Il leader nazionale, Corrado Delle Donne, arrivato da Milano, anche lui tra i protagonisti delle vicende del Lingotto, non usa mezze misure: “Ora i sindacati confederali negano l’avallo sindacale sulle questioni di Nola. Il reparto confino è una cosa gravissima. La più grave dopo i morti sul lavoro. C’erano stati anche a Mirafiori negli anni ‘50 e ad Arese negli anni ‘80: si prendono i lavoratori che danno fastidio da un punto politico sindacale o perché hanno minore capacità produttiva, messi dentro una campana e fatti fuori. Una cosa vergognosa. Un Rinaldini che ha dato l’ok al reparto confino di Nola deve solo andarsi a nascondere”. Prima del dibattito davanti ad un pc si revisiona con cura un video della manifestazione del 16, video che verrà poi pubblicato in serata sul loro sito: si parla della montatura che i media avrebbero fatto sullo scivolone del leader della Fiom Rinaldini, dei falsi scontri, di quella sorta di sciacallaggio che lo stesso Rinaldini e Cremaschi avrebbero messo in atto sull’episodio, delle parole scomode che qualcuno voleva impedire che gli Slai Cobas pronunciassero.
“E’ stato proprio Delle Donne ad aiutare a rialzare Rinaldini, era tranquillo vicino a lui prima che scivolasse”, ci fa notare qualcuno mentre si esamina il video.
Dalle immagini si vede Rinaldini che sta parlando dal palco sul quale sono presenti anche appartnenti allo Slai con tanto di bandiere sulle spalle. Qualche altro la sventola. Tutto sembra filare liscio da quel monitor. E’ lo stesso Delle Donne a spiegare con minuzia di particolari come siano andate le cose: “A Torino c’era solo gente incazzata che voleva parlare. Nonostante il palco era piccolo e basso non c’è stato nessun assalto. Sono salito due volte a distanza di mezz’ora su quel palco e tutte e due le volte perché Cremaschi e qualche altro mi han detto di salire. Prima della scivolata di Rinaldini, si vede bene nel video, mi fanno salire Cremaschi e il servizio d’ordine che era giù. Ma qualcuno sul palco non era d’accordo, non voleva farci parlare, ha creato movimento, ha provocato chi era a terra. Rinaldini è scivolato, l’ha detto lo stesso Cremaschi in un comunicato che misteriosamente ha poi fatto scomparire dal suo sito qualche giorno dopo. Abbiam tirato su Rinaldini e lui ha potuto fare il suo discorso senza problemi. I lavoratori che erano rimasti sotto chiedevano di parlare ancora. Son salito sul palco chiamato da Cremaschi. Una volta salito, mentre Cremaschi mi stava dando il microfono, uno di loro glielo ha tolto di mano, ha strappato i fili e l’ha buttato dietro al palco”.
Si tratterebbe di una ennesima manipolazione mediatica ai danni dei sindacati minoritari: “Esiste ancora un minimo di informazione nel nostro Paese?”, chiederà succcessivamente Delle Donne ad una trentina di operai che sono lì ad ascoltarlo, in una sala dove in un angolo riposano i cartelloni del Lingotto. Poi si dà la risposta: “Su questa cosa giornali e televisioni han martellato per tre giorni senza sentire noi, che avevamo fatto un comunicato due ore dopo. Per tre giorni è andata avanti una versione falsa dei fatti di Torino. Rinaldini e Cremaschi nonostante sapessero la verità hanno avallato la versione dei media”.

Perché, dunque, sono tutti così accorti nel non dare visibilità ai Cobas? I sindacati italiani, ci spiegano, avrebbero tenuto nascosto a tutti i lavoratori i dettagli di un documento, firmato Fiat, di cui sarebbero entrati in possesso pochi giorni fa in Germania in occasione di un incontro con i sindacati tedeschi. Ma quel testo sarebbe balzato fuori solo a causa della inattesa indiscrezione di Affari Italiani. “Chiudono Pomigliano entro il 2012, chiudono Termini Imerese entro il 2016, ridimensionano mezza Italia per far fuori ancora migliaia di lavoratori”, ci dicono sia stabilito in quell’accordo.
E tra i rischi che ora gli Slai Cobas intravedono all’orizzonte, lo sottolinea Mara Malavenda del coordinamento nazionale, è che ora i lavoratori di Nola possano essere esclusi dalle prossime elezioni dei rappresentanti sindacali di Pomigliano e che le rassicurazioni di oggi in futuro possano essere evase. E sarebbe una esclusione che minerebbe il già precario stato della democrazia sul posto di lavoro. Il 33% degli Rsu è destinato, infatti, a Cgil, Cisl e Uil indipendentemente dal numero di voti raccolti, cosa che fa diminuire radicalmente le possibilità dei sindacati minori di vedere eletti propri iscritti. La Malavenda parla di situazione da Repubblica delle Banane: “Si continua ad andare al voto col 33% che viene usurpato”. Duro anche Delle Donne: “Il 33% vengono eletti per diritto divino di Cgil Cisl e Uil. Solo il restante 66% viene scelto dai lavoratori. Una testa un voto era una vittoria ottenuta con la Rivoluzione Francese!”
























Troppo bella l’idea di partire dandogli una dignità, facendoli quasi sembrare persone serie, addirittura vagamente al limite dell’eversione, e poi ridicolizzarli per i quattro gatti che li seguono.
Comincio con i complimenti per il pezzo (anzi, i pezzi) e per come sono congeniati.
Leggere G. è davvero un piacere.
Nel merito: senza essere stato mai innamorato delle maggioranze silenziose non mi piacciono le minoranze rumorose: le trovo funzionali al sistema, le uniche in grado di giustificarne la persistente volontà di mantenersi gattopardescamente uguale a se stesso.
Va detto comunque che mai come in questo periodo il sindacato appare come un’istituzione “vecchia”
Perchè, meno di chiunque altra, ha saputo cambiare in base alle evoluzioni della società.
Il fatto che queste sigle siano seguita da quattro gatti, quindi, non scioglie il problema della rappresentanza di un pezzo fondamentale della società.
Come dici nel pezzo, è vero che la Cgil potrebbe rappresentare un possibile polo di attrazione (è già successo) ma è anch’essa sfibrata, in preda a convulsioni che in parte sono legate alla profonda crisi di nascita del Pd. E al fatto che in essa in troppi hanno un’idea fordista di società che è – anch’essa, un po’ “decotta”.
Il rischio della sfiducia è alto, e non è escluso che da questo “vuoto” possa nascere qualcosa che potrebbe essere non tanto desiderabile.
Spero che chi ha in mano le redini di questo paese si renda conto di quanto malessere c’è, e che non basterà a rimpirlo nel medio termine qualche comparsata in tv, un po’ di fondotinta o le esternazioni superficiali di un Brunetta o di un Sacconi qualsiasi.
Anche se mi sforzo sempre di sorridere, non sono per niente ottimista.
C.
Complimenti anche a Donato
@ maria teresa
Spero ti riferisca solo ad Alessandro. Non ho mai cercato di ridicolizzare nessuno.
La rabbia per il trasferimento di oltre 300 lavoratori iscritti allo Slai dagli stabilimenti di Pomigliano al reparto confino di Nola è ancora viva e ha tutta l’aria di un complotto contro il loro minoritario sindacato da parte di quel “sistema” che vedrebbe azienda e sindacati confederali dalla stessa parte della barricata. Fiom, Fim, Uilm, nonostante si dicano estranei alla iniziativa dell’azienda avrebbero dato l’ok per cacciare da Pomigliano la stragrande maggioranza, circa i tre quarti, del sindacato scomodo, che risulta ora decimato nello stabilimento principale.
Donato: sì mi riferivo al pezzo di Ale: bella anche latua intervista eh!
Ok
scrivi come un cane,a volerti fare un complimento.
Alla Fiom gliel’avevano giurata. Da quando non si erano opposti al trasferimento di quei trecento e passa che la Fiat aveva individuato come “lavativi”.
Ma il problema è complesso.Bisogna affrontare il nodo della politicizzazione del sindacato, delle rappresentanze minori che comunque ( siamo una democrazia ) devono avere una visibilità che sia proporzionata alla loro consistenza numerica e non ultimo c’è un problema di disagio sociale sempre più forte. Problema che viene sottovalutato da tutti e che se non affrontato porterà il Paese in una nuova stagione di terrorismo. I più ignorano, infatti, che c’è una rappresentanza politica extra parlamentare che ha un solo luogo per continuare ad esistere.
La piazza
Sono d’accordo con te. Un cane bastardo direi!
ma va, complimenti De Sena;)instancabile De Sena. Mi piace il tuo stile
E bravo anche Greg:)