Divide et impera per la rielezione

19/05/2009 - Dopo il clamoroso voltafaccia sulla tortura e sui diritti dei terroristi detenuti, la nomina di un repubblicano ad uno dei posti più importanti per la politica estera statunitense. La promessa della riforma sanitaria non lenisce la delusione della base liberal

     
 

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Dopo il clamoroso voltafaccia sulla tortura e sui diritti dei terroristi detenuti, la nomina di un repubblicano ad uno dei posti più importanti per la politica estera statunitense. La promessa della riforma sanitaria non lenisce la delusione della base liberal

Obama si rimangia la parola e vieta la pubblicazione delle immagini che ritraggono la tortura subita dai terroristi caduti nelle mani dei militari americani. Anche sui tribunali speciali, chiamati più soavemente commissioni militari, il presidente contraddice l’iniziale promessa di garantire un regolare processo ai nemici dell’America. Il mondo liberal a stelle e strisce ha reagito con profondo sconcerto alla retromarcia a tutto gas di BHO, che aveva iniziato il suo mandato con la chiusura di Guantanamo e il divieto di forme rafforzate di interrogatorio, burocratese per tortura.

- LE CONTRADDIZIONI DI UN PRESIDENTE – Una partenza boom illusoria, almeno per i progressisti, dato che nella sostanza Obama ha confermato la controversa architettura giuridica creata dal duo Bush/Cheney per affrontare la reazione al primo attacco subito sul suolo degli Stati Uniti. Alcuni passi coerenti con le promesse della campagna elettorale su questo tema sono stati compiuti, come la chiusura delle prigioni segrete della Cia o la pubblicazione dei memo dell’Office of Legal Counsel, che tanto hanno scandalizzato i repubblicani e Cheney, assunto al ruolo di primo censore della nuova Amministrazione su  sicurezza e antiterrorismo. La tortura di Stato, che secondo l’analista Robert Windrem sarebbe servita per estorcere conferme sull’inesistente legame tra Al Qaeda e il regime di Saddam Hussein, è un nervo scoperto per l’intero fronte liberal. Nancy Pelosi, Speaker della Camera e madrina della candidatura anticlintoniana di Obama, ha accusato la Cia di non aver informato in modo appropriato il Congresso nel 2002 sull’utilizzo del waterboarding, una critica poi riformulata nell’ennesimo attacco alla manipolazione dell’Amministrazione Bush dopo l’intervento dell’attuale responsabile dei servizi segreti americani, Leon Panetta. Tensioni che si sono scaricate nel voto di rifinanziamento alle missioni militari in Iraq e Afghanistan: 51 rappresentanti democratici, una minoranza inaspettatamente corposa, ha scelto di contrastare l’ennesima legge che stanzia quasi 100 miliardi di dollari per continuare le iniziative belliche post 9/11. Un voto negativo che sarà probabilmente confermato quando si tratterà di ratificare la nomina del generale Stanley McChristal al comando della missione afgana. McChristal è sospettato di aver consentito le torture dei prigionieri iracheni nel temuto Camp Nama, Nasty Ass Military Area , un campo di prigionia dove l’accesso della Croce Rossa internazionale era vietato.

- NO, IL TRIANGOLO NO - Alcuni commentatori hanno parlato di svolta clintoniana di Obama, condita dalla riesumazione della fu Triangolazione, la chiave della sopravvivenza politica dell’Amministrazione Clinton/Gore. Negli anni ’90 l’allora presidente democratico, costretto a subire l’iniziativa del Congresso repubblicano, si allontanò dal dogmatismo progressista del suo partito, ponendosi così al centro dello scenario politico con il varo della Terza Via. In politica estera, così come in politica interna, Obama non sembra perseguire una virata centrista, ma piuttosto proseguire la tradizione delle Amministrazione democratiche degli anni ’60. Dopo l’esplosione del maccartismo, che costò la Casa Bianca ai liberal, i presidenti Kennedy e Johnson optarono per una politica progressista sul fronte interno, ma si appoggiarono al Pentagono per quanto riguardava gli affari esteri, scelta che poi spaccò l’elettorato democratico sull’intervento in Vietnam. Obama sembra muoversi verso una posizione simile. Il presidente è conscio che solo il disastro iracheno ha cancellato il tradizionale margine di vantaggio goduto dai repubblicani sui temi di sicurezza e politica estera, e vuole assolutamente evitare qualsiasi scontro con l’apparato militare. I generali statunitensi sono terrorizzati dal possibile fallimento della missione afghana, soprattutto se dovesse essere seguita da un collasso del Pakistan. Dopo la conquista della Valle del fiume Swat i gruppi talebani si trovano a poco più di 100 km da Islamabad e dalle sue testate atomiche. Al Qaeda, che si è ricostruita nel FATA, l’area tribale che unisce il Pakistan all’Afghanistan, potrebbe così entrare in possesso delle armi di distruzione di massa dopo esser stata parzialmente sconfitta dal surge iracheno. Il presidente è orientato a limitare al massimo una possibile ripresa dell’attività terroristica, bloccando la rinascita dei campi jihadisti che portarono all’attacco delle Twin Towers. Per questo ha rafforzato con 20 mila uomini le truppe stanziate a Kabul, cercando così di replicare il surge che ha stabilizzato, seppur parzialmente, il fronte iracheno.

- MENO UNO - Evitando conflitti sulla politica estera Obama si potrà giocare la rielezione sul fronte interno, in particolare sulla ripresa economica e sulla riforma sanitaria. A inizio settimana il presidente ha convocato i big del complesso sanitario industriale per discutere dell’obiettivo principale dell’Amministrazione, l’introduzione di una tutela universale della salute. Le promesse di contenimento dei costi strappate ai big dell’industria privata sono state tanto significative quanto velleitarie, tanto che nei giorni successivi sono state parzialmente ritrattate. Il presidente sa di poter contare sull’appoggio dei democratici, che al Congresso hanno la maggioranza necessaria per introdurre il fondo pubblico di assicurazione medica, sul modello di Medicare, vero spauracchio del mondo privato, e ha dato il via alla partita che deciderà il suo mandato. Prima di inaugurare il tour elettorale in Indiana, con la laurea honoris causa donatagli dalla più importante università cattolica del Paese, la Notre Dame di South Bend, Obama ha nominato ambasciatore della Cina, posto chiave della diplomazia statunitense, il governatore dello Utah, il repubblicano Jon Huntsman. Il neo ambasciatore nell’Impero di Mezzo è uno dei più promettenti rappresentanti dell’ala moderata del Gop, ed era diventato una possibile speranza per il 2012, quando l’attenzione verso i temi ambientali e la tolleranza verso i gay mostrata da Huntsman potrebbero convincere gli eventuali elettori indipendenti delusi dalla trifecta democratica. Obama ha così tolto dalla strada verso la riconferma un potenziale pericolo, e ha lanciato un forte messaggio di collaborazione verso il manipolo di repubblicani moderati che al Congresso possono sostenere la legislazione promossa dal presidente.

     
 

5 Commenti

  1. enrico scrive:

    Mi pare si confermi l’andazzo che vuole le campagne per le primarie fatte in maniera radicale per poi riallinearsi verso il centro man mano che il tempo passa.

  2. pietro scrive:

    ormai sull’uso della tortura non solo durante l’amministrazione Bush, ma dalla guerra fredda, sappiamo quasi tutto (leggi Mc Coy Una questione di tortura) ma la domanda è finirà davvero???

  3. Comicomix scrive:

    La strategia di Obama può apparire un po’ “cinica” ma è probabilmente vincente: penso che anche in USA è soprattutto sulla politica interna e su quella economica che si gioca la rielezione. Ed avere il pentagono nemico non è una buona strategia.

    Certo, io non farei così. Ma io non sono (non è mica un caso) Presidente di nulla, e meno che mai della superpotenza USA.

    C.

  4. rebyjaco scrive:

    Continuiamo pure a cercare il pelo nell’uovo (a volte più che un pelo è un capello), però, non credo che si poteva trovare di meglio di Obama (in questo momento). I cambiamenti come quelli che si “” pretendono “”, sono irrealistici in questo momento, così come la tortura(a meno che si scopra qualche sostanza che faccia parlare senza la”tortura”). Se vogliamo trovargli “”difetti”" perchè è il Presidente USA., se ne potranno trovare a iosa (sicuramente),d’altronde, noi non dobbiamo GOVERNARE, NOI non abbiamo nessuna responsabilità, Ma, cosa cavolo sappiamo noi di quello che ci si gioca nel mondo?. O gli diamo fiducia (penso che la meriti) o non gli e la diamo.

  5. andrea mollica scrive:

    Carlo ha pienamente ragione, ad enrico direi che è naturale uno spostamento dei candidati verso la base (sinistra o destra) alle primarie, mentre poi quando si governa si cerca di tenere il consenso degli indipendenti.

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