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Il PD e i cosiddetti impresentabili

28 maggio 2009

La decisione del Pd di non inserire personaggi ineleggibili nelle proprie liste è stata già ampiamente discussa e generalmente approvata. Che lo facciano tutti gli altri e che possa portare dei vantaggi non sono motivazioni sufficienti a fare una cosa che qualunque persona in buona fede definirebbe quanto meno poco corretta. Dato però che essere onesti non vuol dire essere fessi, il buon senso vorrebbe che il Pd avesse comunque degli assi nella manica per valorizzare le proprie liste. Questi assi nella manica dovevano essere i capilista, scelti direttamente dal segretario nazionale tra personalità di grande popolarità e capaci di fare da traino per tutta la compagine democratica. La legge elettorale delle europee impone di fatto questo ruolo ai capilista: i seggi infatti non scattano sulla base delle preferenze ricevute dai candidati bensì sulla base dei voti attribuiti globalmente al partito. Può essere quindi molto utile avere come capilista personaggi in grado di muovere almeno 300 mila preferenze, senza contare che la cosa aiuta molto anche gli altri candidati, che possono usufruire di appoggi forti e notorietà da sfruttare.

AI BEI TEMPI – Nel 2004, i primi della lista “Uniti nell’Ulivo” furono Pierluigi Bersani nel Nord Ovest (342 mila preferenze), Enrico Letta nel Nord Est (175 mila preferenze), Lilli Gruber al Centro (796 mila preferenze), Massimo D’Alema al Sud (832 mila preferenze) e Luigi Cocilovo nelle Isole (158 mila preferenze, eletto per un pelo). A questo giro non sembra che la pattuglia dei capilista del Pd sia altrettanto attrezzata. Sergio Cofferati e Luigi Berlinguer godono di una popolarità piuttosto traballante e difficilmente attrarranno frotte di votanti che non siano d’apparato. Difficilmente Sassoli potrà replicare il record di Lilli Gruber; meno che mai potrà farlo Luigi De Castro col suo predecessore al Sud. Rita Borsellino nelle Isole dovrebbe riuscire a fare meglio di Luigi Cocilovo, ma si trova alla terza campagna elettorale in quattro anni e il suo profilo sembra essersi logorato un po’. Insomma, osservando la campagna elettorale del Pd fino a questo momento, emerge un dato piuttosto evidente: i capilista non tirano. Se ne sta accorgendo chi fa campagna nel collegio, sul famigerato territorio, e si trova a dover fare affidamento solo sulle proprie risorse e sulle proprie gambe.

AVANTI C’E’ POSTO – Dato che i capilista non tirano – e a volte, come nel caso di Cofferati, sono addirittura invisi alla base del partito – i candidati meno forti sono costretti a cercare altri personaggi forti a cui accoppiarsi. Nel Nord Ovest tutti pendono dalle labbra di Antonio Panzeri, europarlamentare uscente, sostenuto con disciplina militare da tutti i circoli del Pd. Un altro pezzo da novanta è la teodem Patrizia Toia, sostenuta dall’associazionismo cattolico ma nella cui campagna sarebbero emersi dei malesseri, per via dell’appoggio che i circoli e i dirigenti del Pd di Milano stanno riservando all’outsider Ivan Scalfarotto. Nel Nord Est i candidati emiliani e veneti fanno a gara per farsi vedere vicino a Debora Serracchiani: il partito friulano però la schiva, per usare un eufemismo, e preferisce puntare forte sull’ex-Margherita Gabriele Frigato. Nella circoscrizione Centro il più richiesto è Roberto Gualtieri, del quale si racconta di cene elettorali con centinaia di facoltosi invitati: se la forza di un candidato si misurasse attraverso il numero di manifesti abusivi che affigge sui muri della città, il ricercatore universitario di area dalemiana sarebbe certo di sfondare il miliardo di preferenze. Nella circoscrizione Sud Gianni Pittella e Rosaria Capacchione sono attesi da un ottimo risultato, addirittura superiore a quello del capolista De Castro. Nelle Isole – oltre alla Borsellino – il sindaco di Gela Rosario Crocetta gode di grande popolarità per via delle sue battaglie contro la mafia, mentre Italo Tripi può giovarsi dell’appoggio incondizionato delle strutture della Cgil siciliana. Panzeri, Serracchiani, Gualtieri, Pittella, Crocetta. I capolista alternativi, in qualche modo.

CONCLUDENDO – La saggia decisione del Pd di non candidare personaggi ineleggibili poteva essere portata avanti con una squadra migliore. Sarebbe bastato prendere questa decisione in tempo utile per lanciare sul panorama nazionale altre due o tre figure come Debora Serracchiani, oppure chiedere a un paio di parlamentari di dare le dimissioni per fare politica a Strasburgo. Senza scomodare le vecchie glorie – D’Alema, Bersani, Rutelli – forse persone come Ignazio Marino, Francesco Boccia o Federica Mogherini potevano avere le carte in regola per guidare le liste del Pd e fare di queste elezioni un trampolino per le loro aspirazioni politiche. Forse si poteva anche evitare l’umiliazione inflitta ai Radicali e fare di Emma Bonino un’ottima ed efficace testa di lista. Per essere considerata bella ed entusiasmante, una lista deve avere due caratteristiche: non deve avere candidati truffa, deve avere candidati bravi e appropriati. Il primo obiettivo è stato centrato. Sul secondo sono stati fatti diversi passi avanti, ma si può ancora lavorare.

8 commenti a Il PD e i cosiddetti impresentabili

  1. Quanti sono gli italiani coglioni? Per avere una risposta basta controllare la percentuale dei votanti alle elezioni

    Come altro definire, se non “coglione” chi va a ratificare, con il suo voto, gli eletti decisi dai partiti e dai referenti dei partiti, individui che eseguono gli ordini dei partiti e dei loro referenti e che rappresentano gli interessi dei partiti e dei loro referenti ?

    Come altro definire, se non “coglione” chi non ha ancora capito che la sovranità popolare non esiste e che gli eletti non rappresentano in alcun modo gli elettori ?

    Come deifnire, se non “coglione” chi non ha ancora capito che, votando, garantisce semplicemente uno stipendio ed una futura pensione ad un certo numero di individui che del suo rappresentare gli interessi dei partiti e dei loro referenti fa un lavoro?

    La “democrazia” è un’ idea astratta senza alcuna possibilità di realizzazione concreta.

    La realtà è che ogni esemplare della specie Homo Sapiens rappresenta solo se stesso.

    Il concetto di “rappresentanza” su cui si fonda la democrazia è una creazione astratta senza alcuna corrispondenza nel reale.

    Ogni candidato rappresenta solo se stesso, la sua carriera politica ed i suoi referenti, quelli che gli permettono di fare carriera politica, di cui rappresenterà gli interessi una volta eletto.

    La consapevolezza di questa realtà dIviene evidente proprio nel corso della campagna elettorale, “momento culminante” della democrazia, frequentando i retrobottega dei partiti e degli incontri con gli elettori.

    Una volta finita la rappresentazione teatrale dell’incontro con gli elettori, i coglioni che votano, a cui si promette e si prospetta un pò di tutto per prendere il voto, si comincia a parlare di quello che è realmente in gioco: le ambizioni di carriera politica del candidato e gli obiettivi e gli scopi di queli che lo hanno candidato per rappresentare e tutelare i loro interessi.

    Una soluzione potrebbe essere quella di affidare il governo ad un’oligarchia capace ed illuminata che abbia, come caratteristiche fondamentali, un rispetto totale delle regole democratiche, un interesse profondo per la res publica ed una predisposizione a saper gestire in modo saggio ed equilibrato gli interessi di tutti.

    Ma anche in questo caso si manifesterebbe prima o poi il naturale ed inevitabile uso del potere per se stessi e per i propri referenti, amici e parenti, che affiora inevitabilmente ogni volta che si possiede il potere, indipendentemente dalle modalità con cui è stato ottenuto.

    Il potere.

    Il problema è sempre quello della gestione del potere. da parte di chiunque lo possieda ed in qualunque modo lo abbia ottenuto.

    Finisce sempre per emergere, in chiunque abbia il potere, il cervello del “babbuino dominante” che governa per sè e per i suoi.

    Si contano sulle dita di una mano, nel corso della storia, gli individui capaci di governare in modo effettivamente saggio la res publica, gestendo in modo equilibrato e per l’interesse generale il potere ottenuto.

    Sono con quelli che dicono che IL POTERE E’ SEMPRE UN MALE, qualunque tipo di potere.

    Rimane ovviamente il problema della gestione della res publica..

    Di cui qualcuno dovrà pur occuparsi.

    Nella realtà va a finire che se ne occuperanno, sempre e comunque, quelli che hanno ricchezza e proprietà, per tutelare le proprie ricchezze e le proprie proprietà.

    Se ne occuperanno personalmente o, più spesso, tramite dei burattini da loro guidati, che provvederanno a scegliere, candidare, propagandare e far eleggere; veri e propri “servi pagati” a cui sarà garantita la carriera politica come sbocco professionale, gratificata dai buoni guadagni e da quella “parvenza di potere” che la carriera politica garantisce.

  2. Loska

    Mah, ché poi la Serracchiani, masaniella del pd fino a quando non era che una ragazza “coraggiosa” che “gliele cantava a quelli”, è ora passata alla sponda “nemica”, tanto che i ggiovani pddini friulani l’hanno ampliamente criticata per la sua scelta (un po’ “velinica”) di lasciarsi usare come esca, mandata alle europee alla sprovvista e come prima candidatura, un po’ alla Carfagna se mi si consente il paragone improbo. Non è che basta prendere il primo sconosciuto che fa 50000000 contatti su youtube per fingere di essere un partito aperto ai giovani. So che il friuli ci sono comitati di ragazzi del pd che attivamente fanno cose e ottengono risultati sul territorio. E’ da questi, secondo me, che si deve partire sul serio. Il criterio di scelta della serracchiani non è molto diverso da quello delle veline, cambia solo il target che si vuole “tenere buono”. Un grosso imho, ovviamente.

  3. Secondo me, con rispetto parlando, i giovani democratici del Friuli rosicano. Anni e anni a dire che “i giovani lo spazio non devono chiederlo ma prenderselo”, poi arriva una che se lo prende e loro si lamentano perché salta la fila. Loro come intendevano prenderselo, quello spazio? Friggendo salamelle e aspettando pazientemente il proprio turno? Non basta fare cinque milioni di contatti su Youtube, certo; i giovani democratici del Friuli però quanti ne hanno fatti, dieci? Qualsiasi scelta è fatta per “tenere buono” – altri direbbero “mobilitare” – un target, in politica. Anche quella del professore universitario o del candidato di apparato. Il punto è vedere qual è la qualità della scelta. Nel caso di Serracchiani, a me sembra una buona scelta.

  4. Fra chi fa e chi prende un discorso “che piace al target” (ahhh che fate? ahhhhh dobbiamo avvicinare la gggente blablabla), va a ripeterlo davanti ai dirigenti e si becca il plauso del suo target, preferisco chi fa. In fondo da Nanni Moretti (con questa classe dirigente blabla) a Beppe Grillo non è che la solfa sia stata diversa. Probabilmente anche Beppe grillo avrebbe avuto ingresso facile al Pd, se avesse voluto. Idem con patate per Moretti. Il problema di fondo, Serracchiani a parte, è che uno dovrebbe accedere ai livelli dirigenziali del partito in cui milita per i meriti della sua azione politica, non della sua mera ars oratoria. E per meriti dell’azione politica, intendo risultati e non applausi da un pubblico che tanto se dici determinate cose, chiunque tu sia ti applaudirà lo stesso. Avallando questo tipo di cose non si fa del bene né al partito (adesso chiunque vorrà farsi candidare scalpiterà ai congressi per dire 4 cagate in croce, alla faccia dei discorsi costruttivi – costruttivi nel senso che oltre alla critica, propongono seriamente -) né alla politica italiana tout court, perché fissi come principio cardine del successo politico il protagonismo personale a tutti i costi (e che differenza c’è con Berlusconi?) a discapito del servizio al popolo, la qual cosa dovrebbe (e sottolineo dovrebbe) essere il primo pensiero di un politico serio. Con questo non voglio dire che la Serracchiani sia una velina, nemmeno lo penso e spero che se eletta, faccia. Voglio solo dire che per me, candidarla solo perché si è fatta applaudire dicendo sostanzialmente quello che tutti andiamo dicendo da mesi, è un errore sostanziale. Se il PD vuole differenziarsi in maniera seria rispetto al PDL, invece di coccolare i suoi elettori con queste candidature di facciata (l’avrebbero candidata senza quell’exploit? E’ un merito aver detto a Franceschini cose che Franceschini e tutti già sapevano?) dovrebbe puntare sui giovani seriamente e non far passare il messaggio “vi teniamo buoni con la Serracchiani, ma tanto poi…”. Oh, è ovvio comunque che sparando nel mucchio capita anche di candidare gente seria, ma questo può capitare anche al PDL. Il punto è che bisogna smettere di sparare nel mucchio.

  5. Nella discussione generale su come dovrebbe funzionare la selezione della classe dirigente di un partito, sono perfettamente d’accordo con te. Il punto è che nella melma in cui siamo i vizi della candidatura Serracchiani sono dieci volte più piccoli dei vizi delle altre, e sono probabilmente i più innocui. Se guardo a come sono nate le candidature gli altri big (esclusi gli uscenti), preferisco di gran lunga la selezione su Youtube.

  6. grano

    Quanto alla Serracchiani, l’intervento che è andato su YouTube ha dato visibilità ad una persona che sul territorio mi risulta che avesse comunque “fatto” ed ha mostrato che questa persona aveva un certo fegato.
    Il Pd si è poi informato e la persona nel frattempo ha dimostrato in altre occasioni pubbliche che oltre alla singola performance c’era della sostanza, per cui l’ha candidata.
    Pare che nel suo tour elettorale stia confermando ulteriormente di essere una candidata valida, di solidi principi e molto pratica nella loro attuazione.

    Quanto agli altri capilista mancati proposti dall’autore, Marino e Mogherini (Boccia non ricordo) sono dei membri del Parlamento italiano in carica da un anno. Sarebbe stato incoerente con le altre scelte fatte presentarli per il Parlamento europeo.
    La giustificazione che ho sentito dare alla scelta di Berlinguer e di Cofferati è che quei nomi porterebbero al Pd vari voti che altrimenti non verrebbero mobilitati, mentre non scoraggerebbero chi non vede di buon occhio questi nomi, ma che trova comunque delle alternative di segno diverso.
    Visto che non c’è controprova, è difficile sapere se la segreteria ha avuto ragione o torto nelle sue scelte.
    Resta il fatto che tra chi presenta candidati impresentabili o ineleggibili e chi presenta candidati che non sempre “tirano”, continuo a preferire i secondi.

  7. Sorprendente,Giamba!Quando comincia a ragionare pacatamente,scopre una delle più note massime del pensiero politico antico,il cui divulgatore ,al solito,mi sfugge: “Non sono le buone leggi a fare i buoni Stati,quanto piuttosto i buoni cittadini”.Resterebbe pur sempre la necessità di accordarci su che cosa intendiamo per “Buono”

  8. Franceschino “totus tuus” il chierichetto boccone da prete. ovverossia “Tutto quello che non bisogna essere per essere uomini liberi”

    Il chierichetto mai cresciuto, plagiato e sottomesso dalla mafia cattolica per poi essere succube di ogni mafia e di ogi camorra.

    Aggressività repressa e stagnante, subdolamente capace di ogni mistificazione.

    Quell’arte della mistificazione imparata negli anni passati con i preti, creatori della mistificazione orginaria, maestri e punti di riferimento di tutti i cialtroni della Terra.

    Gli ometti in tunica che coglionano il colto e l’inclita delirando di morti che resuscitano e di vergini che partoriscono.

    Il boccone da prete, a ricordare la tradizionale e millenaria abitudine dei preti di incularsi le fedeli per evitare gravidanze indesiderate.

    Ed i chierichetti per renderli per sempre fedeli.

    TOTUS TUUS.

    AHAHAHAHAHAHAH !!

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