La leucemia che colpisce in primavera

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Una rara forma del male i cui casi aumentano con l'avvicinarsi della bella stagione e dell'autunno

Si chiama leucemia promielocitica e sta facendo arrovellare gli ematologi italiani e non solo. Non per le terapie, ma per una sua per ora inspiegabile caratteristica. Gli specialisti hanno osservato una tendenza ricorrente: questa forma rara di leucemia – in Italia si diagnosticano al massimo 200 casi l’anno – colpisce di piu’ in primavera e autunno, e i casi aumentano con l’avvicinarsi di queste due stagioni per poi diminuire subito dopo. Un vero giallo. Gli esperti si chiedono il perche’ di questa strana distribuzione dei casi.

GLI EMATOLOGI – “Noi ematologi abbiamo la percezione di un’incidenza a grappolo – spiega oggi a Milano Francesco Lo Coco, dell’Unita’ operativa complessa laboratorio di oncoematologia del Policlinico Tor Vergata di Roma, a margine di ‘Leukemia 2012′, il convegno internazionale dedicato a questi tumori del sangue, in programma oggi e domani – cioe’ di un elevato numero casi concentrato in ristretto periodo di tempo. Questo aspetto va analizzato con l’ausilio di epidemiologi. Per ora resta solo un’osservazione che va corroborata in termini numerici”. Servono studi, insomma, per saperne di piu’.

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I CASI IN AUTUNNO – “I casi si concentrano in corrispondenza della primavera e dell’autunno – continua l’esperto – Qualche volta puo’ esserci qualche anticipo o ritardo di questo cluster, ma piu’ o meno le stagioni sono queste”. Per lo specialista sarebbe interessante analizzare non solo il ‘giallo’ temporale ma anche quello geografico: “E’ noto che nei Paesi scandinavi il numero di diagnosi e’ molto inferiore rispetto a quello registrato nei Paesi mediterranei e piu’ vicini all’equatore. Si contano piu’ casi nel Sud dell’Europa dunque, o anche nelle aree equatoriali e subequatoriali del Sudamerica. E’ necessario uno sforzo congiunto, un team multidisciplinare fatto di ematologi, epidemiologi e biologi molecolari puo’ essere strategico. Anche perche’ ci sono fattori confondenti da considerare”.

LA RICERCA – Oggi, sottolinea Lo Coco, “c’e’ poca ricerca epidemiologica sulle malattie leucemiche. Per i tumori solidi e’ diverso: sono note delle correlazioni con fattori ambientali o chimici, per esempio il fumo e cosi’ via. Per le leucemie, invece, le cause eziologiche non si conoscono, tranne qualche piccola associazione. Dei team multidisciplinari potrebbero dar luogo a studi molto importanti per capire le cause. E’ li’ che vogliamo arrivare, perche’ su questo fronte si naviga nel buio”. Il discorso cambia se ci si sposta sulle terapie. “Si sono fatti enormi progressi sulle cure e sui meccanismi su cui disegnare nuovi farmaci”, sottolinea l’ematologa italiana che ha promosso il summit, Enrica Morra, direttore di Ematologia all’ospedale Niguarda di Milano, insieme ad Angelo Carrella, a capo dell’ematologia dell’ospedale San Martino di Genova. Anche la storia della leucemia promielocitica acuta e’ caratterizzata da una svolta, uno spartiacque che l’ha trasformata da leucemia ‘fulminante’ a malattia dalla quale si puo’ guarire.

FATALITA’ – A volte e’ questione di fatalita’: “Il primo traguardo e’ stato raggiunto grazie a un farmaco scoperto quasi per caso da ricercatori cinesi – racconta Morra – l’acido trans-retinoico (Atra), che e’ riuscito in associazione alla chemioterapia a guarire il 60% dei pazienti”. Malati che andavano incontro a emorragie che portavano inesorabilmente alla morte in tempi brevissimi. Oggi e’ stato mosso un ulteriore passo avanti con un agente non chemioterapico (il triossido di arsenico) che, in combinazione con l’Atra e la chemio ha alzato ancora di piu’ la soglia delle guarigioni, portandola all’80%. Ora si sta studiando la possibilita’ di escludere addirittura la chemioterapia”.

LE NUOVE TERAPIE - Le nuove terapie farmacologiche stanno cambiando la storia clinica delle leucemie: oggi si parla, per esempio, di sopravvivenza dell’85% a 10 anni per la leucemia mieloide cronica e di miglioramenti nelle prognosi per la leucemia linfoblastica acuta, e nella qualita’ di vita per pazienti anziani. “Risultati insperati – riflette Morra – si sono avuti per la leucemia mieloide cronica (che colpisce gli adulti), una volta inesorabilmente fatale in tre anni, con i nuovi farmaci cosiddetti intelligenti, specializzati su un bersaglio molecolare (inibitori della tirosina-chinasi), che hanno permesso di prolungare la sopravvivenza a 10 anni da un dato storico del 20% all’85% dei casi”.

I RISULTATI – Risultati si sono avuti anche nella leucemia linfoblastica acuta (che colpisce bambini e adulti fino a 40 anni), che un tempo avrebbe comportato morte in 6 mesi. “Oggi, a 3 anni dalla diagnosi – afferma Carella – si riesce a mantenere la malattia in remissione nel 40% dei casi. Ma grazie a un farmaco biologico, blinatumumab, si riesce a prolungare la remissione fino a permettere ai pazienti di sottoporsi a trapianto di midollo ancora in remissione”. “Un altro farmaco nuovo, l’azacitidina – aggiunge ancora Carella – permette ai pazienti anziani con leucemia mieloide acuta di migliorare significativamente la qualita’ della vita”. (Adnkronos)

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