Esteri

Questo matrimonio non s’ha da fare

27 maggio 2009

I giudici della Corte Suprema della California hanno confermato il verdetto delle urne dello scorso novembre, dichiarando valido il divieto di matrimoni omosessuali in California. Ecco come e perché. 

San Francisco, la capitale dei diritti civili degli Stati Uniti, terreno di lotta per le prime battaglie degli omosessuali alla fine degli anni ’70 con Harvey Milk, ha detto no ai matrimoni omosessuali. La Corte Suprema dello Stato della California ha infatti rigettato poche ore fa la richiesta da parte del comitato referendario uscito sconfitto lo scorso novembre, di annullare il risultato della proposta otto, che vietava di fatto le unioni tra persone dello stesso sesso. La decisione sembrava dovesse arrivare in mattinata (ovvero questa sera in Italia) o perfino più tardi, poiché molti erano gli analisti che si aspettavano una decisione combattuta in seno alla Corte, ma così non è stato. Su sette giudici il verdetto è stato quasi unanime: ben sei si sono dichiarati favorevoli al rigetto dell’appello. 

SI E’ EVITATO IL CAOS – La sentenza della Corte non ha però messo in dubbio le unioni celebrate tra marzo a novembre del 2008, ovvero nel periodo intercorso dall’emanazione della legge sui matrimoni omosessuali e il referendum abrogativo della legge: 18.000 coppie hanno corso il rischio di vedersi annullato il loro certificato di matrimonio, creando seri problemi in ordine di pensioni di reversibilità, contratti di affitto e assicurazioni mediche. C’è comunque da dire che le coppie omosessuali californiane potranno comunque contare su un accordo di “comunione domestica” – vigente in molti altri Stati statunitensi – che concede già molti diritti alle coppie omosessuali. Una sorta di Dico o Pacs insomma. 

LA BATTAGLIA NON SI FERMA QUI - Il gruppo di pressione che ha cercato fino all’ultimo di sovvertire il risultato referendario ha già dichiarato che il prossimo anno, o al più tardi nel 2012, presenteranno un nuova iniziativa legislativa volta a ri-legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso; non è escluso nemmeno il ricorso di fronte a una Corte federale, forti anche del cambio di maggioranza in seno alla Suprema Corte Federale, che si avrà con l’innesto di Sonya Sotomayor, la giudice progressista di origine ispanica indicata da Barack Obama

4 commenti a Questo matrimonio non s’ha da fare

  1. Sinceramente non capisco come sia sostenibile invocare il concetto di “naturalità” nel matrimonio (che è un unione contrattuale, mica esiste in natura)

    E – ma so che è una domanda vecchia – non riesco a capire dove sia il problema nell’ ESTENDERE diritti, anzichè nel TOGLIERLI. COme se il diritto dei Gay fosse una diminutio del mio.

    Sono troppo “semplice”

    C.

  2. rebyjaco

    Mi sembra giusto. La mia insignificante opinione è che, una cosa è il “”matrimonio”" che è stato inventato (penso) per mettere ordine nelle relazioni umane in generale, creando la famiglia e tutte le conseguenze che ne derivano ecc., ed altra cosa è questa unione fra due esseri umani dello stesso sesso che parodiando il matrimonio stesso, vogliono accedere ai vantaggi(?) che comporta questa unione.
    Altra cosa sono i diritti che si possono ottenere con contratti firmati dinanzi ad un Notaio e che legalizzi in caso di morte (per fare un esempio) l’accesso ai beni lasciati dal defunto. Assolutamente inconcepibile, dal mio punto di vista, l’adozione di bambini. (tanto per fare un’altro esempio). Comunque, la mia è un’opinione personale su di un argomento molto delicato come lo sono tutti quelli che riguardano i diritti di TUTTI i cittadini.

  3. ale x rebyjaco

    caro rebyjaco,
    la tua opinione personale è rispettabilissima finché resta un’opinione personale, meno quando si trasforma in uno strumento di soppressione di diritti altrui. Il problema della Proposition 8 è appunto quello di aver fatto dipendere la salvaguardia di diritti di alcuni dall’opinione personale di altri. Diritti da una parta, opinione personale dall’altra. A me sembra aghiacciante. Prova a fare un esperimento mentale e immagina situazioni in cui i diritti di una minoranza, magari anche antipatica ai più, dipendessero dall’opinione personale della maggioranza. Questa non è democrazia, è oclocrazia o tirannia della maggioranza – e per di più una tirannia etica, in quanto basata sulla visione morale della maggioranza (non mi riferisco a te). Immagina se in un paese a maggioranza atea passasse un referendum che impedisce alla minoranza di credenti di esercitare liberamente la loro religione: pensi che i credenti accetterebbero dicendo “in fondo è la democrazia, dobbiamo rispettare l’opinione personale della maggioranza”?

  4. E’ la stessa base giuridica su cui è stato fondato il ricorso contro il referendum. Sono d’accordissimo con te.

    Tra l’altro in Italia si ha ancora più paura di estendere dei diritti di cui già gode una maggioranza, poichè ciò comporta “spartirsi” una coperta già corta di aiuti alle famiglie/coppie in difficoltà. Ma questa è un’altra storia…

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>