Economia

Scudo fiscale, a volte ritornano: come prima, peggio di prima

29 maggio 2009

E’ tornato alla ribalta il cosiddetto “scudo fiscale”, uno strumento che può garantire un po’ di soldi freschi senza costringere il governo a fare interventi anti evasione o tagli strutturali agli sprechi. Molto comodo e molto miope, come dimostrano le esperienze negative del passato

Al ministero dell’Economia si lavora per preparare un nuovo provvedimento di regolarizzazione dei capitali all’estero, restando in attesa di un provvedimento più generale e coordinato a livello europeo. Si è passati dalle previsioni di tempi stretti, legati anche al finanziamento di parte della ricostruzione dell’Abruzzo. Ma poi Berlusconi ha assicurato che i soldi c’erano e non serviva. E i tempi si sono allungati. Ma comunque, prima o poi, probabilmente lo scudo fiscale si farà. Forse serve.

VECCHIE IDEE, PESSIME IDEE – L’idea della scudo fiscale non è nuova. Molti paesi l’hanno usata in passato per “fare cassa“. In Italia è stato già adottato in due occasioni: nel 2001 e nel 2003, sempre dal governo [[Berlusconi]]. Visto che non c’è 2 senza 3, non stupisce che un governo in debito di ossigeno per mancanza di fondi e senza la forza o la voglia di fare riforme strutturali, misure permanenti antievasione o un taglio “vero” della spesa corrente improduttiva, si aggrappi ad un ennesimo “condono” per racimolare qualche soldo vero. L’idea è vecchia, e non è detto che sia buona. Le precedenti esperienze sono state criticate, perché troppo “convenienti” per i “reprobi”. Per beneficiare dei vantaggi dello scudo non era neppure necessario rimpatriare i capitali, bastava dichiararli. Non c’era un vincolo a mantenere in Italia i capitali rimpatriati, né per i contribuenti né per le banche. L’aliquota era molto generosa (appena il 2,5%). E soprattutto il rientro avveniva in forma totalmente anonima, molto comodo per il contribuente “pentito. Furono segnalati infatti diversi casi di frode: promotori finanziari che si sono prestati al riciclaggio di proventi derivanti dall’evasione fiscale e da altre attività illecite, realizzato proprio grazie al meccanismo dello scudo fiscale.

UN GRANDE SUCCESSO, MA PER CHI? – Ma non importa, non facciamo gli schizzinosi: basta reperire un po’ di soldi freschi: pochi, maledetti e subito. E gli scudi fiscali italiani furono infatti un grande successo: “rientrarono” o, meglio, furono dichiarati  anonimamente oltre 75 miliardi di euro. Ma purtroppo furono un grande flop in termini di entrate: lo Stato incassò una cifra ridicola, appena 2 miliardi di euro, che corrispondono – attenzione – alle spesa pubblica di un giorno. Sì, di un giorno! Quindi il vero successo è stato un altro: quello di chi aveva capitali all’estero. Gente che ha pagato una quota modesta del capitale rimpatriato (anzi, solo dichiarato), liberandosi da ogni altra responsabilità fiscale su tutto il capitale. In pratica, questi signori pagarono al massimo la tassa sugli interessi maturati su quel capitale portato all’estero per 5 anni, ma (restando anonimi) non pagarono neppure un euro sul capitale stesso: se quel capitale fosse stato frutto di una precedente evasione questa si chiama esenzione completa. Con un effetto – che si è visto, eccome, nel tempo – di finanziare con entrate una tantum spese permanenti, che creano nuovi buchi di bilancio (per chi non lo avesse ancora capito, questa fu la “tassa Tremonti” del periodo 2001-2006).

25 commenti a Scudo fiscale, a volte ritornano: come prima, peggio di prima

  1. maria teresa

    io sono il contribuente onesto e fesso :(

  2. abbiate fede ed io vi libererò dal demone del comunismo e del pessimismo e catastrofismo

    in nome del Silvio, del PierSilvio e dello Spirito Santanché io scaccio il maligno pubblico ministero che è dentro voi

    ma se non avrete fede nulla potrò e allora sarete scacciati dal paradiso fiscale e partorirete con dolore ogni nove mesi un segretario del PD

  3. ehi! La banda Kawasaki diceva “pace ai morti”!

  4. spiacente ma io conosco solo la banda Bassotti :-)

  5. In realtà esiste eccome un vantaggio fiscale permanente: i capitali rientrati sono tassabili negli anni successivi, proprio perché rientrati in Italia e quindi soggetti alle norme fiscali italiane ed al prelievo alla fonte. La cedolare del 12,5% la si paga, se i soldi sono in Italia; quando non è il 27%.
    Senza contare gli eventuali vantaggi di capitali rientrati e reinvestiti nel sistema produttivo.
    Il problema, semmai, è stato il mancato taglio alla spesa, reso più semplice da una fonte aggiuntiva di entrate.

  6. MJ

    Soldi reinvestiti? Wow, aspettiamoci un balzo del Pil, allora.

  7. LC

    Dalla lettura di questo articolo (che, peraltro, asseconda la vulgata corrente, sostenuta in maniera bipartisan da maggioranza ed opposizione, un po’ in tutta europa, e pure dai democratici usa) parrebbe di capire che detenere soldi all’estero è reato. In realtà, ognuno è (e dovrebbe assolutamente essere) libero di detenere i soldi devo meglio crede, a milano, lugano, singapore o punta arenas; il problema è se li dichiara o meno , che è una questione leggermente diversa (sarebbe poi il caso di riflettere sul fatto che, se esistono paradisi fiscali, evidentemente ci sono anche gli inferni: sarebbe bello capire perché ad adeguarsi debbano essere i primi, trasformandosi anch’essi in inferni, e non viceversa).

  8. scusate, interrompo il dibattito solo per far sapere che l’autore in questo momento non può partecipare; appena il wi-fi glielo consentirà, sarà pronto. :D

  9. Rado il Figo

    Scusa Falkenberg, ma nell’articolo c’è scritto: “Non c’era un vincolo a mantenere in Italia i capitali rimpatriati, né per i contribuenti né per le banche.”

  10. Sto facendo una ricerca e sarei molto lieto se voleste collaborare con me.

    L’ argomento della ricerca è:

    L’ idea di “occuparsi degli altri”. Come, quando e perchè nasce questa perversione nel cervello umano?

    Il presupposto di partenza della mia ricerca è che un esemplare sano della specie Homo Sapiens non ha nel suo cervelo questa idea, cosi’ come non l’hanno gli esemplari sani di tutte le altre specie viventi.

    Non sto parlando, ovviamente, del sano e naturale occuparsi dei cuccioli da parte dell’esemplare adulto maschio o femmina che li hanno generati, che è dettato semplicemente dall’ istintivo ed egoistico bisogno di aumentare le probabilità di permanenza del proprio corredo genetico.

    Sto parlando dell’idea perversa, che si genera in alcuni cervelli di esemplari dela specie Homo Sapiens, di occuparsi di altri esemplari adulti della specie, o di cuccioli che non siano stati da loro generati.

    Mi limito a constatare, per farvi capire fino a che punto questa idea sia perversa, che esemplari della specie accuditi, cresciuti ed educati in modo sano, come per esempio i miei figl, non hanno mai avuto questa perversione e tutti i loro pensieri ed i loro comportamenti prescindono completamente dall’idea di “occuparsi degli altri”.

    Io stesso, cresciuto in modo sano e naturale, non h mai coltivato nel mio cervello certe idee balzane e questo mi ha naturalmente permesso d avere un’esistenza felice e serena.

    In alcuni esemplari della secie Homo Sapiens, invece, questa idea perversa e balzana c’è. e lo scopo dela mia ricerca è appunto quello di capire perchè.

    PERCHE’ NEL CERVELLO DI ALCUNI ESEMPLARI DELLA SPECIE HOMO SAPIENS NASCE L’IDEA DI OCCUPARSI DEGLI ALTRI ?

    Ho naturalmente, come ogni buon ricercatore, alcune ipotesi d partenza per spiegare questo fenomeno, che si possono fondamentalmente ricondurre ad un’educazione sbagliata, fondata su ideologie di tipo comunitario, che CRIMINALIZZANO IL SANO EGOISMO NEI CUCCIOLI DELLA SPECIE FIN DALLA PIU’ TENERA ETA.

    Ideologie malate e contro natura come il cattolicesimo, il comunismo, il socialismo et similia che costruiscono le basi su cui si svilupperà il senso di colpa per ogni pensiero ed azione egoistica, che sono in realtà le più giuste,sane e naturali, ed il conseguente OBBLIGO DI OCCUPARSI DEGLI ALTRI per non subire quel senso di colpa.

    P.S. Rispondo già ad una prevedibile obiezione che mi porranno acuni lettori di questo post, e cioè: “Ma se pensi che occuparsi degli altri sia una perversione perchè chiedi agli altri di occuparsi della tua ricerca, e quindi di te ?”

    La risposta è ovvia e scontata: “Perchè proprio quelli che hanno l’idea perversa di occuparsi degli altri sarano portati ad occuparsi della mia ricerca, ed in questo modo io potrò ricevere da loro dele indicazioni su come si è formata la loro perversione, e, nel contempo, studiarli”

  11. Dal mio sanissimo punto di vista libertario quindi, il governo sta agendo bene. Sta facendo capire ai contribuenti fessi che pagare le tasse oltre che immorale è pure poco conveniente rispetto a farli sparire all’estero. Ottimo. Noi lo diciamo da diverso tempo ormai. Per quanto riguarda l’accezione “onesto”, mi rifiuto di utilizzarla. L’esercente che paga il pizzo alla Camorra non lo fa perché é onesto. Lo fa perché non ha modo di evitarlo. Chiamiamoli “contribuenti deboli” o “sfigati”. La verità è che non c’è un motivo logico per cui pagare le tasse debba essere considerato morale, in quanto sono solo l’estorsione del denaro sotto la minaccia delle armi. Nessuno scambio. Solo il furto.

    Venendo al discorso condoni/scudo, il governo comincia forse a capire che quei soldi (che non sono suoi), può rubarne una parte se e solo se fa manovre di questo tipo, altrimenti restano all’estero come stavano prima, e ci stavano pure bene. Quindi dovresti valutare la differenza tra 4 giorni di spesa pubblica vs niente. O, seguendo la tua idea sottesa, 4 giorni di spesa pubblica vs Colossali spese di investigazione, processi e quant’altro, con il problema che non è affatto detto che dopo che hai scoperto qualcosa, quei soldi tu riesca a farli rientrare. Come il buon Diego Maradona insegna.
    Solo dei fessi alla Valentino Rossi si accordano con i Vampiri. Io al posto suo, sarei emigrato e mai più tornato in Italia.
    Aggiungo un paio di provocazioni.

    Perché dovrebbe essere giusto far sapere a cani e porci (soprattutto porci) qual è il mio capitale? Se al bar del quartiere mi mettessi a sproloquiare della mia cassaforte in casa piena di gioielli, probabilmente la notte stessa avrei una visita di ladri. Ladri da quattro soldi, ma pur sempre ladri.
    Ancor più stupido è farlo sapere a dei ladri di professione e organizzatissimi come lo Stato e il Fisco.
    A parte la stupidità, trovo abbastanza normale che non sono cavoli del fisco sapere se, e quanto guadagno. Anche se lui ovviamente, dice il contrario. Ma lo direbbe anche Lupin.

    Perché dovrebbe essere giusto poi mantenere i risparmi (che sono quelli che poi muovono l’economia, al contrario dei consumi,come la vulgata pensa) negli Inferni fiscali? Per svalutarli? Per perderli e trasformarli in consumi correnti e rallentare la crescita economica?
    E’ giusto che i capitali si muovano nei paesi che li proteggono e permettono AI LORO PROPRIETARI, di usarli meglio. Se altri paesi miopi e declinanti ci rimettono, il problema è tutto loro e della loro organizzazione sbagliata.

  12. MJ, controlla almeno le date prima di scrivere.

    Rado, non servono obblighi specifici alla legge: la legge non derogava alle leggi contro il riciclaggio ed agli obblighi di segnalazione a Banca d’Italia e al ministero per i soldi in uscita, ma soltanto per il primo flusso. Gli interessi ed eventuali movimenti ulteriori sui conti, in entrata ed in uscita, sono monitorati, riportati e tassati alla fonte se necessario.

    LibertyFirst: hai ragione, purtroppo stiamo discutendo di come ridurre le inefficienze del sistema schiavista, visto che per ora ci è impossibile abolire la schiavitù.

  13. @tutti:
    CHiedo scusa ma ero al festival dell’Economia di Trento, con il pc “morto”

    @MT:
    Prima di tutto: :-*). Ad esser fessi siamo in tanti

    @Don Budget Buzzolo:
    :-)

    @Falkino:
    Il problema è che non c’era l’obbligo di farli rientrare, ma solo di dichiararli. E in forma ANONIMA. L’emersione è molto tenue non trovi?

    @LC
    Secondo l’autore di questo articolo Detenere soldi all’estero non è reato. Non dichiararli al Fisco sì. E’ questo il punto, o no? ;-)

    @Rado il figo:
    Appunto.. Grazie! ^_^

    @libertifighter:
    se il tuo commento è una battuta di spirito ti confesso che non mi fa ridere. Se invece è “serio” e sei convinto di quello che hai scritto, non so se ridere o piangere.

    Mettiamola così:
    Gli anarchici propugnavano, più o meno, l’assenza di uno Stato. Se l’assunto di partenza è che lo Stato è “male” per principio e su qualsiasi materia il tuo ragionamento è provocatorio.

    Ma siccome l’assunto è sbagliato (neanche il più ultraliberista degli ultra liberisti può affermare che lo Stato non debba occuparsi ALMENO di difesa nazionale, pubblica sicurezza, giustizia, ecc..finanziandola con il prelievo fiscale…e lasciamo stare il welfare, of course) non si tratta di provocazioni ma (scusami) di boutade. E siccome sei una persona intelligente, non le capisco.

    Segnalo questa “perla” che hai scritto:
    “trovo abbastanza normale che non sono cavoli del fisco sapere se, e quanto guadagno” Quindi il fisco che ci sta a fare? ;-)

    Qui non si accusano gli evasori di evadere per ragioni etiche (che pure, dal mio punto di vista, ci sarebbero, eccome!) ma lo Stato di abdicare al suo ruolo, almeno in forma “minimale”. E’ diverso. Tu dici che DEVE abdicare. Mah…

    Poi, chiaro che sarebbe molto meglio ridurre la spesa pubblica “inutile”. Ma è proprio di questo che qui si ACCUSA Tremonti. Che invece preferisce le furbatelle dei condoni. Strano che tu non ci abbia fatto caso. E strano che non sia d’accordo, soprattutto.

    A meno che – ora sono io a provocare – il problema non sia un altro. Cioè che difendere l’indifendibile Tremonti sia una sorta di causa persa alla quale c’è chi si dedica con tenacia, negando l’evidenza e dicendo cose che – ne sono certo – non pensa.
    Questo però, ai miei tempi (sono vecchiotto), si chiamava stalinismo ;-)

    @falkino:
    MI spiace, ma vale la risposta data a libertyfighter: se si vuole difendere Tremonti a dispetto dell’evidenza e di quello che dovrebbe essere il proprio pensiero, almeno trovate argomenti “sensati”, please…^_^

    Se persone intleligenti di destra mi confutano l’idea che bisogna aumentare le tasse e non ridurre le spese lo capisco, ma se si mettono a difendere i condoni (anzichè tagliare la spesa pubblica) i miei neuroni fanno fatica a seguirli.

    Buon proseguimento

    C.

  14. Comicomix, non mi sembra di essere un difensore a priori di Tremonti; l’ho criticato ben più di qualche volta e lo ritengo un socialista nazionalista, non un liberale. Anzi, ho concluso il mio commento proprio sostenendo che il problema è proprio il fatto che non ha affrontato il nodo della spesa pubblica in maniera radicale, di destra, thatcheriano.

    Non difendo nemmeno a priori i condoni. Si può arguire che i condoni siano una sciagura a causa del messaggio inviato al contribuente onesto e tartassato, ma, detto questo, lo scudo fiscale non è stato una sciagura per la sua forma tecnica riguardo al punto che stavamo discutendo: La dichiarazione per lo scudo fiscale poteva anche essere in forma ufficialmente anonima, ma la dichiarazione richiedeva il deposito della somma presso un intermediario finanziario. Una volta effettuato il deposito, le maglie si chiudono notevolmente per il potenziale evasore: se investe in strumenti di debito, le cedole vengono tassate alla fonte. SE investe in azioni, idem. Se il deposito è gestito o amministrato, ditto. Se preleva, viene segnalato. Se investe in una società, è tracciabile.
    Il lato negativo della creatura tremontiana è morale e di incentivo all’inazione su temi davvero liberali e di libero mercato, non nel suo meccanismo.

    LibertyFirst difende il punto di vista anarcocapitalista o libertarian, che cerca di dimostrare la sostituibilità della struttura coercitiva statale con una serie di organizzazioni in competizione fra loro per la fornitura di tutti i servizi forniti ad ora dal governo, dietro estorsione pardon versamento di somme a titolo di fiscalità generale. Ti posso assicurare che si tratta di un assunto diffuso in più di un pensatore liberale e libertario, anche se poi tocca accettare uno Stato minarchico almeno pro-tempore. Il discorso di LibertyFirst è accettabile anche dal punto di vista di un anarchico collettivista, la varietà più diffusa nel Vecchio Continente, nel caso segua il tradizionale principio di sinistra del “tanto peggio tanto meglio”.
    Qui nessuno cerca di negare la necessità di ridurre le spese statali: le vorremmo azzerare, di fatto, insieme alla servitù fiscale. Che questo sia difficilmente realizzabile, è un altro discorso, ma giova ricordare che si tratta di un obbiettivo meno utopico e meno genocida di molte altre “utopie” moderne.

  15. Mj

    ” MJ, controlla almeno le date prima di scrivere. ”

    Quali date, Falkenberg? Non importa l’anno, importa che l’impatto di quei ” soldi reinvestiti” sarà presumibilmente risibile, di qui la mia ironia.

  16. @Falkino:
    Su Tremonti:
    Proprio perchè ti conosco e ti seguo dico che sono rimasto sorpreso dal tuo appoggio a alcune affermazioni dette da libertyfighter.

    Riguardo al recupero di base imponibile:
    Vero, lo scudo ha portato all’emersione di circa 60 miliardi di euro (4,5% del PIL) Ma l’effetto sulle entrate annue (cito cottarelli, vedi uno dei link) è minimo: all’aliquota del 12,5%, il gettito è inferiore ad un terzo di decimo di punto percentuale di PIL. E siccome lo scudo consentiva l’anonimato fiscale dei beneficiari, molte informazioni utili all’emersione delle fonti di reddito che avevano generato il capitale detenuto all’estero è rimasto sconosciuto al fisco.
    Riguardo al “rimpatrio” di risorse, che avrebbero sostenuto l’attività produttiva. ai 60 miliardi di capitali beneficiati della normativa sul rientro fa da verifica il NON AUMENTO (dati di bilancia dei pagamenti primo semstre 2002, periodo più direttamente influenzato dal provvedimento) netto dei flussi dall’estero. Magari si potrebbe dire che senza lo scudo ci sarebbe stato addirittura un deflusso di capitali. Ma perché avrebbe dovuto esserci un deflusso? Ah, ricorda sempre Cottarelli che senza scudo, gli altri paesi dell’euroarea non hanno perso capitali (e l’euro si è fortemente apprezzato in questo periodo).
    È quindi probabile che i capitali o non siano rientrati o, se sono rientrati, siano poi in una forma o nell’altra usciti di nuovo. Perchè, come abbiamo detto, per beneficiare dei vantaggi dello scudo non era necessario rimpatriare i capitali: bastava dichiararli. E in ogni caso, il contribuente non era vincolato a mantenere in Italia i capitali rimpatriati: li poteva riesportare il giorno dopo, senza perdere i benefici fiscali dello scudo. Oppure i capitali rimpatriati potevano defluire ugualmente, per decisione della banca in cui venivano depositati

    Sul lato morale
    siamo ovviamente d’accordo. Io ci aggiungo il fatto che si incoraggiano anche gli onesti ad evadere (e non mi sembra il massimo)…A proposito ma il ruolo negativo del “free rider” chi l’ha messo in evidenza? Marx? ;-)

    Dissento – ma qui non mi sorprende, siamo all’intenro del dibattito tra persone intelligenti e competenti (ovviamente escluso il sottoscritto ^_^) di economia – sulla spesa pubblica pari a zero.
    Ribadisco il mio punto di vista:
    per te non ci deve essere difesa nazionale? E la Pubblica sicurezza chi la garantisce, le forze dell’ordine o le ronde? E l’amministrazione della giustizia chi la fa, gli avvocati di Berlusconi (o di Franceschini, o Di Pietro, è la stessa cosa)? Ecc.ecc..ecc..
    La spesa pubblica improduttiva (e ce ne è tanta) è male,e va eliminata. Ma quella produttiva e “giusta”, dove il mercato fallisce, è bene.

    Chiedilo ad esempio a chi è un terremotato e si è visto ricostruire la casa (giustamente) dallo Stato. O ad un padre che ha un figlio con gravissime malattie per cui servono cure costosissime, che in Italia trova cura (a volte anche di eccezionale qualità) e in USA se la prende in saccoccia, vede il figlio morire e finisce pure sul lastrico perchè le assicurazioni ad un certo punto non coprono più.

    Ciaoooo! Un sorriso GGGGG

    Carlo

  17. Carlo, esistono modi diversi per finanziare le stesse spese, modi che non implicano gli enormi costi di transazione impliciti nel nostro modello di stato assistenziale. Le reti di sicurezza sociali non le ha inventate la classe politica, le ha soltanto prese in ostaggio e dirottate verso un modello basato sulla coercizione e la ridistribuzione burocratica e politica. Quello che il libertario vuole minimizzare è la spesa “statale”, non quella diretta a fornire i pochi beni pubblici davvero necessari, che possono essere forniti da soggetti alternativi al governo.

    Riguardo allo scudo fiscale, ricordo che negli anni 2000 c’è stato eccome un deflusso tendenziale di capitali: si chiama delocalizzazione, o globalizzazione in altri contesti, e questo si vede. L’apprezzamento dell’euro ha anche ridotto la bilancia delle partite correnti.
    Ripeto ancora: non sto difendendo l’istituto del condono né tantomeno Giulio Tremonti, ma non voglio neppure criticarlo sul punto sbagliato.

  18. @Falkino

    “Esistono modi diversi per finanziare le stesse spese, modi che non implicano gli enormi costi di transazione impliciti nel nostro modello di stato assistenziale….dirottate verso un modello basato sulla coercizione e la ridistribuzione burocratica e politica”

    D’accordo. Ma aggiungo che esistono anche modi alternativi con costi di transazione altrettanto enormi in modelli di stato meno assistenziale (vedi spesa sanitaria negli USA, che “lascia indietro più di qualcuno”).

    Io penso che vadano minimizzati i “costi di transazione”, e questo è vero sia che la spesa sia “pubblica” sia che sia “privata”

    Mettiamola così: lasciamo da parte le ideologie e le teorie (marxismo, liberismo, keynesianesimo, shumpeter, e chi più ne ha più ne metta…) e guardiamo alla sostanza delle cose: l’efficenza e l’economicità di funzioni che sono “naturalmente” non efficenti con il meccanismo di mercato puro implicano un ruolo “forte” del pubblico, da regolatore/controllore e/o da gestore. (per inciso, io preferisco il primo ruolo in tutti i casi in cui sia “tecnicamente” possibile). Un po’ lo slogan “più mercato più stato” (intendendo con ciò uno stato che fa quello che è “proprio” dello stato, ad esempio NON i panettoni o l’agente di viaggio). Ma negare il ruolo dle pubblico su tutta una serie di questioni è da pasdran del liberismo, non da liberisti. Non amo il potere politico e ne vedo tutte le distorsioni ed i guasti. Ma vedo anche quelli che ha il mercato. Perchè entrambe sono cose umane, quindi imprefette per definizione.

    Riguardo lo scudo fiscale:
    Però la delocalizzazione ha riguardato tutti. Solo in Italia i capitali non sono affluiti nel 2002, NONOSTANTE lo scudo fiscale. Qualcosa significa, secondo me.
    Ma a parte questo punto “tecnico”, registro che siamo d’accordo sull essere anti condono (su Tremonti è insignificante, per fortuna prima o poi passerà anche lui, come tutto ciò che è umano)
    Che è, per inciso, il “cuore” del pezzo.

    Un sorriso again

    C.

  19. paul

    Vorrei intervenire su un aspetto dell’articolo che non è stato messo in luce a sufficienza.

    L’autore dice che il primo scudo fiscale “L’aliquota era molto generosa (appena il 2,5%). E soprattutto il rientro avveniva in forma totalmente anonima, molto comodo per il contribuente pentito”

    Qualcuno ha già osservato che detenere i soldi all’estero NON è un reato; casomai potrebbe esserlo il fatto di nascondere i soldi al fisco italiano.

    Ma in ogni caso: quale sarebbe l’aliquota “giusta”? Secondo me non esiste un’aliquota giusta, come non esiste un prezzo giusto delle merci. O meglio, il prezzo giusto è quello che il compratore è disposto a pagarti.
    Certo, sarebbe stato bello fissare l’alquota al 10 o al 20%: ma poi ci sarebbe stato qualcuno disposto ad aderire allo scudo a quelle condizioni?

    Non esiste IN CONCRETO la possibilità per il fisco italiano di accertare i capitali al’estero (salvo che non si pensi che dovremmo mandare l’esercito a invadere la Svizzera o il Lichtenstain).

    Perciò si deve per forza offrire uno scudo fiscale in forma molto generosa.

  20. @paul:
    Non sono d’accordo. Nel senso che è certo vero che non esiste un “prezzo di mercato” per l’emersione di capitali illecitamente detenuti all’estero. Ma, come dice Alessandro penati (in uno dei link messi all’articolo) è un problram di “bastone” e di “carota”:
    Nel 2003, Germania e USA hanno offerto una piccola carota, ovvero reimpatrio dei capitali faceva solo evitare le multe e procedimenti penali, ma bisognava versare tutte le imposte. (Gli USA incriminarono l’UBS pur di ottenere la lista dei contribuenti americani, la germania i servizi segreti per scoprire i suoi contribuenti dislocati in Lichtestein.
    Sempre all’estero, in UK nel 2007 lo scudo fu riservato a evasori già identificati a cui veniva offerta una sanzione ridotta.

    Come vedi, carote piccole e bastone grosso. E non sono “regimi statalisti o comunisti: Uk, USA, Germania.

    Da noi invece, un bel carotone e nessun bastone.

    Quindi non è scontato offrire generosamente scudi fiscali: è una SCELTA.
    COme è scritto CHIARAMENTE: Tremonti ha scelto meglio pochi, maledetti e subito. E senza dare fastidio a questi “poveri evasori”.
    Ma si può anche decidere di mettersi a dare SERIAMENTE la caccia agli evasori, stanarli e farli pagare. Oppure dire loro: se dichiarate tutti non vi dò fastidio. Ma pagate TUTTO.

    Una scelta che tremonti non si è mai sognato di prendere in considerazione. Con il tuo ragionamento si CERTIFICA la non volontà di lottare contro l’evasione. E’ una scelta. Ma è una (non l’unica) delle scelte scellerate che sono alla vase dell’anomalia italiana

    C.

  21. Avevo scritto un commento lungo un km. Ma per qualche motivo non è arrivato. Riproviamo.
    Ringrazio Falkenberg per aver perfettamente esplicitato il mio pensiero. Unico appunto: sono libertyfighter. Libertyfirst è un mio amico, ma un altro.
    Dunque. L’idea libertaria è che ognuno sia padrone della sua vita e del prodotto del suo lavoro. Questa idea, che a parole tutti condividono è palesemente violata dallo Stato. Infatti Tremonti è padrone del mio lavoro e decide quanta parte di questo debba servire a me, e quanta a lui. A noi libertari non sembra giusto che un tizio, seppur votato da una cospicua minoranza, possa decidere di schiavizzarci. A tutti coloro che giustificano in qualsiasi modo la tassazione, evidentemente si.
    E’ opportuno ricordare che le idee che mettevano lo Stato, l’Unità Nazionale, il “popolo lavoratore” inteso collettivamente,al di sopra dell’individuo, hanno creato legittimamente Hitler e Mussolini, e portato un pò meno legittimamente Stalin e gli amici suoi al potere. Non è stato altro. E’ stata la giustificazione della possibilità per qualcuno, in determinate circostanze, di essere legittimato a schiavizzare e financo uccidere i propri simili.
    La differenza tra un libertario e un qualsiasi altro sostenitore di un diverso schema sociale, sta nel fatto che l’altro in qualche circostanza legittima il genocidio o la schiavitù.
    Il libertario mai.
    Noi libertari non dobbiamo temere che il 50% +1 della popolazione decida di ridurre in schiavitù tutti i rossi con le lentiggini, o i neri, o gli ebrei o i cristiani o i musulmani. Noi, per quanto cospicuo sia il numero di persone che ci chiede questo, non lo legittimiamo mai.
    Democratici, Socialisti, Comunisti, Fascisti, Nazionalsocialisti si.
    Per loro i diritti sono una questione di numeri. Invece della forza, subiscono la forza organizzata.
    Qualunque oscenità, se legittimata (al più) dalla maggioranza, diviene diritto. E chissenefrega se si tratta di genocidio, sterminio di massa, furto legalizzato etc. L’importante è corrompere il giusto numero di appoggiatori.
    Per qualunque altro che non sia libertario, le persone non hanno pari diritti. Il governante, ne ha di più. Lui può espropriare rubare, cambiare regole, stamparsi soldi, fottersi le nostre donne e quant’altro. Per noi no. Esattamente come un autista non ha più diritti di un operaio.
    Gli altri si domandano perché poi la politica sia piena di malfattori.
    Noi no. Perché sappiamo bene che il motivo è quello appena esposto.

    Secondo i dettami democratici, gli ebrei furono gasati legalmente.
    I rappresentanti del popolo, hanno promulgato una legge valida che come tale è stata applicata. Veramente privi di educazione civica gli ebrei che cercavano di evaderla.
    Secondo NOI, gli ebrei furono gasati illegalmente.
    Perché noi poniamo il diritto al di sopra dello Stato e non lo Stato come creatore del diritto. Nessuna maggioranza secondo un libertario può privarmi dei miei diritti.
    Secondo un democratico, un socialista, etc. invece si.

    Le obiezioni che generalmente si fanno ai libertari sono sul COME organizzare una società. Ma non sui diritti di cui sopra. Ci chiedono come organizzare la difesa, le infrastrutture e il resto.

    Sicuramente la risposta libertaria all’organizzazione di tali strutture è più complessa della risposta democratica. Almeno in partenza.
    Ma questo perché il libertario è coerente. Gli altri no. Noi VOGLIAMO VIVERE IN UN MONDO IN CUI TUTTI ABBIANO PARI DIRITTI.
    Gli altri no.
    Considerate tre persone: Ciro, Paolo e Pietro. Ognuno di loro produce una cosa: patate, orzo e avena.
    Ciro ad un certo momento pensa che sia opportuno rubare l’orzo di Paolo, e Pietro che sia opportuno rubare le patate di Ciro.
    I democratici risolvono il problema NON dichiarando semplicemente che né Ciro, né Pietro abbiano diritto di rubare agli altri, ma che in ogni istante debba esistere solo uno legittimato a rubare agli altri.
    Di certo la soluzione alla controversia è semplice.
    Ma è giusta?
    Come si fa a lamentarsi poi se Ciro e Pietro si accordano per rubare in due l’orzo di Paolo?

    Questo per dire che non ha importanza se la soluzione che rispetti i diritti di tutti è più difficile da trovare. E’ l’unica giusta.
    E, caso strano, la soluzione che rispetta i diritti di tutti vede l’abolizione dello Stato come lo conosciamo noi. Perché lo Stato è l’unione di Ciro e Pietro. Lo Stato è quell’unica entità che non rispetta i diritti naturali “legalmente”.
    Bisogna inventare un sistema di assicurazioni private, di servizi di difesa privati in concorrenza e di tribunali di arbitrato privati?
    Non importa. Quel che importa sono i diritti delle persone, non la facilità di esecuzione.
    Anche la mia vita sarebbe più facile se legalmente potessi ottenere ciò che voglio semplicemente rubandolo agli altri. Ciò non toglie, che devo scegliere la via più difficile. Guadagnarmelo.

    Ed è per questo che non posso che andare contro il fisco. Andare contro il governo, andare contro lo sfruttamento degli individui.
    Ci vuole una grande faccia tosta per dire che i soldi guadagnati da Valentino Rossi sono di proprietà dello Stato e non suoi, e ci vuole una grande faccia tosta per applaudire a tizi armati che vanno da Valentino Rossi a rubarglieli.
    E ci vuole una gran faccia tosta per distinguere ciò dal pagamento di un pizzo.
    Si può fare, si può anche credere che l’uomo voli, che la gravità agisca al contrario, che i pesci fuor d’acqua continuino a vivere.
    Ma non è la verità.

    Di fronte a queste spiegazioni, di solito si comincia a parlare di mondo giusto, della solidarietà per i poveri, e di tante altre cose che, in teoria sono bellissime, ma in realtà null’altro sono se non il grimaldello con il quale i delinquenti che poi approdano in Parlamento ci espropriano della nostra vita.
    Per definire “giusto” un mondo, bisogna per forza porsi, o al di fuori della realtà ipotizzando un mondo a risorse infinite, o porre la propria idea di giustezza al di sopra di quella degli altri. Bisogna travisare il concetto di solidarietà e trasformarlo da volontario a obbligatorio, con un furbo sopra che decide chi deve fare solidarietà e verso di chi.
    I libertari sono solidali. Ma volontariamente. Non si sognano neppure di costringere una donna ad avere rapporti con un altro uomo per un fantomatico diritto alla figa che qualcun altro ha inventato.
    Ma se quella donna volesse volontariamente soddisfare quell’uomo, non avrebbero nulla da ridire.
    Scelgo il diritto alla figa, perché presumo che sia ancora un pò distante dalle idee correnti e quindi ancora in grado di far riflettere. Se avessi usato il diritto alla casa, o alla salute o al lavoro, o al sostentamento, non avrei prodotto lo stesso effetto.

  22. Scusami, Libertyfighter – lapsus freudiano dovuto a eccesso di frequentazione :-D

    Carlo, sulla sgradevolezza del condono siamo tutti d’accordo, ma dal mio punto di vista è una questione, a questo punto, di prassi dell’estrazione di reddito, più che di teoria morale. Chiunque pretenda metà di quello che guadagno senza darmi alcun diritto a protestare se non fornisce quanto promesso, anzi, senza nemmeno impegnarsi a fornirmi qualcosa in cambio non ha diritto a lamentarsi se qualcuno interrompe il pagamento di quanto, a questo punto, non è dovuto. A meno che non si definisca un “governo”.

  23. @libertyfighter:
    Nel tuo ragionamento c’è una premessa, che secondo me non è corretta:
    Che TUTTI, tranne i “libertari” hanno un’idea di Stato come “dittatura della maggioranza”. Non è esattamente così.

    Lo “Stato” è un patto di convivenza tra una comunità di individui. Perchè nessun uomo è un’isola. E per fare quello che è necessario per il buon funzionamento della “convivenza” (l’alternativa è il far west totale, secondo me) ha anche bisogno di organizzarsi, di strutture e di risorse.

    Anche i libertari, come tutti gli altri, usufruiscono del servizio di pubblica illuminazione che nessun “individuo” garantirebbe “per sua libera scelta” agli altri. E della difesa dei confini da un attacco ostile. E dalla soluzione delle controversie con il diritto e non con la violenza.

    Si può essere in disaccordo su dove sia il confine in cui è il libero dispiegarsi della volontà individuale a bastare, e dove “è necessario” uno “Stato”.

    Ma l’alternativa allo “Stato”, a me sembra il Caos. Che è molto creativo, e che personalmente mi piace. Ma che difficilmente ci avrebbe permesso di arrivare – nel bene o nel male – dove siamo.

    @JFK:
    il tuo argomento può essere esattamente rovesciato:
    Se molti evadono le tasse lo Stato non ha i mezzi per fornire servizi “efficenti”. Ed è un argomento che spesso viene usato, esattamente come quello che hai portato tu.

    Chiedere con forza uno stato efficiinte (e meno invasivo, guardate che anche a me uno stato invasivo non piace mica tanto…^_^) è molto più credibile se le tessa non le evadi, che non il contrario. A meno che poi non si rinunci ad usufruire spontanemanete di quegli “schifosisissimi” servizi (Sanità, Trasporti pubblici, Polizia, ecc…) che lo Stato ti dà (a questo punto, gratis) con i soldi di chi le tasse le paga.

    UN ari-sorriso a entrambi

    C

  24. rebyjaco

    Se si tratta di “”fare”" dei soldi, lo scudo o il condono, servono. Per il resto, sono due misure indegne di un paese civile (ma NOI, gia sappiamo che non lo siamo). Coloro che evadono “”VERAMENTE”", contano su queste leggi a LORO “”personam”", contano sulla compiacenza dei LEGISLATORI AD PERSONAM (si dice così?), non solo gli evasori, ma anche i criminali in generale, politici ed economici. Quello che spaventa, è che i LEGISLATORI, non mancano MAI di accontenterli. Vi dice qualcosa questo fatto?

  25. @comicomix

    Lo Stato può solo essere una cosa. Non è un “gusto” che può essere definito arbitrariamente.
    Ragion per cui può essere una dittatura come sostengo io, oppure un patto, come sostieni tu.

    Per me un patto è un qualcosa che abbiamo deciso con la mia approvazione, di durata stabilita e limitata e in cui entrambe le parti (io e lo Stato), abbiamo le stesse possibilità di modifica dello stesso patto.

    Non abbiamo firmato per averlo. Non possiamo uscirne, e le regole vengono cambiate unilateralmente dallo “Stato”.
    Ti sembra un patto?
    Alcuni arrivano a dire che io avrei firmato “automaticamente” nascendo in un dato luogo. Le implicazioni di una tale visione sono allucinanti. In ogni caso per il codice penale si tratta di una firma estorta e non certamente con il firmatario in grado di intendere.
    Altri dicono che sarebbero stati i miei avi a firmare il patto. Tralasciando il fatto che la costituzione non è stata neanche messa ai voti, anche se fosse, un altra regola caratterizzante i patti, è che nessuno può vendere una terza persona. E quindi dovrei comunque firmare io. A meno di non trovare etica la tratta degli schiavi.

    Scusami Carlo, ma ti risulta che in qualunque patto tra due persone, si possa mai verificare la situazione per cui l’una (lo Stato) si decide da solo il proprio compenso?
    Il semplice fatto che esista questa situazione fa uscire dalla categoria “patto” lo Stato.

    Non avrei nulla in contrario ad una società organizzata in “patti”. Con diritti e doveri di tutti. Ma liberamente scelti ed accettati dagli individui. Uno per uno. Tutto ciò che lo Stato fa adesso tramite coercizione, è organizzabile tramite patti reciproci. E il 90% di ciò che lo Stato fa adesso, è anche piuttosto semplice da organizzare in maniera privata. Tra questi, le pensioni sicuramente. La sanità idem. Le strade e l’illuminazione cittadina non sono facilmente privatizzabili, ma non è impossibile. Già una gestione di tipo condominiale (che è di tipo privato), sarebbe sufficiente per garantire l’illuminazione quartiere per quartiere.

    Ultimo appunto sulla tua risposta a JCF. Anche qui parti dall’idea del “patto”. Ma io vorrei poter rinunciare anche spontaneamente a quei servizi di cui sopra. Lo stato non me lo permette. Io firmerei per poter rinunciare che so, alla scuola pubblica per mio figlio, e non pagarla. O alla mia pensione e smettere di dare i contributi.
    MA NON POSSO FARLO.
    Alla faccia del patto.

    Un saluto
    LF

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