Auto: come impadronirsi dei propri fornitori e vivere felici

19/05/2009 - La concorrenza nel settore auto è feroce, e per vincere la sfida ogni mezzo è lecito. O quasi. Nella giungla del mercato, esiste un metodo molto efficace, anche se un po’ “furbo”, per accaparrarsi il controllo dei propri fornitori e

     
 

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La concorrenza nel settore auto è feroce, e per vincere la sfida ogni mezzo è lecito. O quasi. Nella giungla del mercato, esiste un metodo molto efficace, anche se un po’ “furbo”, per accaparrarsi il controllo dei propri fornitori e diventare padrone in casa d’altri. Leggere per credere

Il settore dell’auto versa in una crisi preoccupante con un calo spaventoso di ordinativi che si riflette un po’ su tutte le case costruttrici, italiane ed estere. Gli incentivi promossi dai vari governi alleviano parzialmente il notevole calo di vendite che il settore sta subendo e che gioco forza si riflette anche su chi lavora nell’ambiente. La cassa integrazione è sempre uno degli strumenti preferiti dalle aziende e utilizzato a più non posso per compensare le perdite di ordinativi. Si rende pertanto necessaria un ottimizzazione dei costi che può in qualche modo sopperire alle numerose offerte che le varie case costruttrici devono offrire per rendere appetibile il proprio prodotto.

COME RIDURRE I COSTI - Quello che vado a spiegarvi è un metodo efficace, che viene spalmato su più anni ma che alla fine, rende l’idea di come una grossa azienda riesca a contenere notevolmente i propri costi grazie a una serie di azioni che potremmo definire “furbe”. Ipotizziamo che io, azienda fornitrice di componentistica (chiamiamola B)  sono il fornitore di un prodotto finito per un grande costruttore (lo chiameremo A). Il pezzo in questione si  compone da altri 10 pezzi che io provvedo ad assemblare per creare il pezzo finito. A, essendo il costruttore, nonché colui che assembla i vari componenti provenienti dai fornitori, mi chiede di ispezionare la mia azienda e verificare tutto il processo produttivo, verificandone anche la qualità e la quantità prodotta. Questo perché se ci sono degli aumenti di produzione, A si tutela avendo verificato in precedenza la mia capacità produttiva. A inizia a contestarmi che alcuni processi a suo modo non sono corretti e mi chiede di apportare le giuste modifiche. Successivamente, verificato che tutto sia in regola, mi chiede di entrare nel giro dei fornitori. A vuole entrare nel giro e per abbattere i costi mi chiede di comprare lei stessa il pezzo che io acquisto dal mio fornitore. In questo modo, se io comperavo quel pezzo a 5 centesimi e lo rivendevo ad A per 7 centesimi, con un margine di guadagno di 2 centesimi, con l’ingresso di A nel giro io ho perso quel piccolo margine di entrata. A progressivamente entra in questo giro e pian piano si accaparra tutti i miei 10 fornitori tanto da levarmi ogni margine di guadagno sui vari componenti che vanno a formare il prodotto finito.

E ORA TOCCA AL PERSONALE - Ormai A ha il controllo totale su quasi tutti i costi e il pezzo che io gli fornisco, ha subito un notevole calo di prezzo dovuto al gioco dei fornitori. Ora rimane il nodo più grande da sciogliere, quello del personale. A in pratica in questa fase mi fornisce tutto il materiale per produrre il suo pezzo e a me, imprenditore, rimane solo la mano d’opera.  I miei operai lavorano per A e il mio margine di utile è sceso drasticamente. A mi fa notare che a “Suo” dire, il personale impiegato per produrre i componenti per le sue auto è in esubero e che farebbe volentieri a meno di pagarmi tutti quegli stipendi. In pratica i miei 100 operai son troppi e A mi chiede di liberarmi di almeno un tot % della forza lavoro. Io, imprenditore e fondatore della società, sono consapevole che quel personale mi serve ma sono in una fase in cui devo decidere cosa voglio fare. Il margine di guadagno si è assottigliato notevolmente per colpa di A che mi ha tagliato tutte le voci di entrata proveniente dalla lavorazione dei vari componenti. Non solo, A mi chiede di ridurre ulteriormente il mio compenso perché  essendo lei ad acquistare per me i miei 10 componenti iniziali, io al momento le fornisco solo la mano d’opera e non devo preoccuparmi di null’altro. L’imprenditore ha una sola strada da percorrere, quella della cessione dell’attività. Il margine di guadagno è troppo basso e l’investimento non rende più come un tempo. A diviene il proprietario unico dell’azienda e a questo punto, ha il controllo totale dei costi e dei ricavi. Non ha più bisogno di contrattare con il fornitore nel momento in cui decide di produrre una nuova auto, perché ora, il fornitore e il cliente è una sola società.

PADRONE DI TUTTO – Iniziate ad immaginare tutta una serie di fornitori, collegati ad A e che subiscono lentamente il giochetto che vi ho spiegato. Vi renderete conto che A nel giro di qualche anno diviene il padrone di tutto il ciclo produttivo che compone la sua auto. Per migliorare ancora i ricavi può in qualunque momento, decidere di produrre nelle aziende acquisite, pezzi per altri stabilimenti ottimizzando cosi quella forza lavoro che in precedenza era in esubero. Per la gioia di tutti, A continua il suo lavoro, ha abbattuto notevolmente i suoi costi di produzione, gli operai hanno conservato il proprio posto di lavoro, l’ex proprietario dell’azienda ha un bel gruzzolo di danaro da spendere alle Maldive, le offerte per l’acquisto delle vetture di A sono  talmente concorrenziali sul mercato da richiedere un lavoro extra a tutta la catena di produzione. Come avrete notato, siamo in presenza di un preciso disegno da parte di A per riuscire a prendere in mano il controllo di tutta la catena produttiva mettendo alle corde i propri fornitori, partner magari da molti anni. Perché? E’ probabile che chi comanda in  A, ha capito che nella catena produttiva che compone la produzione della propria vettura, c’è qualcosa che non va. Il margine di guadagno non era la cifra che A si era preposta al momento della progettazione della vettura e, in qualche modo, bisogna riuscire a rientrare nelle spese prefissate. Dal momento in cui A è padrone di tutti o quasi tutti i suoi ex fornitori, ha tutte le carte in regola per creare un prodotto di qualità e innanzitutto competitivo nel prezzo finale.

     
 

13 Commenti

  1. maria teresa scrive:

    “A, essendo il costruttore, nonché colui che assembla i vari componenti provenienti dai fornitori, mi chiede di ispezionare la mia azienda e verificare tutto il processo produttivo, verificandone anche la qualità e la quantità prodotta. Questo perché se ci sono degli aumenti di produzione, A si tutela avendo verificato in precedenza la mia capacità produttiva. A inizia a contestarmi che alcuni processi a suo modo non sono corretti e mi chiede di apportare le giuste modifiche”

    Non lavoro nello stesso settore, ma anche da noi questa è una prassi comune. E hanno anche provato a scavalcarci contattando direttamente i nostri fornitori, solo che il titolare ha reagito come il Libanese e ha vinto la partita.

  2. enrico scrive:

    Scusa Tess, non ho capito, parli del grosso o del terzista che va a gambe all’aria? Se è il terzista stiamo dicendo la stessa cosa.
    Ancora di più: spesso il terzista produce beni che sono assolutamente inutili per altri se non per la determinata grossa azienda. Questo la grossa azienda lo sa e da qui deriva un potere contrattuale enorme che praticamente annulla i profitti del terzista. Lavorare conto terzi in maniera totale non è sostenibile nel lungo periodo perché sono troppo alti i richi di un moral hazard del cliente.

    (a scanso di equivoci ché forse mi son spiegato male: con terzista intendo la società che produce per conto di terzi un determinato bene) (ora ho capito l’appunto di Gregorj all’inizio)

  3. sagredo scrive:

    Un’idea potrebbe essere quella di nazionalizzare tutte le produzioni industriali oppure autocostruirsi le macchine nel proprio garage, fra amici.

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