La regola è sorridere, sempre, con nonchalance, come se stessi parlando con un’amica, come se avessi già visto quella cliente chissà quante volte. Anche quando è una di quelle che ti fa prendere tutta la roba e poi te la critica pezzo a pezzo, anche se poi si innervosisce perché non c’è la taglia che le sta bene, non esiste l’abbinamento che ha in mente o quel capo visto in tv. L’importante è sorridere anche quando le gambe ti fanno male perché non ti puoi sedere nemmeno un attimo, nemmeno con l’orario lungo che piace tanto alle amministrazioni ma poco perfino ai clienti. Sorridere anche quando le tue cose vanno male e vorresti piangere ma non puoi perché lì non sei una persona umana e hai meno diritti di un manichino: lui può restare un po’ nudo a guardarti schiattare di caldo in una divisa di cameriera un po’ più elegante.
PENSIERI - Erano questi i pensieri che mi avvolgevano quel martedì mattina, giorno inutile, dove non si vede un cliente nemmeno a pagarlo, dopo la scorpacciata degli ultimi sabati di saldi. Non mi vedevo con il mio ragazzo da quasi un mese ed il fatto che non se ne lamentasse mi convinceva sempre di più che avesse un’altra. Non ci volevo pensare per cui tentavo nel mio specchio falsi sorrisi quando l’ascensore si mise in funzione.
LA FUNZIONE DELL’ASCENSORE - Quando sei in un negozio che ha solo un piano interrato l’ascensore dovrebbe essere solo proforma, giusto per far vedere che te lo puoi permettere. Ed invece è un incubo. Quando senti il bip di attivazione cominci a presagire guai. Il caso migliore è quello in cui qualche peste scappata alla mamma l’ha preso per fare un giro. Quando ti avvicini facendo finta che li vuoi acchiappare premono subito l’altro pulsante e spariscono per sempre dai tuoi problemi.




…chiamami pure sciocca sdolcinata ma dimmi che c’è il seguito.. per la commessa, per la ragazza e il vestito di seta…
un saluto, Lisa
I miei primi tentativi di scrittura sono stati il prosieguo di cose famose (Goldrake ricordo a 8 anni…). Perchè volevo vedere cosa succedeva dopo.
Ora tu mi dici questo su un mio racconto…ci penserò (ma devo stare attanto a non cadere nel difetto del lieto fine a tutti i costi che tanti mi hanno fatto notare…)
Hai ragione Pietro, il sorriso, spesso, rappresenta “una maschera” di difesa! e quindi, il sorriso è un modo intelligente di affrontare le vicende della vita, tipico degli animi sinceri e generosi!
ma al sorriso di convenienza, preferisco quello “spontaneo” che non ha regole! basta sorridere per dire le cose, comunicare le emozioni perchè esse parlano da sole!
E’ un bel racconto! bravo come sempre!
Per cortesia, non toglieteci il lieto fine di Pietro Marmo.
Non è concepibile, per favore.