Dopo “l’incidente” con Rinaldini durante la manifestazione di Torino sono sulla bocca di tutti. Il sindacato contro i sindacati però non sembra avere un grande seguito mediatico. Delle Donne: “La verità è che la democrazia delle rappresentanze è bloccata!”
Nel loro sito internet ce n’è per tutti: “Nessun governo borghese può essere amico”, titola un articolosul sito internet è inequivocabile, dell’epoca dell’esecutivo Prodi ; e se ce ne fosse bisogno, ecco che arriva l’attacco a togliere ogni dubbio: “Le prime misure del Governo, dai temi internazionali (guerra) a quelli sindacali precariato,manovra economica,…) e sociali (TAV), confermano, se mai ce ne fosse stato bisogno, non solo il suo carattere antiproletario, ma il tentativo di dar corpo ad una nuova concertazione consociativa che, se non sarà adeguatamente contrastata dalla mobilitazione dei lavoratori, rischia di produrre guasti ben superiori di quanto non abbia fatto Berlusconi”. Parole e toni che sembrano tolti dalla naftalina.
ECCO A VOI – Questi sono gli Slai Cobas, protagonisti dei fatti di Torino: i nuovi “duri e puri” del sindacalismo di base, perlomeno nelle intenzioni. L’associazione ha una sede legale a Pomigliano d’Arco (NA), via Olbia 24 e una nazionale a Milano, in viale Liguria 49, e una serie di sedi regionali che testimoniano una presenza piuttosto radicata, soprattutto al sud: Acerra, Alcamo, Benevento, Catania, Termoli, oltre a Firenze, Modena e Perugia. E una presenza sul web che però, a quanto pare, stenta a decollare. Il sito internet è intestato a Corrado Delle Donne, il coordinatore nazionale, e hostato su Aruba. Il primo dominio acquistato, www.slai-cobas.org, che ancora compare in qualche indirizzario, è stato poi rilevato alla scadenza del contratto da uno spammer, che ne ha fatto un sito di vendita link. Ora sono su www.slaicobas.it, dove ospitano i loro comunicati stampa – gli ultimi sono tutti dedicati al caso Fiat: “Rinaldini scivola sulla buccia di banana” – video di manifestazioni e documenti sulla crisi economica con citazioni da Karl Marx e Pier Paolo Pasolini. 
INTERNET E WEB – Nel sito è presente anche il collegamento a un forum, al quale però non si riesce ad accedere, e un canale Youtube nel quale sono ospitati 53 video; è interessante notare che il più visto è quello che denuncia il licenziamento di otto operai Fiat “non allineati” a Pomigliano, del quale i responsabili sono indicati nell’azienda torinese e nella Fiom: 7260 visualizzazioni e una dozzina di commenti a due anni dalla pubblicazione. Il secondo nella “hit parade” è un intervento di Marco Travaglio ad Anno Zero su Malpensa, il terzo un filmato che dimostrerebbe che “gli uomini Fiat controllano dal cielo la lotta dei lavoratori di Pomigliano”. I filmati autoprodotti dal sindacato sono quelli che hanno meno visioni (in media nemmeno quattrocento), e l’ultimo inserimento risale a ormai due mesi fa. Stesso discorso si può fare per i documenti presenti nel sito: le letture variano tra le duecento e le cinquecento, spesso anche per inserimenti vecchi di anni. I comunicati più letti sono quelli che raccontano la loro versione di quanto accaduto a Torino la scorsa settimana: “Quando con i dirigenti confederali presenti sul palco era stato concordato che avrebbero potuto parlare anche lo Slai Cobas e gli operai di Nola, qualcuno dei confederali, che evidentemente non condivideva questa decisione, ha innescato una violenta provocazione per impedirlo. Nel parapiglia che ne seguiva Rinaldini cadeva e veniva aiutato a rialzarsi da lavoratori dello Slai Cobas. Quando, poi, un nostro rappresentante e uno degli operai stavano per parlare, come concordato con i dirigenti confederali, qualcuno tra di loro strappava violentemente i fili del microfono per impedirlo. Abbiamo dovuto così parlare, dopo che i dirigenti confederali hanno abbandonato il palco, con il nostro impianto voce”. Insomma, a prima vista, nonostante i proclami pomposi, quello dello Slai Cobas non sembra un gruppo in grado di movimentare folle oceaniche, anzi. Però è anche vero quello che ha scritto Adriano Sofri su Repubblica: l’allarme sociale gravissimo che attraversa l’Italia può tradursi sia nella sfiducia, sia nell’adunata attorno alla Cgil (di cui pure ci sono segni importanti, benché si faccia chiasso solo attorno agli episodi di contestazione sindacale). Ma soprattutto consente a minoranze manesche e ben organizzate di mettere sotto sequestro maggioranze incerte ed esitanti.
GLI ALTRI – Diversa la tattica e la presenza dei Cub, i Comitati unitari di base: “La nostra è una comunicazione fai-da-te: distribuiamo ogni anno 1,5 milioni di
volantini ai cancelli e alle stazioni della Metropolitana. Abbiamo un sito con centomila contatti al mese, e una specie di tv su Youtube, Cubvideo“, dice Piergiorgio Tiboni, 70 anni, ex leader della Fim-Cisl e oggi coordinatore nazionale dei metalmeccanici del Cub. La sua organizzazione conta, dice, su oltre 102mila iscritti in Lombardia, in oltre 3600 luoghi di lavoro. Forti presenze nel settore della sanità, i Cub li ha all’Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone (Milano), dove raccoglierebbe 300 iscritti (il 43% dei dipendenti). In quel che resta di Arese, dove sono rimasti circa 800 tecnici, le adesioni ai Cub si aggirano intorno al 50%. E parecchie centinaia di simpatizzanti li annoverano alla Malpensa, mentre a Milano sono in 370 all’Atm (l’azienda dei trasporti) e un centinaio all’Amsa (nettezza urbana). “Possiamo crescere”, afferma Tiboni: “Dalla Fiom e dalla Cgil arrivano quadri che erano stati emarginati, e la Marcegaglia, che come Confindustria non ci considera, ci ha fatto partecipare alla trattativa nella sua azienda a Milano“.
(pubblicato in parte anche su L’Espresso)
Delle Donne: “Niente di vero in quanto i giornali hanno raccontato su Rinaldini. E la democrazia delle rappresentanze è bloccata”
Intervista e foto di Donato De Sena
Nella bacheca in corridoio campeggia in bella mostra la copertina dell’Espresso intitolata “L’altra casta” con le foto in primo piano di Epifani, Angeletti e Bonanni, una testimonianza della loro linea. Infatti, quella copertina si addice perfettamente a quanto gli Slai Cobas vogliono esprimere, ignorati o quasi dalla grande stampa che gli destina solo qualche trafiletto: è un confine netto quello che vogliono segnare tra loro e gli altri. Un sindacato che fa il sindacato, insomma.























Troppo bella l’idea di partire dandogli una dignità, facendoli quasi sembrare persone serie, addirittura vagamente al limite dell’eversione, e poi ridicolizzarli per i quattro gatti che li seguono.
Comincio con i complimenti per il pezzo (anzi, i pezzi) e per come sono congeniati.
Leggere G. è davvero un piacere.
Nel merito: senza essere stato mai innamorato delle maggioranze silenziose non mi piacciono le minoranze rumorose: le trovo funzionali al sistema, le uniche in grado di giustificarne la persistente volontà di mantenersi gattopardescamente uguale a se stesso.
Va detto comunque che mai come in questo periodo il sindacato appare come un’istituzione “vecchia”
Perchè, meno di chiunque altra, ha saputo cambiare in base alle evoluzioni della società.
Il fatto che queste sigle siano seguita da quattro gatti, quindi, non scioglie il problema della rappresentanza di un pezzo fondamentale della società.
Come dici nel pezzo, è vero che la Cgil potrebbe rappresentare un possibile polo di attrazione (è già successo) ma è anch’essa sfibrata, in preda a convulsioni che in parte sono legate alla profonda crisi di nascita del Pd. E al fatto che in essa in troppi hanno un’idea fordista di società che è – anch’essa, un po’ “decotta”.
Il rischio della sfiducia è alto, e non è escluso che da questo “vuoto” possa nascere qualcosa che potrebbe essere non tanto desiderabile.
Spero che chi ha in mano le redini di questo paese si renda conto di quanto malessere c’è, e che non basterà a rimpirlo nel medio termine qualche comparsata in tv, un po’ di fondotinta o le esternazioni superficiali di un Brunetta o di un Sacconi qualsiasi.
Anche se mi sforzo sempre di sorridere, non sono per niente ottimista.
C.
Complimenti anche a Donato
@ maria teresa
Spero ti riferisca solo ad Alessandro. Non ho mai cercato di ridicolizzare nessuno.
La rabbia per il trasferimento di oltre 300 lavoratori iscritti allo Slai dagli stabilimenti di Pomigliano al reparto confino di Nola è ancora viva e ha tutta l’aria di un complotto contro il loro minoritario sindacato da parte di quel “sistema” che vedrebbe azienda e sindacati confederali dalla stessa parte della barricata. Fiom, Fim, Uilm, nonostante si dicano estranei alla iniziativa dell’azienda avrebbero dato l’ok per cacciare da Pomigliano la stragrande maggioranza, circa i tre quarti, del sindacato scomodo, che risulta ora decimato nello stabilimento principale.
Donato: sì mi riferivo al pezzo di Ale: bella anche latua intervista eh!
Ok
scrivi come un cane,a volerti fare un complimento.
Alla Fiom gliel’avevano giurata. Da quando non si erano opposti al trasferimento di quei trecento e passa che la Fiat aveva individuato come “lavativi”.
Ma il problema è complesso.Bisogna affrontare il nodo della politicizzazione del sindacato, delle rappresentanze minori che comunque ( siamo una democrazia ) devono avere una visibilità che sia proporzionata alla loro consistenza numerica e non ultimo c’è un problema di disagio sociale sempre più forte. Problema che viene sottovalutato da tutti e che se non affrontato porterà il Paese in una nuova stagione di terrorismo. I più ignorano, infatti, che c’è una rappresentanza politica extra parlamentare che ha un solo luogo per continuare ad esistere.
La piazza
Sono d’accordo con te. Un cane bastardo direi!
ma va, complimenti De Sena;)instancabile De Sena. Mi piace il tuo stile
E bravo anche Greg:)