Scudo fiscale, a volte ritornano: come prima, peggio di prima

29/05/2009 - E’ tornato alla ribalta il cosiddetto “scudo fiscale”, uno strumento che può garantire un po’ di soldi freschi senza costringere il governo a fare interventi anti evasione o tagli strutturali agli sprechi. Molto comodo e molto miope, come dimostrano le

     
 

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E’ tornato alla ribalta il cosiddetto “scudo fiscale”, uno strumento che può garantire un po’ di soldi freschi senza costringere il governo a fare interventi anti evasione o tagli strutturali agli sprechi. Molto comodo e molto miope, come dimostrano le esperienze negative del passato

Al ministero dell’Economia si lavora per preparare un nuovo provvedimento di regolarizzazione dei capitali all’estero, restando in attesa di un provvedimento più generale e coordinato a livello europeo. Si è passati dalle previsioni di tempi stretti, legati anche al finanziamento di parte della ricostruzione dell’Abruzzo. Ma poi Berlusconi ha assicurato che i soldi c’erano e non serviva. E i tempi si sono allungati. Ma comunque, prima o poi, probabilmente lo scudo fiscale si farà. Forse serve.

VECCHIE IDEE, PESSIME IDEE – L’idea della scudo fiscale non è nuova. Molti paesi l’hanno usata in passato per “fare cassa“. In Italia è stato già adottato in due occasioni: nel 2001 e nel 2003, sempre dal governo [[Berlusconi]]. Visto che non c’è 2 senza 3, non stupisce che un governo in debito di ossigeno per mancanza di fondi e senza la forza o la voglia di fare riforme strutturali, misure permanenti antievasione o un taglio “vero” della spesa corrente improduttiva, si aggrappi ad un ennesimo “condono” per racimolare qualche soldo vero. L’idea è vecchia, e non è detto che sia buona. Le precedenti esperienze sono state criticate, perché troppo “convenienti” per i “reprobi”. Per beneficiare dei vantaggi dello scudo non era neppure necessario rimpatriare i capitali, bastava dichiararli. Non c’era un vincolo a mantenere in Italia i capitali rimpatriati, né per i contribuenti né per le banche. L’aliquota era molto generosa (appena il 2,5%). E soprattutto il rientro avveniva in forma totalmente anonima, molto comodo per il contribuente “pentito. Furono segnalati infatti diversi casi di frode: promotori finanziari che si sono prestati al riciclaggio di proventi derivanti dall’evasione fiscale e da altre attività illecite, realizzato proprio grazie al meccanismo dello scudo fiscale.

UN GRANDE SUCCESSO, MA PER CHI? – Ma non importa, non facciamo gli schizzinosi: basta reperire un po’ di soldi freschi: pochi, maledetti e subito. E gli scudi fiscali italiani furono infatti un grande successo: “rientrarono” o, meglio, furono dichiarati  anonimamente oltre 75 miliardi di euro. Ma purtroppo furono un grande flop in termini di entrate: lo Stato incassò una cifra ridicola, appena 2 miliardi di euro, che corrispondono – attenzione – alle spesa pubblica di un giorno. Sì, di un giorno! Quindi il vero successo è stato un altro: quello di chi aveva capitali all’estero. Gente che ha pagato una quota modesta del capitale rimpatriato (anzi, solo dichiarato), liberandosi da ogni altra responsabilità fiscale su tutto il capitale. In pratica, questi signori pagarono al massimo la tassa sugli interessi maturati su quel capitale portato all’estero per 5 anni, ma (restando anonimi) non pagarono neppure un euro sul capitale stesso: se quel capitale fosse stato frutto di una precedente evasione questa si chiama esenzione completa. Con un effetto – che si è visto, eccome, nel tempo – di finanziare con entrate una tantum spese permanenti, che creano nuovi buchi di bilancio (per chi non lo avesse ancora capito, questa fu la “tassa Tremonti” del periodo 2001-2006).

SBAGLIARE HUMANUM PERSEVERARE DIABOLICUM – E non è un mistero che uno dei altri grandi difetti di abbuoni, condoni, o altre diavolerie è quello di scoraggiare il contribuente onesto dal pagare tasse in futuro. Perché di fatto premiano, e quindi rendono più attraente, l’evasione, con effetti negativi di lungo periodo per il gettito. Anche perché l’amministrazione finanziaria si trova per anni a fare accertamenti al “buio”, scoprendo ex post che il contribuente non è perseguibile perché si è avvalso di sanatorie anonime (come lo scudo fiscale, appunto). Ma [[Tremonti]] non molla, e ci riprova. E varerà presto o tardi un nuovo scudo fiscale, lo scudo 3, che dicono sarà mirato ai soli rimpatri di capitali detenuti clandestinamente all’estero, senza regolarizzazioni. Si stimano in circa 600 miliardi di euro di capitali all’estero. Uno scudo che però nemmeno stavolta vincolerebbe i capitali rientrati nel reinvestimento in titoli di Stato (violerebbe il principio della concorrenza tra i Paesi membri dell’Ue). Però, a differenza delle versioni del periodo 2001-2003, questa volta il governo ha in mente almeno due aliquote: una per chi farà rientrare il denaro – potrebbe essere attorno al 10% – e una – ancora più alta – per chi invece sceglierà di far emergere solo quanto evaso. Meno male. Ma comunque sempre molto conveniente. Per gli evasori.

UNA PICCOLA GOCCIA (AVVELENATA) – Secondo le stime di Tremonti, lo Stato potrebbe incassare da questo nuovo scudo fiscale circa 8 miliardi di euro. Ma su queste stime, per le ragioni già dette e per altre, messe in evidenza qui da Alessandro Penati, sembrano molto ottimistiche. Perché si basano sull’idea che stavolta l’incentivo a dichiarare i capitali venga dai possibili accordi di scambio di informazioni tra Stati e con i “paradisi fiscali“. Ma quand’anche questi accordi diventino operativi, ci vuole poi un governo che voglia davvero sfruttarli per scovare gli evasori. E questa volontà, come abbiamo visto, latita. In teoria, il fisco già oggi potrebbe incrociare i dati delle attività e dei flussi finanziari dei contribuenti. Ma non lo fa. Anzi, si fanno provvedimenti che tornano indietro anche rispetto a incroci e controlli sulla tracciabilità  messi in piedi (con buoni risultati) negli anni passati. Un motivo ci sarà. Infatti, le tante holding “estere” che parlano benissimo l’italiano continuano a proliferare. E quindi, alla fine, per un pugno di spiccioli (8 miliardi di euro secondo il ministro, che equivalgono a 4 giorni di spesa pubblica), si rischia di fare l’ennesimo grandissimo regalo ai furbetti del quartierino, e di lanciare l’ennesimo segnale  sbagliato ai contribuenti onesti e “fessi“. Se proprio non si vuole far nulla per far pagare le tasse, al ministro Tremonti suggeriamo di intervenire – sul serio – sui tantissimi sprechi della PA. Per una volta, almeno, si dimentichi di essere un commercialista.

     
 

25 Commenti

  1. libertyfighter scrive:

    Avevo scritto un commento lungo un km. Ma per qualche motivo non è arrivato. Riproviamo.
    Ringrazio Falkenberg per aver perfettamente esplicitato il mio pensiero. Unico appunto: sono libertyfighter. Libertyfirst è un mio amico, ma un altro.
    Dunque. L’idea libertaria è che ognuno sia padrone della sua vita e del prodotto del suo lavoro. Questa idea, che a parole tutti condividono è palesemente violata dallo Stato. Infatti Tremonti è padrone del mio lavoro e decide quanta parte di questo debba servire a me, e quanta a lui. A noi libertari non sembra giusto che un tizio, seppur votato da una cospicua minoranza, possa decidere di schiavizzarci. A tutti coloro che giustificano in qualsiasi modo la tassazione, evidentemente si.
    E’ opportuno ricordare che le idee che mettevano lo Stato, l’Unità Nazionale, il “popolo lavoratore” inteso collettivamente,al di sopra dell’individuo, hanno creato legittimamente Hitler e Mussolini, e portato un pò meno legittimamente Stalin e gli amici suoi al potere. Non è stato altro. E’ stata la giustificazione della possibilità per qualcuno, in determinate circostanze, di essere legittimato a schiavizzare e financo uccidere i propri simili.
    La differenza tra un libertario e un qualsiasi altro sostenitore di un diverso schema sociale, sta nel fatto che l’altro in qualche circostanza legittima il genocidio o la schiavitù.
    Il libertario mai.
    Noi libertari non dobbiamo temere che il 50% +1 della popolazione decida di ridurre in schiavitù tutti i rossi con le lentiggini, o i neri, o gli ebrei o i cristiani o i musulmani. Noi, per quanto cospicuo sia il numero di persone che ci chiede questo, non lo legittimiamo mai.
    Democratici, Socialisti, Comunisti, Fascisti, Nazionalsocialisti si.
    Per loro i diritti sono una questione di numeri. Invece della forza, subiscono la forza organizzata.
    Qualunque oscenità, se legittimata (al più) dalla maggioranza, diviene diritto. E chissenefrega se si tratta di genocidio, sterminio di massa, furto legalizzato etc. L’importante è corrompere il giusto numero di appoggiatori.
    Per qualunque altro che non sia libertario, le persone non hanno pari diritti. Il governante, ne ha di più. Lui può espropriare rubare, cambiare regole, stamparsi soldi, fottersi le nostre donne e quant’altro. Per noi no. Esattamente come un autista non ha più diritti di un operaio.
    Gli altri si domandano perché poi la politica sia piena di malfattori.
    Noi no. Perché sappiamo bene che il motivo è quello appena esposto.

    Secondo i dettami democratici, gli ebrei furono gasati legalmente.
    I rappresentanti del popolo, hanno promulgato una legge valida che come tale è stata applicata. Veramente privi di educazione civica gli ebrei che cercavano di evaderla.
    Secondo NOI, gli ebrei furono gasati illegalmente.
    Perché noi poniamo il diritto al di sopra dello Stato e non lo Stato come creatore del diritto. Nessuna maggioranza secondo un libertario può privarmi dei miei diritti.
    Secondo un democratico, un socialista, etc. invece si.

    Le obiezioni che generalmente si fanno ai libertari sono sul COME organizzare una società. Ma non sui diritti di cui sopra. Ci chiedono come organizzare la difesa, le infrastrutture e il resto.

    Sicuramente la risposta libertaria all’organizzazione di tali strutture è più complessa della risposta democratica. Almeno in partenza.
    Ma questo perché il libertario è coerente. Gli altri no. Noi VOGLIAMO VIVERE IN UN MONDO IN CUI TUTTI ABBIANO PARI DIRITTI.
    Gli altri no.
    Considerate tre persone: Ciro, Paolo e Pietro. Ognuno di loro produce una cosa: patate, orzo e avena.
    Ciro ad un certo momento pensa che sia opportuno rubare l’orzo di Paolo, e Pietro che sia opportuno rubare le patate di Ciro.
    I democratici risolvono il problema NON dichiarando semplicemente che né Ciro, né Pietro abbiano diritto di rubare agli altri, ma che in ogni istante debba esistere solo uno legittimato a rubare agli altri.
    Di certo la soluzione alla controversia è semplice.
    Ma è giusta?
    Come si fa a lamentarsi poi se Ciro e Pietro si accordano per rubare in due l’orzo di Paolo?

    Questo per dire che non ha importanza se la soluzione che rispetti i diritti di tutti è più difficile da trovare. E’ l’unica giusta.
    E, caso strano, la soluzione che rispetta i diritti di tutti vede l’abolizione dello Stato come lo conosciamo noi. Perché lo Stato è l’unione di Ciro e Pietro. Lo Stato è quell’unica entità che non rispetta i diritti naturali “legalmente”.
    Bisogna inventare un sistema di assicurazioni private, di servizi di difesa privati in concorrenza e di tribunali di arbitrato privati?
    Non importa. Quel che importa sono i diritti delle persone, non la facilità di esecuzione.
    Anche la mia vita sarebbe più facile se legalmente potessi ottenere ciò che voglio semplicemente rubandolo agli altri. Ciò non toglie, che devo scegliere la via più difficile. Guadagnarmelo.

    Ed è per questo che non posso che andare contro il fisco. Andare contro il governo, andare contro lo sfruttamento degli individui.
    Ci vuole una grande faccia tosta per dire che i soldi guadagnati da Valentino Rossi sono di proprietà dello Stato e non suoi, e ci vuole una grande faccia tosta per applaudire a tizi armati che vanno da Valentino Rossi a rubarglieli.
    E ci vuole una gran faccia tosta per distinguere ciò dal pagamento di un pizzo.
    Si può fare, si può anche credere che l’uomo voli, che la gravità agisca al contrario, che i pesci fuor d’acqua continuino a vivere.
    Ma non è la verità.

    Di fronte a queste spiegazioni, di solito si comincia a parlare di mondo giusto, della solidarietà per i poveri, e di tante altre cose che, in teoria sono bellissime, ma in realtà null’altro sono se non il grimaldello con il quale i delinquenti che poi approdano in Parlamento ci espropriano della nostra vita.
    Per definire “giusto” un mondo, bisogna per forza porsi, o al di fuori della realtà ipotizzando un mondo a risorse infinite, o porre la propria idea di giustezza al di sopra di quella degli altri. Bisogna travisare il concetto di solidarietà e trasformarlo da volontario a obbligatorio, con un furbo sopra che decide chi deve fare solidarietà e verso di chi.
    I libertari sono solidali. Ma volontariamente. Non si sognano neppure di costringere una donna ad avere rapporti con un altro uomo per un fantomatico diritto alla figa che qualcun altro ha inventato.
    Ma se quella donna volesse volontariamente soddisfare quell’uomo, non avrebbero nulla da ridire.
    Scelgo il diritto alla figa, perché presumo che sia ancora un pò distante dalle idee correnti e quindi ancora in grado di far riflettere. Se avessi usato il diritto alla casa, o alla salute o al lavoro, o al sostentamento, non avrei prodotto lo stesso effetto.

  2. Falkenberg scrive:

    Scusami, Libertyfighter – lapsus freudiano dovuto a eccesso di frequentazione :-D

    Carlo, sulla sgradevolezza del condono siamo tutti d’accordo, ma dal mio punto di vista è una questione, a questo punto, di prassi dell’estrazione di reddito, più che di teoria morale. Chiunque pretenda metà di quello che guadagno senza darmi alcun diritto a protestare se non fornisce quanto promesso, anzi, senza nemmeno impegnarsi a fornirmi qualcosa in cambio non ha diritto a lamentarsi se qualcuno interrompe il pagamento di quanto, a questo punto, non è dovuto. A meno che non si definisca un “governo”.

  3. Comicomix scrive:

    @libertyfighter:
    Nel tuo ragionamento c’è una premessa, che secondo me non è corretta:
    Che TUTTI, tranne i “libertari” hanno un’idea di Stato come “dittatura della maggioranza”. Non è esattamente così.

    Lo “Stato” è un patto di convivenza tra una comunità di individui. Perchè nessun uomo è un’isola. E per fare quello che è necessario per il buon funzionamento della “convivenza” (l’alternativa è il far west totale, secondo me) ha anche bisogno di organizzarsi, di strutture e di risorse.

    Anche i libertari, come tutti gli altri, usufruiscono del servizio di pubblica illuminazione che nessun “individuo” garantirebbe “per sua libera scelta” agli altri. E della difesa dei confini da un attacco ostile. E dalla soluzione delle controversie con il diritto e non con la violenza.

    Si può essere in disaccordo su dove sia il confine in cui è il libero dispiegarsi della volontà individuale a bastare, e dove “è necessario” uno “Stato”.

    Ma l’alternativa allo “Stato”, a me sembra il Caos. Che è molto creativo, e che personalmente mi piace. Ma che difficilmente ci avrebbe permesso di arrivare – nel bene o nel male – dove siamo.

    @JFK:
    il tuo argomento può essere esattamente rovesciato:
    Se molti evadono le tasse lo Stato non ha i mezzi per fornire servizi “efficenti”. Ed è un argomento che spesso viene usato, esattamente come quello che hai portato tu.

    Chiedere con forza uno stato efficiinte (e meno invasivo, guardate che anche a me uno stato invasivo non piace mica tanto…^_^) è molto più credibile se le tessa non le evadi, che non il contrario. A meno che poi non si rinunci ad usufruire spontanemanete di quegli “schifosisissimi” servizi (Sanità, Trasporti pubblici, Polizia, ecc…) che lo Stato ti dà (a questo punto, gratis) con i soldi di chi le tasse le paga.

    UN ari-sorriso a entrambi

    C

  4. rebyjaco scrive:

    Se si tratta di “”fare”" dei soldi, lo scudo o il condono, servono. Per il resto, sono due misure indegne di un paese civile (ma NOI, gia sappiamo che non lo siamo). Coloro che evadono “”VERAMENTE”", contano su queste leggi a LORO “”personam”", contano sulla compiacenza dei LEGISLATORI AD PERSONAM (si dice così?), non solo gli evasori, ma anche i criminali in generale, politici ed economici. Quello che spaventa, è che i LEGISLATORI, non mancano MAI di accontenterli. Vi dice qualcosa questo fatto?

  5. libertyfighter scrive:

    @comicomix

    Lo Stato può solo essere una cosa. Non è un “gusto” che può essere definito arbitrariamente.
    Ragion per cui può essere una dittatura come sostengo io, oppure un patto, come sostieni tu.

    Per me un patto è un qualcosa che abbiamo deciso con la mia approvazione, di durata stabilita e limitata e in cui entrambe le parti (io e lo Stato), abbiamo le stesse possibilità di modifica dello stesso patto.

    Non abbiamo firmato per averlo. Non possiamo uscirne, e le regole vengono cambiate unilateralmente dallo “Stato”.
    Ti sembra un patto?
    Alcuni arrivano a dire che io avrei firmato “automaticamente” nascendo in un dato luogo. Le implicazioni di una tale visione sono allucinanti. In ogni caso per il codice penale si tratta di una firma estorta e non certamente con il firmatario in grado di intendere.
    Altri dicono che sarebbero stati i miei avi a firmare il patto. Tralasciando il fatto che la costituzione non è stata neanche messa ai voti, anche se fosse, un altra regola caratterizzante i patti, è che nessuno può vendere una terza persona. E quindi dovrei comunque firmare io. A meno di non trovare etica la tratta degli schiavi.

    Scusami Carlo, ma ti risulta che in qualunque patto tra due persone, si possa mai verificare la situazione per cui l’una (lo Stato) si decide da solo il proprio compenso?
    Il semplice fatto che esista questa situazione fa uscire dalla categoria “patto” lo Stato.

    Non avrei nulla in contrario ad una società organizzata in “patti”. Con diritti e doveri di tutti. Ma liberamente scelti ed accettati dagli individui. Uno per uno. Tutto ciò che lo Stato fa adesso tramite coercizione, è organizzabile tramite patti reciproci. E il 90% di ciò che lo Stato fa adesso, è anche piuttosto semplice da organizzare in maniera privata. Tra questi, le pensioni sicuramente. La sanità idem. Le strade e l’illuminazione cittadina non sono facilmente privatizzabili, ma non è impossibile. Già una gestione di tipo condominiale (che è di tipo privato), sarebbe sufficiente per garantire l’illuminazione quartiere per quartiere.

    Ultimo appunto sulla tua risposta a JCF. Anche qui parti dall’idea del “patto”. Ma io vorrei poter rinunciare anche spontaneamente a quei servizi di cui sopra. Lo stato non me lo permette. Io firmerei per poter rinunciare che so, alla scuola pubblica per mio figlio, e non pagarla. O alla mia pensione e smettere di dare i contributi.
    MA NON POSSO FARLO.
    Alla faccia del patto.

    Un saluto
    LF

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