Il danno e la beffa: il mercato edilizio fra Israele e Palestina, chi ci lucra e chi ci perde. E chi si becca un mandato di cattura internazionale sulla testa per bancarotta fraudolenta
Chi è israeliano lo sa: una casa al centro di Tel Aviv costa un occhio della testa. Una casa al centro di Tel Aviv con piscina costa un occhio della testa, tre dita della mano destra e un menisco. Allora che si fa? Si compra una casa dove i costi sono più bassi. E dove? In territorio palestinese. Ovvio.
THAT’S BUSINESS - La quasi totalità delle colonie israeliane in territorio palestinese è di natura economica. Vale a dire che un cittadino israeliano che non è in grado di comperare una casa nel suo Paese, è “costretto” ad emigrare (a
meno di 10 km di distanza da Israele) e stabilirsi in un insediamento illegale in terra palestinese. Qui il cittadino può comprare la sua bella casa con piscina, per i più abbienti, e pagarla (con incentivi governativi) una cifra notevolmente più bassa. Un po’ come comprare una villa nel centro di Roma o una in periferia. Chi è israeliano dovrebbe sapere anche che: comprare una casa nei territori occupati palestinesi è una violazione del 4° articolo della Convenzione di Ginevra e i regolamenti dell’AIA1. Ma la violazione della legalità internazionale se è perpetrata a livello nazionale, diventa convenzione locale. Dopo Annapolis, Mark Regev, portavoce del governo Olmert ha dichiarato: “Non ci impegneremo mai a congelare le costruzioni nel blocco degli insediamenti“. C’è di più, ultimamente Olmert ha preso la decisione di rilanciare la realizzazione di centinaia di unità abitative nell’insediamento della West Bank di Givat Ze’ev, vicino Gerusalemme: 600 nuovi appartamenti a Pisgat Zeev e 800 case a Betar Illit, vicino Betlemme.
IN REALTA’ - Il messaggio è chiaro: la road map è carta straccia. La comunità internazionale continua a guardare in silenzio e a poco servono frasi come “gli insediamenti devono fermarsi, l’espansione deve fermarsi” pronunciata da Condoliza Rice dopo la visita in Israele a fine marzo. ”Dopo le ultime otto vittime, per ogni morto saranno costruite 100 case”, ha dichiarato Eli Yishai – leader del partito ultra-ortodosso Shas – suggerendo un legame tra la decisione di Olmert e il recente attacco
palestinese in una scuola rabbinica di Gerusalemme, in cui otto giovani studenti sono morti. Il governo si è affrettato a smentire, ma è a dir poco strano che il via alle costruzioni deciso da Olmert sia arrivato proprio dopo la minaccia dello Shas di astenersi dal voto di fiducia al governo. L’occupazione israeliana è un grande affare. Gerusalemme Est esclusa, in 53 insediamenti negli ultimi mesi è partita la costruzione di 275 nuovi edifici, mentre 220 edifici stanno per essere completati in altri 50 insediamenti. A questi aggiungiamo i 750 promessi da Olmert a Givat Ze’ev. Per costruire ci vogliono le gare d’appalto. E qualcuno queste gare le dovrà pur vincere.



Bel pezzo!
qui solo bei pezzi mettiamo!
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Un pezzo interessante: è importante porre l’accento sull’occupazione “per via urbanistica” dei territori palestinesi, si tratta di un sistema che garantisce l’annessione di fatto e definitiva dei territori rendendo sempre più impensabile la nascita di uno stato palestinese e quindi la soluzione dei due stati.
Ben dettagliato…complimenti!!!
Ottimo articolo.
lo segnalerò in giro.
@ diego
Possibilmente, non al Mossad.
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Tranquillo direttò. Il Mossad sa già tutto. Brava gente che lavora
LA VERA “MISERIA” SI DISTINGUE SEMPRE!
complimenti,i suoi articoli sono veramente interessanti,quando la stampa italiana comincerà a pubblicare pezzi del genere sarà sempre troppo tardi.
almerico, la mi scusi: e noi chi siamo? i figli della serva?
beh voi siete le poche eccezioni..per stampa intendo i vari quotidiani nazionali che sono al pari dei giornaletti scandalistici!!
Ottimo articolo. Complimenti.