A.S. Roma, ma Geronzi non era il nemico?

02/06/2009 - A ristrutturare il debito della società sportiva della famiglia Sensi sarà Mediobanca. Il cui presidente è stato spesso dipinto come nemico acerrimo del vecchio Franco (anche da lui stesso). Ma a Unicredit non basta, mentre i tifosi scrivono “Aprite i

     
 

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A ristrutturare il debito della società sportiva della famiglia Sensi sarà Mediobanca. Il cui presidente è stato spesso dipinto come nemico acerrimo del vecchio Franco (anche da lui stesso). Ma a Unicredit non basta, mentre i tifosi scrivono “Aprite i cancelli, famo entrà Fioranelli” a Trigoria.

 

Lo dichiara in uno scarno comunicato la società controllante la A.S. Roma: “Italpetroli, con riferimento alle notizie diffuse oggi da alcuni organi di stampa, in merito all’incontro avvenuto nella giornata di ieri tra i rappresentanti di UniCredit e quelli di Compagnia Italpetroli, precisa in una nota che questi ultimi, in tale incontro, hanno informato UniCredit di avere avviato dei contatti con Mediobanca ed hanno comunicato l’intenzione di Compagnia Italpetroli di avvalersi della stessa per studiare le migliori modalità per gestire l’attuale situazione debitoria nei confronti del ceto bancario”. E a stretto giro di posta arriva la risposta di piazza Cordusio: l’incarico a Mediobanca per la gestione del debito, hanno riferito fonti finanziarie all’agenzia Radiocor, non sarebbe comunque giudicato sufficiente da UniCredit per la quale, a questo punto, la via maestra resta quella della cessione del club. Anzi: per la banca, la scelta dell’advisor che si dovrà occupare della cessione della A.S. Roma dovrà avvenire entro breve tempo, al massimo 10 giorni.

 

GOOD TIMES BAD TIMES - E qualcuno sarà anche rimasto colpito, soprattutto fra quelli che pensavano che Franco Sensi, il padre di Rosella, su Geronzi la pensasse in un altro modo. Ma la “pace” tra la famiglia che controlla l’A.S. Roma e la finanza bianca romana non è notizia di questi giorni. L’accordo con Capitalia aveva “salvato” il salvabile dell’ex Impero dei Sensi, qualche anno fa. Poi ai romani è subentrata Unicredit, che con Paolo Fiorentino sembrava ansiosa di vendere. Prima l’avvocato Joe Tacopina – per conto di Soros, o meglio: all’incirca… – che ha avuto una seconda chance con il Bologna e non si è presentato il giorno della chiusura dell’affare. Oggi con la cordata Fioranelli, che è sin troppo amata dai tifosi, tanto presi da fare una contestazione  “con striscioni che dicono “Aprite i cancelli, famo entrà Fioranelli” e “Famiglia Sensi e Marra andate via”. E con moltissimi messaggi a favore di Mexes per il quale si chiede “Rinnovo immediato”: “Mexes nun te ne annà, perchè Roma devi fa sognà”. Troppo presi, per qualcuno che ufficialmente un’offerta non l’ha mai presentata, e che però ha già dato troppi penultimatum (“venerdì a Roma per chiudere, prendere o lasciare”, e poi non pervenuto) per essere un uomo d’affari calcistici che non deve chiedere mai, come lo dipingono alcuni agiografi.

 

RIFONDAZIONE ROMA -  Sono giornate strane, queste romane. Ufficialmente nessuno arriva e nessuno parte; eppure tutti fingono di essere indaffarati in cose serie e importantissime. Serietà vorrebbe che chi vuole acquisire il controllo di una società “speciale” e quotata anche in Borsa, dicesse subito la cifra che è disposto a spendere; ai diretti interessati, al mercato – per chi ci crede – e così via. In Consob la domanda se la sono posta, e l’hanno posta anche al diretto interessato, che però una risposta precisa non ha voluto darla. Si spera che almeno la fornisca all’attuale proprietà, in un modo o nell’altro. Perché le trattative non si fanno sui – o per mezzo dei – media, se sono vere. Se invece qualcuno intende servirsi della piazza per far scendere il prezzo, allora è un gioco. Sono solo parole, e a parole siamo tutti bravi si dice da queste parti. In più, sembra che dall’altra parte sia arrivato un segnale preciso. A Fioranelli non si crede, e allora forse si segue il consiglio di Angelini, e ci si rivolge a Mediobanca – di cui l’imprenditore è azionista – per mettersi sotto l’ala protettiva di Geronzi. Per far capire ai piani alti della banca che questa partita è ancora aperta, e qualche amico è rimasto ancora, a una famiglia importante. Forse questo può preludere a un’entrata di Angelini stesso in società? Il tempo darà una c_3_media_545333_immagine2risposta, prima o poi. Nel frattempo, c’è chi si innervosisce: “Secondo le fonti, l’arrivo di una nuova proprietà sarebbe necessario per garantire lo sviluppo di un adeguato piano di investimenti per la prossima stagione sportiva. Secondo le stesse fonti, inoltre, il pressing di UniCredit è aumentato negli ultimi giorni anche per evitare un ulteriore depauperamento dell’asset da vendere, alla luce dei risultati conseguiti dal club giallorosso, che ha fallito la qualificazione alla Champion’s League”. Unicredit quindi vorrebbe vendere un asset che è già depauperato – e il motivo lo dice la stessa fonte: il fallimento della qualificazione alla Coppa dei Campioni – iscrivendo a bilancio una brutta minusvalenza? Sembra strano, e chissà se è vero. Intanto però dall’altra parte si è battuto un colpo: chiamiamo Geronzi a ristrutturare il debito, sapreste dirgli di no? Il banchiere di Marino sa di aver recuperato ascendente su Piazza Cordusio, per la vittoria sulla governance di Mediobanca prima, per il bond poi. In un momento come questo, è il banchiere più potente d’Italia. Se davvero Geronzi si muoverà, la Roma non sarà venduta – perlomeno ufficialmente – per almeno altri 9 mesi, se non di più, e rimarrà alla famiglia Sensi in questo lasso di tempo. Si giocheranno tutto la prossima stagione, per cercare di rivalutare la società. E poi vendere al miglior prezzo possibile. E’ nei loro diritti, essendo l’A.S. Roma proprietà privata. I romantici possono sperare che il puzzle vada a posto nel migliore dei modi possibile. Il che è improbabile, ma sognare è gratis.

     
 

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