Sicilia, pronto il mega spot di Lombardo

04/06/2009 - Una eventuale nuova giunta siciliana poteva essere tranquillamente essere messa a punto dopo le Elezioni del 6 e 7 giugno. Al tavolo con gli alleati. Ma il Presidente della Regione Sicilia ha preferito, da solo, ribaltare tutte le carte in

     
 

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Una eventuale nuova giunta siciliana poteva essere tranquillamente essere messa a punto dopo le Elezioni del 6 e 7 giugno. Al tavolo con gli alleati. Ma il Presidente della Regione Sicilia ha preferito, da solo, ribaltare tutte le carte in tavola in piena campagna elettorale. 

Intorno al gruppo parlamentare del Movimento per l’Autonomia presso l’Assemblea Regionale Siciliana, composto da circa 15 deputati su un totale di 90, non si può certamente costruire una maggioranza solida in grado di governare la regione, nemmeno se venisse appoggiata da qualche corrente interna al Popolo della Libertà. 

OBIETTIVO 4% – I numeri, da soli, a priori rendono impraticabile questa strada. Il rimpasto voluto a fine maggio dal Presidente Raffaele Lombardo, che ha escluso quasi del tutto dalla giunta gli alleati della coalizione di centrodestra tra i quali anche l’Udc di Totò Cuffaro, ha tutta l’aria di una mossa propagandistica in vista delle prossime elezioni europee, dove l’Mpa, che corre insieme a La Destra di Storace, l‘Alleanza di Centro di Pionati e il Partito Pensionati di Fatuzzo, punta a raggiungere, sotto il nuovo simbolo de L’Autonomia, la fatidica soglia di sbarramento del 4%. Non si tratterebbe, quindi, che di un’operazione di make up elettorale visto che non c’è nessun presupposto su cui il nuovo governo regionale possa reggersi per lungo tempo. I sondaggi clandestini, mascherati da corse di cavalli e resi pubblici da Andrea Mancia e Simone Bressan, ci parlano in questi giorni di un consenso per il nuovo cartello elettorale che si aggira intorno ai tre punti elettorali. Qualcuno stima un deludente 2%, qualche altro istituto di sondaggi, o, se volete, qualche altro “ippodromo“, quantifica il consenso intorno ai 3,5-4 punti percentuali su scala nazionale. La visibilità ottenuta in questa vicenda potrebbe essere, quindi, vantaggiosa per accrescere il bottino ottenuto un anno fa dalle forze oggi coalizzatesi, e potrebbe, chissà, giustificare la mossa da pokerista di Lombardo. Alle elezioni regionali la Destra e l’Mpa ottennero, sommando, il 15% circa, mentre alle politiche, alla Camera, il 7,4% nella circoscrizione Sicilia 1 e l’11,9% nella circoscrizione Sicilia 2. 

IL GOVERNO DEL PRESIDENTE – L’esito delle urne ci dirà se la mossa ad orologeria di provare a portare tutti a parlare del suo neonato governo avrà generato benefici al movimento L’Autonomia, per il quale, tra l’altro, Lombardo è candidato in prima persona per un seggio a Strasburgo. E non è solo una questione di numeri, c’è in ballo anche la rivendicazione di un maggior peso politico. Caterina Chinnici, figlia di Rocco, e Marco Venturi, vicepresidente della Confindustria siciliana e fortemente impegnato nella lotta al racket, per impostazione mentale e culturale personalità vicine al centrosinistra, sono due delle new entry della nuova giunta Lombardo imbottita di tecnici, che sembra essere un modo per rafforzare la leadership di Lombardo e per ribadire che il Presidente, autonomista fuori dagli schemi destra-sinistra e forte di un indiscutibile ampio consenso, un dialogo col centrosinistra potrebbe pur sempre aprirlo e magari mettere a segno un’alleanza in futuro. Improbabile, forse fantapolitica, ma pur sempre possibile per uno che ideologicamente non si pone né di qua né di là. La situazione post-voto non muterà chissà quanto, ovvio, ma comunque questa non sarebbe la prima volta che il Presidente siciliano prova a sottolineare la possibilità di aperture a nuove coalizioni, salvo poi rientrare nuovamente alla base. Lui si gioca le sue carte col rimpasto a sua immagine e somiglianza, che, oltre che per la visibilità e l’immagine sua e della sua lista, avverte e delegittima tutti gli esponenti del centrodestra che stavano a chiedere i voti contro di lui. 

TEMPISMO PERFETTO – E ne sa qualcosa di immagine il Presidente del Consiglio Berlusconi, che ha ben deciso, per non agitare ulteriormente le acque, di rimandare la questione ed ogni eventuale chiarimento al dopo-elezioni. E’ chiaro che il Pdl a lungo andare vorrebbe vedere Lombardo politicamente distrutto, ma sarebbe controproducente creare ulteriori attriti a pochi giorni dalle urne. Eppure la reazione tra le fila del Pdl non era stata così cauta. C’era stata la repentina decisione della maggioranza a Roma di presentare un ddl che modificasse lo statuto dell’Assemblea Siciliana e disponesse che, qualora dovesse cambiare la maggioranza in giunta, il governatore possa essere sfiduciato e sostituito da un altro presidente indicato dall’Assemblea, senza nuove elezioni. Gasparri era stato in prima linea per fermare quel Lombardo che, oggi, non ha numeri e un progetto politico per andare avanti con i nuovi assessori. La rivoluzione in giunta è arrivata a pochi giorni dal voto: se ci fosse stata necessità di un cambio di passo del governo il problema sarebbe potuto essere tranquillamente posto l’8 giugno. E invece è sorto ad una decina di giorni dal voto, in piena campagna elettorale. Basta questo per spiegare tutto.

     
 

1 Commento

  1. Comicomix scrive:

    Di tutta questa triste storia, resta alla fine l’impressione che l’unica cosa che non conta nulla sono i problemi della Sicilia. Un po’ come accade a Roma, insomma.

    E l’idea che da uno come me venga fuori un pensiero semi-qualunquista (e togliamo pure il semi) la dice lunga su come s’è ridotta la politica italiana.

    C.

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