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Il cane che veglia sulla tomba del padrone

Il suo padrone è morto due mesi fa, ma lui, il fedele cagnolino, non lo ha mai abbandonato, nemmeno per un giorno. Da due mesi si reca quotidianamente al cimitero dove si trovano i resti del suo migliore amico per vegliare sulla tomba.

OGNI GIORNO AL CIMITERO – “Ci sta insegnando che neanche la morte può spezzare un legame”, dice Ignazio Demelas, guardia giurata di 46 anni, che gli porta da mangiare. Ne parla Piera Serusi su L’Unione Sarda:

Per il momento, si avvicina solo a tia Maria Garau. Non appena “Senza nome” la vede arrivare oltre la curva dello stradone, esce dal suo nascondiglio di rovi e foglie secche, le si affianca e percorre con lei il nastro d’asfalto che conduce fino al cimitero. Sono due mesi che va così. Da quando Giuseppe Zucca, noto Peppe Ana, 60 anni, una vita di tribolazioni e povertà, se n’è andato ucciso da un infarto, lasciando dietro di sé una casa in rovina e l’affetto incondizionato di undici cani e quattro gatti. Per dovere di cronaca occorre avvisare i lettori che il grosso della truppa è stato adottato dai vicini del rione di “Toneri”, mentre lui – il bastardino color miele di cui nessuno conosce il nome e che perciò in paese viene chiamato di conseguenza – ha scelto la strada della fedeltà a oltranza, il legame che nutre solo i grandi amori, le vere amicizie e il senso dell’onore.

LA NOTORIETA’ – Il cagnolino ‘senza nome’ è oramai conosciuto da tutti. Continua Serusi su L’Unione Sarda:

Oggi, a Tonara, la conoscono in tanti la storia del cane che veglia la tomba del suo padrone. Ma quando, sei settimane fa, Ignazio Demelas raccontò che la bestiola si era scelta pure il nuovo nido vicino al camposanto, i più cominciarono a farsi il segno della croce. «Io vengo spesso in cimitero per portare un fiore ai miei defunti e ho subito notato il cagnolino sotto il loculo dov’è sepolto Peppe». Quarantasei anni, sposato e padre di un ragazzo di 24, Ignazio Demelas da quattro lustri lavora per la “Vigilanza Sardegna” come guardia giurata. Ogni giorno, mattina e sera, parcheggia la sua Citroen davanti al cimitero, attraversa la strada e sotto il guard-rail che si affaccia sulla matassa di rovi dove “Senza nome” ha la nuova casa, poggia un piatto con dentro le crocchette o la pasta. «Lui aspetta che vada via, poi sale e mangia. Ha paura dei rumori e delle persone, ma d’altronde conosceva soltanto il suo padrone». All’inizio l’unico vivandiere era Ignazio; oggi, invece, ci sono tante vecchine che quando vanno a salutare i propri morti portano dentro la borsa un lumicino, la scatola dei fiammiferi e un osso preso in macelleria.

COME NEL LIBRO – La storia di Tonara ricorda quella famosa di Hachiko, raccontata anche al cinema:

La storia di “Senza nome” e della sua fedeltà in eterno, ricorda tanto quella di Hachiko, il cane che, dopo la morte del padrone, per dieci anni ne aspettò il ritorno alla stazione del treno. Giappone, anni Venti. Ne hanno fatto più di un film (l’ultimo con Richard Gere), sono stati scritti dei libri, dedicate piazze e statue. Il bastardino color miele di Tonara magari non avrà mai tanta fama, ma la sua fedeltà è già una favola d’amore. «Ciascuno di noi dovrebbe imparare questa grande lezione. “Senza nome” – sottolinea Ignazio Demelas – ci sta insegnando che neanche la morte può spezzare un legame ». È quel che dice anche Maria Garau, 70 anni, mamma della guardia giurata e vicina di casa del povero Peppe. «Ecco, lui stava lì», dice indicando l’abitazione fatiscente nel vicolo di via Umberto, rione “Toneri”. «Peppe era sfortunato», sussurra sintetizzando in tre parole la vita di stenti, dolore e solitudine del suo compaesano. L’aveva assistito lei, sette anni fa, quando venne colpito dal primo infarto. «Era d’inverno, c’era la neve. Bussò alle tre di notte. Ho aperto il portone e l’ho visto, a petto nudo, con indosso solo i calzoni del pigiama. Mi fa male il cuore, disse. Io e mio marito Diegu lo abbiamo fatto sedere vicino al fuoco prima di chiamare l’ambulanza». Due mesi fa no, Maria non c’era. «Ero in chiesa. Lui è morto davanti al portone di un altro vicino».

AL FUNERALE – Fino all’ultimo giorno di vita del padrone ‘senza nome’ si è comportato da vero amico fedele:

Il giorno dei funerali, dietro la bara c’era tutto il paese e c’era pure “Senza nome”. «Peppe era un uomo solo e solitario, ma evidentemente – dice Ignazio – provava affetto per questo animale e per gli altri cuccioli che teneva in casa». Il cagnolino color miele sta nel suo fortino di rovi, pronto a correre dentro il cimitero e ad accucciarsi sotto il loculo senza fiori, dove qualche mano gentile ha posato un crocifisso di finta madreperla, la statuina di Lourdes in plastica, un braccialetto di Padre Pio. «Sono lì ogni giorno tra le 11 e mezzogiorno – racconta Maria Garau -. Come mi vede arrivare esce dal suo nascondiglio ed entra con me in camposanto. Io vado dai miei morti e lui va da Peppe». “Senza nome” si fida soltanto di lei. Magari lo sa, che Maria era la vicina buona del suo padrone.