Da stella del football a uomo più odiato d’America

20 maggio 2009

C’era una volta Michael Dwayne Vick, giocatore professionista di football americano, quarterback superstar, fiore all’occhiello degli Atlanta Falcons e della National Football League

Uno dei più grandi talenti che il campionato di palla ovale nordamericano abbia ospitato negli ultimi venti- trent’anni, uno di quei giocatori in grado di rivoluzionare il ruolo del quarterback, grazie alla sua grande forza fisica, al suo incredibile scatto e, se vogliamo, alla sua carnagione, l’antitesi del cliché che vuole un quarterback dal viso pallido, più avvezzo ai lunghi passaggi che non alla corsa e all’azione individuale e di costituzione robusta, ma non troppo.

GLI ESORDI – Nato il 26 giugno 1980 in quel di Newport News, cittadina indipendente negli Hampton della Virginia, strepitoso giocatore ai tempi dell’high school, quindi a livello collegiale con la maglia dei Virginia Tech Hokies (università raggiunta, come di consueto, grazie a una borsa di studio per meriti sportivi), prima scelta assoluta al draft NFL del 2001 (il primo quarterback afroamericano chiamato al numero uno), in breve tempo Vick divenne uno dei volti più riconoscibili dello sport americano, un atleta di grande successo dentro e fuori dal campo, ma soprattutto un genio del marketing, capace di inanellare una lunga serie di contratti multimilionari che lo resero uno degli sportivi più pagati di tutta l’America, raggiungendo l’ambita e celeberrima lista dei “10 Atleti Più Ricchi negli Stati Uniti“. Nonostante non fosse in grado di affiancare riconoscimenti collettivi (leggi: titoli) ai numerosi traguardi individuali raggiunti (vincitore dell’Archie Griffin Award nel 1999, convocato tre volte al Pro Bowl, più svariati record statistici), Michael Vick, secondo molti esperti, avrebbe avuto di fronte a sé una lunga e luminosa carriera, possibilmente arricchita da ulteriori premi e onorificenze. Questo, prima che il numero 7 degli Atlanta Falcons si trasformasse, da idolo delle folle, a uno degli uomini più odiati d’America, con una parabola discendente senza precedenti. Gli esperti, non dotati di mezzi per prevedere con certezza il futuro, non potevano infatti immaginare che Michael Vick, nell’anno 2007, sarebbe stato condannato a 23 mesi di reclusione in quanto responsabile di attività illecite legate a combattimenti tra cani. 

SBIRRI IMPICCIONI! – Più volte, nel corso della sua breve ma intensa carriera sportiva, Vick ebbe a che fare con la legge, oppure fu protagonista di casi alquanto curiosi e, nel peggiore dei casi, sospetti. Nei primi mesi del 2004, due uomini furono arrestati per spaccio di sostanze stupefacenti (marijuana) nei pressi di Atlanta: il camion sul quale si trovavano era registrato a nome di Michael Vick, cosa che gli procurò non pochi grattacapi con la squadra (“Sei un Atlanta Falcon, qualunque cosa tu faccia si riflette su di noi, non solo su di te” lo rimproverò l’allenatore Dan Reeves). Lo stesso anno, nel mese di ottobre, mentre lui e alcuni membri del suo entourage stavano imbarcandosi su un volo all’Hartsfield International Airport di Atlanta, le telecamere di sorveglianza registrarono due sue amici nell’atto di rubare un orologio a un addetto alla sicurezza dell’aeroporto. Nel 2005, una donna di nome Sonya Elliott presentò una denuncia nei suoi confronti, accusandolo di averle trasmesso un herpes genitale nell’autunno del 2002, senza averla informata di essere infetto: Vick, sosteneva la Elliott, presentava false identità alle cliniche in cui si recava per il trattamento, spacciandosi per “Ron Mexico” (cosa che portò alcuni tifosi ad acquistare magliette degli Atlanta Falcons con il nome “Mexico” sopra al numero 7, cosa poi bandita dalla NFL).

MA ANDATE AFFANC… – Nel 2006, forse uno degli anni più tranquilli dal punto di vista dei rapporti con la legge, Vick, per rispondere ai tifosi dei New Orleans Saints che lo punzecchiavano, mostrò loro il dito medio, con entrambe le mani: la cosa causò ovviamente una inevitabile e immediata sanzione, con 10 mila dollari da pagare alla lega e altri 10 mila da donare in beneficenza. A inizio 2007, ultimo anno di attività, nonché inizio del lungo calvario legale, dovette consegnare una bottiglietta d’acqua in plastica alle autorità del Miami International Airport: essa conteneva un compartimento segreto, tuttavia vuoto e privo di tracce di eventuali sostanze proibite (il giocatore dichiarò che si trattava di un posto sicuro dove riporre gioielli e altri oggetti di valore). Una lunga serie di disavventure, alcune involontarie e casuali, altre invece direttamente conducibili allo stile di vita dissennato, cosa non singolare per una stella multimilionaria del football. Nessun episodio, comunque, così grave da lasciare una macchia indelebile sul curriculum vitae del cittadino Michael Vick. Il quale, nella peggiore delle ipotesi, se l’era sempre cavata con una multa, una sanzione sportiva, o nulla più che un rimbrotto, come avvenuto quando, nell’aprile 2007, perse la coincidenza diretta…al Campidoglio, dove avrebbe dovuto promosso, di fronte ai membri del Congresso, l’aumento di fondi per programmi legati al doposcuola per gli studenti americani (non si presentò neppure alla prevista colazione al Congresso, con annessa onorificenza riservata alla sua fondazione, ritirata da sua madre).

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