Superman cambia il corso della storia e riporta gli Orlando Magic alle finali Nba
04/06/2009 - “Mentre i Magic crescevano nei playoff”, prosegue la Hill, “cresceva anche la loro base di tifosi. Prima, se si andava alle partite dei Magic, non era inusuale vedere più tifosi indossanti casacche della squadra avversaria, che non di giocatori dei
“Mentre i Magic crescevano nei playoff”, prosegue la Hill, “cresceva anche la loro base di tifosi. Prima, se si andava alle partite dei Magic, non era inusuale vedere più tifosi indossanti casacche della squadra avversaria, che non di giocatori dei Magic”. Oggi, è un tripudio di maglie blu (o bianche) numero 12, in tributo di Dwight “D-12″ Howard.
E ORA KOBE BRYANT - Troppo facile, ora, prevedere che gli inesperti giovani sbarbatelli di Orlando
vengano sopraffatti dai Los Angeles Lakers già campioni in passato e già abituati alla luce dei riflettori. Troppo facile, ancora una volta, affidarsi al destino già prefissato e ai capitoli di storia già scritti (LeBron docet). La sfida, certo, non è una passeggiata. Dalla Western Conference arrivano, dopo un percorso irto di ostacoli – si prenda come esempio la serie contro Houston, decisa da sette gare – i temibili gialloviola di Kobe Bryant, probabilmente il più grande talento cestistico in attività, che vuole, sempre vuole, fortissimamente vuole conquistare un altro dannato anello per dimostrare a tutti di essere capace di vincere da solo, senza l’apporto decisivo di altri, senza fare da sparring partner a un’altra, più ingombrante, stella (come accadde per i tre titoli vinti al fianco di Shaquille O’Neal). Per i Lakers, è la seconda apparizione consecutiva alle finali. Lo scorso anno, trovarono sulla propria strada i Boston Celtics del trio delle meraviglie Garnett-Pierce-Allen, dovendosi arrendere di fronte a una franchigia assai più affamata di gloria. Quest’anno, non hanno scuse a disposizione. Nessun infortunio, nessun litigio, nessuna maledizione: l’imperativo categorico è asfaltare i Magic e consegnare, o meglio riconsegnare il numero 24 Bryant all’olimpo dei più grandi di tutti i tempi. E così sembrano prevedere la maggior parte delle analisi, delle previsioni e delle scommesse di esperti, tifosi e appassionati. Eppure i Magic, che già una volta si sono ribellati alla storia, non sono arrivati fin qui per recitare la parte dell’agnello sacrificale. Anzi, sono pronti a giocarsela fino in fondo.
I LAKERS GIA’ BATTUTI DUE VOLTE - In stagione regolare, Los Angeles e Orlando si sono incontrate due volte. Il 20 dicembre, in Florida, finì 106-103 per la squadra di casa. Il 16 gennaio, in California, 109-103 per la squadra ospite. 2-0 per i Magic, con la guardia Jameer Nelson – ora infortunato, ma forse protagonista di un eroico ritorno – miglior marcatore di entrambi gli incontri. Ai Playoff, tuttavia, è sempre tutta un’altra storia. E, in queste occasioni, nessuno è meglio di coach Phil Jackson e di Kobe Bryant, maestri nel gestire a proprio vantaggio quello che J.A. Adande di ESPN definisce “Stage Fright Factor”, la “paura del palcoscenico” che colpisce gli esordienti – in questo caso Howard e compagni. Senza addentrarsi in complicate analisi tecniche della sfida, risulta evidente che Los Angeles arrivi alla finale, ovviamente decisa a conquistare il titolo, per la prima volta nella sua storia in mancanza di un centro dominante – Mikan, Chamberlain, Jabbar, O’Neal – nonostante la presenza del bravo e diligente Andrew Bynum. Dall’altra parte, invece, si punta tutto su Howard, in eccellente forma fisica, del tutto inarrestabile e autore di una serie di prestazioni impressionanti in questa off-season, specialmente contro Cleveland (40 punti e 14 rimbalzi in gara 6). E c’è già chi si chiede se Bynum, cui spetterà l’ingrato ruolo di marcare Howard, sarà in grado di difendere con continuità e di contenere l’esplosività di “Superman”: in stagione regolare, alcuni commentatori losangelini ricordano amaramente, il centro gialloviola commise cinque falli in circa dodici minuti (“I Lakers si stanno allenando pensando a come fermare Howard” ha scritto il Los Angeles Times). Ovviamente, dalla parte opposta della staccionata, il “go-to guy”, l’uomo della provvidenza, colui a cui passare la palla nei momenti decisivi (e non solo) è Kobe Bryant. Il quale, se in giornata, è assolutamente immarcabile e privo di rivali, con buona pace del rookie Courtney Lee e della riserva Mickael Pietrus, suoi probabili marcatori in finale.
CHI AVREBBE SCOMMESSO SUGLI UNDERDOG ? - La sfida, insomma, non è già decisa in partenza. E, nonostante l’assenza di
King LeBron James – in questi giorni paragonato dai media Usa all’altro illustre sconfitto Nadal – ha tutte le carte in regola per risultare appassionante, spettacolare e, sperabilmente, combattuta fino all’ultimo secondo della settima gara. Magari, sempre che non sia chiedere troppo agli dei del basket, ai tempi supplementari. Una finale che corrisponde a una “più fresca, meno commerciale storyline cestistica”, come definita dal Miami Herald, nella quale è sicuramente e fisiologicamente, senza mancare di rispetto ai Lakers, “più facile tifare per gli underdog”, ovvero i meno favoriti Orlando Magic. Sui quali in pochi, pochissimi, avrebbero scommesso a inizio stagione. “Abbiamo ancora molto lavoro da fare”, ha affermato un Howard festante dopo la storica vittoria contro i Cavs, “Spero che tutti inizino a credere in noi, perché continueremo a lavorare”. L’ultima volta finì con un 4-0 per la squadra proveniente da Ovest. Ma Superman, dopo aver riscritto la storia e ribaltato una sceneggiatura già approvata, vuole fare il bis, e smentire ancora una volta le previsioni.












