Lo strano caso dell’omicidio Martirano e delle indagini su Fenaroli, marito della vittima e indiziato perfetto, troppo perfetto. Quasi sembra opera di un professionista.
“Cronaca Nera” ogni settimana si occuperà di ricordare quei casi che in passato hanno tenuto banco sui giornali e tra la gente perchè efferati, misteriosi o pieni di scandali e storie scabrose. E, magari, di vedere cosa si è scoperto di più, oggi.
È quasi notte. In via Monaci, a Roma, non c’è praticamente nessuno. Anche se la serata è fresca, le strade del quartiere sono semideserte. È già il dieci settembre, ma sembra proprio che in questa calda estate del ‘58 gli italiani non abbiano voglia di tornare dalle vacanze. In una Fiat 1100, quasi di fronte al civico 21, c’è Bruno Sensoli. Fa il meccanico e, seduto in macchina, si sta godendo un po’ di fresco prima di andare a dormire. Forse, mentre guarda l’altro lato della strada, vorrebbe trovarsi in compagnia. Lì ci sono Reana e Giovanni, detto Grissino, che amoreggiano. Lui non ne vuole sapere di andare a casa, ma è tardi e lei si deve alzare presto domani: fa l’infermiera, e davvero non può farsi vedere stanca in reparto. Quasi sicuramente, però, Bruno non vorrebbe essere come quell’uomo con il completo blu e la borsa marrone.
Vestito di tutto punto deve sentire un gran caldo, mentre a lui basta accendere il motore e filare via per sentire l’aria fresca accarezzargli i capelli. E poi mi sa che gli hanno dato anche buca all’uomo, visto che già è ripassato qui venti minuti prima.
NESSUNO RISPOSE - Mentre si scambia l’ultimo bacio con Giovanni, Reana sente aprirsi la finestra del primo piano. Vede una signora minuta affacciarsi. Poi sente il portone aprirsi e la donna salutare l’uomo dal vestito blu. Mentre entrano nel portone, Reana sente un brivido lungo la schiena quando lo sguardo dell’uomo si posa di lei. Il fresco della sera prima sembra essere solo un ricordo quando alle otto e mezza, puntuale come un orologio, Maria Teresa Viti suona al campanello di casa Fenaroli. Qui, proprio dietro piazza Bologna, l’aria è afosa e il caldo quasi insopportabile. Maria Teresa non lo sa, ma dall’altra parte della città le cose non vanno meglio. Ugo Macera, infatti, si è appena passato un fazzoletto sulla testa per asciugarsi una goccia di sudore dalla fronte. Sarà la centesima volta che ripete questo gesto stamane, ma non fa nulla: un ultimo passaggio in ufficio, giusto per dare le consegne e fare qualche saluto, e poi via, finalmente in vacanza. Mentre Ugo fa questo pensiero Maria Teresa fuori dalla porta sta perdendo la pazienza. La signora Martirano non ne vuole proprio sapere di aprire. Forse Maria Teresa pensa che avrà fatto tardi la sera. Magari in compagnia di uno degli uomini con cui nel palazzo malignano lei si veda di nascosto. Tanto il marito è su a Milano a lavorare. Ma sono solo voci, e a Maria Teresa in effetti non è che importino molto. Basta che paghino, il resto è affar loro. Ora, però, comincia a preoccuparsi: sono già dieci minuti che suona ma nessuno viene ad aprire. Suona ai vicini, ma anche per loro la signora – e magari lo dicono i
n corsivo, la signora, alludendo a chissà quali cose – dovrebbe essere in casa. Lo stesso per il portiere, che da quando ha montato servizio non l’ha vista scendere. Se prima aveva forse pensato a qualcosa di malizioso, adesso quel pensiero è stato completamente scacciato via: alla signora – senza nessun corsivo – deve essere davvero accaduto qualcosa.
FINTO FURTO - Quello che invece pensa Marcello Chimenti, di professione speleologo, mentre con una corda si cala dal palazzo, nessuno può saperlo. Certo è che, quando entra dalla finestra della cucina e vede quel corpicino lì, steso a terra, quella discesa non avrebbe voluto mai farla. Macera ha appena superato la porta del commissario quando il dottor Musco gli si avvicina e gli chiede una cortesia: dovrebbe fare una salto in via Monaci, dove una signora è stata trovata morta. Forse è solo colpa di una fuga di gas, ma chi meglio del Capo della Sezione Omicidi della Squadra Mobile di Roma può sciogliere ogni dubbio? Arrivato sul posto, il commissario capisce subito che avrebbe dovuto salutare le ferie. Altro che fuga di gas: a Maria Martirano era sì mancata l’aria, ma perché qualcuno l’aveva strangolata. Tutta la casa era ordinatissima, con la sola eccezione della camera da letto: qui tutti i cassetti erano stati aperti e il loro contenuto buttato a terra. A Macera la cosa deve puzzare da subito: a Roma è difficile che un ladro, anche se colto in flagrante, colpisca chi abita nella casa. Nei suoi ricordi, di fatti del genere non c’è traccia. E poi se è stato un furto chi lo ha fatto doveva conoscere perfettamente dove stavano le cose, altrimenti perché non cercare anche in camera da pranzo o in cucina? Però. Però quale ladro lascia un rotolo di banconote e non le porta via? Oltretutto, se come dice lo speleologo lì, la porta di casa e la finestra le ha aperte lui, il ladro come ha fatto ad entrare? Non c’è nessun segno di effrazione: la vittima a chi l’ha ammazzata gli ha aperto la porta. E lo doveva anche c
onoscere: il posacenere è pieno di mozziconi di sigaretta senza filtro, ma uno ce l’ha, segno inequivocabile che ieri sera in casa erano in due. No, il commissario non ha dubbi: qui di un furto c’è solo la messa in scena. Ora bisogna solo capire chi aveva interesse ad uccidere la signora.
I CONTI NON TORNANO - Macera pensa che l’ora della morte non deve essere troppo lontana dalla mezzanotte e mezza: la televisione è accesa e i programmi finiscono proprio a quell’ora. Da bravo poliziotto inizia subito a fare le domande di rito ai vicini. Fra il geometra e la signora – a lui lo dicono così, in corsivo – non è che le cose andassero proprio bene. A lui piacevano le ballerine e la bella vita, e passava tutta la settimana su a Milano a lavorare, mentre lei rimaneva a Roma, ma non sempre era sola. Fra allusioni e frasi appena accennate, Macera capì subito che se c’era un colpevole di questo omicidio questo non poteva essere altri che il marito. Magari accecato dalla gelosia. Epperò. Epperò i tecnici della Sip glielo avevano spiegato chiaramente: aveva chiamato da Milano alle 23,24 e su questo non potevano esserci dubbi. Ma a lui la cosa continuava a puzzare. E poi questo geometra Fenaroli non è che gli piaceva molto. Aveva anche scoperto che in passato, dal ’30 al ’32 la donna aveva fatto anche la bella vita nei bordelli: insomma, più scavava e più gli sembrava che c’era del torbido in tutta questa faccenda. Su una cosa era sicuro: avrebbe trovato il colpevole a qualsiasi costo, anche a costo di metterci anni.


























bravo igore!