La storia dell’economia moderna è costellata di eventi ciclici, di recessioni e di espansioni. Confrontando gli eventi accaduti nelle due più gravi crisi degli ultimi cento anni ci sono somiglianze notevoli. Due teorie interpretative a confronto ci indicano anche i possibili scenari futuri
Corre l’anno X e l’economia, dopo un’orgia monetaria risalente a pochi anni prima, soffre una breve recessione, ma la banca centrale interviene e ripristina le normali condizioni economiche. È l’anno X+3, e c’è un lieve rallentamento, la politica monetaria interviene di
nuovo, e l’economia torna presto sui binari normali. Nell’anno X+7 c’è una nuova recessione, però un po’ più grave della precedente, la banca centrale interviene per l’ennesima volta e impedisce alla recessione di svolgersi secondo il suo naturale percorso. Nell’anno X+9 arriva un ennesima recessione, stavolta però la politica monetaria, spaventata dalle bolle speculative azionarie e immobiliari che si sono sviluppate soprattutto a partire dall’anno X+7, non è più espansiva, e la crisi si rivela grave e persistente, anche per una serie di condizioni al contorno che poco hanno a che fare con la moneta, le banche e la finanza.
LA STORIA SI RIPETE – Corre l’anno Y e l’economia, dopo un’orgia monetaria risalente a pochi anni prima, seguita da una grave recessione, si trova in una crisi finanziaria: le autorità monetarie intervengono, e lo spettro del panico si allontana. Arriva l’anno Y+3, e c’è una recessione un po’ più pesante, ma la politica monetaria agisce tempestivamente e gli effetti reali sono limitati. Nell’anno Y+11 c’è una crisi finanziaria abbastanza grave, ma le autorità monetarie intervengono con successo: comincia però ad essere evidente una bolla speculativa nei mercati azionari. Nell’anno Y+13 la bolla esplode, ma la politica monetaria interviene massicciamente e tempestivamente: la recessione è breve e superficiale. In compenso, la ripresa è lenta, e cominciano a la bolla si sposta sull’immobiliare. Nell’anno Y+18 ormai la bolla immobiliare è evidente a tutti tranne ad una delle tre note scimmiette. Nell’anno Y+20 l’enorme bolla immobiliare esplode e rischia di trascinare con sé tutti i mercati monetari e finanziari. La politica monetaria persiste e diventa molto più aggressiva, ma le condizioni al contorno reali che aggravarono la crisi dell’anno X+9 sono quasi del tutto assenti. Cosa succede dopo è difficile da dire, per motivi che sarebbero evidenti una volta noto Y.
LE POSSIBILI INTERPRETAZIONI – Ci sono due possibili interpretazioni delle due catene di eventi: la prima è che la successione di crisi ed interventi che vanno dall’anno X all’anno X+9, e dall’anno Y all’anno Y+20 e successivi, sono legati da un filo rosso, in un rapporto stretto di causa ed effetto; la seconda è che ogni crisi è una storia a sé, che i mercati non hanno memoria di lungo termine, e che quindi tra la crisi X+9 e le crisi precedenti non ci sono legami, come non ve ne sono tra la crisi Y+20 e le precedenti. La prima teoria fa notare che i continui salvataggi ed interventi, sia sotto la forma – apparentemente innocua – di tagli ai tassi e garanzie di liquidità agli operatori, sia sotto le forme – meno frequenti e molto più aggressive – di salvataggi orchestrati dal settore pubblico e ricapitalizzazioni a spese del contribuente – hanno conseguenze di lungo termine sugli incentivi degli operatori finanziari: far rischiare di meno incentiva maggiori rischi; assicurare la liquidità incentiva investimenti illiquidi; stabilizzare i mercati finanziari nel breve termine incentiva l’indebitamento a breve per finanziare investimenti lunghi; dopare
i mercati azionari incentiva maggiori investimenti “a leva”, cioè basati sull’indebitamento.




“prima o poi o la politica monetaria stringerà i cordoni, oppure si rivelerà inutilizzabile, perdendo efficacia”… la famosa “trappola della liquidità”… ti riferisci a quella, Pietro?
Bel pezzo, Pietro: un’esposizione senza fronzoli ed efficace.
Io temo una lunga fase di stasi o di crescita “lentissima”, senza che si affrontino i non pochi nodi strutturali che l’economia mondiale si porta dietro.
C.
Donato: la trappola della liquidità, così come descritta sui manuali, è una teoria un po’ superficiale: pare che la gente prenda e accumuli banconote, quando in realtà ciò non accade.
Però esistono dei meccanismi più sofisticati per spiegare fondamentalmente una cosa similissima, e che avevo tra l’altro esposto in un post pochi giorni fa.
http://2909.splinder.com/post/20532465/
L’idea di base è che in un contesto teorico austriaco l’efficacia dlela politica monetaria dipende dalla sensibilità degli investimenti ai tagli dei tassi: in quali condizioni il credito diventa inelastico? Nel post facevo una lista di possibili spiegazioni: deflazione, eccesso di rischio, sopravvalutazione dei beni capitali.
Donato: per rispondere con degli esempi, secondo me ci sono 4 casi lampanti di politica monetaria inefficace nella storia del XX secolo: la crisi di Weimar, la stagflazione del ’73, la stagnazione giapponese e la crisi finanziaria attuale.
Le prime due erano inflazionistiche e anzi la prima addirittura iperinflazionistica, però la politica monetaria era inefficace: i tentativi di stimolare gli investimenti facevano esplodere i prezzi. La stagnazione giapponese è deflazionistica e allora può aver senso parlare di trappola della liquidità, anche se nessuno ha mai visto i giapponesi riempirsi le tasche di yen. L’attuale crisi ha avuto una parte inflazionistica e una deflazionistica e l’efficacia della politica monetaria è stata bassa in entrambe i casi, le cose sono aperte.
In ogni caso, la politica monetaria può perdere efficacia indipendentemente dall’inflazione e quindi la teoria dell’efficacia non può limitarsi alla liquidity trap keynesiana.
Comicomix: grazie. E’ un pezzo ispirato a dei post che avevo letto su alcuni blog di economisti. Uno in particolare diceva “gli austriaci sono come i newkeynesiani, alla fine, dicono le stesse cose, infatti, al di là dell’ideologia opposta e delle differenze terminologiche”. In realtà la differenza centrale è che per i newkeynesiani l’economia non ha memoria, uno shock è “una tantum”, e non ho mai visto chiedersi cosa succede nel lungo termine a stimolare l’economia artificiosamente.
bravo
mi chiedevo quanto ci avresti messo ancora per tirare fuori questo articolo
Il mondo intero come il Giappone degli ultimi 10 anni?
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Alla fine il problema è sempre quello della deresponsabilizzazione degli attori che porta ad incentivare comportamenti antisociali. Alla faccia dei desideri delle nostre socialdemocrazie!!
(Abbiamo quel che meritiamo sotto questo punto di vista)
Grazie Pietro. Sei stato più esaudiente del Blanchard. Vado a leggere il tuo post.
Leonardo: sto morendo! non solo mi è toccato studiare micro e macro e darli in due giorni consecutivi, ma ora sto in fase “studiare econometria in 12 giorni per l’esame” e poi entrerò in fase “studiare finanza quantitativa in dieci giorni per l’esame”. Vabbè, la teoria della regressione o i processi ARMA sono facili, ma imparare a memoria decine di test in pochi giorni? Ho la fobia del test del cazzetto più pieno (famosissimo test sulle serie temporali non stazionarie).
Enrico: è una possibilità, però ogni caso specifico ha dettagli che modificano il risultato.
Supponiamo che in Giappone gli investimenti interni rendano poco, i rendimenti interni non aumentino perché la politica del tasso allo 0% e le inefficienze bancarie impediscono un sano deprezzamento dei beni capitali. Questo può accadere ovunque nel caso di politica monetaria inefficace.
Ma se gli investimenti interni sono bassi, rimangono: il finanziamento della spesa pubblica, i consumi e gli investimenti esteri. Il Giappone esporta capitali da tantissimo tempo, e quindi mi viene da pensare che la “trappola della liquidità” giapponese sia in realtà un dissanguamento interno da carry trade, non un impazzimento della domanda di moneta.
Negli USA ciò non può accadere: non hanno risparmi.
Donato: grazie. Il Blanchard è veramente pessimo, l’ho appena usato per un esame di macro ed è illegibile. Io sono l’unico fan al mondo del testo di David Romer, a parte David Romer.
Va be’, il test dell’uomo o la gallina (il granger) è più ridicolo.
Io mi sento di concordare con te che la fase deflattiva giapponese sia legata al carry trade violento. Gli USA potrebbero esserne immuni solo perché le materie prime sono quotate in dollari (risparmi? che c’entrano? la finanza rigira mezzi di pagamento e basta ormani, mica risparmi, grazie agli stampatori folli di tutto il mondo).
noi ciavemo Berluscone
tutti gli altri so’ nessuno
ce lo ‘nvidiano li bianchi e li gialli
ma a nessuno ce lo damo
e se poi Berlisca falle
ricorremo al fido monti
che er mondo tremare fa
In quali condizioni il credito diventa inelastico?
Friedman ha dimostrato statisticamente che nel lungo termine questo è sempre inelastico…non è che aveva ragione?
Tutto questo sarebbe accaduto con riserva frazionaria 100% e senza banca centrale? Eppure Rothbard lo diceva negli anni '70! Basta leggere “The Mystery of banking”
http://mises.org/Books/mysteryofbanking.pdf
N:B: anche friedman era favorevole a riserva frazionaria pari a 100%