La scalata laziale all’A.S. Roma sta per finire. Male

27/05/2009 - Fioranelli e i suoi non hanno convinto la Consob. Anche se sono gli idoli della piazza romana. Che però prima o poi dovrà fare i conti con la realtà. Volente, o nolente. Vinicio Fioranelli non ha convinto la Consob, anzi

     
 

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Fioranelli e i suoi non hanno convinto la Consob. Anche se sono gli idoli della piazza romana. Che però prima o poi dovrà fare i conti con la realtà. Volente, o nolente.

Vinicio Fioranelli non ha convinto la Consob, anzi dall’autorità di controllo sottolineano come a Roma potrebbe riproporsi un film già visto con la Lazio e finito con mandati di cattura per Giorgio Chinaglia e per gli ultras della Curva Nord.  Una cordata improvvisata tentò di utilizzare la piazza per costringere Claudio Lotito a vendere (persino con lo sconto). Fioranelli e i suoi soci svizzeri hanno fatto un lavoro migliore di Long John e i suoi sedicenti soci ungheresi: ai funzionari sono stati presentati documenti in regola e rintracciabili, ma nulla più della registrazione delle società d’intermediazione svizzera, con tanto di riferimenti bancari, e le credenziali dello studio dei legali, quel Volker Flick che non ha legami con l’omonima famiglia di miliardari tedeschi. Insomma Fioranelli e i suoi finanziatori ancora ufficiosi non hanno le carte truccate, ma di qui a dire che la loro mano non sia un bluff ce ne passa parecchio.

CONSOB IN CURVA -  Di soldi non si è parlato, non essendoci una vera offerta la Consob non aveva interesse a entrare nel dettaglio della “solidità” dei presunti scalatori. Quello che non piace è proprio l’uso della piazza: gli striscioni all’Olimpico, le richieste dei tifosi celebri affinché i Sensi passino la mano, la rabbia delle radio. Sono considerati tutti tentativi di manipolazione ancor più pericolosi di eventuali acquisti sospetti in borsa, che quantomeno danno un vantaggio immediato a tutti gli azionisti. Si teme che le reazioni “spontanee” della piazza siano utilizzate per ribaltare i rapporti di forza tra un venditore tutt’altro che interessato ad abbandonare e dei compratori dalle credenziali tutte da scoprire. La procura di Roma si sta attivando proprio per verificare che non vi siano collegamenti impropri tra lo scontento degli ultras e i candidati a subentrare alla proprietà. 

FIORANELLI IL LAZIALE -  Sospetto è anche l’acritico entusiasmo con cui è stata accolta la proposta dell’agente Fifa che, almeno agli occhi dei tifosi “veri” dovrebbe emendarsi dal peccato originale di un’amicizia personale e professionale con Sergio Cragnotti, nata proprio quando l’ex patron di Cirio fu protagonista del più importante ciclo vincente nella storia del calcio nella capitale. Rapporto continuato anche quando dalle stelle degli stadi si era passati alle stalle delle aule giudiziarie. Possibile che nessun giallorosso malfidato abbia anche solo sospettato che dietro alle manovre di Fioranelli ci sia il possibile ritorno di Cragnotti? Più che i nomi contano i numeri, per conquistare gli scettici (e la Consob) basterebbe uscire allo scoperto con la cifra pronta per rilevare la Roma sottolineando la quota (anche bassa) disponibile subito per liquidare i Sensi e quella da investire, in più anni, per la società. Ritardare questa uscita mina la credibilità degli scalatori, anche perché non esistono limitazioni normative a questo tipo di  “disclosure”.

I DUBBI DI UNICREDIT - A frenare c’è la stessa Unicredit che erroneamente viene considerata ansiosa di chiudere la pratica Roma -Italpetroli verso cui vanta crediti per 350 milioni. La diffidenza nasce dal fatto che nonostante ci siano degli attori ben definiti (Italpetroli, la famiglia Sensi, il loro advisor, la stessa Unicredit) Fioranelli è passato per canali più pubblici. Riguarda l’uscita dei Sensi l’ad di banca di Roma Paolo Fiorentino teme la questione calcio della capitale non si chiuderà mai veramente e se il nuovo compratore si dovesse rivelare poco solido o poco accorto, le pressioni su Unicredit per salvare la squadra sarebbero di nuovo molto forti nel giro di un paio d’anni. Unicredit si vedrebbe costretta a contabilizzare ora una minusvalenza di 100-150 milioni vista la partecipazione al 49% Italpetroli (e ipotizzando un’Opa a 1 euro sulla As Roma che porterebbe nelle casse della holding solo 85 milioni), per poi essere costretta a finanziarie i nuovi proprietari. La configurazione attuale invece per la banca è forse la meno pericolosa: la Roma non produce nuovi debiti e i Sensi sono disposti gli altri asset della famiglia per mantenere la società. D’altronde, fa notare un consulente, se Unicredit ha aspettato due anni per una ristrutturazione che non ha ottenuto risultati, difficilmente partirà dalla vendita dell’asset più ciclico e in questo momento più svalutato rispetto ai valori “potenziali”.

     
 

5 Commenti

  1. Gregorj scrive:

    s’era capito che l’aria era questa :-(

  2. Ma che notizie fate uscire? fate come noi che siamo una vera redazione sportiva e accreditata che ama la Roma nel profondo e non vogliamo specularci sopra. Ritirate questa notizia fantasiosa e priva di fondamento.

  3. Gregorj scrive:

    ahahahahhahahahahaahhah

    ahhahahahahahahahaahaha

    ahahahahahahahahaahahah

    …ci rivediamo tra un mese.

  4. l. conforti scrive:

    la domanda a tutti i romanisti è: capisco il fascino di un Soros, ma questa apertura di credito a Fioranelli da dove nasce?

  5. Pingback: Aprite i cancelli, fate entra’ Fioranelli. Quelli giusti, però : Giornalettismo

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