A volte anche gli errori grammaticali significano qualcosa, e di solito nulla di buono. Per di più, i pessimi titoli non mancano mai e i giornali estivi sono pieni di interviste ai confini del trash.
(Mass Merda è una rubrica che raccoglie il peggio del peggio pubblicato ogni settimana dai principali organi di informazione del Belpaese. Una specie di rassegna stampa al contrario, tra errori, comicità involontaria e semplici fesserie)
Anche questa settimana il materiale non manca di certo: a quanto pare in estate i quotidiani italiani danno il meglio, lasciando il meritato spazio a notizie tipo l’allarme mondiale delle meduse pronte ad attaccare le coste italiane e a titoli come “Lignano, rugbista colpisce alla testa esibizionista filippino”. Musica per le nostre orecchie.
CONCORDANZE – A volte un dettaglio può essere rivelatore. Date un’occhiata a questo articolo di Repubblica.it. Forse non l’avete notato, ma nel primo paragrafo c’è un errore di battitura: “la picchiana” invece che “la picchiano”. Cose che capitano, ovviamente, ma è una svista sospetta, sia perché il tasto “o” è piuttosto lontano dalla “a”, sia perché l‘articolo parla di trans: non sarà mica che qualcuno ha
frettolosamente corretto tutta una serie di aggettivi e articoli maschili poco “politically correct”? E infatti così è. Basta leggere lo stesso articolo sull’edizione cartacea di Repubblica per trovare la confusione più assoluta. “Fatti di droga, i due chiedono a Samantha di fare sesso gratis. Al rifiuto del trans, il marocchino si avvicina a Samantha, lo prende a pugni e lo trascina in auto. Paola tenta di difendere il collega, ma viene presa a calci. Fugge, mentre Samantha viene portata via. Le rubano tutti i soldi […]. Poi lo obbligano a tornare sul viale […]”. Qualcuno gli spieghi come funziona, per favore.
L’EN PLEIN – Ci sono molti modi per stabilire che un titolo non va bene. Se ci sono troppi verbi non va bene, se è troppo lungo non va bene, se ha una punteggiatura incerta non va bene, se inizia con “Oops scusate” – poco sorprendentemente – non va bene.
CERVELLI IN FUGA – Su Corriere.it fantastica intervista a Rosalinda Celentano, intitolata “Ho messo una lapide sulla mia vagina”. La nostra beniamina racconta del suo lesbismo, dei suoi genitori, del suo lesbismo, della sua fase autodistruttiva e anche, en passant, del suo lesbismo. Passaggio indimenticabile quello in cui parla della sua psicologa, Vera Slepoj, che i più (no, ok, i meno) ricorderanno per aver sostenuto che Sailor Moon minacciava l’identità sessuale dei bambini. La Celentano ci informa, tra l’altro, che per la Slepoj lei è “tutt’altro che lesbica” e anzi “una delle donne più femminili che lei avesse mai conosciuto” (le lesbiche sono tutte un po’ camionisti, no?), e soprattutto che “Vera, come me, non crede nell’omosessualità ma nell’amore che non ha confini”. Dio li fa e poi li accoppia.


























coglierei l’ occasione per suggerire al Direttore ed alla Redazione tutta…slurp,,,slurp…..la creazione di una rubrichetta avente per oggetto il nobil juoco degli scacchi e della dama internazionale……
tra l’ altro promossi giuochi olimpici
sul blog del cannocchiale già esiste un balente nobil juocatore nonchè esperto (JT)
con osservanza
mappercarità
Si, anche io vorrei le dame straniere che si scaccolano. Se ho capito bene.
Jazz e Pedone…giocatori di schacchi….”MATTI”
Chiedo scusa, sono il vero jazztrain.
Non sono io l’autore del primo commento, mi dispiace che si sia creato questo antipatico equivoco.
L’autore è un classico perditempo che non ha nulla da fare che agire così.
Jazztrain
io veramente non conosco costui…non vorrei fossi io ad essere preso in giro da un perditempo che si finge me
io sono il sig. JAZZ T
Con la storia della celentano ci potevano aprire. Perdono colpi
> Con la storia della celentano ci potevano aprire.
Frase equivocabile
Comunque non ho capito se quel “Ho messo una lapide sulla mia vagina” indichi la vagina in qualita’ di defunto o di loculo. In questo secondo caso mi chiedo cosa ci sia dentro di morto.
Penso che come epitaffio sulla lapide potrebbe starci bene ” di qui passò tizio, caia, sempronia etc etc”, tipo le targhe nele città con “qui soggiornò Garibaldi” che uno si chiede quanti cazzo di anni campò, Garibaldi.
Spiace pensare che dopo le inteviste a rosalinda” ohmipiacetantofaresesso” celentano ci si debba ora, sorbire, i suoi drammatici interrogativi sulla sua identità sessuale.
A quaranta anni suonati, eh.