo avanzamento delle forze “occidentali” a est produce instabilità in Russia. E una Russia instabile non conviene a nessuno, a prescindere dal discorso sugli americano. Putin preserva un’influenza verso i vicini che, come nel caso dell’Ucraina, è osteggiata dagli Usa per un ragionamento che nel breve periodo sarà anche vantaggioso, ma nel medio-lungo rischia di destabilizzare l’intera area.

    p.s.: non mi risulta che non sappiamo a che santo votarci qui, e che non rispondiamo alle questioni e alle domande. Se a te invece sembra così, pazienza.

  6. ilMaLe scrive:

    La Georgia ha fatto in piccolo quello che la Russia ha sempre fatto in grande in Cecenia: reprimere ogni minoranza ribelle nel sangue. E proprio la Russia non è rimasta indifferente alla guerra civile georgiana. Forse Saakasvhili doveva aspettarsi una ritorsione di Mosca dopo i suoi massacri perpetuati in Ossezia del Sud. Putin ha deciso difatti di punire la Georgia. Senza chiedere il parere alla comunità internazionale, seguendo l’esempio dell’amico George W. Bush, Putin ha fatto bombardare la capitale georgiana. I morti civili sono migliaia. Questo massacro di innocenti mostra ancora una volta il peggior volto dell’ex agente del KGB. Intanto Saakashvili chiede l’intervento dell’Occidente. Ma è una richiesta che non avrà risposta: un intervento da parte degli Stati Uniti in difesa della Georgia vorrebbe dire una terza guerra mondiale. E questo Putin lo sa bene.

  7. ilMaLe scrive:

    I leader occidentali possono condannare i bombardamenti, al massimo mettere sanzioni economiche contro la Russia, ma nulla di più. Anche perchè la Georgia non fa ancora parte della Nato. L’Unione Europea e anche gli Stati Uniti hanno sempre posticipato il tanto desiderato da Saakashvili, ingresso della Georgia nella Nato. Un motivo ci sarà: non creare ulteriori tensioni con Mosca. La Georgia è quindi abbandonata al suo destino. Dalla sua parte ci sono solo le parole di chi vuole la pace. Ma la stessa Georgia doveva attuare un piano di riconciliazione con le minoranze etniche presenti al suo interno. Saakasvhili, e prima di lui anche Shevardnaze, hanno preferito discriminarle. Ora fanno pagare al loro popolo pesanti errori politici. Putin può permettersi ogni cosa, ma deve stare molto attento. Il semidittatore russo ha citato il precedente kosovaro per giustificare il suo attacco alla Georgia. Siccome l’Europa sostiene l’indipendenza del Kosovo, allora lui vuol dare l’indipendenza ad Abkhazia e Ossetia del Sud. O forse vuole annetterli alla Russia, sostenendo possibili referendum che gli darebbero ragione. Ma Putin forse dimentica una cosa: la Cecenia. Il leader russo tanto amorevole con i fratelli abkhazi e osseti come la metterà con gli odiati indipendentisti ceceni? A furia di usare “precedenti” si finisce per scottarsi. Finora Putin ha sempre utilizzato il pugno duro, discriminando e reprimendo i rivoltosi ceceni, creando morte e distruzione anche tra i civili. Lo stesso che ha fatto Saakashvili con osseti e abkhazi. Alla fine, questa guerra mostra due criminali dalla stessa tecnica di repressione. Aizzare il proprio popolo, che in grande maggioranza li sostiene, contro le minoranze, il solito capro espiatori di tanti problemi che affliggono Russia e Georgia.

  8. EssEmme scrive:

    L’avanzata Russa in Georgia – a mio avviso – è molto di più che una “difesa” dei russofili in terre confinanti. Per prima cosa è un messaggio verso l’interno, verso i russi stessi. Non c’è stato modo di parlarne nel pezzo, spero di poter approfondire anche in seguito su questo nuovo potenziale equilibrio geopolitico che si sta delineando. Comunque il governo russo ha un disperato bisogno di imporre il concetto del “giusto ritorno alla posizione che spetta alla grande russia”. E’ essenziale perchè i super-extra-iper-profitti del gas non arrivano al cittadino medio, e c’è un disperato bisogno di consenso. Poi c’è da distrarsi un po’ da una Cecenia che continua a opporsi nonostante ridotta in macerie. Poi c’è l’ennesima sconfitta dell’informazione. Chi sa davvero cosa stia succedendo?

  9. Pensatoio scrive:

    Greg, se intendevi così, sta bene.
    Ma l’ultimo intervento di SM insiste ancora sulle mire della Russia (o sulla sua volontà di dimostrare qualcosa) che non sulla fretta con cui gli Usa vogliono regolare le loro pendenze (Russia, Iran).
    Dopo tutto le ultime guerre le han fatte loro.

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