Sprechi mai più: questo è l’urlo di battaglia che aleggia spettrale nei corridoi della più nota azienda telefonica italiana. Peccato che per gli aereoporti non sia lo stesso
In fondo in questi giorni Draghi ha dichiarato che il tetto ai superbonus dei manager delle banche diventerà una regola, dunque perché stupirsi che nelle più grandi aziende italiane la questione della crisi e degli sprechi da evitare
sia una priorità. Non si era forse detto che in questi grami e tristi periodi, anche i più ricchi e i supermanager avrebbero dovuto versare qualche lacrima e fare sacrifici in favore della collettività?
VERDE…AL VERDE – E dunque perché non iniziare dalle piccole cose, quelle di ogni giorno? Così ad esempio hanno fatto in Telecom, non a caso azienda fiore all’occhiello del sistema Italia, i cui manager si sono visti recapitare una missiva perentoria: al fine di manterenere “il contenimento dei costi e al recupero di efficienza” (è da sottolineare soprattutto l’ultima parte) i poveri manager dovranno subire una privazione che non ha eguali nella storia dell’economia. L’epurazione delle piante da interno. Immaginate la costernazione di chi si è trovata davanti la nuova “policy di assegnazione delle piante ornamentali da interno ai Dirigenti” che ridisegnava perentoriamente il numero dei verdi sigilli del lusso che comunemente si immaginano in ogni ufficio o sala riunione degna di qusto nome: solo una misera pianticella per ogni luogo di lavoro. Oltre al danno anche la beffa, le piante in numero eccessivo sono state repentinamente portate via: chissà, si chiede giustamente più di un impiegato, se alla fine non era più conveniente lasciarle dov’erano. Quantomeno, economico. In quest’ottica si sarebbe potuto, onde evitare ulteriormente sprechi di denaro prezioso, pretendere che fossero gli stessi manager a disfarsi degli ornamenti in eccesso con la preghiera di non imbrogliare. E la lotta allo spreco selvaggio non finisce qui: prossimamente sui vostri schermi sarà colpita anche l’erogazione dell’aria condizionata.
VOLARE, OHOH - Eppure c’è qualcuno che ancora non si piega a questa retta via del contenimento. E stupisce sapere che si tratta proprio
dell’amministratore delegato di Telecom, Franco Barnabè. Mentre la sua azienda risparmia quasi sui centesimi eliminando le piante in eccesso dagli uffici e riducendo le ore d’aria a dipendenti e manager, mentre addirittura le banche limitano universalmente i famigerati bonus manageriali, l’ad è stato visto utilizzare nei suoi spostamenti nazionali (soprattutto nella tratta Roma-Milano) dei costosi aerei Falcon noleggiati da Eni. Dal recupero dei costi e razionalizzazione annessa allo spendere (sembra) 15’000 euro per ogni viaggio (sono 600’000 l’anno, calcolando brevemente il totale) ce ne passa di acqua sotto i ponti. Certamente il ruolo dell’amministratore delegato è pregno di responsabilità e necessita di quanta più solitudine possibile, ma con un biglietto aereo business – soprattutto in tempi di crisi – si può godere della stessa tranquillità spendendo 14’500 euro in meno. A meno che non si debba pensare che l’epurazione verde sia stata concepita non tanto per “razionalizzazione” generale, quanto aerea. E che il sacrificio di tutte quelle povere piante sia stato in realtà utile solo a garantire a Barnabè la solitudine necessaria per poter partorire in pace altre geniali strategie di contenimento dei costi e recupero di efficienza che risparmino piante e ornamenti e si concentrino anche su altri buchi neri, un tantino più esosi di quelli fin qui tappati.




Il titolo da solo merita l’applauso a scena aperta.
Il contenutio merita invece un bel vaffa (anche se come sai a me non piace questo “stile”) a questi cialtroni.
La “storiella” dell’aeroplano fa davvero schifo.
C.
Quando ho letto ” L’epurazione delle piante da interno” son caduta dalla sedia dal ridere

Quando ho letto “spendere (sembra) 15′000 euro per ogni viaggio (sono 600′000 l’anno, calcolando brevemente il totale)” non ho trovato la forza di rialzarmi
Un saluto, Lisa
il problema è che gente da sempre abituata ad avere i privilegi non è disposta a rinunciarci neppure a fronte della peggiore delle crisi. Più sono i privilegi meno si è disposti a rinunciare.
L’uomo comune deve capire che coloro che compongono l’elite di questa società non rinunceranno mai a nulla di ciò che possono “prendere” dalla collettività (e uso un eufemismo).
Facciamo due conti sui costi indicati nell’articolo: 14.500 euro sono lo stipendio mensile di 10 impiegati con un contratto più che decente.
Ora tra rinunciare al lusso di una persona importante e licenziare dieci sfigati che non contano nulla la scelta è obbligata. E’ obbligata dal semplice fatto che a fare quella scelta è una persona importante abituata a vivere nel lusso che non vuole rinunciare al proprio privilegio.
Non solo ma questo è possibile perchè in ogni caso nessuno punirà mai il privilegiato per non aver rinunciato al proprio privilegio in danno di molte persone comuni, per il semplice fatto che il potere di punire il privilegiato è in mano ad altri privilegiati (che non intendono certo darsi la zappa sui piedi tutelando gentaglia che non conta niente).
Qualcuno la chiamava lotta di classe….
Nella storia della vecchia fattoria degli animali che si “autoregolavano” ad un certo punto c’erano degli animali “più uguali di altri” famosa frase ma veritiera………..
Franco Bernabè è, appunto, AD di Telecom Italia.
Telecom Italia, dati relativi al 2007, ha fatturato 31 milioni di euro con un utile netto di 2,5 milioni di euro e detiene partecipazioni per 11 miliardi di euro. I dipendenti Telecom sono 80 mila.
Con questi numeri, si capisce bene che i rapporti, nel bene o nel male, curati dal Sig. Bernabè hanno rilevanza internazionale.
Con tutto il rispetto per la Bussiness Class ma, insomma, la scena dell’AD Telecom, che arriva all’aeroporto di New York e fa la fila per ritirare i bagagli, mentre l’AD della Time Warner lo attende con il cartello al collo con su scritto “Mr Bernabè”, fa un pò ridere.
fa un poco ridere in un mondo in cui chi ha potere e denaro non è al livello degli altri, in un mondo in un tutto funziona sul “perchè io so io e voi nun siete un cazzo!” (cit)
in un mondo dove non ci fosse chi schiatta per eccesso di colesterolo e chi crepa per la fame sarebbe forse una cosa un poco più umana.
Ma Telecom, come noi del resto, abita in questo mondo. L’AD di una società che conta 80.000 dipendenti ha delle grandi responsabilità, come è facilmente immaginabile.
Se invece vogliamo giudicare questo mondo, parlarne, dire se ci piace o no…allora è un altro discorso e sicuramente ci troveremmo d’accordo.
Ciao Lelith
guarda uno che si pulisce il culo con la carta igienica filigranata perchè ha 80.000 dipendenti e poi magari licenzia un pò di gente in nome della competitività e del mercato sinceramente lo considero una persona che gode dei proprio privilegi alla faccia di chi quei privilegi li paga magari con un bel licenziamento o con uno stipendio da fame.
Anche perchè poi sempre sono i primi a parlare di sacrifici e ristrutturazioni che ovviamente non riguardano mai i loro benefits e i loro stipendi spesso immotivati.
Non sta scritto da nessuna parte che il top manager deve godere dello scialo mentre gli altri dipendenti della società magari hanno contratti a progetto precari e si ammazzano di lavoro per arrivare a stento alla fine del mese.
Avere delle responsabilità e delle competenze può dare diritto a uno stipendio più alto ma non a danno di chi si trova ai livelli inferiori. E questo vale sia per una azienda sia per questa società dove guarda caso coloro che godono dei privilegi pontificano sui sacrifici che gli altri devono sostenere per il bene della nazione.
Gli unici che sostengono la giustezza di questa struttura sono coloro che di quei privilegi godono e chi con quel mondo di privilegio magari si identifica (magari senza neppure farne parte).
Il mio commento faceva riferimento all’articolo ed in particolare ai voli “Modugnani”. Relativamenti a questi, trovo quasi normale che l’AD di una delle più grandi società italiane, con interessi e partnership mondiali, non utilizzi voli di linea, seppur besiness class. L’AD è anche l’immagine di una azienda, tutto qua.
Torno a ripetere, se invece allarghiamo il discorso, come tu hai fatto, al precariato, alle lotte di classe ed alle ingiustizie in senso lato, allora credo che ci troveremmo d’accordo su molti punti.
Ciao Lelith