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Debunking Emanuela Orlandi Reloaded

15 maggio 2009
A questa storia in realtà mancava il finale. E allora eccone qualcuno impossibile e un paio probabili. In attesa di quello vero. E anche un’ipotesi investigativa trascurata: “Cos’è che si desidera più fortemente, Clarice?” (cit.)  


Fatti mandare dalla mamma
a prendere il latte
devo dirti qualche cosa
che riguarda noi due
tu digli a quel coso
che sono geloso
e se lo rivedo
gli spaccherò il muso! 


A volte ricicciano. Ormai arrivati quasi nei dintorni dell’anniversario della scomparsa di Emanuela Orlandi, cominciano come sempre a muoversi gli uffici marketing, ecco un romanzo: “In terra consacrata“, di Ugo Barbara (edizioni Piemme). Siccome poi noi siamo molto aperti alle ipotesi, ne facciamo un’altra: ricorderete, la Minardi disse: “identificai la persona come Emanuela Orlandi”, perché evidentemente le somigliava. Enrico De’ Pedis aveva ottime conoscenze in Vaticano, anche se non è (solo) per quelle che è riuscito a farsi seppellire a Sant’Apollinare. Anzi: si mormora che in parte il posto al sole per la salma sia una specie di atto geneticamente dovuto, visto che essa riposa vicino a quelle di una certa nobile famiglia romana, del cui ultimo conte sembra che Renatino fosse figlio illeggittimo. Vero, falso? Forse è un altra leggenda, anche se a raccontarla – e con sicurezza – è uno dei primi magistrati che si sono occupati del caso Orlandi e che hanno mandato in galera anche un esponente di spicco dei Marsigliesi, o della banda delle tre B. Un’altra storia o leggenda invece vorrebbe confermata la conoscenza tra il cardinale Agostino Casaroli e De’Pedis, la quale sarebbe dovuta all’attività caritatevole del prete, che era solito passare il sabato con i ragazzi e i giovani detenuti al carcere minorile, per redimerli. Che l’amicizia sia continuata anche nel periodo in cui i maglianici “se pijavano Roma” pare confermato dalle parole di Maurizio Abbatino, il “crispino“. Il quale però qualche tempo fa in un’intervista a Giovanni Minoli ha smentito che la banda c’entrasse qualcosa con il sequestro Orlandi. Almeno, per quel che ne sapeva lui. E visto che tutti ormai se ne escono con le ipotesi, anche quella che vorrebbe un certo alto prelato preoccupato per la scomparsa di Emanuela, che si rivolge a un’antica conoscenza che lui sa benissimo non aver lasciato la vecchia strada per la nuova, per chiedergli di vedere se riesce almeno lui a ritrovare in giro la ragazzina, magari chiedendo qua e là a qualche amico. Ed ecco che il criminale, pur di fare un favore a un prete del quale tiene all’amicizia  (così come a quella con i politici e i grandi avvocati), manda in giro i “cani”, finché questi non gli riportano una ragazzina che in effetti alla Orlandi un po’ somiglia. Ma che non è lei, e per questo quando è stata portata “dal benzinaio al Vaticano, dove uno vestito da prete l’ha presa in consegna”, da lì è finita diritta in questura alle persone scomparse, magari passando prima un attimo per Porta Sant’Anna per un’ulteriore occhiata di verifica. Ma queste sono solo ipotesi. Invece è un’altra la domanda che bisognerebbe farsi. 

EVVIVA? - Perché, se la Orlandi era in mano alla “holding criminale” romana, questi non hanno mai dato un segnale dell’esistenza in vita dell’ostaggio? Non c’è bisogno di ricordare i precedenti – il rapimento del duca Massimiliano Grazioli Lante della Rovere, ad esempio – per ricordare che il gruppo non si era fatto scrupolo di fornire prove fotografiche (anche ad onta di un trascurabile dettaglio: il nobile era già morto) delle sue azioni. Perché stavolta no? Le ha fornite a qualcun altro (il Vaticano) che poi le ha occultate? Va bene, ma perché non darle anche alla famiglia, che così avrebbe avuto la motivazione per fare pressione sulla polizia e Oltretevere? La circostanza raccontata dalla Minardi non spiega questa obiezione. Ma potrebbe essere spiegata da un’altra ipotesi: ovvero, che quella fosse davvero una ragazzina somigliante alla Orlandi, ritrovata per interessamento di De’ Pedis su “richiesta” giunta dall’Alto. Come successe nel 1978, in occasione di un sequestro ben più reale. Ma era la persona sbagliata. Ipotesi improbabile? Forse, ma quella mainstream dovrebbe invece spiegare in primo luogo la questione delle prove dell’esistenza in vita, e in secondo luogo quella dei messaggi.  

IDENTIKIT DI UNO O PIU’ DISINFORMATORI - Può essere stata l’entità genericamente definita come Banda della Magliana, a organizzare lo spettacolo di messaggi del quale abbiamo parlato? Difficile. La Banda era proprio una banda: non dimentichiamoci che il “falsario” della Banda della Magliana, ovvero colui che scrisse il falso comunicato n. 7 delle Brigate Rosse, Tony Chicchiarelli, non era una mente poi così raffinata. E sarebbe stato l’unico ad aver questo tipo di testa, che vuole orientare i messaggi anche dal punto di vista politico, alimentando le prove delle responsabilità dei servizi turchi (e quindi, implicitamente, scagionando bulgari ed altri)? Considerate che il comunicato delle Br gli fu commissionato (da Claudio Vitalone?). Per il resto, era uno che lavorava soprattutto con le opere d’arte. Però morì nel 1984. Diciamolo: gli altri elementi della Banda erano più adatti a recitare un’altra parte, semmai: quella dello smaltimento di un cadavere. Magari in zona Ostia. Ma qualche risultato la disinformazione l’ha raggiunto: parliamo di uno che vuole fare un favore all’Urss (indicando Agça come prodotto turco), e ricordiamoci che qualche tempo dopo il terrorista turco ritratterà nell’istruttoria sul caso Walesa. E qui, vogliamo andare di fantasia? Walesa, leader di Solidarnosc, finanziato dal Banco Ambrosiano e così via. Ma sono solo chiacchiere. Se ne potrebbero fare mille altre. Oppure si potrebbe seguire la pista della bambina rapita per ricattare il Papa, e in questo caso sappiamo che Comunione e Liberazione ha anche accennato alla vigliaccheria dell’azione, attraverso il settimanale Il Sabato. Di certo sappiamo che più gruppi parteciparono; ma gli Americano & Friends, alla fin fine non hanno mai mandato una prova dell’esistenza in vita della Orlandi.  

3 commenti a Debunking Emanuela Orlandi Reloaded

  1. maria teresa

    \”Oppure questo qualcuno – di cui lei si fidava tanto, visto che è salita nella sua macchina – era appunto un parente, o qualcosa del genere. E poi, com’è finita? E’ finita che Emanuela ci è salita, su quell’auto, ma da qui ad arrivare a qualcos’altro ce ne corre.\”

    insomma, come la realtà, a volte, è molto più lineare e semplice dell\’immaginazione.

  2. Rainbow

    “Noi desideriamo ciò che vediamo ogni giorno”:quant’è vera questa citazione-affermazione…la verità, magari, sarebbe stata più semplice e lineare di tutte le ricostruzioni e supposizioni che sono state scritte e raccontate da quel lontano 22 giugno 1983, ma quando c’è di mezzo il Vaticano, il rischio che si corre è che tutto venga presto insabbiato…cadaveri compresi!

  3. domenico

    Nella puntata di Chi l’ha visto? del 7-7-2008, il giornalista Rinaldi dichiara che esiste una parte mai divulgata prima della telefonata di Mario, in cui questi parla del suo amico che lavorava per la Avon dicendo che abitava in via dei Filippini ed aveva anche un altro appartamento sulla gianicolense. Vi risulta che questo corrisponda al vero?

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