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pubblicato il 21 maggio 2009 alle 11:30 dallo stesso autore - torna alla home

Succedono cose strane sui mercati finanziari. Ad esempio che guadagnano quelli che dovrebbero perdere. Come mai?

(Luca Conforti è lo pseudonimo di un giornalista che lavora per uno dei più importanti quotidiani nazionali. La sua rubrica, Parco Buoi, si occuperà con cadenza settimanale di imprese, finanza e mercati, con un occhio al risparmiatore)

Editoria e traffico aereo sono le vittime designate di ogni recessione. I loro ricavi si contraggono velocemente nei momenti in cui la gente ha meno soldi per viaggiare e le imprese tagliano i budget pubblicitari, ma, a differenza di settori con lo stesso problema (vedi il turismo), hanno strutture di costi ben più rigide. Non fa eccezione questa crisi che regala Capital Gains Tax I guadagni sospetti di giornali e aerolineead entrambe due ulteriori complicazioni specifiche: il cambio di scala del costo del carburante per le compagnie aeree e il passaggio al digitale per l’editoria. Ed invece, tra i guadagni di borsa più alti in Italia, ci sono gli editoriali l’Espresso e Rcs, mentre in Europa fiumi di denaro si riversano su Air France e Iberia. Successi incomprensibili, o quasi. Secondo me due buoni indicatori di come i mercati finanziari stiano lottando contro una correzione inevitabile che i rialzi di questi giorni renderanno ancora più pesante.

DIVE SGOLATE - La vicenda dei due editori più importanti d’Italia necessita di una piccola premessa: i quotidiani tendono ad applicare alle vicende che li riguardano gli stessi canoni assoluti dei fatti che riempiono le loro pagine. Ricordano delle vecchie attrici talmente abituate a rappresentare sempre eroine costrette a scegliere tra la vita e la morte o tra l’amore e il senso del dovere, da credere che tutto sia sempre così melodrammatico. L’abbandono della carta come mezzo preferito da parte di lettori e inserzionisti sta avvenendo a ritmi talmente lenti che probabilmente, quando tra 5 anni arriverà un lettore talmente portatile, leggibile e resistente da far vera concorrenza alla vecchia cellulosa, i lettori ci metteranno altrettanto tempo per accorgersene. Quindi, lasciamo stare dibattiti sul futuro e concentriamoci sul presente. Rcs e L’Espresso si trovano su posizioni opposte: uno dei due sta facendo un clamoroso errore di valutazioloren 70 I guadagni sospetti di giornali e aerolineene, eppure la borsa li premia entrambi.

BUONI PROPOSITI – Rcs ha presentato un bilancio trimestrale molto negativo: 514,9 milioni di fatturato (-17,7%), un EBITDA in perdita per 11,6 milioni, risultato operativo negativo per 35,6 milioni e perdita netta di 40,7 milioni. Ha deciso di tagliare costi e personale per 200 milioni in due anni (il 10% del suo fatturato annuo). In particolare in Italia i risparmi si concentreranno per 30-35 milioni nell’area Periodici e 40-45 milioni in quella dei Quotidiani nell’ambito della quale si parla della chiusura di supplementi come il Corriere Economia e uno dei settimanali (Io donna o il Magazine). Colpa della crisi? Proprio il contrario, è stata l’eccessiva crescita durante il periodo buono a portare il gruppo a strapagare gli asset spagnoli e a salire oltre i 6 mila addetti. Inoltre va detto che mai negli ultimi vent’anni i piani di riassetto della Rcs sono stati applicati a pieno e gli atti di contrizione dei manager si sono dissolti ai primi risultati positivi. Così Rcs vive da sempre al di sopra dei propri mezzi. A metterci la differenza sono gli azionisti, che pagano il biglietto per il salotto buono, e se possono si fanno aiutare dal mercato, come conferma un interessatissimo report di Mediobanca di ieri uscito mentre il titolo veniva sospeso per eccesso di rialzo (+20% in un giorno). S’intitola “Wind of change” e ha alzato la raccomandazione sull’azione da neutral a outperform e il target price da 0,93 a 1,65 euro. «Il piano di ristrutturazione annunciato di recente rappresenta un cambiamento radicale nell’approccio degli azionisti verso la società» dicono gli analisti di Piazzetta Cuccia assicurando che proprio questo modo di fare è destinato a sparire: l’azienda sarà resa più efficiente guardando in faccia solo alle necessità economiche e nient’altro. Viene il sospetto che gli azionisti Mediobanca abbiano cambiato atteggiamento verso Rcs, gli analisti Mediobanca Eagle Flight I guadagni sospetti di giornali e aerolineese ne siano accorti autonomamente e il desk azioni Mediobanca abbia colto l’opportunità di comprare un’azienda così sottovalutata e con soci tanto assennati. Il tutto appena rovinato dall’ombra di un clamoroso conflitto d’interessi. Ma se anziché i soliti malfidati, vogliamo credere alla bontà del piano lacrime e sangue di Via Solferino e alla serietà degli analisti di Mediobanca allora non si capisce la corsa dell’Espresso che di fronte ad una trimestrale leggermente migliore di Rcs ha rinunciato ad ogni ristrutturazione sui quotidiani almeno fino alla fine dell’anno. I tagli in corso, come su All music, non sono dettati dal calo delle pubblicità, ma dalla decisione di occupare con la minima spesa le frequenze del digitale terrestre in attesa di poterle vendere a qualche editore straniero. A via Cristoforo Colombo hanno deciso di affrontare la crisi con mezzi normali e il titolo è passato da 0,58 a 1,070 in due mesi.

VOLI PINDARICI – Ancor meno comprensibile l’entusiasmo delle borse di Parigi e Madrid per l’andamento delle loro compagnie aeree: Air France ha consolidato la propria offerta di volo da e per l’America con Delta (un accordo vecchio di un anno) allargandolo a Klm. Ora insieme offriranno il 25% dei voli transatlantici. Una mossa difensiva visto che la liberalizzazione in corso di queste rotte può solo o ridurre o rendere meno profittevole questa quota di mercato. Eppure il titolo sulla scia dell’annuncio ieri ha guadagnato il 10%, che sale al 15% in una settimana. Rialzi avviati nonostante un taglio del dividendo. Per Iberia invece è pura speculazione: +7% in una seduta sull’ipotesi che Lufthansa possa soppiantare British Airways che non ha i soldi per portare avanti l’annunciata fusione con gli spagnoli. Peccato che i tedeschi a loro volta non riescano a chiudere l’acquisto della ben più piccola Austrian airlines per lo stesso motivo. Per tutti questi vettori, accomunati da un rosso generalizzato nel 2009, invece rimane senza risposta la domanda principale: le compagnie perdono per la contrazione dei viaggiatori, ma appena c’è uno spiraglio di ripresa dell’attività economica il petrolio schizza del 20% e loro perdono per il prezzo del carburante. Qual è il punto di equilibrio a cui torneranno a fare utili? Per quanto tempo possono aspettare? E intanto c’è chi compra.

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