Indagine su un cittadino al di sotto di ogni sospetto

08/08/2008 - SORPRESA! - La quaterna del commissario però arriva dopo pochi giorni. Mentre sta facendo un po’ di pulizia Aldo Dusi, un collega di Raoul, proprio sotto il posto di lavoro di Ghiani trova una scatola di polveri Ilford: sorpresa, dentro

     
 

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SORPRESA! - La quaterna del commissario però arriva dopo pochi giorni. Mentre sta facendo un po’ di pulizia Aldo Dusi, un collega di Raoul, proprio sotto il posto di lavoro di Ghiani trova una scatola di polveri Ilford: sorpresa, dentro ci sono i gioielli di Maria. Certo, la scientifica quando tenta di rilevare le impronte digitali non ne trova nemmeno mezza, neanche del collega, ma magari la scatola è stata pulita. Certo c’è stata già una perquisizione nell’officina, che poi sono diventate due, e sono stati rotti anche i muri e sfondate le pareti, ma magari i poliziotti sono stati distratti. Sono solo piccolezze in effetti, il processo può iniziare. L’aula è stracolma. Sono quasi tre anni che i giornali parlano del caso Fenaroli-Ghiani e anche se fa freddo, è il 6 febbraio, intorno al Palazzaccio c’è una folla che sembra di assistere al derby Roma-Lazio. E la gente non smette mai di accalcarsi. Dopo quattro mesi è ancora lì: aspetta la sentenza. Ci sono perfino la diretta radiofonica e gli altoparlanti e sì che sono le cinque di mattina quando i giudici esprimono il loro verdetto: colpevoli, diciotto anni a tutti e due. Pari e patta.

Passano così tanti anni che a malapena qualcuno si ricorda del caso Fenaroli-Ghiani e della povera Maria Martirano. Tangentopoli è finita da poco e Berlusconi ha appena annunciato la sua discesa in campo. Di acqua sotto i ponti, insomma, ne è passata tantissima. I colpevoli sono morti, come il geometra, o sono fuori. Ma c’è qualcuno che della vicenda si ricorda eccome. Sente di voler parlare e lo fa con un giornalista, Antonio Padellaro. Il tale è un certo Enrico de Grossi. Di cose ne sa, o almeno dice di saperne, tante. È stato un agente dei servizi segreti molti anni fa, quando questi ancora richiamavano Sifar. Fenaroli racconta, un giorno arriva a Roma. È lì, nello studio di un sottosegretario, quando nota una cosa che gli fa brillare gli occhi: un tabulato che prova come l’allora presidente della repubblica, Giovanni Gronchi, venisse pagato, e profumatamente, dall’Eni di Enrico Mattei. Quel tabulato è una bomba, Fenaroli lo sa. Lo prende e inizia il ricatto. Vuole cinquecento milioni. Gronchi è disposto a pagare, ma qualcosa va storto. Anche Maria vuole la sua parte e rilancia l’offerta: cinquecento milioni anche per lei. Il troppo evidentemente storpia: nulla da fare, la transazione è annullata. Gronchi però deve risolvere la faccenda. Chiama il capo del Sifar, il generale De Lorenzo che da allora si occupa della faccenda. Si accorda con la moglie e manda qualcuno a casa sua. Le cose, evidentemente, prendono un’altra strada per la povera Maria Martirano. Certo sono solo supposizioni. Parlano di un’altra Italia e di storie lontane, quando i mostri erano parenti e amici. Certo le ombre sono tante e lasciano venire dubbi, insinuano e poi negano. Certo il presidente Pertini nel 1984 concesse la grazia a Ghiani, ma si sa: lui era un tipo strano.

Credits: immagine sagoma, Giuletta.

     
 

2 Commenti

  1. vittorio pietrosanti scrive:

    Nel caso Fenaroli, il Sifar c’entra come i cavoli a merenda.
    La realtà è una sola: Ugo Macera è stato uno dei migliori poliziotti d’ Italia. E il caso lo ha risolto bene. Una volta c’erano funzionari di polizia che facevano il loro lavoro con passione. Oggi, nella maggioranza dei casi, sono persone che hanno vinto un concorso e i casi restano irrisolti. Igor Jan Occelli ha portato a vanti solo la Sua tesi.

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