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Culturadi Mariangela Vaglio (Galatea)
pubblicato il 25 maggio 2009 alle 16:30 dallo stesso autore - torna alla home

Deve essere il copia-e-incolla la nuova materia di studio nelle scuole di sceneggiatura per fiction televisive. Perché frutto di questa tecnica pare Korè, L’isola dei segreti, fiction che sta andando in onda su Canale5 in questi giorni.

FONDI DI MAGAZZINO – Il segreto meglio custodito di questo polpettone che vagola incerto fra il miste1242072662 isola%20segreti pp Dolmen versus Korè: quando la fiction si copia da solary parapsicologico, il giallo e la soap opera con delitti, è il fatto che in realtà, a dispetto del gran battage pubblicitario che lo propaganda come thriller italiano, si tratta di un remake di una fiction francese, peraltro andata in onda meno di due anni fa anche su Retequattro, e intitolata Dolmen. Lo sceneggiato in Francia fece sfracelli di ascolto, mischiando, in un gran guazzabuglio, i bei paesaggi della Bretagna ad una trama un po’ cervellotica di assassini legati ad oscuri segreti di famiglia e dolmen che grondano sangue per motivi non chiari. In Italia non se lo filò quasi nessuno, tranne un gruppo di appassionati, che non appena hanno visto il promo di Korè sono insorti gridando al plagio. In effetti Korè è una vera e propria traduzione dello sceneggiato francese: al posto della Bretagna abbiamo un’isoletta siciliana, munita anch’essa – in spregio a qualsiasi verosimiglianza storico archeologica – di un cerchio di menhir: identico il nome della protagonista, Maria – nell’originale Marie – qui interpretata da Romina Mondello, identica fino ad ora la trama. Persino i dialoghi sono praticamente copiati passo a passo. Per questa fiction si sono mobilitati nel cast bei nomi del teleschermo italiano: oltre alla Mondello – che qualche volta sa anche recitare: ecco, qui mettetevi il cuore in pace: no – ci sono Adriano Giannini, Giovanna Ralli, Enrico lo Verso, Ivo Garrani, e naturalmente Ricky Tognazzi, che firma la regia. Tutti attori che in altri momenti hanno dimostrato di riuscire a stare dignitosamente davanti e, nel caso di Tognazzi, persino dietro, una telecamera, ma che, persi nei meandri di una sceneggiatura che ha dei buchi grossi come voragini, non riuscendo a decidersi se è un thriller parapsicologico, un giallo o un generico polpettone in cui ogni tanto qualcuno muore per giustificare la storia d’amore fra i due poliziotti, qui girano a vuoto per lo schermo. In effetti di tutta l’operazione non si capisce bene il senso.

LASCIAMO Rdvdsmith Dolmen versus Korè: quando la fiction si copia da solaIPOSARE IN PACE IL PASSATO - La sceneggiatura dell’originale francese già di per sé appariva in più punti raffazzonata, a dispetto del grande successo ottenuto. Trasmessa in Italia, la fiction non aveva riscosso una accoglienza entusiastica da parte del pubblico. Non si capisce quindi la necessità di farne a così stretto giro un remake italiano, che risulta scritto ancor peggio, e perde anche gran parte del fascino originale perché l’ambientazione risulta forzata e priva di realismo. Non basta infatti tradurre dal francese i nomi dei protagonisti e costringere gli attori a recitare con un orribile accento siculo per ottenere che l’ambientazione dica qualcosa o il giallo possa mimare un certo qual “fascino da Montalbano“. In più la riduzione della trama in quattro da sei degli originali episodi ha ulteriormente scalcagnato il ritmo, con il risultato che il plot inanella una serie di passaggi frettolosi, di cui non si capisce bene il senso, e i personaggi, che già nella versione francese erano poco più che macchiette, qui non arrivano neppure ad essere tali, e il tutto, in pratica, finisce col non avere un senso complessivo o un ritmo che giustifichi la permanenza dello spettatore davanti allo schermo. A questo punto, se proprio si doveva copiare qualcosa, tanto valeva andare sul rifacimento di qualche grande classico del filone parapsicologico nostrano, come Il Segno del Comando. I dolmen lasciamoli ai francesi, e soprattutto ad Obelix, che è meglio.

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