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Lettera di un farmacista al vice Ministro

18 maggio 2009

La distribuzione dei farmaci:  esempio di liberismo “all’italiana… ”?

In un momento sicuramente difficile per le tasche degli italiani, come quello che stiamo vivendo in questi mesi, non si comprende come mai si stia cercando in tutti i modi  di tornare indietro cancellando i vantaggi riportati  dalle liberalizzazioni entrate in vigore nel 2006 col decreto Bersani, in particolare per quanto attiene la distribuzione dei medicinali. Poco si è fatto ancora a dire il vero ma, per la prima volta, i cittadini si sono visti abbassare, per esempio, i prezzi di molti farmaci, si è potuto dare una spinta più incisiva all’uso dei così detti farmaci “equivalenti” cioè farmaci dal costo inferiore rispetto ai loro gemelli “griffati“, si è vista una maggiore capillarità nella presenza indispensabile della figura del farmacista che con la sua consulenza offre garanzie certe nella sicurezza d’impiego dei farmaci, a vantaggio della salute dei cittadini. Nonostante ciò, invece si pensa bene di arrestare tutto quanto.

Infatti la risposta rilasciata dal sottosegretario del Welfare con delega alla Salute Ferruccio Fazio nell’intervista su Radio 24 sul tema inerente la liberalizzazione del settore dei farmaci, definita dallo stesso come una “curiosa terza via all’italiana“, lascia quanto mai confusi, proprio in virtù del fatto che il ragionamento in materia segue un “tavolo di concertazione” tenutosi tra le Istituzioni e le parti in causa (associazioni di farmacisti, parafarmacie, grande distribuzione, farmacie). Forse era opportuno che il sottosegretario, quel giorno, restasse ad ascoltare tutte le parti e le loro proposte presentate piuttosto che delegare la sua presenza a terzi, che tra l’altro vivono un forte conflitto di interessi interno per poter essere veramente considerabili “super-partes“.
L’affermazione del sottosegretario per la quale in Italia “debbano” esistere solo le farmacie convenzionate e la grande distribuzione come possibili canali di vendita, dovrebbe lasciare quanto mai sbigottiti gli elettori che sostengono una coalizione politica dal nome “ Il Popolo delle Libertà “. E’ bene ricordare, nel caso qualcuno se ne fosse dimenticato, che dal 2006 col decreto Bersani sulle liberalizzazioni della distribuzione dei farmaci si sono aperte oltre 2500 nuove attività, definite vuoi parafarmacie vuoi esercizi farmaceutici, presso le quali operano farmacisti laureati e abilitati, che fino a “ieri“ lavoravano nelle farmacie convenzionate di comunità, e solo circa 300 di queste nuove realtà imprenditoriali fanno parte dei corner della grande distribuzione.

Non occorre essere degli esperti ragionieri per comprendere come, dal punto di vista del numero di professionisti assunti presso queste nuove strutture, ve ne sia una  sproporzione a favore dei piccoli esercizi farmaceutici gestititi da farmacisti rispetto a quello dei corners gestiti dalla grande distribuzione. Lascio intendere a chiunque i danni economici e i rischi di ulteriori licenziamenti che si produrrebbero dalla “strozzatura” che si vuol adottare su questo nuovo versante professionale. Quali le motivazioni per le quali si punta a tale blocco? Solo una: non “disturbare” il sistema attuale di monopolio dei titolari delle farmacie convenzionate nella distribuzione dei medicinali e nell’erogazione di qualsivoglia genere di servizio sanitario. Questa sì, che a mio modo di vedere, è una presa di posizione del tutto “all’italiana”…
Dopo i continui appelli delle associazione dei consumatori, portavoce dei bisogni del cittadino/consumatore, oltre a quelli dell’Antitrust, portavoce e garante della parte più liberale e democratica del nostro Paese, liberalizzare si deve e di più, eliminando le “normative che ostacolano la diffusione di canali distributivi alternativi alle farmacie” quando gestite da farmacisti e rivedendo anche il “loro sistema di autorizzazione e localizzazione” ovverosia la pianta organica.

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