C’è chi pensa che diversi italiani siano dei mascalzoni che derubano i loro connazionali evadendo le tasse. Che questi italiani siano gente da condannare. Gente che dovrebbe vergognarsi per il suo comportamento. Invece non è così: è semplicemente scritto nel loro Dna.

Perché gli italiani sono un popolo straordinario. Un popolo di santi, di navigatori e di poeti. Un popolo a cui piace divertirsi, stare in compagnia, fare bisboccia. Forse un po’ evasivi, ma si sa che nessuno è perfetto. Purtroppo la vita è fatta anche di cose tristi: cose come malattie, Berlusconi presidente del consiglio, bollette, vicini rompiscatole. E soprattutto, la cosa meno divertente di tutte: le tasse.
Le tasse non mettono allegria. Non fanno cantare, né ballare. E non fanno ridere. E gli italiani (quelli che possono permetterselo, naturalmente) che vogliono essere sempre allegri, per non intristirsi troppo preferiscono non pagarle. Hanno scoperto che è facilissimo: basta dichiarare redditi da fame e continuare a girare in Ferrari o a navigare con i propri yacht. E tanto peggio per quelli, come i lavoratori dipendenti e i pensionati, che non possono concedersi neppure un momento di evasione: forse è proprio per questo che sono sempre così tristi.
Ma tutti gli altri che possono, di fronte al logorio della vita moderna, evadono: dalle dichiarazioni dei redditi pubblicate dal Dipartimento delle Finanze risulta che i 40,7 milioni di contribuenti italiani dichiarano mediamente appena 18.324 euro, e un italiano su 3 dichiara meno di 10mila euro, mentre metà delle società è in rosso. Pagare le tasse era triste ieri, ed è ancora più triste oggi: gli ultimi dati diffusi dal ministero dell’economia e delle finanze dicono che tra gennaio e marzo 2009, al lordo delle una tantum, sono risultate inferiori di 4,1 miliardi di euro rispetto a quelle dello stesso periodo del 2008.
Questa abitudine all’evasione è stata sempre attribuita, più che ai cittadini che dichiaravano guadagni irrisori e avevano patrimoni enormi, alla grave responsabilità delle autorità pubbliche. Politici che fanno leggi poco chiare e direttive che lasciano spazio ai trucchi utili a chi vuole evadere il logorio di pagare le tasse. Dirigenti dell’Agenzia delle entrate e generali della Guardia di finanza che si dimenticano di fare i controlli, o li fanno in modo un po’ “distratto”.
Una convinzione si è rafforzata quando alcuni politici e tecnici hanno fatto norme anti elusione e anti evasione che hanno cominciato a produrre risultati, facendo registrare consistenti aumenti di gettito fiscale utili a migliorare i conti dello Stato, anche se purtroppo gli italiani, privati dei loro sacrosanti momenti di evasione, hanno cominciato a piangere, a disperarsi. Il sorriso è sparito dai loro volti, e alla prima occasione hanno cacciato questi guastafeste che avevano provocato l’aumento delle entrate fiscali.
Perché questi fenomeni paranormali negli ultimi 15 anni sono avvenuti tra il1996 e il 2001 e poi tra il 2006 e il 2007. Per una curiosa coincidenza del destino, proprio negli anni in cui non era ministro [[Giulio Tremonti]]. Il dubbio che volendo anche in Italia – come succede in tutti i paesi del mondo, si possa contrastare l’evasione fiscale si è insinuato tra addetti a lavori e gente comune. E il povero e incolpevole ministro Tremonti è stato addirittura messo sotto accusa dai soliti guastafeste, assieme alle strutture che hanno il compito di far pagare le tasse e stanare gli evasori, per eccessivo lassismo contro gli evasori.
E invece Tremonti e i suoi tecnici sono innocenti. Il mistero è stato svelato da una fonte autorevole, il direttore dell’Agenzia dell’Entrate Attilio Befera: gli italiani non pagano le tasse perché per loro è una cosa innata: ce l’hanno proprio nel DNA. Ha detto proprio così: “La necessità di pagare le imposte va spiegata fin dal momento in cui si è al primo impatto con la scuola, per provare a ridurre l’influenza di quel Dna che noi italiani ci portiamo dietro e che ci induce a non pagare le tasse“.
Si, cari anici e care amiche: sin da bambini gli italiani hanno l’innato istinto ci cantare, suonare il mandolino, tirare il sasso e nascondere la mano facendo spallucce. Tutti degli adorabili mascalzoncelli, piccoli Berlusconi che crescono. E hanno l’innato istinto primordiale di non pagare le tasse. Non c’è niente da fare: é una cosa innata, come il sole e il mare. Chi fa pagare le tasse agli italiani compie un atto contro natura. Per questo anche la Chiesa cattolica non ha in simpatia quei pochissimi che provano a fargliele pagare.
Ma il nostro eroe Befera, pur consapevole che si tratta di una missione impossibile, vuole provarci lo stesso, anche a rischio della propria vita: Aveva avuto un’idea fantastica: un esame del Dna e la sua manipolazione attraverso una appropriata terapia genica. Un intervento sulle cellule staminali. Ha avviato la sperimentazione che ha dato esiti straordinari. Ma quando ha presentato il progetto al ministro Tremonti è stato bloccato: come sanno tutti, in Italia la ricerca sulle staminali non si può fare: il Vaticano non vuole.
Ma Befera non si è perso d’animo: ed ha ripiegato su un progetto altrettanto valido, anche se forse non del tutto risolutivo: un progetto di informazione nelle scuole inferiori e superiori con un kit che comprende anche un dvd in cui viene spiegato perché si devono pagare le imposte. E’ evidente che in questo modo si otterranno risultati straordinari, quelli che Befera e Tremonti possono vantarsi di aver ottenuto in questo anno, smantellando la strategia antievasione messa in piedi dai loro predecessori Visco e Romano, e riportando il sorriso nella case di tanti italiani.
Se a qualcuno venisse in mente che un utile contributo alla soluzione di questo problema sia fare leggi antievasione, norme antielusione, aumentare l’efficienza e l’efficacia del sistema dei controlli, adottare strumenti – anche informatici – che favoriscano la semplificazione degli adempimenti, cioè quello che a livello tecnico, politico e amministrativo è stato fatto in gran parte di paesi del mondo con ottimi risultati, va subito detto che quel qualcuno o è in malafede o è comunista. Perché il Ministro delle Finanze, il direttore dell’Agenzia delle Entrate e il comandante della Guardia di Finanza vorrebbero farlo ma, poverini, purtroppo non ci riescono. E non è colpa loro: essere incapaci, se non peggio, è nel loro DNA.
Buon tutto!
Ha collaborato Mariangela Vaglio (Galatea)
























Questo Befera farà carriera!
Il vero dilemma dell’evadere le tasse è trovarsi i figli all’asilo con gli extracomunitari che dichiarano poco perchè guadagnano poco.
Bisognerebbe distinguere tra sili per poveri (evasori) e poveri (veri)
Nessun dilemma, baby: con i soldi che metto via evadendo le tasse mi pago alla grande la retta dell’asilo privato extraUe-free (C’è un’altra cosa che noi italiani abbiamo nel Dna: “‘ccà nisciuno è fesso!”)
@Gregorj:
Molti “pratici” la fanno. Personal,mente prefrisco chi tiene – con gentilezza pari alla fermezza – la schiena dritta. Mi sono più simpatici
@Giovanni:
Credo che questa indicazione di policy verrà raccolta presto da chi di dovere
@grano:
E’ vero, abbiamo nel Dna anche quella cosa. ma è vero che come capita ai troppo “furbi”, che siamo bravissimi a salvaguardare le monetine del borsellino mentre ci facciamo gioiosamente sfuilare le banconote dal portamonete.
@tutti:
Ci sono anche i poveri pirla che pagano le tasse ancor prima di ricevere i pagamenti delle fatture, pagamenti ovviamente in ritardo di mesi (e ovviamente senza gli interessi di mora, perché se no si rovina il rapporto con il cliente, che ti dà il lavoro).
Poi, ovviamente, se in un anno di crisi guadagnano l’XX% in meno di quello precedente, e pagano gli acconti delle tasse in base ai guadagni precedenti che non ci sono più, e non ricevono i pagamenti delle fatture sulle quali hanno già pagato IVA e IRPEF, e lo studio di settore dice che in realtà hanno guadagnato di più di quello che hanno guadagnato, e una ditta a cui hanno venduto merce fallisce e arriva il curatore fallimentare a riprendersi i soldi (ma loro non possono riprendersi la merce), qualche LEGGERISSIMA inca**atura gli viene.
Quando scoprono poi che IN TEORIA dovrebbero pagare le tasse sugli interessi di mora NON PERCEPITI, tanto per dirne una, capiscono come devono rapportarsi con il sistema fiscale italiano, e il loro DNA subisce una mutazione e si adegua a quello dominante.