C’è chi ci crede, e chi non li ama. Eppure tutti li consultano. Specialmente quando è proibito dalla legge. Anche se a volte sbagliano. Ma in altre ci azzeccano in pieno. Eccone alcuni.
Circolano. Nelle segrete stanze del potere, così come nelle redazioni dei giornali. Tra le segreterie dei partiti e gli istituti di sondaggi è tutto un frenetico consultarsi. L’esito, come già ricordato qui , è scontato: nessuna rilevazione mette in dubbio la vittoria di Berlusconi, così come
l’arretramento del PD e in generale dell’opposizione attualmente rappresentata in Parlamento. La scenografia politica post 6/7 giugno 2009 potrebbe però essere molto diversa. Il sostanziale bipartitismo potrebbe consolidarsi oppure sfarinarsi, Franceschini potrebbe diventare il leader del PD per i prossimi anni, con opzione alla premiership, oppure tornare nei ranghi dei quadri democratici. La galassia della sinistra potrebbe ritrovare fiato, e soldi, oppure avviare le pratiche dell’estinzione. Non è solo il caldo a far sudare come matti i politici mentre guardano con fronte madida gli ultimi tabulati arrivati in PDF. Internet però permette ai più ficcanaso di sapere gli ultimi dati attualmente nelle mani di pochi eletti, dopo l’entrata in vigore del divieto di pubblicazione previsto dalle legge 28 del 2000 per le ultime due settimane di campagna elettorale. L’articolo 8 postula : ” Nei quindici giorni precedenti la data delle votazioni è vietato rendere pubblici o, comunque, diffondere i risultati di sondaggi demoscopici sull’esito delle elezioni e sugli orientamenti politici e di voto degli elettori, anche se tali sondaggi sono stati effettuati in un periodo precedente a quello del divieto”.
CORSE IPPICHE - Una legge con pochi eguali all’estero. In Europa di solito è vietata la diffusione dei sondaggi nei 3 giorni precedenti il voto, mentre negli Stati Uniti sono pubblicati a urne aperte, e gli exit poll iniziano a circolare mentre metà del Paese si reca al seggio. Il buoi demoscopico è stato illuminato da Andrea Mancia, titolare del blog Right Nation, e ora fondatore del bel sito di analisi politica Nota Politica. Nel 2006, sotto forma di previsione, e poi nel 2008 sotto le smentite spoglie di puntate all’ippodromo sono comparsi i sondaggi tanto agognati. Cosa ci racconta ora il buon Mancia? Un’indagine, del giro PDL, basata su un campione monstre di 10000 interviste telefoniche realizzata negli ultimi giorni. Varenne, il cavallo guidato dal fantino Silvio Berlusconi, nonostante la tormenta di Noemi, appare tonico al 40,5%, anche se le speranze di boom sembrano ormai essere state riposte. Groom de Botz, bizzoso alleato settentrionale, galoppa a quota 10 sotto le redini di Umberto Bossi, che spera di fare il pieno alle contemporanee amministrative per evitare la ghigliottina referendaria. Il 2,6 di Hirosaka ha forse deluso il governatore della Sicilia Lombardo, e l’ha spinto verso la cancellazione della giunta, ultima mossa disperata per arrivare alla sopravvivenza, il 4%. Un traguardo lontano per l’ammucchiata Pionati/Fatuzzo/Storace e Mpa, così come per le liste exArcobaleno. Gebrazac, cavallo Sinistro & Libero, viaggia verso un insperato 3,4%, possibile fonte di salvezza, mentre i duri e puri della Falce e Martello, il ronzino General du Pommeau, ansimano per l’inquietante 2,7. L’opposizione non gode di buona salute, anche se il tragico scenario post caduta di Veltroni, vicino al precipizio del 20%, sembra ormai lontano. Fan Idole, il puledro cavalcato dal prodino Franceschini, si attesta al 26,6, un dato certo lontano dal 33 del precedente fantino poi disarcionato. Galopin du Ravary, il riottoso cavallo d’attacco lanciato da Antonio Di Pietro
contro l’impero massmediatico di Varenne, si ferma ad un deludente 7,2%, molto lontano da quel 10% pronosticato pochi mesi fa da qualche sondaggista, e obiettivo da raggiungere per lanciare l’Opa sul centrosinistra. Ipson de Mormal, l’equino che corre al centro della pista, non si schioda dal risultato di un anno fa, e con il 5,8% la grandeur del nuovo partito della Nazione sfuma.
PREVISIONE - L’allibratore Mancia non è però l’unico a rivelare scommesse ippiche, e per la rete un po’ di sondaggi sono facilmente raggiungibili, anche se sotto forma di corsa ciclistica, hit parade discografica oppure aggiornamento di status di Facebook, citofonare Luigi Crespi. Gli istituti non citati sono gli stessi che hanno rilasciato le loro indagini prima del blocco, ed alcuni si fanno pure pagare per mostrare i loro preziosi risultati. I dati sono leggermente diversi da quelli illustrati sopra, e li riportiamo sotto forma di previsione, ponderandoli con qualche pozione magica ingegnata per l’occasione. Varenne è più affaticato del previsto, e scende sotto la soglia psicologica del 40% per fermarsi al 39,6%. Franceschini è a due decimali dal 27%, mentre Bossi e Maroni non toccano per poco la doppia cifra, arrivando ad un brillante ma non clamoroso 9,7. Di Pietro urlerà un “ma che c’azzecca” con il 6,9 che ci pare di scorgere spulciando tra i vari dati, mentre con i pochi seggi forniti da un magro 5,6 l’Europa non sarà Ricristianizzata da Magi Allam. E il principino Emanule Filiberto forse dovrà invitare a ballare i delusi del 4%, dato che le altre liste sembrano tutte lontane dal flusso di capitale, politico e monetario, fornito a chi supera la soglia di sbarramento. Noi preferiamo Natalia Titova, a scanso di equivoci.




La legge sulla par condicio sulla regolamentazione di sondaggi politico elettorali a ridosso del voto fa acqua da tutte le parti. Leggendo questo pezzo si capisce che in fondo ognuno può fare quello che vuole, basta non essere spudoratamente espliciti. A questo punto non sarebbe meglio liberalizzarli del tutto i sondaggi?
e anche la droga, possibilmente?
Ma con il principino di casa Savoia, l’UDC parte già sconfitto!…peccato!
ha ragione donato, le 2 settimane di blocco sono assurde. Mi ricordo che Nate Silver su 538 si stupiva che in Francia i sondaggi non potessero essere pubblicati negli ultimi 3 giorni…
quoto Gregorj sull’altra liberalizzazione, ancora più necessaria
Considerando che definire Di Pietro di sinistra è come dire che Tremonti capisce di economia, il centro destra italiano sta abbondantemente sopra il 60%.
Tenendo presente che definire il Pd di sinistra è a sua volta un eccesso notevole di ottimismo, e che i cosiddetti partiti della sinistra radicale non hanno neppure uno straccio di parvenza di programma, siamo messi bene
Ciao Darione!
C.
L’Idv sotto la doppia cifra secondo me è un insuccesso perché non avranno mai più un apice del genere. Salvo non facciano Fiuggi.
quoto e straquoto Gregorj
…Povero Pannellino
Potrebbe essere un risultato auspicabile.
Il PDL che vince, ma non sfonda. Così che Berlusconi si fa passare la voglia di elezioni anticipate con cui procurarsi la scorciatoia per non affrontare le difficoltà di governare. Perchè, se non aumenta i consensi in questo momento politico, quando potrà allora arrivare ad avere quella maggioranza in Parlamento che lo porti al Quirinale?
No, deve governare e affrontare la situazione difficile che si propetta. Prendersi le responsabilità e rispondere al paese dei risultati.
Nel frattempo, l’opposizione avrebbe il tempo di oganizzarsi e mettere su insieme programmi e alleanze. E magari di liberarsi di qualche politicante da troppo tempo sulla scenna. Se ci riescono, il che non è detto.
Rimandando all’unico vero sondaggista preciso italiano, ovverossia Nicola Piepoli, che oltretuto non li rivela, pur non ci fosse una tal legge restrittiva perchè la sua filosofia è ”se vuoi sapere paghi”, metto anch’io la Natalia Titova al 100% dei consensi. Un must!