Nel mio libro intitolato: “La morte di Mussolini. Una storia da riscrivere” (PDC Editori, Ascoli Piceno, 2008) ho prospettato l’ipotesi che Benito Mussolini, agonizzante perché aveva tentato di suicidarsi infrangendo tra i denti una capsula di cianuro, è stato ucciso da Giuseppe Frangi, nome di battaglia Lino. Costui era uno dei due carcerieri che sorvegliavano il Duce e Claretta Petacci custoditi, la notte del 28 aprile del 1945, in casa dei contadini Giacomo e Lia De Maria abitanti a Bonzanigo, un paese sito nel comune di Tremezzo che dista circa 25 km. da Dongo.
Sul libro ho scritto:
Il Signor Giuseppe Turconi, ormai ultraottantenne, abitante a Villaguardia di Como, il paese natio del Frangi (da giovanissimo lo chiamavano Dillinger per quanto era riottoso), mi ha inviato i seguenti documenti:
Documento 1: “DICHIARAZIONE: Il sottoscritto ARRIGONI Martino di Giovanni ‘Mario Maria’ da Dongo, già intendente della formazione Gramsci della 52° Brigata Garibaldi con sede Monti di Garzeno, dichiara quanto segue: Durante le giornate insurrezionali tutti i partigiani della formazione Gramsci scesero dai monti portandosi a Dongo dove operarono il fermo dell’autocolonna del Duce, Ministri ed ex gerarchi del fascismo repubblicano. Fra i partigiani della suddetta formazione vi era certo FRANGI Giuseppe ‘Lino’ di Villaguardia di Como che portò la sua opera fattiva e redditizia nella cattura dei personaggi di cui sopra. Il Frangi continuò a prestare servizio presso il Distaccamento di Dongo, eseguendo instancabilmente arresti, perquisizioni ecc. su elementi dell’ex partito repubblicano fascista. Il 5 maggio del 1945 verso le ore 1,30, il sottoscritto, in unione al predetto partigiano Frangi, regolarmente comandati in servizio lungo la riva del lago Dongo-Gravedona per la ricerca di persone sospette che tentavano di portarsi sulla riva opposta per sottrarsi alla cattura, mentre eravamo in appostamento nei pressi della località Vigna di Dongo, al Frangi (che aveva il mitra fra le braccia) gli partì inavvertitamente un colpo che lo ferì mortalmente in faccia. Trasportato immediatamente al Comando del Distaccamento, durante il tragitto spirò. Tanto per la verità mi sottoscrivo. Dongo li 1° febbraio 1946. Firmato: Arrigoni Martino. COMITATO DI LIBERAZIONE MANDAMENTALE DI DONGO. Visto: Si accerta che il firmatario della presente è il Sig. ARRIGONI Martino di Giovanni della classe 1905, da Dongo, già Intendente della formazione Gramsci della 52° Brigata Garibaldi il quale prestò servizio durante e dopo i moti insurrezionali presso il Distaccamento di Dongo. Dongo li 2 febbraio 1946. COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE. Il Presidente: Torri Vincenzo”.
Documento 2: “Porlezza 10/8/1945. PORLEZZA. (Oggetto): Certificato di morte. Io, Tenente ARNO BOSISIO, ex comandante del presidio di Dongo, dichiaro che: l’ex partigiano FRANGI GIUSEPPE (nome di battaglia Lino) di Giovanni e fu Corti Carolina, nato a Gironico il 7/8/1911, sceso dal Distaccamento il 26/4/1945, partecipò alla cattura dell’ex duce, pure partecipò all’esecuzione dei 16 ministri, in seguito ad un incidente dell’arma propria, decedette. IL COMANDANTE IL PLOTONE. Firmato: TEN. ARNO BOSISIO. Si conferma: C.V.L ZONA LAGO DI COMO. Il Comandante la sottozona di Como: Gementi Oreste, Riccardo. COMANDO DI POLIZIA, 2° PLOTONE. PORLEZZA”.
Il signor G. Turconi, il cui zio era amico del gross bonnet comunista Oreste Gementi, alias Riccardo (comandante della Piazza di Como del CVL), mi ha notificato quanto segue: “Il Gementi, terminate le esequie funebri in onore del Frangi, si è rivolto a mio zio dicendogli: ‘Lino è stato ucciso da mani fratricide’. Ha poi aggiunto: ‘Chi lo ha trovato morto ha detto che aveva un tappo in bocca’”. A buon intenditor poche parole. Sul libro di Urbano Lazzaro, il partigiano Bill, colui che ha affermato di aver arrestato Mussolini a Dongo alle 15 del 27 aprile del 1945 (Dongo. Mezzo secolo di vergogne. Mondadori, 1997), si legge: . Vorrei concludere citando Fedro: “Non semper ea sunt quae videntur: decipit frons prima multos, rara mens intelligit quod interiore condidit cura angulo” (Non sempre le cose sono come appaiono; il loro primo aspetto inganna molti: poche menti scoprono ciò che in esse è stato nascosto con cura) (Favole, IV, vv. 5-7).
Alberto Bertotto


