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di Pietro Di Giorgio (Libertyfirst)
pubblicato il 22 maggio 2009 alle 12:30 dallo stesso autore - torna alla home

La storia dell’economia moderna è costellata di eventi ciclici, di recessioni e di espansioni. Confrontando gli eventi accaduti nelle due più gravi crisi degli ultimi cento anni ci sono somiglianze notevoli. Due teorie interpretative a confronto ci indicano anche i possibili scenari futuri

Corre l’anno X e l’economia, dopo un’orgia monetaria risalente a pochi anni prima, soffre una breve recessione, ma la banca centrale interviene e ripristina le normali condizioni economiche. È l’anno X+3, e c’è un lieve rallentamento, la politica monetaria interviene di crisi29 6 Crisi finanziarie: retrospettive e prospettivenuovo, e l’economia torna presto sui binari normali. Nell’anno X+7 c’è una nuova recessione, però un po’ più grave della precedente, la banca centrale interviene per l’ennesima volta e impedisce alla recessione di svolgersi secondo il suo naturale percorso. Nell’anno X+9 arriva un ennesima recessione, stavolta però la politica monetaria, spaventata dalle bolle speculative azionarie e immobiliari che si sono sviluppate soprattutto a partire dall’anno X+7, non è più espansiva, e la crisi si rivela grave e persistente, anche per una serie di condizioni al contorno che poco hanno a che fare con la moneta, le banche e la finanza.

LA STORIA SI RIPETE – Corre l’anno Y e l’economia, dopo un’orgia monetaria risalente a pochi anni prima, seguita da una grave recessione, si trova in una crisi finanziaria: le autorità monetarie intervengono, e lo spettro del panico si allontana. Arriva l’anno Y+3, e c’è una recessione un po’ più pesante, ma la politica monetaria agisce tempestivamente e gli effetti reali sono limitati. Nell’anno Y+11 c’è una crisi finanziaria abbastanza grave, ma le autorità monetarie intervengono con successo: comincia però ad essere evidente una bolla speculativa nei mercati azionari. Nell’anno Y+13 la bolla esplode, ma la politica monetaria interviene massicciamente e tempestivamente: la recessione è breve e superficiale. In compenso, la ripresa è lenta, e cominciano a la bolla si sposta sull’immobiliare. Nell’anno Y+18 ormai la bolla immobiliare è evidente a tutti tranne ad una delle tre note scimmiette. Nell’anno Y+20 l’enorme bolla immobiliare esplode e rischia di trascinare con sé tutti i mercati monetari e finanziari. La politica monetaria persiste e diventa molto più aggressiva, ma le condizioni al contorno reali che aggravarono la crisi dell’anno X+9 sono quasi del tutto assenti. Cosa succede dopo è difficile da dire, per motivi che sarebbero evidenti una volta noto Y.

LE POSSIBILI INTERPRETAZIONI – Ci sono due possibili interpretazioni delle due catene di eventi: la prima è che la successione di crisi ed interventi che vanno dall’anno X all’anno X+9, e dall’anno Y all’anno Y+20 e successivi, sono legati da un filo rosso, in un rapporto stretto di causa ed effetto; la seconda è che ogni crisi è una storia a sé, che i mercati non hanno memoria di lungo termine, e che quindi tra la crisi X+9 e le crisi precedenti non ci sono legami, come non ve ne sono tra la crisi Y+20 e le precedenti. La prima teoria fa notare che i continui salvataggi ed interventi, sia sotto la forma – apparentemente innocua – di tagli ai tassi e garanzie di liquidità agli operatori, sia sotto le forme – meno frequenti e molto più aggressive – di salvataggi orchestrati dal settore pubblico e ricapitalizzazioni a spese del contribuente – hanno conseguenze di lungo termine sugli incentivi degli operatori finanziari: far rischiare di meno incentiva maggiori rischi; assicurare la liquidità incentiva investimenti illiquidi; stabilizzare i mercati finanziari nel breve termine incentiva l’indebitamento a breve per finanziare investimenti lunghi; dopareborsa crolloR375 24ago08 Crisi finanziarie: retrospettive e prospettive i mercati azionari incentiva maggiori investimenti “a leva”, cioè basati sull’indebitamento.

DUE TEORIE, DUE SCENARI, IL FUTURO - La catena di eventi descritti dalla prima teoria è quindi così: in un anno c’è una recessione, ma i costi di questa vengono trasferiti, in tutto o in parte, dagli operatori finanziari all’intera società; la politica monetaria è inizialmente efficace, e quindi nel breve termine la stabilità economica migliora; nel lungo termine, però, l’economia si pone spontaneamente in una posizione sempre più precaria, e prima o poi o la politica monetaria “stringerà i cordoni“, oppure si rivelerà inutilizzabile, perdendo efficacia. Per la seconda teoria, invece, tutti questi eventi sono scollegati tra loro: gli operatori non imparano a inglobare l’aspettativa di essere salvati nei loro piani, la struttura finanziaria delle imprese non è distorta da questi incentivi perversi, le bolle speculative non hanno nulla a che fare con l’attesa di interventi salvifici da parte delle autorità. Non esiste, credo, una prova definitiva di quale delle due teorie sia corretta: i problemi epistemologici dell’economia sono tali che, prima degli eventi, gli economisti si fanno quasi sempre prendere alla sprovvista, e, dopo gli eventi, discutono per decenni sulle varie possibili interpretazioni, senza mai giungere ad una conclusione definitiva. In ogni caso, il futuro delle nostre economie dipende da quelle delle due è giusta, e le conseguenze di politica economica sono diversissime nei due casi.

Ah, dimenticavo: X è il 1920, e Y è il 1987.