Taleban’s strike

20/05/2009 - VITTORIA, SCONFITTA O X - Intanto il segretario alla Difesa Robert Gates ha annunciato il calo delle vittime civili (-40% dall’inizio dell’anno) ma anche l’aumento di quelle militari afgane e della coalizione (+75%), mentre Petraeus si è detto d’accordo con Karzai nell’affermare

     
 

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VITTORIA, SCONFITTA O X - Intanto il segretario alla Difesa Robert Gates ha annunciato il calo delle vittime civili (-40% dall’inizio dell’anno) ma anche l’aumento di quelle militari afgane e della coalizione (+75%), mentre Petraeus si è detto d’accordo con Karzai nell’affermare che non vi siano piu’ “basi operative di al Qaeda in Afghanistan” e che quest’ultima abbia subito “perdite molto significative” negli ultimi mesi. A questo punto non resta che osservare gli sviluppi del conflitto, ma conviene interrogarci già ora su quale definizione dare di ‘vittoria’ e di ‘sconfitta’. A ottobre il comandante delle forze britanniche in Afghanistan, generale di brigata Mark Carleton-Smith, ha detto che “non vinceremo questa guerra”. L’opinione pubblica non dovrebbe aspettarsi una “vittoria militare decisiva“, ma piuttosto di “portare questa guerra a un livello di ribellione gestibile, che non rappresenti una minaccia strategica e che possa essere tenuta sotto controllo dall’esercito afghano”. “Sarebbe irrealistico pensare che non ci saranno delle bande armate in questa parte del mondo” quando le truppe Nato lasceranno il paese, insomma; secondo il generale, nessuno dovrebbe sentirsi a disagio a trattare accordi di natura politica con i talebani disposti a farlo. Queste parole sono state interpretate da taluni quasi come un’ammissione di ‘sconfitta’, ma a ben vedere confermano proprio le politiche già adottate in Iraq: trattare con chi è disposto ad abbandonare la linea di Al Qaeda e dei miliziani più intransigenti (cosa che sta già avvenendo nella provincia di Wardak) e rafforzare le istituzioni governative affinchè siano in grado di sostenere da sole una (ridimensionata) minaccia terroristica. Sarebbe assurdo aspettarsi la fine totale degli attentati o degli attacchi, ma si può fare in modo che il terrorismo non sia più una seria minaccia alla sopravvivenza dello stato. Nemmeno in Italia si è mai riusciti ad estirpare del tutto le Brigate Rosse, eppure nessuno direbbe che il nostro paese abbia ‘perso’ la guerra al terrorismo politico. Tutto sta, per l’appunto, nel rendere ‘gestibili’ questi gruppi criminali; non sempre ci si riesce. In Somalia, per esempio, il governo non è in grado di contrastare i fondamentalisti. Il destino dell’Afghanistan dipende da molti fattori (l’andamento militare del conflitto, la lotta al narcotraffico, la tenacia o meno della coalizione, la ricostruzione del paese, la situazione pakistana etc): probabilmante gli anni del mandato presidenziale di Obama saranno quelli decisivi. In positivo, o in negativo.

     
 

1 Commento

  1. marblestone scrive:

    Questo post traccia molto bene la situazione delle guerre in Asia.
    Aspettiamo un simile report anche per quelle dimenticate africane
    Complimenti

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