Interni

Democrats, il sonno della ragione

21 maggio 2009

Il PD si è di nuovo riaddormentato: dopo l’attivismo iniziale, la gestione Franceschini si è di nuovo appennicata. Eppure, di argomenti “politici” per attaccare Berlusconi ce ne sarebbero tanti…

Era marzo. Walter Veltroni si era dimesso da poche settimane, Dario Franceschini si era appena insediato. Il neo-segretario lanciò sul tavolo un paio di proposte per incalzare il governo – l’assegno di disoccupazione, la tassa una tantum sui redditi alti – e ottenne il discreto risultato di far parlare il centrodestra di cose di cui lui aveva deciso di parlare. Gli elettori di centrosinistra si levarono in un coro di sollievo e speranza: finalmente il Pd cercava di dettare l’agenda, finalmente tentava di uscire dal coma. Tutti si aspettavano una moltiplicazione delle proposte e degli sforzi, con l’inizio della campagna elettorale.

MA CHE DAVERO DAVERO? – Si sbagliavano. Successe a marzo, non sarebbe successo più. Nella lettura che diversi esponenti del Partito Democratico danno del berlusconismo e dell’egemonia del premier nella politica italiana, si scorge non di rado una vena di inesorabilità, di ineluttabilità. E’ come se a un certo punto, essendosi accorti dell’impossibilità di batterlo, i maggiorenti del Pd si siano rassegnati ad aspettare che Berlusconi si dissolva, se mai accadrà. Nell’attesa, meglio dedicarsi ad ampollose discussioni filosofiche sulle origini e l’inevitabilità del suo consenso: dipingere l’avanzata di Berlusconi come l’invasione delle cavallette è funzionale a giustificare e sollevare dalle proprie responsabilità una classe dirigente che in questi anni ha collezionato batoste su batoste. Nasce così buona parte delle teorie sull’Italia paese antropologicamente di destra, su Berlusconi unico interprete dell’Italia profonda, sulla creazione irreversibile di un nuovo blocco sociale, sulla trasformazione della società da parte delle tv commerciali. Ne consegue poi il goffo scimmiottamento delle politiche della destra su temi come l’immigrazione: se in Italia per vincere devi essere Berlusconi, allora è giusto cercare di assomigliargli il più possibile. Sebbene l’idea dell’imbattibilità di Berlusconi si legga quindi tra le righe di centinaia di dichiarazioni, ci sono due circostanze in cui questa resa incondizionata emerge più distintamente. La prima è la questione del referendum e della legge elettorale. Un’ampia fetta di dirigenti del Pd non fa mistero di ragionare sull’argomento chiedendosi non quale sarebbe la legge elettorale più giusta ed equilibrata per il paese, bensì quale sarebbe la legge elettorale che darebbe un margine minore alla vittoria di Berlusconi, che è ovviamente inevitabile e alla quale è bene preparare il proprio elettorato. La seconda questione è l’approccio rinunciatario del Pd a questa campagna elettorale. Mancano due settimane alle elezioni e il più grande partito dell’opposizione non è ancora riuscito a mettere in difficoltà la maggioranza su nessuna questione. Nessuna proposta sorprendente, nessuna battuta particolarmente riuscita di Dario Franceschini, il cui massimo della creatività è stato dichiarare che andrebbe volentieri a cena con Veronica Lario.

LA SITUAZIONE NON E’ BUONA - Nonostante questo, il Pdl sta mostrando diverse crepe. Ci sono almeno quattro versanti nei quali il Pd potrebbe cercare degli appigli. Primo: il rapporto tra Berlusconi e la Lega. Tutti sanno che queste elezioni rappresentano uno snodo cruciale nell’evoluzione dei loro rapporti, negli equilibri delle amministrazioni locali e delle alleanze in parlamento. Perché non smuovere un po’ le acque, animando l’esuberanza dei membri leghisti del governo? Perché non parlare apertamente di una Lega col cappio al collo, terrorizzata dall’essere scaricata da Berlusconi? Secondo, direttamente collegato: il referendum. Piuttosto che terrorizzarsi per la vittoria del sì, perché non scoprire il gioco di Berlusconi? Perché non dire che in caso di vittoria del sì Bossi può scegliere se fare il maggiordomo del premier o uscire da tutte le giunte da Firenze in su, e chiedere conferma? Terzo: il caso Noemi. Le incongruenze delle versioni di Berlusconi sono patenti: non dovremmo pretendere di sapere se il premier ha detto la verità o ha dichiarato il falso? Non potremmo chiedere cosa ne pensa di quella torbida vicenda e dell’ennesimo divorzio del premier, chessò, Famiglia Cristiana? Quarto: il caso Mills. Il problema dell’antiberlusconismo travaglista è che a forza di sparare ogni giorno le stesse cartucce, qualsiasi espressione suona oggi trombona, polverosa e già sentita. Però si potrebbero fare diverse cose, quantomeno per insinuarsi nelle crepe e sparigliare. Poi ci sarebbe la questione Fini. E la crisi economica galoppante. E il fioccare di poltrone e poltroncine. Potremmo continuare.

VISTO DAL DI FUORI – L’impressione che se ne trae è completamente diversa dall’immagine del Pd costretto a competere con una macchina perfetta e un leader imbattibile. Al contrario, la sensazione è quella di un Pd con le armi spuntate, incapace di giocare la propria partita e ribaltare gli equilibri contro un avversario pieno di punti deboli e in grande difficoltà. Berlusconi appare un gigante perché si staglia nel vuoto assoluto: davanti a un partito apatico e rassegnato come questo Pd, qualunque governo avrebbe vita facilissima. Il problema del Pd non sembra essere tanto l’imbattibilità di Berlusconi, quanto il fatto di non avere mai provato sul serio a inventarsi qualcosa per sconfiggerlo.

8 commenti a Democrats, il sonno della ragione

  1. Quest’articolo è sintomatico della trappola nella quale si è cacciata la sinistra e dalla quale non sa uscire. E perciò finisce per contraddirsi. Da una parte si critica la cecità dell’antiberlusconismo snob, dall’altra parte si invita il PD ad una maggiore attivismo in campagna elettorale, concentrandosi sui problemi di …Berlusconi. Ossia la sinistra, quella meno intelligente e quella più intelligente, continua a cercar di trovare a se stessa un’identità in negativo. E in ogni caso in politica, quando si pensa in grande e a lungo termine, la “proposta”, cioè quell’idea accattivante e costruttiva che di sé deve dare una forza politica di massa, non può ridursi a proposte tecniche o a “agende”, roba fredda che alla gente non dice un piffero. Il problema della sinistra non è questione d’intelligenza, è il peccato originale d’aver rotto i ponti con la storia del socialismo italiano, che le impedisce d’aderire schiettamente, come in tutti gli altri paesi europei, all’idea di una grande Partito Socialdemocratico, che possa riunire sotto lo stesso tetto sia chi ne abbia un concetto “liberale” sia chi ne abbia uno più ortodosso. Ora il popolo di sinistra è costretto ad una scelta schizofrenica, tra il nulla del PD e il richiamo massimalista dei veterocomunisti e dell’IDV. Sono convinto che una scelta autenticamente di “sinistra”, ma moderna e guarita dall’antiberlusconismo, porterebbe parecchio dell’elettorato che ora rifiuta quella negazione della propria storia che è il PD, a confluirvi: in una parola la rinuncia al massimalismo sarebbe l’accettabile prezzo da pagare per ritrovare le proprie radici.

  2. zamax, credo che tu sia troppo categorico sulla questione dei guai di berlusconi, in campagna elettorale: à la guerre comme à la guerre, non trovi?

    (sul discorso generale ovviamente mi trovi d’accordo)

  3. Vero, ma per la sinistra, in politica, concentrarsi sui problemi di Berlusconi, è come chi cerca di risolvere i problemi economici coi provvedimenti tampone dimenticandosi dei fondamentali. Non posso dire a chi alludo, perché siamo in campagna elettorale, e io voto per El Pueblo Unido de la Libertad que jamàs serà vencido.

  4. Una cosa non esclude l’altra. Credo che difficilmente si possa trovare qualcuno nel Pd più allergico di me all’antiberlusconismo di Di Pietro e company; tra quello e dire “il principale esponente…” ci sono varie sfumature, però. E se Berlusconi ha mille casini e la sua maggioranza ha un punto debole, non vedo perché non si possa accanto alla propria proposta politica tentare in modo limpido e trasparente di far emergere le contraddizioni dei propri avversari.

  5. rebyjaco

    Dite (come sempre) tutto, e il suo contrario. Il PD. continua fermo nel bel mezzo del guado. Non esiste proprio un movimento, ne, un accenno di movimento. Con questi squallidi Dirigenti, non riuscirà a muoversi, d’altronde, ormai(parlando delle elezioni prossime) non si può nemmeno intentare un salto mortale, tanto vale stare fermi, e che sia quello che il destino dispone. Non capisco una cosa: Da un’intervista ad un Psichiatra (che lessi il 14/01/09) è chiaro, evidente e assodato, che Berlusconi è il politico PSICOPATICO più importante fra tutti i politici PSICOPATICI in circolazione negli ultimi cinquant’anni. Nonostante ciò, continuiamo a definirlo, Dittatore, Reuccio, Caudillo,Imperatore, oggi aggiungiamo, Napoleone, Nerone, e un sacco di cazzate(scusate) simili. La realtà, è solamente quella che si tratta di una personalità Psicopatica con tutte le caratteristiche che la distinguono. La realtà ci dimostra che, un individuo simile si può sconfiggere solamente se lo si affronta con le armi dell’intelligenza e della capacità messa al servizio del “”dovere” (dovere è fare il politico nell’interesse del Paese e di chi ti da il voto). Lo fanno i NOSTRI? NO. Se avessero intenzione di farlo, si sarebbero dimessi da tempo, se avessero intenzione di farlo, non continuerebbero a praticare una politica che allontana il Partito dalla Base e dai votanti.

  6. @ Francesco
    Vero anche questo. Però io faccio il provocatore e dico che la questione fondamentale è evasa in generale da tutti a sinistra.

    @ Rebyjaco
    … che non è certo quella indicata da Rebyjaco, che in realtà mi sembra la psicopatologia della sinistra.

  7. Ghisabrain

    @Zamax

    Mi sbaglierò pure, ma me pare impossibile che un partito intero sia preda della sindrome che tu descrivi. Non potrebbe essere più probabile che questa ricerca di identità (neti-neti) sia solo funzionale a nascondere la corruzione che dilaga?
    I nostri sono ricattabili da Berlusconi in mille modi e per ogni accusa (punto debole) mossagli, potrebbe rispondere con una uguale e contraria (o giù di lì).
    Poiché la logica che muove il sistema sembra essere puramente clientelare non ci sarà alcuna battaglia che possa essere condivisa al 100% da tutto l’elettorato… figuriamoci una azione di govermno… Dall’altra parte invece abbiamo il partito che del clientelismo ha fatto un pilastro fondante.

    Ormai, inoltre, la situazione del paese (sempre secondo me) è così deteriorata che occorre mettere in atto provvedimenti netti e decisi cosa che complica ancora di più la partita.

    Le liberalizzazioni di Bersani, provvedimento sommamente lodevole, sono il paradigma di questa situazione intrigata.

    Speriamo bene…

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