Approvata la legge delega per l’attuazione del federalismo fiscale, inizia il confronto Stato, Regioni, enti locali che deve “dare i numeri”, quantificando gli effetti finanziari. Tra i protagonisti del confronto c’è il superministro Tremonti, che sull’argomento ha idee chiare. E davvero sorprendenti
E’ stato uno dei cavalli di battaglia in campagna elettorale del centro destra e soprattutto della Lega nord. Grazie anche ad una campagna stampa degna di miglior causa,
è stato anche presentato come l’innovazione del secolo e la panacea di tutti i mali che affliggono l’Italia: l’autonomia finanziaria degli enti locali e delle regioni, o se preferite il [[Federalismo fiscale]]. Pochi giorni fa è stata approvata, dopo quasi un anno di incontri, mediazioni, emendamenti, la legge delega.
LEGA DI LOTTA, LEGA DI GOVERNO – Il governo era partito con propositi bellicosi: forse è passato di mente a molti, ma in campagna elettorale [[Roberto Calderoli]] tuonava che se non ci fosse stata la legge sul federalismo fiscale entro il 15 giugno (2008, naturalmente) la Lega avrebbe fatto sfracelli con le sue guardie padane. Esagerazioni da campagna elettorale, certo. Come la proposta contenuta nel programma elettorale del centrodestra, fatta approvare dal Consiglio regionale della Lombardia, che era una specie di federalismo fiscale in salsa lombarda. Una proposta talmente balzana che Roberto Calderoli e il centro destra, un minuto dopo avere vinto le elezioni, l’hanno buttata nella spazzatura, riesumando al suo posto (incredibile, ma vero!) la vecchia proposta del centrosinistra di Prodi. E già che c’era, Calderoli ha messo a cuccia le guardie padane ed indossato la grisaglia da ministro, girando l’Italia, lasciando qualche mancia ai vari gattopardi suoi amici. Qualcuno ricorda le “elargizioni” per i dissesti di Roma e Catania, mentre i sindaci del nord-est fanno i salti mortali per far quadrare i bilanci?
IL VERO VOLTO DEL GOVERNO – Per aiutarci a capire che il federalismo a cui si pensava era all’amatriciana, il primo provvedimento del governo Berlusconi è stato l’abolizione dell’ICI, ovvero la tassa federalista per eccellenza, quella che in tutti gli stati garantisce gran parte dell’autonomia finanziaria ai comuni. Un’idea geniale, che infatti ha lasciato molti sindaci in gamba letteralmente senza un euro, con la sola opzione di bussare cassa, con il cappello in mano, perché la promessa di restituire il maltolto con trasferimenti statali (una cosa che sta al federalismo come i cavoli a merenda) era solo una promessa da marinaio, pardon da Tremonti. Infatti, proprio nel cuore del nord est leghista, i comuni minacciano da tempo uno sciopero fiscale. Il secondo provvedimento del governo, con la “storica” manovra dei 9 minuti e mezzo, è stato il blocco delle tasse regionali, a cui si è aggiunto un “taglio” sulle spese per il 2009-2011 degli enti locali con il patto di stabilità interno stimati (perché i conti li faremo a consuntivo, e le sorprese non mancheranno!) di 18,4 miliardi di euro nel triennio, il 40% dei risparmi complessivi, mentre il governo centrale si è “auto-tagliato” in tre anni di 12,8 miliardi. Un vero federalismo, non c’è che dire!




Credo che l’abolizione delle province il risparmio di risorse pubbliche lo garantirebbe al 100%. Sicuramente non si tratterebbe di una riduzione di spesa nell’ordine dei 15-17 miliardi citati sopra parlando di federalismo ma sicuramente non ci sarebbe alcun rischio di pregiudicare efficienza e conti della PA.
Carlo, complimenti per la solita puntualità.
Tutto male insomma per il commentatore politologo giornalista…
tutto male insomma per il commentatore giornalista politologo….
Tremonti è un professionista invidiabile e non vuole fare un passo falso. E’ naturale che, a meno di voler sparare alle nuvole, partendo da zero sarà difficile quantificare gli effetti, che però sostanzialmente saranno positivi visto che costringeranno qualcuno a darsi una mossa, a cominciare dai sindaci. Sindaci che, invece di controllare quanto lavorano i propri dipendenti comunali, sono abituati ad assumere per sanare un’emergenza lavoro. Quello che non mi soddisfa è che proprio sanità e scuola che sono fra le regine dell’ italico spreco, vengano perequate. Che poi il federalismo sia la soluzione a tutti i problemi è una sciocchezza che non mi ricordo sia stata detta da nessuno. Condivido però l’idea di eliminare le provincie, visto che sono fonte di burocrazia e di spesa più di quanto in realtà siano utili.
Ancora a proposito della situzaione dei tirocinanti del concorso 2008 per l’accesso all’Agenzia delle Entrate..
Riporto qui di seguito l’intervento pubblicato da un collega tirocinante su http://www.ilmessaggero.it
***
“L’Agenzia delle Entrate ha bandito recentemente due concorsi per l’assunzione di funzionari che prevedono lo svolgimento di un tirocinio teorico-pratico della durata di sei mesi dopo il superamento di due prove scritte (una a contenuto professionale, l’altra a contenuto psico-attitudinale). La prima delle due procedure concorsuali sta concludendosi in queste settimane con la prevista (ennesima) ultima prova, un colloquio orale che dovrà stabilire se si è in possesso dei requisiti per la firma del contratto a tempo indeterminato. Poiché al percorso formativo sono stati ammessi un numero di tirocinanti eccedente il 40% quello dei posti disponibili, accadrà che a diverse centinaia di giovani laureati, che in sei mesi di esperienza lavorativa hanno dimostrato capacità professionali, qualità umane e disponibilità costante al miglioramento, verrà preclusa la possibilità di un lavoro stabile.
L’amara prospettiva per coloro che non rientreranno nel limite dei posti disponibili è di essere giudicati idonei al lavoro (idoneità che nei fatti è già supportata dalle testimonianze dirette raccolte “sul campo”) senza però poter lavorare. Nel frattempo si continuano a bandire nuove procedure concorsuali, che com’è noto hanno anche dei costi diretti e indiretti non irrilevanti per la Pubblica Amministrazione. Oltre ad essere un costo le procedure concorsuali, sono un costo anche le svariate centinaia di migliaia di ore dedicate al tutoraggio, all’affiancamento, alla formazione in job learning. Un calcolo pure approssimativo ci porta a una stima di circa 20 milioni di euro per la sola fase del tirocinio.
I tirocinanti si apprestano ora a sostenere l’ultima prova. Si ritiene che si debba individuare una soluzione positiva per non perdere quel patrimonio di conoscenze e capacità umane e di denaro pubblico che verrebbero inevitabilmente dispersi di qui a pochi mesi. Ragioni di solidarietà e buon senso ci fanno ritenere che una soluzione possa e debba essere trovata. Qualora non bastassero tali ragioni, resta la considerazione che l’azione della Pubblica Amministrazione deve essere sempre ispirata a criteri di economicità, efficacia ed efficienza, nell’ottica di una oculata gestione delle risorse pubbliche e della valorizzazione delle competenze acquisite da centinaia di giovani.
Massimo
uno dei 1500 tirocinanti
(26 aprile 2009)”
io temo che per il momento meglio non si poteva fare: lasciare il dubbio che le spese aumentino è una bella “carota” per attirare consensi politici.
comunque, quando i calcoli si fanno complessi incrociati straponderati e supercalibrati finisce sempre che è un assalto alla diligenza.
speriamo bene.
Carlo, seguili per noi!
@Donato De sena:
E anche se non ci fosse un solo euro di risparmio “finanziario” i benefici effetti economici ci sarebbero eccome. Stessa cosa per una riduzione del numero di comuni, se proprio si vuole semplificare…
E grazie!
@Sergio:
No, non tutto: basta leggere e si vede che ci sono diversi “complimenti” a Calderoli. E visto come la penso di solito su di lui, non è poco. Poi se non si può più neppure dissentire arghomentando, buonanotte.
@aramis:
Facciamo chiarezza.
1. nessuno pensa di abolire le province, meno che mai Calderoli. Anzi, alle province in questo testo vengono attribuiti addirittura tributi propri, che non avevano.
2. se leggi l’articolo (o meglio, se ti vai a vedere le cifre della finanziaria, ti accorgerai che il governo nazionale taglia molto di più le spese locali che le proprie. E’ un modo “curioso” di agire, no?
3. Tremonti sarà un ottimo commercialista, ma come ministro dell’economia è molto meno ottimo. E non lo dico io, lo dicono i (pessimi) risultati delle sue gesioni: quella 1994-1995, qiella 2001-2006, quella di quest’anno.
4. Perquare sanità ed istruzione non è una “concessione” di Tremonti, ma un obbligo costituzionale: si chiama uguale trattamento a parità di capacità fiscale. Come spiegato in altre occasioni, mettere in discussione questo punto significa mettere in discussione il concetto stesso di stato democratico così come lo conosciamo. E non a caso, Claderoli (che ha molti difetti, ma ha dimostrato di non essere un peracottaro) ne ha tenuto conto.
@tirocinante:
@Leo:
io penso che si poteva fare meglio: ad esempio eliminando almeno un livello di governo, ad esempio ancorando il meccanismo di perequazione a regole meno complesse (tieni conto che, anche ammesso che si riesca a trovare un accordo “vero” sui complessi meccanismi la situazione non è statica, evolve, e regole troppo complesse rischiano di rendere inapplicabile il meccanismo nel giro di pochi anni.
E anche altro, ma non la faccio lunga.
Tremonti, che dimostra di non credere davvero al federalismo, checchè ne dica, ha scritto quelle cose perchè sa che An e altre forze minori non lasceranno mai fare il federalismo “serio”. Ma se non si fa “serio”, è meglio non farlo.
@tutti:
Ciao!
Sono originario del sud italia. Non so che cosa potrà portare questa legge nell’immediato, ma spero realmente che obblighi gli amministratori a rendere conto al popolo di quel che fanno. oggi non si sa mai di chi è la colpa e per non sbagliare la si da al governo, destra o sinistra a seconda di chi comanda. Non ho votato lega, non mi piacciono Calderoli, Bossi e co., ma devo dire che i deputati leghisti sono quelli che, almeno apparentemente si comportano meglio e sono coerenti. Lavorano, si danno da fare, ci sono. Vogliono essere autonomi, avere certezze, comandare a casa loro, è forse sbagliato? Anche al sud c’è un sacco, la maggior parte, della gente che vorrebbe vivere in un paese normale, senza pizzo, senza dover chiedere al don o al politico di turno, senza aver sempre il cappello in mano, senza dover emigrare. Forse sarebbe un mondo migliore, dove ognuno deve farsi carico delle sue responsabilità, con meno demagogia, meno statalismo, più logica e meno rese di posizione. Forse la crisi non è altro che un incrinarsi di equilibri per crearne degli altri, speriamo che cada la zavorra, le baronie, che scompaiano le zecchePeggio di così non può andare, avanti con il federalismo, con le autonomie, avanti tutta, avanti italiani. .
il mio commento dov’è finito? Non è piaciuto?