Interni

La Repubblica e quelli che volevano farle la festa

2 giugno 2009

Il 2 giugno, oltre a essere la ricorrenza della vittoria nel referendum contro la monarchia, è anche l’anniversario di un “golpe di scena”. Tentato, ma non attuato. Che però è giusto ricordare

E’ sempre bello ricordare le ricorrenze come il 2 giugno, la Festa della Repubblica. E’ il giorno in cui si festeggia la vittoria al referendum del ’46, e, chissà perché, si ama ricordarlo con una parata delle Forze Armate, che è stata istituita dall’anno successivo. Perché si debba festeggiare un voto popolare portando in piazza i soldati è un mistero che nessuno ha ancora svelato. Ma il 2 giugno è anche la ricorrenza di un altro fatto accaduto inItalia. Proprio quel giorno lì, nel 1964, un gruppo di militari straordinariamente elevato aveva partecipato ai festeggiamenti. Tanti, troppi militari. Come se si volesse mandare un segnale a qualcuno, una specie di allerta. Per capire appieno il perché bisogna fare un salto indietro. Dopo il tramonto del centrismo, alla fine degli anni ’50 la Dc aveva pensato di poter allargare la base parlamentare con l’apertura alle destre: il primo tentativo in tal senso, il governo Tambroni, era finito maluccio, ma nel frattempo l’elezione di Antonio Segni con i voti deineofascisti doveva rappresentare il segnale alla destra conservatrice che nulla si voleva alla fin fine cambiare. Nonostante la garanzia, però, i socialisti sono al potere, e in un clima che non è dei migliori: il colonnello americano Vernon Walters sostiene che se il Psi dovesse entrare al governo, gli Stati Uniti dovrebbero invadere l’Italia

CRONACA – Kennedy, bontà sua, invece guarda con moderata simpatia al partito di Pietro Nenni, che ha un programma piuttosto progressista, per quegli anni. E così, nella testa del comandante dei Carabinieri, il generaleGiovanni De Lorenzo, matura l’idea di lavorare a un piano per assicurare il controllo militare delloStato attraverso l’occupazione dei suoi punti nevralgici. Si chiama Piano Solo, perché solo i carabinieri possono attuarlo.  La puzza di polvere da sparo, nell’aria, comincia a sentirsi distintamente proprio il 2 giugno: una parata sfarzosissima e molto numerosa, che precede di poco le celebrazioni per il 150° anniversario proprio della nascita dei Carabinieri, e per i Fori sfila l’intera Brigata armata di tutto punto. Non solo: a sorpresa, il Comando generale poco dopo comunica che, siccome i militari sono tanti, per rimandarli a casa ci vorrà un mese e mezzo. A quel punto, un “pensiero stupendo” comincia a balenare in testa ai leader socialisti, comunisti e sindacali. “Cosa c’è di meglio di ungolpeper festeggiare la Repubblica?“, si saranno detti. Ed ecco che molti di loro cominciano a cambiare abitudini di vita, non tornano a dormire a casa, si rendono irreperibili. Subito dopo, cade fragorosamente quel governo Moro inviso ai conservatori. E l’odore di polvere da sparo aumenta: in luglio, proprio durante gli Europei di calcioDe Lorenzo mette in preallarme chi di dovere, e addirittura richiama i congedati. Girano liste di personalità da prelevare dalle proprie abitazioni e trasferire in Sardegna. Il generale viene convocato dal presidente della Repubblica Segni per le consultazioni come se fosse il capo di un partito: un atto mai accaduto prima. Moro si presenta al Quirinale per proporre un governo di apertura a sinistra, che guarda al Psi e addirittura al PciSegni gli risponde parlando di esecutivo “tecnico“, che piacerebbe anche “ai militari“. “Si sente distintamente rumor di sciabole“, dice Nenni, che alla fine però si arrende e accetta di entrare in una maggioranza moderata, rinunciando al suo programma progressista. Passa un mese, e a Segni prende un ictus: la reggenza finisce al presidente del Senato, quel Cesare Merzagora a cui il Piano Solo prevedeva di dare il potere dopo il colpo di Stato, e che anni dopo risulterà essere iscritto alla P2. Scherzi del destino. 
IL SEGRETO – Ma cosa c’era scritto nel Piano Solo? Ventisei anni dopo, il governo Andreotti tolse il segreto di Stato su quei documenti: tra questi c’erano piantine di Roma, con la città suddivisa in settori e le frecce con i presidi dei punti sensibili e le direttive per l’occupazione de L’Unità e di Paese Sera e per la distruzione delle macchine tipografiche, e l’occupazione della Rai Tv. E’ accertato che De Lorenzoaveva convocato il 26 giugno 3 capidivisione per avvertirli dell’imminente golpe: l’ordine di attacco doveva giungere di notte, telefonicamente, in contemporanea a tutti e tre. “Stessero all’erta, lorsignori, ‘che qui c’è da (ri)fare l’Italia“. Poi, con il cedimento di Moro Nenni, la crisi rientra. De Lorenzo viene nominato capo di stato maggiore dell’esercito, tutto sembra andare per il meglio quando Lino Jannuzzi su L’Espresso, tre anni dopo, scopre e pubblica l’intera storia. Scoppia un putiferio, e il generale viene destituito da ogni incarico, ma i governi oppongono il segreto di Stato ai fascicoli dei servizi segreti che raccontano la verità. Il Sid  il Sifar diventano Sisde SismiDe Lorenzo querela Jannuzzi, che viene condannato a 14 mesi nonostante la richiesta di assoluzione fatta dal pubblico ministero Vittorio Occorsio, che aveva letto gli incartamenti integrali prima che il governo li coprisse con “omissis“. Occorsio verrà ammazzato da un terrorista nero una decina d’anni dopo. Il generale golpista muore nel suo letto nel 1973. E quella puzza di polvere da sparo, sentita distintamente nell’aria il 2 giugno di appena 45 anni fa, nessuno se la ricorda più. Tranne i protagonisti: all’epoca consigliere di Segni per i rapporti con l’Arma era Francesco Cossiga; oggi Jannuzzi è senatore del Popolo delle Libertà. Buona festa della Repubblica, anche ai golpisti.

Articolo originariamente pubblicato qui

8 commenti a La Repubblica e quelli che volevano farle la festa

  1. maria teresa

    Come sarebbe stata la nostra vita se il Piano Solo fosse veramente stato attuato? (Sono entrata in modalità Sliding doors)

  2. “rivolto a Giulio Andreotti: Lei, uscirà dalla Storia e passerà alla triste cronaca che le si addice.” (aldo moro)

    Articolo interessante, bravo Gregorj!

  3. Sempre bello ri-leggere certi articoli.
    Aggiungo qui un “ricordo” personale…(in realtà è un racconto, perchè anche se sono vecchio quella volta ero troppo piccolo…):

    Mio padre è uno di quelli che per qualche tempo preferirono non rincasare…e noi con lui. Una notte mi dicono che ci prendemmo un bello spavento, anche là dove eravamo andati…^_^

    Ribadisco il mio augurio nel post originale:
    Buona festa della repubblica a tutti, anche a quelli che non l’hanno mai tanto amata…

    C.

  4. generale Maletti

    Mi ricordo tutto. Un Golpe Borghese. Un Sogno.

  5. redmail to Maria Teresa

    Più o meno come il Cile di Pinochet del colpo di Stato contro Allende del 1973 e dell’Argentina del generale Videla del 1978.

  6. grano

    Come dire che (a posteriori) in tempi di piena guerra fredda è stato meglio, nonostante tutto, restare democristiani (diventare repubblicani o liberali sarebbe magari stato ancora meglio, ma lì si entra nell’utopia). Poi però ne abbiamo pagato lo scotto (e ancora non è finita…)

  7. generale Maletti

    Per il giorno pattuito il tempo non fu clemente. Andammo tutti a donne compiacenti. Non se ne fece più niente. Poi Edgardo si ricordò che fece il partigiano nella Franchi e non ci rimase male.

  8. Sosio Pagliaroli

    Ma caro Gregori la festa alla repubblica l’hanno fatta lo stesso e ci hanno pensato i ns.cari politici,i quali si sono solo riempito la bocca con le parole -democrazia,libertà,uguaglianza,legge = x tutti-e poi hanno sempre fatto i loro porci interessi.E purtroppo non c’è nessuna distinzione di colori politici;sono tutti uguali.-Per questi politici ci volevano i francesi e non gli italiani Sic.Ciao e complimenti comunque.-

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