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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 21 maggio 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

Mancano i negri, gli zingari e il destino cinico e baro, e poi Enrico Mentana se l’è presa ufficialmente con tutti per il suo allontanamento da Mediaset. Siccome ha il suo libro da pubblicizzare – “Passionaccia“, per Rizzoli: l’ho imparato a memoria; e poi diciamo male di Vespa, eh? – ecco un’altra intervista (dopo la prima  a Vanity Fair) veramente imperdibile. Stavolta nientepopodimenoché al rotocalco monarchico Oggi (il sottotitolo ufficialmente recita “Il settimanale della famiglia italiana“, ma la citazione da Michele Serra era necessaria). Va bene essere dei conigli mannari, ma adesso Mentana esagera. In questo colloquio con Alessandro Penna, nell’ordine, sono finiti sotto accusa Fedele Confalonieri (“E’ stato mio testimone di nozze, è diventato mio testimone a carico“), Piersilvio Berlusconi (“Un arrivista che è nato arrivato. Si comporta come un giovane che vuole sfondare, ma ha 40 anni. E un’idea di televisione che, ai miei occhi, è ancora un po’ confusa“), Joseph Ratzinger (“Non è bravo a comunicare“), Paolo Bonaiuti (“Parlava male di Berlusconi, lo ricordo a tutti gné gné specchio specchietto“, o qualcosa del genere), Carlo Rossella (qui non ha avuto il coraggio, ma a mo’ di minaccia ha fatto ricordare all’intervistatore che la moglie lo aveva definito “un amico di merda”: come a dire che il prossimo della lista è lui). 

13495 Mentana, il bellepurato nel (sotto)bosco   2Ora: appartiene sicuramente ad una casualità di quelle altamente probabili che Chicco si sia presentato a sputtanare un po’ di gente su un settimanale della Rizzoli, altrettanto casualmente casa editrice del libro che ivi viene pubblicizzato. Casualità, coincidenze, semplici estemporaneità. Quindi, perché stupirsene? Basti segnalare che sono casualità (appunto) le quali però, en passant, ci ricordano la veridicità del detto “Il caso è la risultante nota di circostanze ignote“. Poi Mentana ha colto la memorabile occasione per confessare  quello che sapevano tutti, ovvero che era stato assunto e aveva fatto carriera in Rai in quanto in quota Craxi (“Un innovatore che è morto da simbolo di una cosa vecchia, la Prima Repubblica. Ma la Storia deve ancora scrivere la parola definitiva su di lui“; bastava che aggiungesse che negli anni del Caf il debito pubblico quadruplicò , e la Storia avrebbe già potuto chiudere il dibattito sul livello di “innovazione” apportato alla politica dal mitico Cinghialone). E se n’è uscito con una battutona su Berlusconi (“Se Noemi lo chiama papino, posso chiamarlo Papino il Breve?“) che ha fatto davvero venire giù lo stadio, soprattutto le tribune – ovvero, quelli che sanno quanto è alto invece Mentana. Ma la battuta serviva per il titolo dell’intervista e per farla leggere a qualcuno su Dagospia: possiamo perdonargliela, vista la pena che ci fa.

Ciò detto, è quanto non dichiarato che colpisce: su Silvio, Enrico ha poi aggiunto solo che “è vero che ha in questo Paese un potere non paragonabile a quello di nessun altro leader di una democrazia occidentale“. Il che è quasi innegabile, ma in sé per sé non è una critica. Ma soprattutto: Mentana ha totalmente perso la parola su Mediaset come struttura dell’informazione, quella da lui definita soltanto una settimana fa “Un gruppo che sembra un comitato elettorale”. Ha invece parlato bene di Marcello Dell’Utri (prima di tutto la famiglia, deve essersi detto Enrico), Antonio Ricci, Emilio Fede. Insomma, Chicco si è rapidamente riallineato con i suoi colleghi (anche se si nota che non è stato nominato Clemente Mimun) e con qualche amico che ancora gli è rimasto, a livello di struttura, mentre ha totalmente chiuso a livello di proprietà e high management. E’ insomma rapidamente tornato nel sottobosco: ha parlato bene di molti, perché ha capito che alcuni di questi potrebbe ritrovarseli come colleghi in un prossimo incarico. E già che c’era, per mettere le mani avanti ha incensato quelli che potrebbero parlare male di lui alle spalle. Ha parlato poi male di Franceschini e del PD, con questo facendoci pensare che nei suoi piani non c’è uno sbarco alla Rai, ma più probabilmente un balzo dalla parte di Murdoch o forse di Rizzoli stessa (non si sa bene a far che; forse dirigere un settimanale monarchico…). Capito che alta strategia, eh? Altro che il reichmaresciallo Rommel, è lui la vera volpe del deserto. Dalla lista, ha tenuto da parte Rossella e Mimun, che evidentemente ormai considera persi alla causa. Quella della libera informazione, mica la sua personale eh? Che credevate voi, maliziosi che non siete altro!

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Adesso non è solo questione di smarcarsi. Sta cercando di diventare leader non più di un partito, ma di una rivoluzione culturale“. È l’uomo che visse due volte? “Anche più di due volte. O forse, al contrario, è un uomo che cerca finalmente di vivere almeno una volta“. Ultimamente Giuliano Ferrara sembra ossessionato dalla figura di Gianfranco Fini. Ne ha parlato due  volte  su Panorama e una sul Giornale, in un’intervista a Michele Brambilla intitolata: “Sono anti-laicista ma resto affascinato dalla svolta di Fini“. Ai più non sfuggirà il lato ridicolo della questione: non serve scomodare il classico bue che dice cornuto all’asino per far notare che Ferrara sta perculando Fini per una svolta che ha compiuto anche lui, solo che al contrario. E riderne a crepapelle In più, c’è solo da notare che ancora una volta l’Elefantino sta parlando fino: se Ferrara dà del cornuto a Fini, è tutta tattica. A buon intenditor…

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Il Consiglio di amministrazione della Rai ieri ha dato il via libera alle nomine proposte dal direttore generale Mauro Masi. Direttore del Tg1 è Augusto Minzolini, direttore di Raiuno Mauro Mazza. Dice Repubblica: “I consiglieri che fanno riferimento all’opposizione sono usciti dalla sala per protesta“. Io non capisco questo accanimento: perché non mettersi semplicemente a ridere, come hanno fatto tutti? 

(Vignetta da Dagospia; ma loro l’avranno di sicuro rubata da qualche altra parte)

P.S.: Questa settimana mi sono completamente dimenticato che Mario Adinolfi è candidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico, e che dovevamo seguire la campagna elettorale. Pure voi, vero?

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