La concorrenza nel settore auto è feroce, e per vincere la sfida ogni mezzo è lecito. O quasi. Nella giungla del mercato, esiste un metodo molto efficace, anche se un po’ “furbo”, per accaparrarsi il controllo dei propri fornitori e diventare padrone in casa d’altri. Leggere per credere
Il settore dell’auto versa in una crisi preoccupante con un calo spaventoso di ordinativi che si riflette un po’ su tutte le case costruttrici, italiane ed estere. Gli incentivi promossi dai vari governi alleviano parzialmente il notevole calo di vendite che il settore sta subendo e c
he gioco forza si riflette anche su chi lavora nell’ambiente. La cassa integrazione è sempre uno degli strumenti preferiti dalle aziende e utilizzato a più non posso per compensare le perdite di ordinativi. Si rende pertanto necessaria un ottimizzazione dei costi che può in qualche modo sopperire alle numerose offerte che le varie case costruttrici devono offrire per rendere appetibile il proprio prodotto.
COME RIDURRE I COSTI - Quello che vado a spiegarvi è un metodo efficace, che viene spalmato su più anni ma che alla fine, rende l’idea di come una grossa azienda riesca a contenere notevolmente i propri costi grazie a una serie di azioni che potremmo definire “furbe”. Ipotizziamo che io, azienda fornitrice di componentistica (chiamiamola B) sono il fornitore di un prodotto finito per un grande costruttore (lo chiameremo A). Il pezzo in questione si compone da altri 10 pezzi che io provvedo ad assemblare per creare il pezzo finito. A, essendo il costruttore, nonché colui che assembla i vari componenti provenienti dai fornitori, mi chiede di ispezionare la mia azienda e verificare tutto il processo produttivo, verificandone anche la qualità e la quantità prodotta. Questo perché se ci sono degli aumenti di produzione, A si tutela avendo verificato in precedenza la mia capacità produttiva. A inizia a contestarmi che alcuni processi a suo modo non sono corretti e mi chiede di apportare le giuste modifiche. Successivamente, verificato che tutto sia in regola, mi chiede di entrare nel giro dei fornitori. A vuole entrare nel giro e per abbattere i costi mi chiede di comprare lei stessa il pezzo che io acquisto dal mio fornitore. In questo modo, se io comperavo quel pezzo a 5 centesimi e lo rivendevo ad A per 7 centesimi, con un margine di guadagno di 2 centesimi, con l’ingresso di A nel giro io ho perso quel piccolo margine di entrata. A progressivamente entra in questo giro e pian piano si accaparra tutti i miei 10 fornitori tanto da levarmi ogni margine di guadagno sui vari componenti che vanno a formare il prodotto finito.
E ORA TOCCA AL PERSONALE - Ormai A ha il controllo totale su quasi tutti i costi e il pezzo che io gli fornisco, ha subito un notevole calo di prezzo dovuto al gioco dei fornitori. Ora rimane il nodo più grande da sciogliere, quello del personale. A in pratica in questa fase mi fornisce tutto il materiale per produrre il suo pezzo e a me, imprenditore, rimane solo la mano d’opera. I miei operai lavorano per A e il mio margine di utile è sceso drasticamente. A mi fa notare che a “Suo” dire, il personale impiegato per produrre i componenti per le sue auto è in esubero e che farebbe volentieri a meno di pagarmi tutti quegli stipendi. In pratica i miei 100 operai son troppi e A mi chiede di liberarmi di almeno un tot % della forza lavoro. Io, imprenditore e fondatore della società, sono consapevole che quel personale mi serve ma sono in una fase in cui devo decidere cosa voglio fare. Il margine di guadagno si è assottigliato notevolmente per colpa di A che mi ha tagliato tutte le voci di entrata proveniente dalla lavorazione dei vari componenti. Non solo, A mi chiede di ridurre ulteriormente il mio compenso perché essendo lei ad acquistare per me i miei 10 componenti iniziali, io al momento le fornisco solo la mano d’opera e non devo preoccuparmi di null’altro. L’imprenditore ha una sola strada da percorrere, quella della cessione dell’attività. Il margine di guadagno è troppo basso e l’investimento non rende più come un tempo. A diviene il proprietario unico dell’azienda e a questo punto, ha il controllo totale dei costi e dei ricavi. Non ha più bisogno di contrattare con il fornitore nel momento in
cui decide di produrre una nuova auto, perché ora, il fornitore e il cliente è una sola società.



Se riuscissero a reimpiegare in ogni caso la forza lavoro in esubero, avremmo comunque un ciclo virtuoso. Il dramma, e quello che tu spieghi molto bene per l’auto è già avvenuto con il Bianco o comunque con l’home consumer ( vedi Merloni e Candy ) si innesca quando si decide di andare ad utilizzare manodopera in Romania con lo stato ( noi ) che finanzia milioni di euro di cig o cigs.
Puntualmente
Non mi torna qualcosa.
Questo è un discorso con mercato in salita o stazionario, non da mercato in recessione. Anzi, con un mercato del genere credo che le cìgrosse aziende siano contente di avere molti terzisti perché sono tutte voci di costo che possono eliminare in un secondo senza l’impiccio dei sindacati (prova a chiudere un ramo d’azienda invece).
I rami d’azienda si chiudono in un batter d’occhio Enrico, con o senza sindacato. Dovresti farti un giro in Terra di lavoro ( l’area industriale del casertano ) ma basta anche leggere i numeri.
Oggi a parte la Fiat, le grandi aziende con forte peso sindacale non esistono più.
In fase di recessione, la prima cosa che si fa è vendere i Magazzini ( scorte ). Se poi sei furbo, non ti fermi e cerchi di ristrutturarti per l’ ottimizzazione dei costi. magari accedi alla cigs e intanto vai a spostarti le produzioni dove vuoi.
Il sindacato canta vittoria perchè c’abbiamo il sussidio, il Governo può vantarsi di aver salvaguardato i posti di lavoro. Nel variegato mondo del terzismo son quasi tutti precari e quindi chissenefrega.
L’ unico che ci guadagna, se ci sa fare, è sempre e solo uno.
Son vent’anni che va così nell’ industria. Più che industria ormai è uno psicodramma, infatti
il terzismo è il contoterzismo, intendi quello tess?
Sulla chiusura in un batter d’occhio non sono completamente sicuro. Credo dipenda molto dal “saperci fare”. Con inteso nel “saperci fare” anche un pelo sullo stomaco di notevoli dimensioni.
Qui da noi abbiamo passato la notte dei mesi tra novembre e febbraio con un paio di pensionamenti comunque programmati e una cig di un mese per 15 persone a rotazione (8 per 2 settimane e 7 le altre 2) (su una richiesta fattaci fare dal sindacato di cig per 40 persone). Con lo stabilizzarsi odierno della situazione rimaniamo con l’organico precedente la crisi completamente confermato.
Per fortuna, devo dire.
sì. Ho visto chiudere contoterzisti da 1200 dipendenti comprese le Rsu
Sei fortunato Enrico, alla Candy di Brugherio per esempio, il giorno dopo la crisi ( se lo potessimo individuare ) hanno licenziato tutti i precari.
Licenziare non è fare una cig a rotazione.
E’ proprio licenziare
Tutto quello che affermo sulla chiusura di aziende di notevoli dimensioni e perfettamente produttive ( nel senso che al momento della chiusura avevano ordini in mano ) l’ho vissuto personalmente. Poichè non esistono misteri, ma storie pubbliche che sono pure finite a Report, mi riferisco alle tristi vicende olivettiane che hanno visto oltre alla chiusura di rami d’azienda anche una serie di truffe ai danni della collettività.
Un giorno, quando avremo chiuso finalmente il libro, su questa vicenda scriverò un bel pezzo. Vero Greg ?
“sì. Ho visto chiudere contoterzisti da 1200 dipendenti comprese le Rsu”
Non è quello che dicevo io? Nel senso: io grande azienda per fronteggiare un calo d’ordini potrei licenziare parte del mio organico e rischiare scioperi all’interno oppure posso prendere e cancellare un po’ d’ordini fatti a terzisti senza alcun contraccolpo. Il terzista preso per la gola deve licenziare o chiudere.
Sono comunque argomenti molto interessanti e spero di poter davvero leggere presto il pezzo a cui accenni. Certo, considerando i tempi italici per fallimenti & Co. posso azzardare una decina d’anni…
Sì, ma dipende comunque dal costo dell’ oggetto che sto producendo. Se si danno lavorazioni contoterzi è perchè inevitabilmente devi avere un margine sui ricavi. Nel momento in cui fai rientrare le lavorazioni e poichè non ci sono variazioni sul costo orario ( manodopera ), stiamo ragionando sempre di aziende con dipendenti che non sono precari, perchè sennò i problemi si annullano, in quel momento stai lavorando a perdere.
Lavorare a perdere per un tot di mesi, ti provoca nell’ immediato l’ allungamento dei pagamenti dei fornitori che oggi dovrebbero essere, credo, a 30gg. I fornitori a loro volta, cominciano a bloccarti le spedizioni e a richiedere per la tua inaffidabilità, pagamenti cash ( pagare soldi, vedere cammello ).
Tempo sei mesi e sei già sulla china
“A, essendo il costruttore, nonché colui che assembla i vari componenti provenienti dai fornitori, mi chiede di ispezionare la mia azienda e verificare tutto il processo produttivo, verificandone anche la qualità e la quantità prodotta. Questo perché se ci sono degli aumenti di produzione, A si tutela avendo verificato in precedenza la mia capacità produttiva. A inizia a contestarmi che alcuni processi a suo modo non sono corretti e mi chiede di apportare le giuste modifiche”
Non lavoro nello stesso settore, ma anche da noi questa è una prassi comune. E hanno anche provato a scavalcarci contattando direttamente i nostri fornitori, solo che il titolare ha reagito come il Libanese e ha vinto la partita.
Scusa Tess, non ho capito, parli del grosso o del terzista che va a gambe all’aria? Se è il terzista stiamo dicendo la stessa cosa.
Ancora di più: spesso il terzista produce beni che sono assolutamente inutili per altri se non per la determinata grossa azienda. Questo la grossa azienda lo sa e da qui deriva un potere contrattuale enorme che praticamente annulla i profitti del terzista. Lavorare conto terzi in maniera totale non è sostenibile nel lungo periodo perché sono troppo alti i richi di un moral hazard del cliente.
(a scanso di equivoci ché forse mi son spiegato male: con terzista intendo la società che produce per conto di terzi un determinato bene) (ora ho capito l’appunto di Gregorj all’inizio)
Un’idea potrebbe essere quella di nazionalizzare tutte le produzioni industriali oppure autocostruirsi le macchine nel proprio garage, fra amici.